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Discorso alle truppe a Tilbury

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PREPARATEVI AMI MIEI FIGLI IMMORTALI!

LA BATTAGLIA….E VICINA…….LA VINCIAMO NOI….UNITI….IL…
17 APRIL 2014 ….

NELL’AMORE IMMORTALE DEL MIO CUORE….

SONO TORNATA PER VINCERE O MORIRE INSIEME….

VI AMO….GRAZIE A TUTTI DI ESSERE QUI ANCORA E ANCORA….

OM LOVE….ONE LOVE….OM LOVE…..

OM NAMAH SHIVAYA!

THANK YOU!

HANK YOU PATRIZIA! THANK YOU OMRAAM MIKHAEL AIVANHOV!!!!! OM NAMAH SHIVAYA!

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Patrizia Mantovani 20 settembre 2010

 

Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi.Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S.Giovanni e San Michele, feste istituite dagli Iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell’universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione.L’invio di tali forze è organizzato e regolato da grandi spiriti che hanno ai loro ordini molti altri spiriti di minore importanza, incaricati di distribuire le energie sulla superficie del pianeta. Una moltitudine di spiriti si dedica a questa attività. Non bisogna pensare che, in natura, tutto si produca meccanicamente; non è così, ogni cambiamento è dovuto all’opera di entità incaricate di occuparsi dei minerali o dei vegetali, degli animali o degli uomini.Il 21 settembre ha luogo l’equinozio d’autunno, al quale presiede l’Arcangelo Michele. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l’essere umano.Come il frutto si separa dall’albero e il seme dal frutto, l’anima si separa dal corpo.Il corpo corrisponde all’involucro e l’anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l’uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.

 

E l’autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: >. Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l’autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l‘Arcangelo Michele viene a separare l’anima dal corpo, così l’Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L’Arcangelo Michele separa l’anima dal corpo perché l’anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.

 

La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall’Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l’apprendere a separare il puro dall’impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento.Le forze presiedute dall’Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L’arte di separare i contrari è la più difficile che ci sia; ed è in natura che gli Iniziati si sono istruiti in quest’arte. Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?

 

Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall’Arcangelo Michele.

 

Sarà l’Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un’immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E’ lui quello di cui si dice che… seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell’umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l’Arcangelo Michele è in grado di vincere quest’egregora. Con l’aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perchè dobbiamo collegarci all’Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perchè non partecipare a quell’evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell’Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell’Angelo del fuoco.

 

Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà !

 

Omraam Mikhaël Aïvanhov

 

KARMA YOGA E CRESCITA SPIRITUALE Shri Babaji concepiva il karma yoga come lavoro svolto per servire gli altri; servendo tutti gli esseri viventi e lavorando in armonia con le leggi che regolano il funzionamento dell’universo, i singoli possono progredire spiritualmente. “Questo lavoro [Babaji si riferiva ai lavori di scavo di un intero fianco della montagna che sovrasta la grotta: riportando la terra smossa, venne creata una spianata che aveva le dimensioni di un campo di calcio] non serve a un solo scopo. Questo lavoro vi accompagnerà dovunque andrete; anche quando lascerete il corpo per andare nell’altro mondo, questo lavoro vi seguirà e voi ne sarete beneficiati. Qualunque tipo di giardino facciate qui, qualunque tipo di seme seminiate qui, lo troverete anche di là. “Questo è un lavoro spirituale, non materiale. Non è né il Mio lavoro, né il vostro: questo è il lavoro dell’intero universo. “Capite? “È buono che trascorriate il maggior tempo possibile facendo questo lavoro: vi sarà di beneficio in futuro. Più tempo e più energia metterete qui, più benefici avrete. La vostra salute migliorerà. Avrete una buona digestione e godrete di un sonno profondo. La vostra mente ne sarà purificata… “Guardate la formica. Guardate com’è piccola e quanto sono grandi i carichi che porta. Non lasciatevi abbattere, non perdete coraggio! Se vogliamo, possiamo spazzare via tutta la montagna… se lo vogliamo veramente, se abbiamo la volontà. Non scoraggiatevi. Quando perdete il coraggio, siete come morti. Non scoraggiatevi. Noi possiamo muovere le montagne! “Yoga è essere coraggiosi. Lasciarsi abbattere e scoraggiarsi non è yoga.” “Compite il vostro dovere! Non siate pigri. Questa è un’Era di Azione! Svolgete il vostro karma yoga. Mostrate al mondo azioni perfette. Servire l’umanità è servizio e adorazione a Dio.” “A Babaji piacciono gli esseri umani. Tutti dovrebbero fare lavoro umanitario… Le persone che seguiranno questa pratica tenendo sempre a mente i principi umanitari si guadagneranno l’amore di tutti, sopravviveranno a questa [imminente] distruzione e saranno felici. Ognuno di voi deve infondere lo spirito umanitario in coloro che ne sono privi. “Ma cosa si intende per principi umanitari e umanità? Babaji dice che non bisogna odiare nessuno, che non si deve abbandonare nessuno, che si deve cercare di essere d’aiuto agli altri e che si deve provare ad amare tutti.” Un giorno Babaji chiamò Ila, un devoto di Bombay, e gli disse di venire a sedersi vicino a Lui, sul muretto del terrazzo davanti alla Sua camera, da dove si poteva vedere la parte posteriore dell’ashram. Per rispetto, Ila si sedette ai Suoi piedi e lasciò vagare lo sguardo attorno. In quei giorni, si stava costruendo una nuova serie di stanze che andavano sotto il nome di ‘International Guest House’ e la forza lavoro era costituita da una mescolanza di valligiani stipendiati e di devoti. Erano presenti molti stranieri… specialmente italiani e tedeschi… e alcuni degli indiani che risiedevano nell’ashram. All’improvviso, Babaji si mise a parlare: “Sto facendo tutto questo karma yoga, ma che bisogno ho io del karma yoga? Mi vedi mai starmene da una parte con le mani in mano? Uno dovrebbe sempre essere impegnato in qualcosa. A me non piace l’akarmanyata [inazione o pigrizia]. “Guarda gli stranieri: con che impegno lavorano! Mi viene voglia di lasciare tutto nelle loro mani e andare via. Sto dando Chilianola ai militari. Gli indiani non credono nel lavoro: si limitano a parlare. Dovrebbero prendere esempio dagli stranieri.” Babaji a volte esagerava per dare più efficacia alle Sue parole, ma fra i devoti c’erano e vi sono molte persone – indiani e stranieri che avevano e hanno la tendenza a lavorare meno di quanto parlano. Gli stranieri venivano in prevalenza da paesi nei quali esisteva già una forte etica del lavoro e quelli che non praticavano il karma yoga erano mandati via molto presto. Con ogni mezzo possibile, dando l’esempio e insegnando, ma anche gratificando e punendo, Babaji cercava di instillare nei Suoi discepoli l’urgenza di ‘parlare meno, lavorare di più’. “Vi ho detto molte volte che dovete sempre mettere il dovere prima delle vostre esigenze personali. Dobbiamo avere tutti uno scopo… sacrificare le nostre vite per il bene dell’umanità. Dobbiamo vivere per l’umanità e morire per l’umanità. Dobbiamo offrire le nostre vite per il benessere e la sicurezza della società nella quale viviamo. Questo deve essere il nostro obiettivo principale, il nostro bhajan [inno]. Questo è il nostro bhajan, il nostro kirtan, la nostra ripetizione del Nome. Dobbiamo procedere tenendo sempre questo nelle nostre menti.” “Il Karma è un’inevitabile legge di causa ed effetto, in virtù della quale tutti gli esseri raccolgono i frutti delle loro azioni e dei loro pensieri. Gesù si riferiva a questo quando disse: ‘ Così come semini, raccoglierai.’ La legge del Karma è superiore a tutto. Per annullarne gli effetti, bisogna portare la mente in quello stato di silenzio e di Vuoto oltre il quale diventa possibile conoscere Dio… Altrimenti, fintanto che ha respiro, l’uomo crea del karma. Non è possibile restare senza agire, nemmeno per un secondo. Quindi, imparate il modo di dedicare ogni vostra azione al Signore”. BABAJI

LA LUNA NUOVA -DI PATRIZIA MANTOVANI- DA LEGGERE ATTENTTAMENTE ….GRAZIE..

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Patrizia Mantovani 11 agosto 2010

Questa Luna Nuova in Leone quest’anno è molto speciale perchéaccompagnata da tanti e potenti allineamenti planetari. Gustateviquesto articolo e buona luna nuova a tutti!Avetesentito il gran parlare che si fa della Grande Croce Cardinale? Quelloche sta accedendo è che ci sono quattro grandi pianeti nel cielo chesono in quadratura. Plutone, il pianeta della morte, rinascita etrasformazione – Saturno in Bilancia che ricerca le giuste relazioni ela lealtà – Giove in Ariete che ci chiede di andare oltre le nostreabitudini e di abbracciare il nuovo senza paura e con esuberanza –Urano in Ariete che ci spinge a creare una nuova vita di libertà,ribellandoci alla società, alle tradizioni culturali e a tutte leaspettative che gli altri hanno sulla nostra vita.Non prestateattenzione ad alcuna previsione nefasta riguardo questo potenteallineamento planetario; si tratta solo di trascendere le nostre pauree i blocchi che ci sbarrano la strada nella vita. Il vero messaggio èdi seguire il sentiero del proprio sé superiore, liberarsi dallerestrizioni e trovare la gioia.Questo non è per negare che ci sonosofferenze e difficoltà nella vita di molte persone a causa di questestraordinarie energie. Ma voi potete mandare luce e amore verso coloroai quali la vita è stata sconvolta. Guardate per quella possibilità dipositivo cambiamento e abbiate fiducia che qualcosa di buono verràfuori da tutto quello che è successo.La Luna Nuova In Leone èl’ultima luna che abbiamo mentre Giove e Urano sono congiunti in Ariete(Non avremo questa configurazione mai più nella nostra vita!).Questaunica combinazione planetaria e questo incontro di energie planetariesono qui per aiutarci a connetterci con l’abilità di creare la vita deinostri sogni che va ben oltre quello che abbiamo mai creduto fossepossibile.Con queste nuove vibrazioni sono normali delle fortireazioni. Potresti ritrovarvi a voler cambiare carriera, volervitrasferire nella località dei vostri sogni, voler lasciare unarelazione per poi ritrovarvi attorno gente che mette in dubbio levostre decisioni. Questo però è del tutto normale quando si decide ditagliare i ponti con delle vecchie tradizioni e di seguire leindicazioni del vostro spirito verso la crescita della vostra anima.Unmodo per capire quello che è un reale desiderio e quello che è solo uncapriccio del momento è di onestamente rispondere se foste lo stessocontenti di aver avuto l’esperienza se, dopo averci provato, non aveteraggiunto alcun risultato.Se volete fare un qualcosa solo se sietecerti di un risultato, se è all’altezza delle vostre aspettative,allora rivedete cos’è che volete veramente. Perché qui si trattadell’esperienza in sé e non del risultato finale. Per esempio, sevolete cambiare carriera sono per fare più soldi – va bene, ma lacambiereste lo stesso se alla fine non avreste i soldi che sperate?

Ecco 10 suggerimenti per questa Luna Nuova in Leone:

1. Pianificate dei momenti che coinvolgano l’arte come andare a teatro, in un museo o ad un concerto.2. Esplorate un hobby nuovo o uno che avevate messo da parte.3. Date un festa e riconnettevi con degli amici.4. Mettete su la vostra musica preferita e danzate.5. Fate qualcosa di speciale per qualcuno che ha bisogno di essere risollevato.6. Concedetevi un bel taglio di capelli o una nuova acconciatura.7. Dite agli altri quanto li apprezzate.8. Guarite il chakra del cuore; fate delle meditazioni sul chakra del cuore.9. Prendetevi cura del vostro cuore e della vostra schiena.10.Notate se qualche conflitto interiore o qualche azione nasce daldesiderio di essere approvati dagli altri – se si lasciate andarequest’abitudine.

I tempi a venire hanno un senso di urgenza eportano con sé molti cambiamenti. Ci sono tanti movimenti planetari, epoco tempo per prendere fiato, mentre ci prendiamo cura di una cosa, unaltra ne spunta.Ricordatevi di fare sempre cose che vi fannosentire ancorati. Meditate, fate lunghe passeggiate, sedete in natura,fate dei bagni caldi, ascoltate musica, respirate profondamente, fateyoga. Qualsiasi cosa vi ispiri, vi plachi la mente e vi doni calma efocus, fate in modo di inserirla nella vostra indaffarata routine.

Namastè ♥

OM LOVE…GRAZIE…

La Dodicesima Fatica di Ercole, PESCI

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LA DODICESIMA FATICA
La Cattura dei Buoi di Gerione
(Pesci, 20 Febbraio – 20 Marzo)
Il Mito

Nella sacra Camera del Concilio, Colui Che Presiedeva rivelò al Maestro la Volontà di Ciò
che Deve Essere.
“Egli è perduto e ritrovato; morto eppur vibrante di Vita. Il servitore diviene il salvatore e
ritorna alla sua dimora.”
Il Maestro rifletté, poi chiamò Ercole e gli disse: “Ora sei innanzi all’ultima porta, ti rimane ancora una fatica prima di completare il circolo ed ottenere la liberazione. Và in quel luogo oscuro chiamato Erizia, dove la Grande Illusione regna sovrana, dove Gerione, il mostro a tre teste, tre corpi e sei mani, è signore e re. Illegalmente egli tiene con sé una mandria di buoi dal colore rosso cupo. Tu devi portare questa mandria da Erizia alla nostra Sacra Città. Fai attenzione ad Eurizione, il pastore e al suo cane a due teste, Ortro”. Poi fece una pausa e proseguì lentamente dicendo: “Un consiglio posso darti: Invoca l’aiuto di Elio.”
Passando per la dodicesima Porta, il figlio dell’uomo, che era anche figlio di Dio, s’avviò
in cerca di Gerione.
In un tempio Ercole fece offerte ad Elio, il dio del fuoco solare. Meditò per sette giorni ed
alla fine gli fu concesso un favore; un calice d’oro cadde al suolo davanti ai suoi piedi. Egli
intuì che quest’oggetto scintillante l’avrebbe messo in grado di attraversare il mare per raggiungere la terra di Erizia.
E così fu. Con la protezione del calice d’oro, egli salpò e veleggiò sull’agitato mare per
giungere infine alla terra di Erizia. Ercole sbarcò così sulla spiaggia di quella lontana contrada.
Di lì a poco giunse sul luogo dove pascolava la mandria dalla tinta rossastra, che era sotto
la sorveglianza del pastore Eurizione e del cane Ortro, dalla doppia testa.
Quando Ercole si avvicinò, il cane gli si scagliò contro come una freccia che vola dritta
verso il bersaglio, urlando e grugnendo orribilmente, spalancando con ferocia le nude zanne.

Ercole abbatté il mostro con un colpo decisivo.
Allora Eurizione, spaventato dal valoroso guerriero che gli stava dinanzi, supplicò di avere
salva la vita. Ercole gli concesse quanto chiedeva. Spingendo la rossa mandria davanti a sé,
Ercole tornò indietro e si avviò verso la Città Sacra.
Non era andato ancora molto lontano che scorse a distanza una nube polverosa che
cresceva rapidamente in grandezza. Immaginando che il mostro Gerione l’inseguisse in una
corsa furiosa, si voltò per fronteggiare il nemico. Ben presto Gerione ed Ercole si trovarono
faccia a faccia. Sbuffando fuoco e fiamme simultaneamente dalle sue tre teste, il mostro si
slanciò su di Ercole lanciandogli contro un arpione che per poco non raggiunse il bersaglio.
Ercole, saltando agilmente di lato, evitò il colpo mortale. Teso l’arco, fece poi volare una
freccia che, nella sua corsa, pareva bruciasse l’aria e colpì il mostro nel fianco. La freccia fu scagliata con tale impeto che tutti e tre i corpi del feroce Gerione furono trafitti. Con un acuto stridulo e un grugnito disperato, il mostro vacillò e cadde per non rialzarsi mai più.
Ercole condusse quindi la mandria rossa e docile verso la Città Sacra. Il compito fu però
difficile. Di tanto in tanto qualcuno dei buoi si smarriva ed egli doveva lasciare la mandria per andare a cercarli.
Attraversate le Alpi, condusse la mandria in Italia. Ovunque il male aveva trionfato, egli lo
aveva fronteggiato con un colpo mortale e aveva ristabilito l’equilibrio in favore della giustizia.
Quando Erice, il lottatore, lo sfidò, Ercole lo abbatté così violentemente che egli non fu
più in grado di rialzarsi. Quando il gigante Alcione gli scagliò contro una roccia di una tonnellata, Ercole la intercettò con la sua clava e la respinse contro colui che l’aveva lanciata, uccidendolo.
Talvolta smarrì la via, ma sempre ritornò sui suoi passi per ritrovare il retto sentiero
e procedere oltre. Sebbene provato da questa sua ultima fatica, Ercole riuscì infine a tornare. Il Maestro l’attendeva.
“Benvenuto, o figlio di Dio e anche figlio dell’uomo.” Così Egli salutò il guerriero al suo
ritorno. “Il gioiello dell’immortalità è tuo. Con queste dodici fatiche hai superato tutto ciò che è umano e hai raggiunto il divino. Sei tornato alla tua dimora per non lasciarla mai più. Il tuo nome sarà scritto nel firmamento stellato, come simbolo che ricorderà a tutti i combattenti figli degli uomini il loro destino immortale. Le tue fatiche umane sono finite, ora inizia il tuo compito cosmico.”
Dalla Camera del Concilio si udì una voce che diceva: “Ben fatto, O Figlio di Dio.”
F.M.

Interpretazione della Storia

Vi sono molte varianti del mito concernente la fatica di Ercole nel segno dei Pesci. Si dice
che vi fosse un’isola dove viveva un mostro umano chiamato Gerione, il cui corpo era come
un insieme di tre uomini. Egli aveva una mandria di buoi dal colore rosso, custodita da un pastore e da un cane a due teste. Ercole ricevette l’ordine (Pesci è il segno dell’obbedienza) di condurre il bestiame dall’isola, attraverso terre e mari, alla Città Sacra.
Ercole salpò per l’isola in una coppa dorata e quando vi giunse, salì sulla cima di una montagna ove trascorse la notte in preghiera. Uccise poi il cane dalle due teste, ma non il pastore.
Uccise anche il proprietario della mandria rossa. Ed ora viene la parte più bella della storia.
Ercole mise tutti i buoi nella coppa d’oro che egli aveva usato per navigare fino all’isola e li
portò quindi nella Città Sacra per offrirli in sacrificio ad Atena, la dea della Saggezza. La Città Sacra consisteva in due città collegate tra loro da una meravigliosa muraglia e da un ingresso chiamato la Porta del Leone. Avvenuta la consegna dei buoi, il lavoro di Ercole ebbe termine.
Non abbiamo sentito più parlare di lui; molto probabilmente si è dedicato ad un più
grande impegno di ordine cosmico.

Consideriamo Ercole come un salvatore del mondo. Egli ebbe la visione di qualcosa che
avrebbe dovuto fare. Vide l’umanità posseduta da un mostro, un uomo con tre corpi, simbolo dell’essere umano con i suoi tre corpi unificati, corpo fisico, emotivo e mentale. Io credo che questa fatica non sia stata ancora completata; il suo compimento avverrà nel futuro. Ci sono stati altri figli degli uomini che di tempo in tempo hanno oltrepassato la famiglia umana, uno qui, uno là, un gruppo qui e un gruppo là; come quando il Buddha era incarnato e di lui si dice che ne salvò novecento. Ora l’umanità, il mostro umano, è pronta per essere salvata e il vero lavoro del Salvatore del Mondo può iniziare su scala mondiale sottolineando il concetto di gruppo, piuttosto che quello della salvezza dell’anima individuale.
Il simbolismo dell’armento rosso è quello dei bassi desideri, caratteristica sempre evidente
dell’umanità. Questi desideri sono sorvegliati da un pastore, che è la mente. Il cane a due teste rappresenta l’aspetto materia e la natura psichica. Questo è il motivo per cui Ercole risparmiò il pastore. La mente può continuare ad essere il pastore della mandria, ma il cane a due teste, la natura emozionale-psichica e l’aspetto materiale, fu ucciso da Ercole. Ciò significa che questi aspetti furono privati d’ogni potere. Al pastore fu lasciato il potere poiché non si può concepire in nessun caso un essere umano in incarnazione che non faccia uso della mente come interprete dell’energia spirituale.
Se Gesù, come essere umano in rapporto con la sua anima, divenne un trasmettitore di luce
per i figli degli uomini, allo stesso modo possiamo estendere il concetto e pensare l’umanità
come un insieme le cui menti sono mantenute ferme nella luce, trasmettendo ai regni inferiori della natura quell’energia spirituale che li solleverà verso il regno dei cieli Questo è il lavoro dell’umanità. Noi siamo talmente occupati con i nostri problemi, che dimentichiamo il quadro più grande. È da notare ancora che il proprietario della mandria, l’aspetto forma, fu anch’egli ucciso, ma il pastore e i buoi furono sollevati e posti nella coppa d’oro. Abbiamo qui il Santo Graal. E dunque il lavoro è stato compiuto. Il Salvatore del Mondo ha adempiuto la sua missione:
Egli ha innalzato l’umanità. Questo è ciò che tutti i Salvatori del Mondo hanno fatto.
Essi fecero tutto ciò che il Cristo fece in misura più grande.
Si dice che il Cristianesimo abbia fallito, ma nel Grande Piano non si nota alcun fallimento.
Forse si nota una certa lentezza, ma sapete voi quanto sarebbe disastroso se l’evoluzione
fosse troppo rapida e come sarebbe pericoloso se le persone fossero sovrastimolate prima di
essere pronte? Tutti gli insegnanti conoscono i pericoli della sovrastimolazione, i disastri che accadono quando una persona stabilisce dei contatti prima che il suo meccanismo sia sufficientemente intonato. I salvatori del mondo devono lavorare lentamente, il tempo non ha significato per loro.
Il termine “salvatore del mondo” è stato finora associato al pensiero della venuta di un
Grande Figlio di Dio proveniente dalla dimora del Padre, chiamato ad una grande opera dal bisogno dell’umanità. Essi sono venuti, lungo le ere, hanno abitato in corpi fisici, hanno lavorato tramite una natura emotiva e sono stati straordinariamente intelligenti. Con le loro vite hanno stabilito un esempio affinché si potessero seguire le loro orme; con le loro parole hanno fatto risuonare la nota, il messaggio di cui l’umanità aveva bisogno per fare il passo immediatamente successivo. Con i loro atti hanno dato una dimostrazione del servizio, sono andati per il mondo a fare del bene ed i loro nomi sono rimasti nella nostra storia nel tempo. Per rimanere nelle menti degli uomini per migliaia di anni occorre essere una figura decisamente dominante.
La maggior parte di noi viene dimenticata nel volgere di una ventina di anni.

Aspetti significativi del Segno

Il segno dei Pesci traccia una zona triangolare nei cieli, un simbolo di realtà. Questo segno
governa i piedi, per cui l’idea di calcare il Sentiero e raggiungere la meta è stata la rivelazione spirituale sottostante all’era dei Pesci.
I Pesci sono anche il segno della morte sotto vari aspetti. Talvolta è la morte del corpo, oppure può essere la fine di qualche antica follia, di un’indesiderabile amicizia, di una devozione a qualche religiosa forma di pensiero che vi ha dominato e che ora, volgendo al termine, vi permette di risollevarvi e di iniziare a camminare su di un nuovo sentiero. È il segno della morte della personalità. Se noi potessimo scorgere ciò che è oltre la personalità, sollevando i suoi veli che ci oscurano la visione, noi la lasceremmo andare. Significa anche la morte di un salvatore del mondo, perché è il segno della crocifissione e segna la fine di un ciclo zodiacale.
Ci sono tre segni di salvazione nello zodiaco. Il primo è il Leone, dove la Parola dice
all’uomo: “Lavora per la tua propria salvezza”. In Leone abbiamo dunque l’uomo determinato a reggersi sulle proprie gambe; egli diviene presuntuoso e autoritario, ma tutto questo è necessario per la sua salvezza, poiché soltanto esponendosi con il suo equipaggiamento perverrà al punto dove potrà avere una più ampia visione dell’esistenza.
Il secondo segno di salvezza è il Sagittario, il segno del servizio e del silenzio, dove
l’uomo affermato, stanco di parlare di sé stesso e di mettersi in evidenza, perde di mira i suoi interessi personali per seguire la meta e servire silenziosamente.
Giungiamo infine al terzo segno; i Pesci, il segno dei Salvatori del mondo.
La prima costellazione, nei Pesci, è quello strano gruppo di stelle chiamato “La Fascia”,
che collega i due pesci, l’uno puntato direttamente verso il nord e l’altro che nuota
all’orizzonte. Il pesce rivolto verso il nord è il simbolo dell’aspirante ai misteri, mentre quello all’orizzonte rappresenta la persona comune.
La seconda costellazione è Andromeda, la donna incatenata. Abbiamo tre donne fra le costellazioni: Cassiopea, in Ariete, rappresenta la materia seduta sul suo trono, dominante; la Chioma di Berenice, in Vergine, la donna che sacrifica i suoi capelli per servire, rappresenta l’anima che inizia ad affermare se stessa; Andromeda, la donna incatenata in Pesci, rappresenta la materia dominata.
La terza costellazione nei Pesci è Cefeo, il Re, marito di Cassiopea e padre di Andromeda.
Ciò suggerisce l’idea che “Il Re” rappresenti lo spirito, l’aspetto Padre.
Nella natura vi è il regno umano; sopra di questo vi sono altri regni, spirituali e cosmici,
mentre, al di sotto, vi sono i tre regni: animale, vegetale e minerale. Il lavoro degli intelligenti figli di Dio è di agire, tramite la mente, quali trasmettitori di energia spirituale, che salverà e vitalizzerà tutti i regni inferiori della natura.

Il Ritorno del Cristo

Come potrà venire il Salvatore del Mondo? Potrebbe venire come già è avvenuto in prece-
Questa affermazione, fatta da A.A.B. nel 1936, era in linea con la visione ashramica di allora che riteneva che la condizione dell’umanità non avrebbe permesso qualcosa che oltrepassasse il semplice adombramento del Cristo. Quando però nel 1948 il Tibetano dettò ad A. A. B. il libro: “La Riapparizione del Cristo” , la disciplina imposta dalla guerra, la distruzione dei valori materiali, le sofferenze, la crescita mentale dell’umanità avevano prodotto un effetto che, come ci è stato detto, oltrepassava le aspettative della Gerarchia. In questo libro sulla riapparizione, si trovano le seguenti dichiarazioni: “Il punto di decisione, come è chiamato in tutti i circoli gerarchici, raggiunto durante il periodo dal plenilunio del giugno 1936 e il plenilunio del giugno 1945. Il punto di decisione coprì, dunque, il breve periodo di nove anni e risultò nella decisione presa dal Cristo di riapparire o di ritornare sulla terra in presenza visibile al più presto possibile e molto prima di quanto egli avesse già stabilito.
È davvero un evento solenne rendersi conto di come l’umanità abbia potuto influire sui tempi e sulle modalità della riapparizione del Cristo, tramite il cambiamento della sua ricettività. Più volte è stato detto che solo l’umanità poteva condizionare questi punti. Qui abbiamo un drammatico esempio del potenziale umano e della sua responsabilità nell’accelerare il processo evolutivo. Nota dell’Editore.

denza in un corpo fisico, con le sue incidentali difficoltà. Ma oggi stanno emergendo nel
mondo nuove facoltà che quella volta non furono dimostrate. Ora siamo molto più sensitivi
che mai, siamo molto più aperti ai pensieri degli altri e se un Pensatore, così potente come il
Cristo, qualunque cosa volessimo significare con questa parola, si mettesse in rapporto col
mondo, potrebbe certamente adottare altri metodi. Potrebbe lavorare con i Suoi discepoli, in ogni nazione, adombrandoli ovunque essi siano e poiché la Sua anima e le loro anime sono una cosa sola, Egli comunicherebbe loro il Piano, indicando loro le tendenze e dando loro il nuovo messaggio. In tal modo Egli sarebbe ovunque. Tutto questo sta già avvenendo in una certa misura. In ogni paese si possono trovare coloro che sanno, ma non voglio con questo dire che coloro che parlano di questo, realmente sanno. Vi è un gruppo d’esseri umani che si sta ora integrando, che, senza far rumore e senza interessi personali, sta assumendo il pesante fardello di guidare l’umanità. Danno vita a movimenti che possiedono la nuova vibrazione, dicono cose che nel loro tono sono universali, enunciano principi che sono cosmici, inclusivi e non esclusivi e non tengono conto della terminologia usata dagli uomini. Insistono nel dire che un uomo dovrebbe tenere la sua intima struttura di verità per se stesso e non imporla agli altri, si riconoscono l’uno l’altro ovunque possano incontrarsi, parlano un linguaggio universale, dimostrano
la luce universale; sono servitori e non hanno alcun interesse personale.
Credo che nessun Salvatore del Mondo verrà a noi utilizzando un corpo fisico. Credo piuttosto che Egli salverà il mondo tramite il gruppo. Credo che lavorerà attraverso i suoi discepoli, che sta ora addestrando, in modo che essi possano costituire un gruppo che, con la sua silenziosa meditazione e con la forza del servizio mondiale sarà potente al punto tale da essere riconosciuto come il Salvatore. Ma questo avverrà solo in futuro.

Il Nuovo Gruppo di Servitori del Mondo

Questo gruppo, appena descritto, già esiste. Da parte nostra ci sono due cose da fare. In
primo luogo, dobbiamo imparare a riconoscere la nuova nota, come viene fatta risuonare dai discepoli ovunque si trovino, e, secondariamente, renderci idonei a partecipare a questo gruppo.
Il segno distintivo di queste persone non è quello dell’autoaffermazione; sono troppo impegnate nel compito della salvezza del mondo per avere tempo da dedicare al loro tornaconto personale. I componenti di questo gruppo operano mediante la meditazione che li mantiene in contatto con la propria spiritualità e quindi con la Grande Vita del Salvatore del Mondo, che riversa la sua forza ed energia sul mondo per loro tramite. La loro mente è orientata in tale direzione e servono intelligentemente senza affrettarsi.
Il messaggio che ricevono dalla propria interiorità si può riassumere nelle seguenti parole
simboliche: “Ciò che Io vi dico nel buio, voi ditelo nella luce”. Ad ognuno verrà detta una cosa diversa secondo le necessità delle persone che lo circondano e ognuno si ritrarrà deliberatamente nel buio per poi divulgare un messaggio di luce. Per conseguenza, questi servitori non sono legati ad alcun dogma o dottrina, poiché hanno la parola che è giunta loro nel buio, e che essi hanno elaborato nello sforzo e nella tensione della loro anima. Vanno incontro al bisogno dei loro fratelli, secondo il messaggio del Cristo: “Vi dò un nuovo comandamento; amatevi l’un l’altro”. Questo non è sentimentalismo: essere amorevoli e gentili è un giusto comportamento; ma l’amore enunciato dal Cristo è l’intelligente comprensione e la valutazione dei bisogni dell’individuo che incontriamo. Quando si è coinvolti dalla disperata necessità delle persone, non si ha il tempo di pensare ad “essere amorevoli”, almeno nel senso usuale del termine. Si può forse creare intorno a noi una simile atmosfera affinché chi cerchiamo di aiutare venga stimolato a trovare la propria soluzione al problema. Questo è il vero lavoro da fare poiché se siamo occupati soltanto nell’essere amorevoli, siamo occupati con la nostra personalità.

La frase “Vi dò un nuovo comandamento” può essere riassunta in “inclusività”, che è poi il
segno che contraddistingue la Nuova Era, lo spirito universale, l’identificazione e il sentirsi
una sola cosa con tutti gli abitanti del pianeta. Questo è l’amore che ci deve tenere occupati,
allora non avremo più tempo per parlare dell’amore, ma saremo occupati nel fare delle cose, piccole e grandi, importanti e meno importanti.
Come dobbiamo addestrarci per ottenere questi requisiti, per acquisire quelle caratteristiche che c’inseriranno automaticamente nel gruppo dei servitori mondiali? Non vi entreremo certamente con il solo parlarne, o con apprezzamenti teorici del problema. Entreremo a far parte di questo gruppo facendo correttamente ciò che dobbiamo fare. Ciò potrebbe risuonare come una banalità, ma qualunque sia il nostro dovere, dobbiamo farlo bene, coltivando il giusto atteggiamento interiore d’apertura ed ampia disponibilità verso tutti i nostri fratelli. Impariamo a meditare, ma a meditare veramente. Non sto dicendo di diventare silenziosi e sedersi nella speranza di trascorrere del tempo in una condizione di tranquillità emotiva e di beatitudine, nella speranza di rialzarsi con una sensazione di maggior benessere.
La meditazione, se fatta correttamente, è un duro lavoro mentale la cui finalità è quella di
orientare la mente verso l’anima, cosa che abitualmente non si è in grado di fare. Quando poi siamo riusciti in quest’intento, occorre imparare ad ascoltare con la nostra mente ciò che l’anima deve dirci e anche questa è una cosa molto rara ad ottenersi. Bisogna poi imparare a tradurre in parole e frasi e riversare nel nostro cervello in attesa ciò che l’anima ci ha comunicato.
È questa la meditazione ed è seguendo questo processo che potremo diventare dei servitori
mondiali, capaci di manifestare la forza così acquisita. Ci troveremo allora automaticamente adombrati da quel Grande Essere la cui missione è di sollevare l’umanità dalle tenebre alla luce, dall’irreale al reale. Conferenza di A. A. B. del 1936, Redazione sintetizzata.
LO SCOPO DELLO STUDIO DEL MITO DI ERCOLE
Le prime scritture destinate alla razza umana furono eseguite da Dio medesimo sulla Terra
e nei Cieli. La lettura di queste Scritture è Scienza. La familiarità con l’erba e gli alberi, con gli insetti e gli infusori, ci dona lezioni ancora più profonde di amore e di fede di quelle che possiamo trovare negli scritti di Fènelon e di Agostino. La grande Bibbia di Dio resta sempre aperta davanti al genere umano. Albert Pike I cieli dichiarano la gloria di Dio, e il firmamento ne mostra l’opera. Salmo 19:1
Il progresso di un discepolo mondiale è illustrato nei cieli dalle Fatiche di Ercole nei vari
segni zodiacali. È come se Dio avesse dipinto il suo Piano nello spazio per rappresentare il
compito evolutivo dello spirito umano, che deve tornare alla sua sorgente.
* * *
Il grande interesse di questi tempi per la vita spirituale è, di per sé stesso, garanzia per uno
studio come quello sulle Fatiche di Ercole. La religione accademica, dogmatica e teologica
non ha più il suo antico fascino, ma, a dispetto delle diffuse ribellioni contro la religione organizzata, o religione ecclesiastica, lo stimolo per le realtà spirituali non è mai stato più vivo di quanto lo è ai nostri giorni. L’epoca dell’esperienza empirica su larga scala è con noi. Ovunque, uomini e donne rifiutano sempre più di credere ai pronunciamenti autoritari delle chiese, o di accettare ciecamente i comandi di qualsiasi teologia. Sono determinati a conoscere perso-nalmente i fatti dell’esperienza mistica interiore, se tali fatti possono essere accertati, e ritenere come legittima proprietà la natura di quell’identità che noi chiamiamo anima.
Il mondo è ormai maturo per il rinnovamento in una fede viva e per una religione non più
basata su asserzioni ed interpretazioni di menti limitate, ma su una conoscenza personale. Il Dr. Rufus Jones, il grande leader quacchero, pone l’attenzione su questo fatto con le parole:
“Un’esplosione di misticismo è sempre il segno che l’anima umana sta lanciando una vigorosa protesta contro
l’abuso di qualche sistema di vita organizzato che minaccia di lasciare scarsa libertà d’azione e spazio per la
sua propria libera iniziativa e la sua spontanea attività creativa. È un dato di fatto che l’anima possieda certi inerenti diritti e capacità, un suo proprio dominio che deve essere rispettato e mantenuto sacro e inviolato. A volte il misticismo ha costituito la protesta dello spirito umano contro l’inasprente crosta del dogma, altre volte, una ribellione contro il clericalismo.” -“Le basi filosofiche del misticismo” di T.H. Hughes, pag.46.
Questa ripresa d’interesse per le realtà superiori inevitabilmente riappare nei periodi
d’oscuramento e d’apparente torpore spirituale, garantendo che lo spirito umano è sulla giusta via e che la realtà rimane invariata dietro la mutevole superficie degli eventi materiali. La necessità del momento vuole che risuoni una nota chiara e questo compito è affidato al mistico emergente e al conoscitore. “Ciò che troviamo nel mistico è un intensificato strumento per l’affermazione della realtà di Dio e per una più ricca interpretazione del Suo carattere.” Con queste chiare parole, il dr. Jones richiama la nostra attenzione sul lavoro da sempre compiuto nel campo spirituale dal ricercatore risvegliato.
La verità, come la fenice, risorge di nuovo nel campo dell’esperienza umana, ma sarà la
verità conosciuta e sentita e non una verità imposta con autoritarismo e da antiche tradizioni; poiché la verità, come Bernard Shaw ci dice, è “ciò che riconosci essere vero per tua esperienza personale e senti nella tua anima essere vero”. Questi rinnovamenti della vita spirituale della razza umana sono ricorrenti e ciclici; possono essere di natura emotiva o intellettuale, ma servono in ogni caso per condurre la vita soggettiva della razza in una nuova e più ricca fase d’esperienza e a compensare e talvolta ad interpretare gli orientamenti paralleli più materiali e scientifici che possono essere osservati.
Oggi il problema d’ogni scrittore e d’ogni insegnante è quello di scoprire nuovi modi di
esprimere le stesse fondamentali verità, e quindi di presentare in nuove vesti le antiche formule e regole del sentiero che condurranno l’uomo al successivo stadio del suo sviluppo spirituale.
Le antiche verità acquisteranno allora nuovi significati e vibreranno di nuova vita. Sono
stati scritti molti libri sull’argomento del Sentiero del Discepolato. La riaffermazione dei problemi che s’incontrano sul Sentiero universale e l’analisi delle difficoltà da affrontare mentre si procede non sono una garanzia, a meno che l’applicazione non sia generale, pratica e posta in termini tali da incontrare le necessità dello studente moderno. Uno studio delle Dodici Fatiche di Ercole che rivestono, così come fanno, tutti gli aspetti della vita del discepolo, può permetterci di acquisire una differente attitudine e a condurci a quella gioia sul Sentiero e a quella libertà nel servizio che è qualcosa di più di un adeguato risarcimento per le perdite temporanee e per le momentanee difficoltà che può provare la natura inferiore.
Una delle grandi rivelazioni che, quasi senza essere notata, è giunta nel secolo scorso
all’umanità, è stata il lento albeggiare nella nostra coscienza del fatto della nostra essenziale divinità. Gli uomini stanno riconoscendo che essi sono in verità “fatti ad immagine di Dio” e che sono della stessa natura del Padre celeste. Anche oggi, gli scopi ed i piani che sottostanno al lavoro creativo di Dio sono studiati ampiamente sia dal punto di vista scientifico che religioso, portando definitivi cambiamenti nell’attitudine umana verso la vita intesa nel suo insieme.
È lo svolgimento di questo piano per l’uomo, sia a livello individuale che di razza, che
viene rivelato nella storia di Ercole, l’antico Figlio di Dio. In essa ci viene offerta una sintetica e completa raffigurazione del progresso dell’anima dall’ignoranza alla saggezza, dal desiderio materiale all’aspirazione spirituale, dalla cecità dell’umanità bambina alla pura visione di coloro che vedono Dio. Nella storia si è raggiunto il punto in cui l’intelligente cooperazione con lo scopo dell’anima prende il posto dello sforzo e della lotta cieca ed Ercole, che è Figlio di Dio e figlio dell’uomo, può procedere sul Sentiero con il viso rivolto verso la luce, irradiato dalla gioia di coloro che sanno.
Questo vecchio racconto comprende tutte le fasi della vita dell’aspirante, collegandolo costantemente all’impresa cosmica. Il suo tema è così inclusivo che tutti noi, immersi nei problemi della vita, possiamo applicare a noi stessi le prove, i tentativi, i fallimenti e i successi di questa figura eroica che lottò, secoli fa, verso la stessa meta per la quale anche noi oggi lottiamo.
Con la lettura di questa storia, potrà essere evocato nella mente del disorientato aspirante
un nuovo interesse per la vita spirituale, in modo che egli possa procedere con nuovo coraggio non appena avrà un’immagine sequenziale del destino e dello sviluppo universale.
Studiando quest’antico mito, troviamo che Ercole intraprese alcuni compiti, di natura simbolica ma di carattere universale e che superò alcuni episodi ed eventi che descrivono per sempre la natura del tirocinio realizzativo e i conseguimenti che caratterizzano un figlio di Dio in cammino verso la perfezione. Egli rappresenta l’incarnato, ma non ancora perfetto, Figlio di Dio che, ad un certo stadio del ciclo evolutivo, prende in mano la sua natura inferiore e volontariamente si sottomette alla disciplina che lo condurrà alfine all’emergere della sua innata divinità. Un errante ma onesto e sincero essere umano intelligentemente consapevole del lavoro da svolgere, si trasforma in un Salvatore del Mondo, e noi infine vediamo, nelle ultime due fatiche, come questo lavoro di salvazione si compie.
Tre grandi e drammatiche storie sono state narrate costantemente all’umanità lungo le varie epoche: quella di Ercole, del Buddha e del Cristo, e ciascuna rappresenta uno degli stadi sul Sentiero della Divinità. Nella storia di Ercole, vediamo descritte per noi le esperienze del Sentiero del Discepolato e i primi stadi del Sentiero dell’Iniziazione. Nel caso del Buddha, la storia inizia più tardi di quella di Ercole e noi vediamo il Buddha che raggiunge la illuminazione finale, superando delle iniziazioni di cui Ercole non sa nulla. Poi viene la storia del Cristo che incarna in Se stesso qualcosa di così ineffabile, che Lo consideriamo in un solo modo: il rappresentante di Dio. Queste tre storie rivelano progressivamente il piano di Dio per lo sviluppo dell’uomo e c’invitano a seguire i passi di Ercole che calcò il Sentiero del Discepolato e conquistò la meta.
L’oracolo ha parlato e lungo i secoli si è levato il grido: “Conosci te stesso”. Questa consapevolezza è la realizzazione finale sul Sentiero del Discepolato e si vede come Ercole raggiunga questa conoscenza sequenzialmente ed intelligentemente. Lo vediamo girare sul gran sentiero dei cieli ed eseguire in ogni segno una delle dodici fatiche, che ogni discepolo è
chiamato a compiere. Lo vediamo da due punti di vista: da quello del discepolo individuale e da quello dell’umanità nel suo insieme, il grande discepolo mondiale di cui egli è il prototipo.
È possibile considerare l’umanità come avente raggiunto, in massa, lo stadio di aspirante e
considerarla sul sentiero probatorio, il sentiero della purificazione. Se la sofferenza è la grande purificatrice, allora l’affermazione fatta è certamente vera. Oggi gli uomini sono intelligenti, sinceramente cercano il modo per uscire dall’attuale “impasse” materiale e cercano di imparare a coordinare le loro abilità e capacità mentali, emotive e psichiche, nell’intento di elevarsi al di sopra di tutto ciò che finora li ha tenuti legati alla terra. Questo stadio è sempre stato espresso dagli uomini più elevati, ma mai prima d’ora l’intera razza umana si è trovata in questa condizione. Qui sta la meraviglia del conseguimento passato e qui sta la meravigliosa opportunità presente.
Vediamo che Ercole inizia a questo punto ed attraversa varie esperienze, finché non arriva
alla porta aperta in Leone, attraverso la quale può entrare sul Sentiero del Discepolato. Lo ve diamo apprendere la lezione dell’equilibrio, dell’altruismo e della vittoria sulla natura del desiderio, finché diventa il discepolo focalizzato in Sagittario, prima di passare la porta che lo condurrà al monte dell’iniziazione. Lentamente e dolorosamente impara la lezione, impara che la competizione e l’avidità devono scomparire e che tenere qualcosa per il sé inferiore separato non è parte della missione di un figlio di Dio. Egli stesso, come individuo, deve scoprire che l’individualismo deve essere sacrificato con intelligenza al bene del gruppo; apprende che l’avidità personale non ha posto nella vita dell’aspirante che cerca di liberarsi dal sempre ricorrente ciclo dell’esistenza e dalla crocifissione costante sulla croce della materia e della forma. Le caratteristiche dell’uomo immerso nella forma e sottomesso alla legge della materia sono la paura, la competizione individuale e la cupidigia. Queste devono lasciare il posto alla fede spirituale, alla cooperazione, alla coscienza di gruppo e all’abnegazione. Queste sono le lezioni che Ercole ci dà.
Questa è anche la storia del Cristo cosmico, crocifisso dall’inizio della creazione sulla
croce fissa dei cieli. Questa è la storia del Cristo storico, dataci dai Vangeli e rappresentata per noi duemila anni fa in Palestina, quando il nostro sole entrò nel segno del Salvatore, il segno dei Pesci. Questa è la storia d’ogni essere umano, crocifisso sulla croce della materia e dell’esistenza e che scopre che in verità egli è un figlio di Dio incarnato in ogni essere umano.
Dio incarnato nella materia! Tale è la storia del sistema solare, la storia del nostro pianeta, la storia d’ogni uomo. Se guardiamo il cielo stellato sopra di noi, abbiamo questo gran dramma, eternamente disegnato per noi.

SOMMARIO DELLE LEZIONI APPRESE IN OGNI SEGNO ZODIACALE.
Il seguente riassunto delle note fondamentali dei segni zodiacali è dato come base per ulteriori studi e come riferimento veloce.

Ariete

Elemento: segno di fuoco (come Leone e Sagittario).
Qualità: l’iniziativa, l’inizio. La Volontà o il Potere si esprime attraverso i grandi processi
creativi. Nei primi stadi, le attività vengono dirette verso il lato materiale della vita;
in seguito, verso quello spirituale.
Opposto polare: Bilancia. Segno d’aria (equilibrio).
Reggitori: Exoterico, Marte; Esoterico: Mercurio.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Si ricerchi la forma”.
Dal punto di vista dell’anima, a moto invertito, “Avanzo e dal piano della mente governo”.

Toro

Elemento: segno di terra (come Vergine e Capricorno).
Qualità: desiderio, per l’uomo medio; volontà o proposito chiaro, per il discepolo.
Opposto polare: Scorpione, segno d’acqua (conflitto della dualità, desiderio superato; discepolato
trionfante).
Reggitori: Exoterico, Venere; Esoterico, Vulcano.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “La lotta sia imperterrita”.
Dal punto di vista dell’anima, “Io vedo e quando l’occhio è aperto, tutto è illuminato”.

Gemelli
Gemelli
Elemento: Segno d’aria (come Bilancia e Acquario).
Qualità: dualità. Amore-Saggezza. Fluidità. Controllo di ogni paio di opposti. L’amore divino che tutto sorregge, perviene al nostro sistema solare tramite Gemini.
Opposto polare: Sagittario. Segno di fuoco (concentrazione, preparazione all’iniziazione).
Reggitori: Exoterico, Mercurio; Esoterico, Venere.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “L’instabilità compia l’opera Sua”.
Dal punto di vista dell’anima, “Riconosco il mio altro sé e mentre quello declina, io cresco e
splendo”.

Cancro

Elemento: segno d’acqua (come Scorpione e Pesci).
Qualità: sensibilità di massa; per l’uomo medio, identificazione di massa con la forma per il
discepolo, servizio per le masse.
Opposto polare: Capricorno. Segno di terra (consapevolezza spirituale dopo la lotta; luogo di nascita del Cristo).
Reggitori: Exoterico, la Luna; Esoterico, Nettuno.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che l’isolamento sia la norma e tuttavia la folla esista”.
Dal punto di vista dell’anima, “Costruisco una casa illuminata e ivi dimoro”.

Leone

Elemento: segno di fuoco (come Ariete e Sagittario).
Qualità: sensibilità che porta alla consapevolezza individuale. Emergere dal gregge. Autoconsapevolezza.
Auto-affermazione.
Opposto polare: Acquario. Segno d’aria (coscienza di gruppo, servizio mondiale).
Reggitori: Exoterico ed Esoterico sono lo stesso, il Sole.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che le altre forme siano. Io governo perché sono.”
Dal punto di vista dell’anima, “Io sono Quello e Quello sono io”.

Vergine

Elemento: segno di terra (come Toro e Capricorno).
Qualità: Il servizio unico nella Vergine è che spirito e forma sono nutriti, velando il “Cristo in voi speranza di gloria”.
Opposto polare: Pesci, segno d’acqua (coscienza Cristica che si rivela quale Salvatore del
Mondo).
Reggitori: Exoterico, Mercurio; Esoterico, la Luna.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che la materia governi”.
Dal punto di vista dell’anima, “Sono la Madre ed il Bambino, sono Dio e sono la Materia”.

Bilancia

Elemento: segno d’aria (come Gemelli e Acquario).
Qualità: equilibrio. Un interludio in cui la dualità è nota e la vita dell’anima e della forma sono bilanciati. (Legge, sesso, denaro)
Opposto polare: Ariete. Un segno di fuoco (soggettivo, consapevolezza latente, volontà
d’incarnazione).
Reggitori: Exoterico, Venere; Esoterico Urano.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che si faccia la scelta”.
Dal punto di vista dell’anima, “Scelgo la via che passa tra le due grandi linee di forza”.

Scorpione

Elemento: segno d’acqua (come Cancro e Pesci).
Qualità: Conflitto. Prova. Sofferenza. Trionfo. Punti di crisi. Momenti di riorientamento. Punto di svolta nella vita dell’umanità e dell’individuo. Ercole diviene il discepolo trionfante in Scorpione.
Opposto polare: Toro. Segno di terra (desiderio, crescita della luce dell’anima).
Reggitori: Exoterico ed Esoterico, Marte.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che Maya fiorisca e l’inganno prevalga”.
Dal punto di vista dell’anima: “Sono il guerriero e dalla battaglia emergo trionfante”.

Sagittario

Elemento: segno di fuoco (come Ariete e Leone).
Qualità: direzione focalizzata. Attività unidirezionale. Nei primi stadi, soddisfazione del desiderio; negli ultimi, aspirazione all’iniziazione.
Opposto polare: Gemelli. Segno d’aria (controllo finale della fluidità e delle paia degli opposti.
Fusione. Sintesi. Allineamento).
Reggitori: Exoterico, Giove; Esoterico, la Terra.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Si cerchi il cibo”.
Dal punto di vista dell’anima: “Vedo la meta. La raggiungo e ne scorgo un’altra”.

Capricorno

Elemento: segno di terra (come Toro e Vergine).
Qualità: caratteristiche estreme del bene e del male. Ambizione. Cristallizzazione. Vittoria
nella lotta. Trasfigurazione. Coscienza iniziatica. “L’unicorno di Dio”.
Opposto polare: Cancro. Segno d’acqua (prima porta per l’incarnazione).
Reggitori: Exoterico ed Esoterico, Saturno.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “L’ambizione governi e la porta sia aperta”.
Dal punto di vista dell’anima: “Mi perdo nella luce superna, ma a quella luce volgo le spalle”.

Acquario

Elemento: segno d’aria (come Gemelli e Bilancia).
Qualità: volontà di servire, prima il sé inferiore, poi il Sé superiore. Servizio mondiale. Trasmutazione della coscienza individuale nella coscienza di gruppo.
Opposto polare: Leone. Segno di fuoco (consapevolezza individuale, spinta all’autoconoscenza;
Dominio di sé preparatorio per il finale servizio altruistico).
Reggitori: Exoterico, Urano. Esoterico, Giove.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Che il desiderio nella forma governi”.
Dal punto di vista dell’anima, “Sono Acqua di Vita, versata agli assetati”.

Pesci

Elemento: segno d’acqua (come Cancro e Scorpione).
Qualità: dualità. Fluidità dotata di coscienza istintiva. Medianità. Polarizzazione mentale non risvegliata. Intuizione dormiente. Morte della personalità. Liberazione dell’anima
dalla prigionia. Cristo il Salvatore del mondo.
Opposto polare: Vergine. Segno di terra (materia; Cristo nella grotta terrestre).
Reggitori: Exoterico, Giove ed Esoterico, Plutone.
Note Fondamentali:
Dal punto di vista della forma, “Scendi nella materia”.
Dal punto di vista dell’anima, “Lascio la casa del Padre e, ritornando, salvo”.

PESCI:
(19 febbraio-20 marzo)

Segno: mobile
Genere: femminile
Elemento corrispondente: acqua
Caratteristiche: misticismo
Giorno della settimana: giovedì
Numero fortunato: 9
Colori: blu, grigio perla, porpora, verde
Profumi ed essenza: glicine, incenso, viola
Fiori e piante: betulla, camelia, iris, gelsomino, lylium, pioppo, verbena
Animali: delfino, elefante
Pietre preziose e minerali: acquamarina, ametista, corallo rosa, turchese
Metalli: stagno
Professioni: calciatori, guaritori, personale ospedaliero, spie, veggenti

Il Progetto del Sole in PESCI
Il segno dei Pesci è portato all’universalità ed alla globalità, anche se spesso sono proprio queste tematiche intrinseche a spaventarlo tantissimo, perché vengono vissute come una perdita di identità. In effetti il simbolismo ultimo di questo segno è proprio legato all’abbandono dell’Io ed alla perdita di sé, unica prerogativa per potersi avvicinare alla fonte di vita originaria.
Questa tematica psichica è ben rappresentata anche nel suo glifo, che raffigura due pesci che nuotano in direzione opposta; uno verso il trattenimento del senso dell’Io e della divisione faticosamente conquistata nel cammino della crescita personale, e l’altro che invece spinge verso l’abbandono dell’individualità per raggiungere un senso di fusione con il tutto.
Nella fase storica in cui stiamo vivendo (che dovrebbe rappresentare la fine dell’Era dei Pesci e l’inizio dell’Era dell’Acquario), questo tema dominante sembra evidenziarsi con molta intensità: il mondo e la gente, infatti, sono sempre più portati ad abbattere ogni tipo di divisione; i confini, le dogane, le barriere linguistiche e religiose sembrano non aver più alcun senso; le telecomunicazioni, poi, hanno ridotto le distanze facendole sembrare quasi nulle, abbattendo i concetti di lontananza e di estraneità.
Tutto questo, però, crea un enorme senso di confusione, una paura profonda di perdere ciò che è proprio, in cui ci si è riconosciuti (territorio – razza – cultura – lingua – religione ) e, con movimento speculare, ognuno vorrebbe aggrapparsi con tenacia alle sue radici, alle tradizioni (familiari – dialettiche – territoriali), quasi per sconfiggere la sensazione di sradicamento che sentono.
Nascono così desideri di secessione, tesi al mantenimento delle origini etniche che, in realtà, coprono il bisogno di recuperare il proprio senso di identità.
Eppure il mondo va inevitabilmente verso un cammino di unità, anche se ciò non ha nulla a che vedere con l’uniformità.

Il mito che più si lega al segno dei Pesci è quello di Orfeo.
Orfeo è un personaggio pescino; era un musico, un poeta, un personaggio molto sensibile, che riusciva ad incantare chiunque lo stesse ad ascoltare, tanto la sua espressione era struggente e la sua musica toccante.
Orfeo era innamorato di Euridice e, proprio il giorno in cui aveva coronato il suo sogno d’amore – il giorno delle nozze con Euridice – lei fu morsicata da un serpente e morì.
Orfeo era distrutto dal dolore, tanto da decidere di affrontare Ade, il Dio degli Inferi, per cercare di riottenere l’innamorata. Scese quindi nel regno di Ade e cominciò ad implorarlo; siccome non otteneva risposta, cominciò a suonare la sua cetra in modo così toccante da indurre Ade ad un ripensamento (unico caso nel mito).
Orfeo non sapeva rassegnarsi alla perdita e, se non avesse riavuto indietro la sua sposa, avrebbe preferito morire.
Ade gli concesse di poter riportare indietro Euridice, ammonendolo però di non voltarsi mentre tornava indietro, perché altrimenti l’avrebbe persa per sempre.
Orfeo ringraziò ed iniziò il cammino di ritorno; dietro di lui sentiva i passi di Euridice, ma non poteva guardare se era effettivamente lei.
Quando stava ormai per raggiungere la mèta e già vedeva la luce del mondo dei vivi, fu preso dal panico, cominciò a pensare di essere stato raggirato e, in preda ad un’ansia e ad una sensazione di smarrimento, voltò la sua testa e, proprio in quel momento, Euridice sparì, e questa volta per sempre.
Questo mito è molto legato ai Pesci, che credono spesso di aver trovato uno scopo da perseguire e cominciano a muoversi su quella strada, ma all’improvviso si fermano, come se ci fossero dei dubbi, delle irrequietezze, e pian piano tutto sfuma e perde di importanza.
Orfeo rappresenta la situazione di quando ci troviamo a non avere più risorse e in cui non si può far altro che accettare la perdita, perché proprio da questa possiamo imparare molto della nostra natura, ovvero di quella parte che poco ha a che vedere con la ragione ed i fatti ordinari.
I Pesci non possono appoggiarsi alle tattiche ed alle strategie cerebrali, le loro fonti di apprendimento sono altrove e vanno oltre a quella che è la volontà umana.

Solo quando l’Io non ha più potere, quando cioè tutti i modi normali di provare a padroneggiare le situazioni falliscono, allora può apparire qualcos’altro che prima ritenevamo impossibile.
I Pesci ci fanno capire che solo quando abbiamo perso tutto possiamo trovare quello che ci supporta dall’interno.
Per questo appaiono vaghi, insicuri ed indecisi sulle strade da intraprendere, loro sono molto più legati all’inconscio che alla ragione, e ciò che li muove non sono le imprese esterne ma qualcosa che riguarda il senso spirituale che è gelosamente racchiuso all’interno di ognuno di noi

Io amo e intuisco…

L’Undicesima Fatica di Ercole, ACQUARIO

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L’UNDICESIMA FATICA
Il Ripulimento delle Stalle d’Augia
(Acquario, 21 Gennaio – 19 Febbraio)
Il Mito
Dal Luogo di Pace, il Grande Che Presiedeva il Concilio emanò la radianza del suo esaltato
pensiero. Il Maestro gli si avvicinò.
“La singola fiamma deve accendere le altre quarantanove”, affermò il Grande Che Presiedeva.
“E sia così”, rispose l’Istruttore. “Avendo acceso la propria lampada, Ercole deve ora apportare la Luce agli altri”. Non molto tempo dopo, l’Istruttore chiamò Ercole.
“Undici volte la ruota ha girato ed ora ti trovi davanti ad un’altra Porta. Lungamente hai inseguito la luce che, dapprima, tremolava incerta, crebbe, poi, per divenire un faro, ed ora risplende per te come un sole radioso. Volta ora le spalle a quella luminosità; ritorna sui tuoi passi; torna indietro verso coloro per i quali la luce non è che un punto instabile ed aiutali ad ingrandirla. Dirigiti verso Augia, il cui regno deve essere ripulito da un male antico. Questo è quanto dovevo dirti.”
Ercole s’incamminò, oltrepassando l’undicesima porta, per andare in cerca del re Augia.

Quando Ercole giunse nei pressi del regno governato da Augia, le sue narici furono assalite
da un fetore così orrendo da farlo vacillare. Egli seppe che, da molti anni, il re Augia non aveva mai ripulito le stalle reali dagli escrementi del suo bestiame. Anche i pascoli erano talmente ricoperti di letame che nessun frumento vi poteva crescere. Per conseguenza una micidiale pestilenza serpeggiava per tutto il paese, mietendo molte vite umane.
Ercole, giunto al palazzo, cercò del re Augia. Questi, informato che Ercole voleva ripulire
le sue fetide stalle, si dimostrò sospettoso ed incredulo.
“Tu dici di voler fare quest’immane lavoro senza ricompensa?”, l’apostrofò il re con diffidenza.
“Io non ho fiducia in coloro che affermano simili millanterie. Avrai senza dubbio escogitato
qualche astuto piano, o Ercole, per togliermi il trono. Non ho mai udito di uomini
che cercano di servire il mondo senza una ricompensa. Comunque sia, a questo punto darei il benvenuto a qualsiasi folle individuo che cercasse di aiutarmi. Dobbiamo però venire a patti, affinché non sia accusato di essere un re pazzo. Se tu, in un solo giorno, riuscirai a fare quello che hai promesso, un decimo delle mie numerose mandrie sarà tuo; ma se fallirai, la tua vita e la tua fortuna saranno nelle mie mani. Naturalmente, non penso che riuscirai nelle tue vanterie, ma puoi provare.”
Ercole allora si congedò dal re. Girovagò per il luogo puzzolente e vide un carro con una
gran pila di cadaveri, vittime della pestilenza.
Osservò due fiumi, l’Alfeo ed il Peneo, che scorrevano placidamente nei pressi. Sostando
sulla riva di uno di essi, gli balenò alla mente la risposta al suo problema. Egli si mise al lavoro applicando ogni sua risorsa e con grande sforzo riuscì a deviare il corso che questi due fiumi seguivano ormai da secoli. L’Alfeo ed il Peneo furono costretti a riversare le loro acque nelle putride stalle del re Augia. Gli impetuosi torrenti spazzarono via tutta la sporcizia da lungo tempo accumulatasi, il reame fu spurgato da tutto quel fetido sudiciume. L’impossibile compito fu attuato in un solo giorno. Quando Ercole, pienamente soddisfatto del suo risultato, ritornò dal re Augia, questi lo guardò con cipiglio.
“Ci sei riuscito con un trucco”, gridò rabbiosamente il re Augia. “I fiumi hanno fatto il
lavoro, non tu. È stata un’astuzia per prenderti i miei armenti, un complotto contro il mio trono.
Non avrai nessuna ricompensa. Vattene, prima che accorci la tua statura di una testa.”
L’infuriato re bandì Ercole dal suo regno, ingiungendogli di non porvi mai più piede, pena
la morte.
Avendo espletato il suo compito con successo, il figlio dell’uomo, che era anche figlio di
Dio, ritornò verso Colui che l’aveva mandato.
Quando fu vicino al suo Istruttore, questi gli disse: “Sei diventato un servitore del mondo,
hai avanzato andando a ritroso; sei venuto alla Casa della Luce calcando un altro sentiero, hai dato la tua luce affinché la luce degli altri potesse risplendere. Il gioiello che l’undicesima fatica ti dona sarà per sempre tuo.” F. M.

Le Energie dell’Acquario. (Conferenza di A.A.B. – 1937)

Nel Nuovo Testamento si trova quest’espressione: “La fine del mondo”. Soltanto ora comincia ad apparire chiaro ad alcuni di noi che il suo vero significato è da ricercare nel fatto che il segno dei Pesci, nel quale venne il Cristo, il Grande Salvatore del Mondo, sarebbe giunto al termine in una certa epoca, quella che ora stiamo vivendo.
Ma noi non stiamo certamente affrontando il giorno del giudizio in cui le pecore saranno
separate dalle capre per andare, le une in cielo e le altre all’inferno.
Molte ridicole interpretazioni sono scaturite dal simbolismo della Bibbia. È stato creduto
che le pecore sarebbero andate in paradiso e le capre all’inferno. Ma è esattamente l’opposto.
Il capro nel Capricorno è l’iniziato e da una certa prospettiva esoterica, i capri vanno in cielo perché funzionano nel regno spirituale, che è il cielo; le pecore rimangono sulla terra (che, dopo tutto, è il solo inferno di cui si possa parlare) fino a che non smetteranno di essere pecore, finché non impareranno ad avere un pensiero individuale. Allora, diventando capre, diventeranno capaci di scalare la montagna, mutando la loro posizione di seguaci in quella di ricercatori indipendenti.
Entrare nei cieli è entrare nell’Era dell’Acquario. Questo ingresso è cominciato negli ultimi
duecento anni. Ci viene detto che intorno all’anno duemila la nostra stella polare e un’altra
stella (Vega) entreranno in congiunzione nei cieli e l’Era dell’Acquario sarà per noi pienamente attiva. Ciò è da intendere nel senso che vi entreremo pienamente e che le forze dei Pesci retrocederanno rapidamente. Tutto quello che appare nelle espressioni del piano fisico è dovuto a forze soggettive.
Esiste una scuola di pensiero che fa risalire tutti i misteri, tutti gli insegnamenti che noi oggi chiamiamo Sapienza Antica, ad una forma di culto teriomorfo (adorazione di forme animalesche), e i misteri dei templi in sordide forme di pratiche sessuali. È bene non entrare nei dettagli, ma è necessario dire ciò che credo essere di vitale importanza per noi, e che deve essere mantenuto come un punto fermo, poiché sarà qualcosa che nell’era dell’Acquario emergerà in tutta la sua pienezza. Un conto è andar soggetti a forze cieche e un altro è avere un’intelligente capacità d’osservazione su cosa sta succedendo e comprendere il significato di certi avvenimenti. Forse, per la prima volta nella storia della nostra umanità, c’è un sufficiente numero di uomini e donne intelligenti, capaci di anticipare gli avvenimenti con una comprensione fondata su quanto il passato ha lasciato intravedere, in modo da abilitarli alla decifrazione del futuro.
Quale fu la causa dell’adorazione del toro durante l’Era del Toro? Non fu certamente la
natura bestiale dell’umanità ad assumere il toro come simbolo della natura animale per deificarla.
Questo è soltanto ciò che l’essere umano medio afferma quando tenta di investigare il
senso dei misteri. La verità è che vi furono forze soggettive operanti sul nostro pianeta nel periodo in cui il nostro sole si trovava a passare attraverso il segno del Toro. In questo segno la lezione che l’uomo dovette imparare fu quella di combattere con l’animalità in lui stesso. Successivamente il nostro sole passò sotto l’influenza dell’Ariete, il Montone, dove vi fu il sacrificio dell’agnello, dimostrando il fatto che il sacrificio della natura animale cominciava a sostituire il concetto della lotta contro la natura animale.
Il sole passò quindi nei Pesci. Le forze che agivano sul nostro pianeta, in quel periodo portarono nella coscienza umana l’idea della sua essenziale dualità e del legame tra queste sue due parti (due pesci legati fra loro da una sottile striscia). Questa coscienza cominciò ad influire su larga scala sull’essere umano, il quale si rese conto di essere sia anima che corpo.
Cristo venne in Pesci per mostrarci in modo perfetto quale sarebbe stato il nostro ultimo conseguimento quando avremmo legato insieme i due pesci: uno è il simbolo della seconda persona della Trinità (il pesce Avatar), e l’altro, il pesce che nuota nella materia, è il simbolo dell’essere umano in incarnazione. Questa è la storia.
Avendo tracciato questo meraviglioso, idealistico insegnamento evolutivo degli ultimi
cinque o seimila anni come risultato dell’influenza di forze soggettive sull’umanità, stiamo
ora entrando nel segno dell’Acquario, in cui, tramite il simbolismo dell’acqua e della purificazione, impareremo a vivere come anime e non più come personalità incarnate. Questo è ciò che dovrà avvenire nell’Acquario.
Alla fine dell’Era dell’Acquario, approssimativamente tra duemila e cinquecento anni, possiamo immaginare come sarà l’umanità? La natura animale, la natura emotiva e il mentale saranno di secondaria importanza, e l’anima, l’aspetto coscienza, quell’impulso universale che è in ciascuno di noi e che ci pone in rapporto con Dio, avrà allora raggiunto un’evidenza primaria.
In altri termini, dovremo aver lasciato dietro di noi, sorpassandolo, il regno umano e, pur
dimorando in corpi fisici, la nostra coscienza sarà allora focalizzata nel quinto regno di natura, il regno spirituale. Tale è la profezia di ciò che accadrà all’umanità tra duemila e cinquecento anni.
Il segno opposto all’Acquario è il Leone, il segno dell’individuo, dell’uomo che si vede
come un essere umano. Nel Leone l’uomo si erge sui propri piedi divenendo il centro del suo universo; le stelle girano attorno a lui, tutto ciò che accade appare in rapporto a lui stesso. In Leone l’uomo ha imparato alcune lezioni fondamentali: che si dà il caso che egli non sia poi così importante di quanto credeva e che, sottoponendosi ad un certo allenamento, può trovare un “se stesso” molto più grande. Allora passa in Scorpione dove viene provato nella sua capacità di resistere e di perseverare. Le caratteristiche più evidenti dell’aspirante sono la sopportazione e la tolleranza e il segno che più di ogni altro richiede queste caratteristiche è lo Scorpione.
Avendo trionfato nello Scorpione, in Sagittario l’essere umano diviene un discepolo
orientato in un’unica direzione, colui che avendo messo mano all’aratro, non può tornare sui suoi passi; potrebbe forse volerlo, ma non può più farlo. Egli procede e, poiché avanza continuamente, giunge sulla cima della montagna in Capricorno, dove è trasfigurato.
In Acquario il discepolo diventa il maestro che serve. Riprenderemo l’argomento dei salvatori del mondo nei Pesci. In Acquario l’uomo è un maestro servitore. Questa è la nota fondamentale da tener bene in mente. Egli può essere un maestro, perché ha imparato a servire, e può servire perché è un maestro. Le due cose procedono appaiate.
Il governatore del primo decanato dell’Acquario è Saturno. Saturno ci dà la disciplina, ci
apre la porta alle opportunità. Saturno, mediante esercizi spirituali e prove, rafforza i nostri muscoli spirituali e ci mette in grado di emergere dalle tenebre alla luce.

Contrassegni dell’iniziato

Ercole, essendo un iniziato, è impegnato a fare tre cose che si possono considerare come le
caratteristiche eminenti d’ogni vero iniziato. Se queste non sono presenti in qualche misura, l’uomo non è un iniziato.
1. Servizio altruistico. Questo non è il servizio che rendiamo poiché ci viene detto che il
servizio è una via verso la liberazione, ma perché la nostra coscienza non è più accentrata in noi stessi. Noi non siamo più interessati a noi stessi poiché, essendo la nostra coscienza universale, non abbiamo più nulla da fare se non assimilare i problemi dei nostri fratelli ed aiutarli.
Per il vero maestro acquariano non vi è alcuno sforzo nel far ciò.
2. Lavoro di gruppo. Questo è un argomento di cui per il momento conosciamo ancora ben
poco. Il mondo è pieno di organizzazioni e di società, di fratellanze che non sono altro che un fertile e felice terreno di allenamento per persone ambiziose. Non voglio essere scortese, ma la mia esperienza con gruppi di media levatura è che questi sono dei focolai di gelosie ove le persone cercano di impressionare gli altri, esibendo la mole della loro conoscenza e la meraviglia dell’autosacrificio delle loro vite. Questo non è lavoro di gruppo.
Il lavoro di gruppo consiste nel rimanere soli spiritualmente nel gestire i propri affari, dimenticando questi ed il proprio sé a vantaggio delle persone o del particolare settore umanitario cui siamo associati. In tutto ciò non vi è ambizione, né desiderio di emergere in posizione di comando nell’organizzazione o nella loggia. Non credo che i nuovi gruppi avranno dei dirigenti, credo che opereranno invece automaticamente in virtù dell’interazione intuitiva e spirituale tra le menti delle unità facenti parte del gruppo. Ma non si vede ancora nulla di tutto ciò.
Riuscite ad immaginare un gruppo così unito sui livelli spirituali da fare in modo che
lettere, opuscoli, libri ecc., non siano più necessari, essendo perfetta la reciproca comunicazione fra le menti dei membri? Questo è il gruppo acquariano che ancora non esiste fra noi.
3. Autosacrificio. Lo scopo dell’autosacrificio è di santificare il proprio sé. Ciò vale sia per
il sé del gruppo che per il sé dell’individuo; questo è il lavoro dell’iniziato.
Dalla vetta della montagna in Capricorno Ercole, deve letteralmente discendere nella sporcizia materiale e ripulire le stalle d’Augia. Vorrei darvi un’idea della sua psicologia. Egli ha raggiunto la vetta della montagna, ha superato tutte le grandi prove, passando dal Capricorno nel regno spirituale, ha conosciuto qualcosa sul significato dell’estasi mistica, ed in questo stato altamente spirituale ha ricevuto l’ordine di discendere e di ripulire le stalle. Che contrasto!
Non un grande lavoro mondiale, solo pulire le stalle!
Il contenuto della prova si può così riassumere. Ercole dovette essere di aiuto nell’azione
di ripulire il mondo, dando una giusta direzione alle forze della vita operanti in esso. Come
già sappiamo, stiamo entrando nell’era dell’Acquario, un’era in cui il materialismo, come noi lo conosciamo, alla fine sarà completamente scomparso, e la vita in tutta la sua completezza sarà interpretata in termini d’energie. Tratteremo soltanto con le forze. Avremo probabilmente un nuovo linguaggio, il linguaggio simbolico dell’energia stessa. Saremo tutti degli occultisti pratici, occultisti che vivranno e lavoreranno in un mondo di forze, cominciando da quelle che operano in noi stessi. Potete avere un piccolo saggio di ciò che significa maneggiare le forze, osservando i vostri modi di parlare. Perché alziamo la voce quando siamo emozionati? Perché l’energia che ci attraversa ha un effetto sulle nostre corde vocali. Noi maneggiamo le energie e ne facciamo un cattivo uso. Dobbiamo osservarci ed iniziare a lavorare nel mondo delle forze che sono nella nostra interiorità.
Questo segno inaugura la scuola dei salvatori del mondo. È quasi come il segno di “Giovanni il Battista”, un segno di preparazione per quello che la prossima era dei Pesci (nel futuro giro zodiacale) ci apporterà.
L’Acquario è raffigurato come un uomo che porta un vaso capovolto. L’uomo capovolge il
vaso da cui fluiscono due rivoli d’acqua, quello della vita e quello dell’amore, e queste due
parole, vita e amore, sono le due parole che incarnano la tecnica dell’era dell’Acquario. Non forma, non mente, ma vita e amore. Due parole che noi usiamo costantemente, ma di cui non abbiamo un adeguato concetto del reale significato.

Decanati, Governatori e Costellazioni

L’Acquario, come tutti gli altri segni, è diviso in tre decanati. Noi stiamo ora entrando nel
primo decanato, governato da Saturno, da cui le nostre attuali difficoltà, i nostri sconvolgimenti politici, la divisione del mondo in grandi gruppi, con individui che sono nazionali, patriottici, ed altri che cominciano ad avere la visione di uno spirito internazionale. Nelle chiese e nel settore religioso, vi sono altre divisioni fra coloro che stanno maturando una concezione universale dell’amore di Dio, e quelli che si inchinano all’autorità e al dogma.
Nel campo dell’economia, una tremenda agitazione è apportata da Saturno fra coloro che
danno valore alle cose materiali e quelli che se ne liberano per beni più preziosi; fra coloro
che reclamano possessi per se stessi, che afferrano e trattengono, e quelli che lasciano la presa per acquistare ciò che Cristo chiama “i tesori del cielo”. In quasi tutti i campi di pensiero troviamo queste due forze in conflitto a causa dell’impatto delle energie dei Pesci e
dell’Acquario. Ci sono due diversi gruppi: quelli che sono legati al passato e all’aspetto materiale e quelli che stanno pervenendo alla visione e che vedono la vita, la coscienza, il proposito e il piano divino che emerge tramite tutti loro.
La cosa meravigliosa, se si studia il mondo in modo intuitivo, se si segue rapidamente ciò
che sta accadendo in questo e in altri settori dell’umanità, è che, ad onta di tutti i disordini superficiali e dei tristi avvenimenti, si vede che lo spirito umano è sano e puro e sta cogliendo la sua opportunità di emergere e di diffondere la sua influenza; ma non si pensi che questo possa accadere in una settimana o in un anno! Noi possiamo avere migliori condizioni, possiamo perfezionarci, qui, là, ovunque. Dipende da noi la velocità con cui impariamo la lezione di lasciare la presa, in modo che l’era dell’autorità e del materialismo dei Pesci, del possesso e della gretta razionalità, possa essere sostituita dall’era della spiritualità, della intuizione e della coscienza universale.
Il secondo decanato dell’Acquario è governato da Mercurio, da cui verrà l’illuminazione.
L’illuminazione avuta in Leone, l’opposto dell’Acquario, fu: “Io sono il sé”, l’illuminazione
che chiamiamo autocoscienza. L’illuminazione che si avrà Acquario sarà: “Io sono Quello”; Io sono conscio del gruppo. La mia autocoscienza è svanita, la mia individualità non ha più alcuna importanza, la mia personalità è soltanto un meccanismo e la mia coscienza è una con tutto ciò che esiste.
Nel terzo decanato, governato da Venere, abbiamo l’emergere dell’amore inclusivo. Fra
circa duemila anni noi potremo realmente esprimere l’amore fraterno. Tutto questo sarà, dovrà essere, un fatto realizzato prima che l’umanità, nel suo insieme, possa passare in Capricorno.
Essa entrerà allora in questo segno con spirito amorevole. L’aspirante individuale non potrà prendere l’iniziazione fino a che non abbia imparato ad amare in modo disinteressato, ad amare tutti, non solo coloro che pensano ed agiscono come egli desidera.
I Legislatori
Vi sono due legislatori nello zodiaco: Regolo e Cefeo. In Leone abbiamo una delle quattro
stelle regali, Regolo, il legislatore che crea la legge per l’individuo, la legge dell’egoismo e
della competizione, la legge che spinge ogni uomo contro il suo simile, la legge che lo fa afferrare e arraffare, la legge sotto la quale viviamo, la legge della competizione.
Regolo, la legge dell’individuo, deve cedere il posto a Cefeo, la legge dell’Acquario, la
nuova legge fondata sulla sofferenza, l’illuminazione e l’amore. Sarebbe interessante vedere quanto siete capaci di afferrare ciò che questa legge sarà, una legge fondata sulla sofferenza dell’individuo che lo conduce a perdere l’interesse per se stesso. Quando si è sofferto abbastanza non ci si cura più della propria persona. Allora si scopre che la sola via alla felicità non è quella di liberarsi dalla sofferenza, ma quella di perdere se stessi in qualcosa che è fuori di se stessi.
La legge Acquariana si fonda sull’illuminazione spirituale, sulla percezione intuitiva e
sull’amore fraterno che è identificazione con ogni forma in ogni regno di natura. Un grandioso futuro ci sta dinanzi: duemila e cinquecento anni dovranno trascorrere per la sua consumazione, e noi siamo in cammino.
Ricordate, più rarefatte sono le forme attraverso cui la vita scorre, più rapida è la reazione.
Questa è la ragione per cui abbiamo questa tremenda velocità in ogni dipartimento della vita, e siamo così tesi. Noi abbiamo corpi che appartengono all’era dei Pesci e stiamo iniziando a vibrare con le energie dell’Era dell’Acquario. Noi non siamo ancora Acquariani, non ci sono ancora veri Acquariani, non siamo ancora equipaggiati. Alcuni bambini cominciano a nascere con i segni caratteristici dei corpi Acquariani, ma essi sono molto pochi e molto lontani tra loro.
L’era dell’Acquario si manifesterà in tutto il mondo; uomini dell’Acquario nasceranno
dappertutto, poiché lo spirito soggettivo è all’opera in tutte le parti del pianeta. È possibile che ci siano punti focali d’energia in America, in Canada, in Australia, nella Nuova Zelanda e nel Sudafrica. Ma quello che dovrà veramente accadere è la venuta in incarnazione, in tutto il mondo e in ogni regno della natura, di esseri umani e d’altre forme di vita che emergeranno sotto il nuovo influsso dell’Acquario. Qualcosa di meraviglioso comincia a prodursi; facciamo in modo che il mondo sia pronto affinché i nostri figli e i figli dei nostri figli possano assistere alla realizzazione di quest’evento.

Cristo fece risuonare la nota “per il tempo della fine” quando disse: “Vi do un nuovo comandamento, amatevi l’un l’altro”. Questo è l’undicesimo comandamento, l’undicesimo segno.
Soltanto ora stiamo scoprendo quale meraviglioso astrologo sia stato il Cristo. Egli sapeva
che il ciclo che inaugurava sarebbe arrivato al suo termine e che un nuovo metodo di lavoro
avrebbe dovuto emergere, con il quale i Maestri avrebbero utilizzato un modo nuovo per
raggiungere l’umanità. Egli preparò la via per il suo futuro lavoro.
Vi sono tre costellazioni nell’Acquario. Il Pesce del Sud o Pesce Australe, che rappresenta,
in connessione con l’Acquario, la venuta dei Salvatori del Mondo. È da notare che qui, al
culmine dei Pesci, abbiamo un solo pesce, l’Avatar, e non i due pesci legati assieme.
La seconda costellazione è Pegaso, il cavallo alato, il simbolo ispiratore della mente
superiore, dell’amore che rifiuta la terra e dimora nell’aria. Ad un livello più basso dobbiamo ricordarci dei piedi alati di Mercurio, che rappresentano sempre le ali della mente e ci ricordano anche che una delle definizioni dell’amore è “la fredda chiara luce della ragione”. La terza costellazione si riferisce ancora al volo, poiché vi è il Cigno che vola in mezzo al cielo. Il cigno dell’eternità, che vola nel Tempo e nello Spazio, è il simbolo della Vita Stessa, delle chiarificanti e purificanti “acque di Vita dell’Acquario”.

Interpretazione del testo

Augia, figlio di Nettuno, il dio delle acque e del sole, possedeva molte mandrie e durante
trent’anni le stalle non erano mai state pulite, per cui la sporcizia accumulata era enorme. Ad Ercole fu comandato di fare qualcosa a riguardo; molti prima di lui avevano tentato di pulire le stalle e avevano fallito, poiché il compito sorpassava di molto le loro capacità.
Ercole, essendo un iniziato ed avendo molto buon senso, cosa che ogni vero iniziato possiede
sempre, scese dalla cima del monte e considerò il problema: si mise a studiare le stalle.
Per prima cosa abbatté il muro che le circondava, poi vi fece due grandi aperture in senso
opposto e v’incanalò le acque di due fiumi. Egli non tentò neppure di spazzare e pulire, come altri avevano fatto, ma distrusse le barriere usando le impetuose acque dei due fiumi. Senza alcuno sforzo da parte sua le stalle furono ripulite.
Molto compiaciuto di se stesso, Ercole si precipitò da Augia gridando: “Ho pulito le stalle.
Ora sono perfettamente ripulite”. Noi leggiamo che Augia gli voltò le spalle, rifiutando di riconoscere la sua opera e affermando che era stato un inganno.
Possiamo dire che la natura emotiva del desiderio di quella grande Vita nella Quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere, ha anch’essa mandrie di animali che rispondono al nome di esseri umani!
Per me la parola Dio, di sole tre lettere, è soltanto un simbolo. Non pretendo di sapere di
cosa essa è simbolo, ma so che essa per me è un simbolo della vita che è immanente in tutte le forme e che le trascende anche. Io sono come un animale delle mandrie di Augia, e le stalle in cui gli animali vivono non sono state pulite da 30 anni, 3 moltiplicato per 10, e 3 è il numero della personalità e 10 quello del completamento. Che direste se io vi dicessi che ora, nei vostri giorni e nei miei, per la prima volta l’umanità è un’unità completa e coordinata, con la mente, la natura emotiva e il corpo fisico funzionante all’unisono, e che le stalle non sono state pulite da 30 anni?
Che cosa fece Ercole? Distrusse le barriere. Questa è la prima cosa che dovrà accadere
nell’era dell’Acquario. Noi stiamo appena cominciando a farlo. Noi stiamo appena iniziando a pensare in termini più inclusivi e smettendo di essere esclusivi. Nel mondo stanno ovunque emergendo gruppi di uomini e donne che stanno lottando con loro stessi per essere inclusivi nei loro pensieri poiché nell’era dell’Acquario le nazioni, come noi le conosciamo, nazioni che lottano per se stesse e per ciò che esse vogliono, nazioni contro nazioni, il culto del patriottismo che è frequentemente il culto dell’odio, non avranno più motivo di esistere in tal modo. Dobbiamo insegnare alla persone che esse sono degli esseri umani con certe responsabilità, è vero, ma possiamo iniziare ad avere un quadro più completo, a sviluppare la coscienza dell’umanità come un tutto. Come dice Browning:
“L’umanità è composta dalla somma dei singoli uomini in tale unità il quadro è completo.
Ciò che deve avvenire in Acquario, ciò che ci attende, ciò per cui stanno lavorando le Nazioni Unite, i movimenti per la pace internazionale e altri gruppi nel campo religioso, politico, economico, è l’abbattimento dei pregiudizi e l’imparare a pensare in termini più generali, in maniera inclusiva. L’abbattimento delle barriere su grande scala dovrà essere realizzato dalla pubblica opinione. Questo processo è però molto lento nello sviluppo e ancora fortemente influenzato dall’emotività: questa è la difficoltà.
Nell’Era dell’Acquario, specialmente nel secondo decanato, quando governerà Mercurio,
il messaggero che opera dal livello dell’anima per giungere al cervello tramite la mente, avremo una pubblica opinione modellata sul pensiero e non più sulle emozioni. Avremo allora un mondo pieno di pensatori. La funzione di coloro che scrivono e pensano in questa direzione, e ve ne sono migliaia ovunque nel mondo, è di cominciare a pensare in maniera costruttiva su giuste linee di pensiero, affinché le fondamenta siano robuste e in grado di resistere alle forze che vi debbono affluire; noi costruiamo per il futuro.
Avere una coscienza inclusiva non significa essere umanamente coscienti: è molto di più,
occorre divenire coscienti del tempo. In Acquario verrà il tempo in cui il passato, il presente e il futuro trascorreranno insieme e si avrà sempre l’eterno presente che includerà ogni sfera ed ogni aspetto della coscienza umana. Questa è la posizione dell’umanista, come io la interpreto.
Essa si esprime così: “Cerchiamo di essere veramente umani”, prima di tentare di divenire
superumani. Attualmente noi siamo soltanto delle creature emotive, acquatiche e incostanti, non ancora illuminate, che lottano contro la separatività. Non siamo ancora capaci di avere una coscienza mondiale, di essere in rapporto con ogni fase del pensiero umano. Ma un giorno saremo in grado di farlo.
Vorrei farvi una domanda: siete capaci di entrare intelligentemente, simpaticamente e in
modo comprensivo nella coscienza degli attuali membri della vostra famiglia e conoscere perché essi pensano come pensano, e comprendere perché essi agiscono in un particolare modo sotto una particolare condizione? Coltivate lo spirito acquariano di lasciare agli altri la loro libertà, coltivate la fiducia. Cessate di diffidare di coloro con cui siete associati, credete in loro ed essi non vi abbandoneranno. Attribuite loro delle motivazioni errate ed essi vi lasceranno, ma in tal caso la colpa sarà vostra. Cerchiamo di essere più onesti possibile tramite la luce della comprensione che abbiamo. Coltiviamo lo spirito Acquariano di non-separatività, di amore, di comprensione, d’intelligenza, di liberazione dall’autorità, traendo fuori da tutti gli esseri umani che incontriamo il meglio che è in loro. E se non traiamo da essi il meglio, allora dobbiamo biasimare noi stessi e non loro. Questa è la verità. Se una persona non vi capisce è perché voi non siete chiari. Il riferirsi a se è sempre necessario per l’Acquariano, ma non con quella consapevolezza di sé che si riscontra ora.
Quando avremo abbattuto le barriere della separatività, allora lasceremo entrare i due
fiumi: l’acqua della vita e il fiume dell’amore. Non posso parlare di questi due fiumi, perché non so che cosa essi siano. Molta gente parla di vita e d’amore: usano solo parole. Io non so ancora cosa sia la vita e noi non sappiamo certamente cosa sia l’amore.
Sarebbe interessante tentare di farvi esprimere che cosa voi comprendete riguardo al fiume
della vita e al fiume dell’amore che, con la rottura delle barriere, fluiscono attraverso la famiglia umana. Noi stiamo sempre più entrando nell’era dell’energia e dell’amore. Vi rendete conto che una grande breccia è stata fatta nei muri durante la guerra e che, da allora, la vita e l’energia hanno cominciato a significare qualcosa in più rispetto a prima?
Quando avrete fatto tutto il possibile per abbattere questa muraglia e per esprimere la vita e l’amore, aiutati dalla vostra anima, la cui natura è Amore-Saggezza, non cercate riconoscimenti, non li avrete. Il duro compito di ogni pioniere in ogni settore del pensiero, di ogni persona che si sforza di esprimere i nuovi ideali, è sempre il non essere riconosciuto e talvolta anche qualcosa di peggio. Non sarete elogiati, non sarete compatiti, avrete dei momenti difficili, ma ricordate, state aprendo la via affinché in futuro l’odio e la separazione possano scomparire.
Mi piace pensare al segno dell’Acquario come al “segno di Giovanni Battista”, in termini
dell’iniziato. Stiamo, da una parte, abbandonando il segno dei Pesci, ma stiamo anche procedendo
in un altro senso verso un’era dei Pesci in cui verrà il Salvatore del mondo. E come noi
consideriamo l’era dell’Acquario come il segno di Giovanni Battista, allo stesso modo possiamo considerare noi stessi nel nostro proprio campo d’azione, dovunque possiamo essere.
In vista del quadro cosmico, facendo tutto quello che possiamo in questo particolare momento, stiamo realizzando la funzione di Giovanni Battista e prepariamo la via per
quell’evento straordinario che accadrà per ogni individuo quando il Salvatore del mondo riapparirà e l’umanità imparerà la successiva grande verità, e il prossimo passo in avanti e in alto.
A.A.B.

AQUARIO: *
(20 gennaio-19 febbraio)

Segno: fisso
Genere: maschile
Elemento corrispondente: aria
Caratteristiche: spirito di gruppo, altruismo
Giorno della settimana: sabato
Numero fortunato: 3
Colori: azzurro, nero, verde acqua
Profumi ed essenze: garofano, mughetto, timo
Fiori e piante: azalea, edera, orchidea, ortensia, papavero, salice
Animali: anguilla, civetta, corvo
Pietre preziose e minerali: ambra, ametista, onice, zircone
Metalli: piombo
Professioni: sindacalisti, inventori, astrologi, aviatori

Il Progetto del Sole in ACQUARIO

Il glifo di questo segno raffigura un uomo con una brocca in mano che, dalla volta celeste, versa acqua sulla Terra.
Questa acqua è un’acqua celeste, non terrestre, quindi simbolo di un potere purificante, capace di migliorare le condizioni dell’umanità.
L’Acquario è un segno molto complesso, a cui spesso viene data una sorta di simbologia idilliaca, quasi incontaminata, proprio a dimostrazione di quanto sia difficile per gli esseri umani riuscire ad entrare nel vivo dei suoi contenuti più profondi. A ciò è dovuto il fatto di vedere questo segno come “ poco umano ”, quasi angelico e spirituale.
Tutto ciò non è vero, non rispecchia la realtà, anche se per l’uomo risulta ancora oggi molto lontana la comprensione e l’interpretazione dei significati di libertà , uguaglianza e fratellanza (temi prettamente acquariani), anche se si intravede in queste parole un qualcosa che potrebbe rappresentare un’aspirazione, un ideale di vita più completa e sicuramente migliore.
Certo, nel cammino di evoluzione dell’uomo non è facile mettere in pratica i contenuti di questo segno, che si trova naturalmente in aspetto dissonante ai tre segni che, per eccellenza, vincolano di più l’uomo ad alcune tematiche fondamentali della natura umana:
– il possesso (Toro)
– l’egopatia (Leone)

– la perdita e la passionalità (Scorpione)

Questo significa che per arrivare a vivere appieno le simbologie acquariane occorre avere superato tutti i bisogni fondamentali, ovvero la problematica delle sicurezze, che inducono a possedere ed a trattenere sempre qualcosa in più degli altri (Toro); quella dell’IO, che spinge a comportamenti tendenti esclusivamente alla gratificazione personale, spesso anche a scapito della sopravvivenza del pianeta (Leone); e, in ultimo, quello della separazione dagli altri, che impone un bisogno di fusione che l’uomo rifiuta a livello psicologico e che cercherà di risolvere sul piano della sessualità e del potere (Scorpione).
Per comprendere la simbologia acquariana occorre veramente svoltare un angolo di 90 gradi e modificare radicalmente il modo di vivere e di essere.
I concetti di uguaglianza e di fratellanza sono i due presupposti indispensabili per raggiungere la libertà personale. Uguaglianza e fratellanza in senso acquariano non hanno nulla a che vedere con i concetti di livellamento, di uniformità e di conformismo che sono invece cari alla Vergine che, non riuscendo a percepire un ideale di INDIVIDUALITA’, vorrebbe tutti uguali per non ammettere il concetto di diversità.
L’Acquario intende invece “pari opportunità per tutti”, perché è ben cosciente che ogni individuo è diverso da tutti gli altri, e sarà proprio questa diversità a renderlo insostituibile, poiché nel grande puzzle dell’umanità ognuno è un tassello unico, che dovrà prendere quel posto particolare affinché il disegno finale possa apparire.
L’Acquario rappresenta il grande corpo dell’umanità che è costituito da individui, ognuno con la sua vera individualità messa a disposizione della comunità sociale per far sì che tutto il sistema funzioni.
Questa è la ragione per cui questo segno non ammette gerarchie, dogmi, regole, potere ed istituzioni limitanti, poiché arrivati a questo punto dell’evoluzione ognuno deve aver fatto un percorso tale da non aver più bisogno di puntelli, di sostegni esterni, di leggi, di regole e di limiti, poiché è in grado di capire qual‘è il suo posto nel mondo, dove finisce la sua libertà e dove inizia quella altrui, ed è ben consapevole di essere unico ed indispensabile così come unici ed indispensabili sono tutti gli altri, proprio per la loro specifica individualità.
E’ sicuramente un concetto molto ostico per il mondo attuale, però l’Acquario rappresenta la vera “Libertà” che, come dice Bob Dylan, “è il lusso che si possono concedere solo la responsabilità e la disciplina”.
Il personaggio che più incarna il mito del segno è quello di PROMETEO , che pagò un prezzo altissimo per aver rubato il fuoco (inteso come luce e
consapevolezza) agli Dei per regalarlo agli uomini.
L’Acquario fronteggia il Leone, ed anziché diventare un eroe per se stesso deve essere in grado di compiere un gesto di eroismo, che aiuti e liberi l’umanità dalla schiavitù dell’ignoranza e dell’egoismo; tuttavia deve essere così maturo da affrontare la responsabilità ed il prezzo che questa scelta potrà comportare, poiché chi detiene il potere non ha alcun interesse in questo progetto e lavora per mantenere un concetto di “massa”, in cui vi sia un capo ed un corpo collettivo che risponda ed esegua, anziché aver a che fare con persone mature e responsabili e come tali non più schiavizzabili e plasmabili.

Io servo…

La Decima Fatica di Ercole, CAPRICORNO

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LA DECIMA FATICA

L’uccisione di Cerbero, il Guardiano dell’Ade
(Capricorno, 23 Dicembre – 20 Gennaio)
Il Mito

Colui Che presiedeva il Consiglio dichiarò: “La luce della vita deve ora risplendere nel
mondo delle tenebre”. Il Maestro comprese e disse:
“Il figlio dell’uomo, che è anche figlio di Dio, deve passare per la decima Porta; Ercole deve
avventurarsi nella sua nuova impresa senza nessun indugio”.
Quando Ercole si trovò faccia a faccia con la sua guida, questi gli disse:
“Mille pericoli, o Ercole, hai superato e molto hai conseguito. Ora possiedi saggezza e forza.
Vuoi tu usarle per liberare chi da lungo tempo è in agonia ed è preda di grandi e incessanti
sofferenze?
Il Maestro toccò lievemente la fronte di Ercole e all’occhio interno di questi apparve una
visione: un uomo giaceva su di una roccia e gemeva come se il suo cuore stesse per spezzarsi.
Le sue mani e i suoi piedi tremavano; le pesanti catene che lo imprigionavano erano collegate ad anelli di ferro. Un feroce e impudente avvoltoio continuava a beccare il fegato della prostrata vittima; come conseguenza, un gocciolante rivolo di sangue fluiva dal suo fianco.
L’uomo sollevava le mani incatenate gridando e invocando aiuto; ma le sue grida echeggiavano invano nella desolazione, per essere infine ingoiate dal vento. La visione svanì ed Ercole si trovò, come prima, a fianco della sua guida.
“L’essere incatenato che tu hai veduto si chiama Prometeo”, disse il Maestro.” Egli patisce
tutto questo da lunghe ere e tuttavia non può morire, essendo immortale. Egli rubò il fuoco
dal cielo e per questo è stato punito. Il luogo della sua dimora è conosciuto come Inferno, il
dominio di Ade. Come Prometeo, o Ercole, ti viene chiesto di divenire un salvatore. Discendi dunque nelle profondità, cercalo e liberalo dalle sue sofferenze.”
Ciò udito e compreso, il figlio dell’uomo, che era anche figlio di Dio, assunse questo incarico e si avviò passando per la decima Porta.
Cominciò quindi a discendere, spingendosi sempre più in basso negli avvolgenti mondi
della forma. L’atmosfera diventava sempre più soffocante e l’oscurità sempre più intensa. Ma la sua volontà era ferma. Questa ripida discesa si protrasse ancora a lungo, molto a lungo. Solo, eppure non del tutto solo, Ercole continuò a vagare fino a quando, rivolgendo l’attenzione in se stesso, udì la voce argentina di Atena, la dea della saggezza e le rassicuranti parole di Ermete.
Giunse infine a quel tenebroso e avvelenato fiume chiamato Stige, il fiume che le anime
dei defunti devono attraversare. Per essere trasportate sull’altra riva, esse dovevano pagare un obolo a Caronte, il traghettatore. Ma il cupo aspetto del visitatore terrestre spaventò Caronte al punto tale che, questi dimenticando l’obolo, traghettò subito lo straniero dall’altra parte.
Ercole era entrato finalmente nell’Ade, una fioca e brumosa regione formicolante di ombre, o per meglio dire, di gusci dei trapassati.
Appena la Medusa percepì la presenza di Ercole, i suoi capelli di sibilanti serpenti si aggrovigliarono minacciosi. Ercole sguainò la spada e vibrò contro di essa un fendente che però colpì soltanto l’aria.
Attraversando sentieri labirintici, seguì il suo percorso e giunse infine alla corte di Ade, il re che governava gli inferi. Questi, arcigno e torvo, si sedette rigidamente sul suo nero trono e con aria minacciosa apostrofò Ercole.
“Cosa cerchi tu, o mortale vivente, nel mio regno?”
“Cerco di liberare Prometeo”, rispose Ercole.
“Il sentiero è custodito dal mostro Cerbero, un cane con tre grandi teste su ognuna delle
quali vi sono dei serpenti arrotolati. Se tu riuscirai a vincerlo con le tue mani nude, cosa che nessuno ha ancora mai fatto, allora potrai liberare il dolorante Prometeo”, replicò Ade.
Soddisfatto di questo responso, Ercole seguitò il suo cammino e ben presto avvistò il cane
con tre teste ed udì il suo furioso abbaiare. Con un ringhio feroce, la bestia si avventò contro Ercole che però, afferrandolo per la gola principale, lo strinse in una morsa soffocante. Preso da una furia frenetica il mostro si dibatteva forsennatamente. Quando alfine le sue forze cominciarono a venir meno, Ercole ebbe il completo controllo su di lui.
Ciò fatto, continuò il suo cammino e trovò Prometeo che giaceva agonizzante dal dolore su
una lastra di pietra. Speditamente Ercole spezzò le catene e lo liberò.
Ritornando sui suoi passi, giunse nel luogo da dove era venuto. Quando raggiunse nuovamente il mondo dei viventi, si trovò di fronte al suo Istruttore che disse:
“La luce ora risplende nel mondo delle tenebre, il lavoro è fatto. Riposati, figlio mio”.
F. M.

Prologo

Il segno del Capricorno, dice il Tibetano, è uno dei più difficili a descriversi ed è anche il
più misterioso di tutti i dodici segni. E così infatti lo abbiamo trovato. Anche il simbolo del
segno (ci è stato detto) non è mai stato disegnato correttamente e questo perché l’uso del simbolo autentico attirerebbe un afflusso di forza inadatto per l’attuale livello evolutivo
dell’umanità. Questo simbolo è talvolta chiamato la “firma di Dio”.
Ai piedi della montagna, il capro, il materialista, cerca il nutrimento in luoghi aridi, il capro espiatorio, iniziando a salire, trova i fiori dei desideri realizzati, ognuno con la sua propria spina di sazietà e di disillusione. In cima alla montagna il sacro capro ha la visione e l’iniziato appare. In altre scritture i simboli (che rappresentano i tre stadi) sono: il capro, il coccodrillo e l’unicorno.
Un mito pone l’enfasi sulla discesa agli inferi per liberare l’umanità (nella figura di Prometeo incatenato e torturato). Un altro dà più importanza a Cerbero che talvolta viene ucciso, altre volte viene condotto sulla superficie della terra. Noi lasciamo che il lettore tragga le sue proprie considerazioni sul significato spirituale di queste variazioni.
È da ricordare che, secondo il Credo cristiano, il Cristo Gesù “discese negli inferi”. Perché?
Sicuramente perché il Suo amore inclusivo comprendeva anche le cosiddette ‘‘anime
perdute”. Ci è stato detto, infatti, che il Cristo si prende cura di tutta l’umanità, fino a che anche l’ultimo dei “piccoli” non sia tornato a casa. E chi siamo noi per interpretare la “firma di Dio”? In tutta umiltà sottoponiamo questi punti alla nostra riflessione. Ci è stato detto che il nato in Capricorno offre in ginocchio il suo cuore e la sua vita all’anima e soltanto allora, quando cioè sarà autoiniziato, potranno essergli affidati i segreti della vita e i più alti poteri.

Interpretazione della Fatica nel Capricorno

Vi sono due porte di particolare importanza: il Cancro, che immette in ciò che noi erroneamente chiamiamo vita e il Capricorno, che conduce nel regno spirituale. Il Cancro è la porta per la quale passiamo quando imprigioniamo la vita nella forma; il Capricorno è la porta attraverso cui noi finalmente passiamo quando non ci identifichiamo più con l’aspetto formale dell’esistenza, bensì con lo spirito. Questo è ciò che significa essere un iniziato.
Un iniziato è una persona che non pone più la sua coscienza al servizio della mente, dei desideri o del corpo fisico. Egli può usarli, se così sceglie; e molto spesso lo fa per aiutare
l’umanità, ma non è lì che la sua coscienza è focalizzata. L’iniziato è tale perché è focalizzato nella sua anima, ossia in quell’aspetto di noi stessi che è libero dalla forma. È nella coscienza dell’anima che noi funzioniamo alfine in Capricorno, riconosciamo di essere degli iniziati ed entriamo nei due grandi segni universali di servizio all’umanità. È interessante notare che in Acquario noi abbiamo simbolicamente a che fare con delle masse di animali, dato che in questo segno Ercole, come primo impegno di discepolo mondiale, aveva avuto il compito di ripulire le stalle d’Augia. Ma nei Pesci egli cattura non soltanto il toro, ma anche tutti i buoi, dando alla nostra coscienza l’idea dell’universalità del lavoro mondiale, della coscienza di gruppo, della coscienza universale e del servizio mondiale.
Se siete nati sotto il segno del Capricorno, non crediate di essere per questo degli iniziati.
Si deve avere il senso delle proporzioni e dello stadio evolutivo. Gli aspiranti o soffrono di un complesso d’inferiorità, che li fa sentire incapaci di fare qualsiasi cosa, oppure hanno
un’esagerata idea della loro importanza; hanno un contatto con la coscienza dell’anima, ma solo un lieve contatto, che essi ritengono invece una completezza e per tale motivo
s’inorgogliscono. Tutto questo dimostra una mancanza di senso delle proporzioni.

Questo segno simboleggia la terza iniziazione, la prima delle iniziazioni maggiori. Nel
Vangelo di Matteo, 17, leggiamo che Cristo prese con sé tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in cima alla montagna in cui fu trasfigurato davanti ai loro occhi. Essi caddero proni, con la faccia a terra, e Pietro disse: “Costruiamo tre capanne”. Nella filosofia Indù ciò è chiamato “iniziazione dell’uomo che costruisce la sua capanna”. Pietro, la roccia o il fondamento, è il simbolo del corpo fisico. Giacomo, l’illusore, simboleggia la natura emozionale, la fonte d’ogni illusione. Giovanni, il cui nome significa: “il Signore ha parlato”, simboleggia la mente. Abbiamo qui rappresentato il simbolismo dei tre aspetti della personalità di fronte al Cristo glorificato nel momento della sua Trasfigurazione in Capricorno.

Significati del Segno
Questo è il segno del caprone; un segno superumano, universale e impersonale. Tutte le
precedenti fatiche di Ercole riguardavano la propria liberazione. Ora invece entriamo in tre segni che non hanno alcuna relazione con i suoi conseguimenti personali. Egli ora è libero. È un iniziato e un discepolo mondiale. Egli ha percorso innumerevoli volte la ruota dello zodiaco, ha imparato tutte le lezioni dei diversi segni e ha scalato la montagna dell’iniziazione; ha sperimentato la trasfigurazione. È perfettamente libero e può così lavorare universalmente compiendo fatiche che non hanno più alcuna relazione con se stesso. Egli opera come un essere superumano in un corpo umano. I grandi stadi di sviluppo lungo il sentiero dell’espansione, che noi chiamiamo iniziazioni, sono impressi nel cervello e non ci possono essere detti da nessun altro. Non abbiamo mai incontrato un vero iniziato che abbia preteso d’essere tale, mai. Il marchio che contraddistingue l’iniziato è il silenzio. Il Capricorno è un segno di tristezza, un segno d’intensa sofferenza e di solitudine e queste sono caratteristiche che distinguono l’iniziato.
L’impersonalità si basa su un fondamentale conseguimento della personalità. Prima di poter raggiungere l’impersonalità occorre essere stati tremendamente attaccati alla personalità.
Questo è un paradosso, ma non si può riuscire ad essere impersonali se non c’è nessuna tentazione nell’essere personali. L’impersonalità che dobbiamo sviluppare è un’espansione
dell’amore personale che abbiamo per un individuo, per la nostra famiglia, il nostro circolo di amici, in uno stesso atteggiamento verso l’umanità, ma questo non ha niente a che vedere con il sentimentalismo.
Noi possiamo amare il genere umano perché conosciamo il significato dell’amore personale
e quindi, lo stesso amore che abbiamo dato agli individui più vicini a noi, possiamo darlo a
tutta l’umanità. L’impersonalità non è un rinchiudersi in se stessi, erigendo delle barriere, ma è un amore esteso a tutti, poiché siamo capaci di vedere le persone per quello che veramente sono, con le loro colpe, i loro fallimenti, le loro realizzazioni, tutto ciò che li fa essere quel che sono, con chiara visione, amarli per ciò che veramente sono. Nelle Regole della Via è scritto: “Ognuno vede e conosce le bassezze di ciascuno. Eppure, malgrado questa grande rivelazione, non vi è ritrarsi, né reciproco disprezzo”. Questa è la condizione da realizzarsi in Capricorno. Quello che dobbiamo sviluppare non proviene da un indurimento del cuore, né dal tremendo distacco, né dal salire su di un piedistallo.
Il discepolo mondiale non solo fa ciò che fece Ercole, ossia discendere nell’inferno e domare
Cerbero, ma lavora continuamente tra gli uomini, interessandosi di tutti. Egli è impersonale.
Ci si potrebbe chiedere se quest’impersonalità debba riferirsi a noi stessi piuttosto che
alle altre persone. La risposta è che occorre essere impersonali nel nostro comportamento. Se noi fossimo veramente impersonali nei riguardi di noi stessi, il nostro modo di interagire con le altre persone sarebbe quello giusto.

Costellazioni

Ci sono tre costellazioni connesse col segno del Capricorno. Una è chiamata Sagitta, la
freccia. Essa non ha nessuna connessione col Sagittario, ove abbiamo l’arciere le cui frecce
trafiggono la personalità. Qui abbiamo invece la freccia, proveniente da una sorgente cosmica che trafigge il cuore del Figlio di Dio, chiamato il Cristo, il più vicino a noi tra i grandi salvatori del mondo, “l’uomo del dolore che conosce le pene dell’umanità”. Egli fu trafitto dalla freccia Sagitta, la freccia cosmica.
Il nome ebraico di questa freccia significa “la desolata”, e il sentiero che ogni discepolo
percorre è necessariamente un sentiero solitario. Quello dell’iniziato è ancor più solitario. Il
sentiero di un salvatore del mondo è il più solitario di tutti. Questa condizione sarà però presto alleviata. Lungo le età sono apparsi molti di questi grandi Maestri, alcuni qui, altri là.
Abbiamo mai considerato la loro profonda solitudine? Nessuno poteva comprenderli.
Forse furono canonizzati centinaia di anni dopo la loro scomparsa. Ma ora vi sono così tanti aspiranti, così tanti sul sentiero del discepolato, che forse la coscienza di gruppo comincia ad apparire negli affari del mondo; ora sarà una solitudine di gruppo, anziché una solitudine individuale.
L’Aquila è considerata essere in stretto rapporto sia col Capricorno sia col Sagittario. È
l’uccello della luce (il simbolo dell’aspetto superiore dell’uomo) che si manifesta come anima (secondo aspetto) portata a compimento.
Il Delfino è una costellazione molto interessante che racchiude in sé uno straordinario
simbolismo. In un antico zodiaco è raffigurato come un pesce pieno di vita che salta fuori
dell’acqua e piroetta nell’aria, per gioco. È il simbolo del Figlio di Dio che, operando secondo la legge, assume una forma e vive nell’acqua e nell’aria e non essendo più condizionato dalle leggi fisiche, può giocare con le forze della natura. Stiamo cominciamo ad imparare qualcosa riguardo a queste forze, ma ci vorrà ancora del tempo, prima che il Delfino possa avere per noi un vero significato personale.

L’Ascesa della Montagna

Il Capricorno ci racconta la storia dell’ascesa alla montagna e della discesa agli inferi. Per ogni anima ci sono tre grandi ascensioni. La Massoneria attraverso i secoli è stata la custode di questa tradizione. C’è innanzitutto l’ascesa della materia al cielo, che troviamo nella Vergine.
Vi è poi l’elevazione della natura psichica da sotto a sopra il diaframma. Non si è allora più
emotivi ed egocentrici, non si vive più nel plesso solare, ma ci si focalizza nel cuore ove si
diviene coscienti della vita di gruppo; i nostri sentimenti e i nostri desideri sono allora relazionati al gruppo.
La nostra vita non si svolge più nella natura animale, interessata alla creazione sul piano
fisico, ma diventiamo creature spirituali operanti nella materia del piano mentale. Non siamo più imprigionati nella forma, poiché l’abbiamo talmente plasmata da elevarla nella coscienza del centro cerebrale. Da questo centro possiamo poi controllare i centri della gola, del cuore, del plesso solare ed ogni parte del nostro corpo. Ciò non si ottiene concentrandosi su questi centri né pensandovi, ma vivendo come un cosciente figlio di Dio seduto sul “trono fra le sopracciglia”, il centro ajna (o ghiandola pituitaria), come lo chiamano gli Indù. Questa è la seconda grande ascensione.
L’ascensione finale è quella che contrassegna l’emancipazione dell’iniziato d’alto grado
che diviene coscientemente un salvatore del mondo. Ma è nella seconda iniziazione, in cui
avviene l’elevazione della natura psichica inferiore, che noi dobbiamo lavorare in modo tale che ogni desiderio, ogni stato d’animo, ogni emozione siano “assunti in cielo”.

Preparazione per la discesa nell’Ade

Vi furono tre cose che Ercole dovette fare prima che iniziasse a discendere negli inferi. La
sequenza in cui avvennero è interessante. Prima di tutto, dovette purificarsi. Ercole, il figlio di Dio, che aveva trionfato, ed era stato trasfigurato, quando stava per scendere negli inferi per compiere il suo lavoro, sentì risuonare la parola della purificazione. Pensò dunque di essere sufficientemente puro! Come avvenne questa purificazione non è però noto. Si può supporre che egli dovette dimostrare di essersi liberato dall’irritabilità e dall’egoismo nel suo normale ambiente in cui viveva come essere umano. È di regola nell’occultismo che, sulla scala dell’iniziazione, se non si è capaci di vivere in modo puro nella cerchia del proprio ambiente, non si è d’alcuna utilità né in cielo, né all’inferno. Che cosa significa essere puri? La parola è per lo più usata in senso fisico, ma essere “puro” significa, in realtà, esseri liberi dalle limitazioni della materia. Se si è, in qualche modo, anche prigionieri della mente, che è una forma di materia sottile, non si è puri. Se si hanno emozioni egoistiche, non si è puri. Ercole dovette purificare se stesso.
Leggiamo poi che egli dovette essere iniziato ai misteri. Se ben comprendo (e posso anche
sbagliare in questo), è che prima di poter scendere nell’inferno universale, occorre scendere
nel proprio inferno personale. È un tremendo periodo della vita quello in cui si deve scendere nel proprio inferno per diventare un iniziato. L’universale s’impara tramite esperienza individuale; solo questa è realizzazione. Non è possibile imparare per sentito dire.
Come era accaduto nei miti precedenti, Ercole dovette fermarsi ed impegnarsi in un’azione di servizio prima di poter affrontare Cerbero. Egli vide due persone legate che stavano per essere attaccate da una mandria e dovette liberarle prima di poter affrontare il proprio problema.
Per l’iniziato il servizio viene sempre prima di ogni altra cosa: se vi è bisogno del suo
aiuto, egli deve momentaneamente abbandonare ciò che deve fare per sé. Questo è quel che
accade sempre all’iniziato, perché è governato dalla coscienza di gruppo.

Il simbolo di Cerbero

Cerbero, il cane a tre teste, dall’abbaiare furioso, dai serpenti che circondano il suo corpo e
formano la sua coda, era il guardiano dell’Ade. Le tre teste simboleggiano la sensazione, il
desiderio e le buone intenzioni. È l’amore per la sensazione che trascina l’umanità di qua e di là per soddisfare la fame nel mondo economico o il desiderio di felicità nel mondo del piacere.
I violenti impatti della sensazione sono ricercati per mantenere la mente occupata. La testa
centrale fu da Ercole afferrata per prima perché essa è la più importante. Il desiderio infatti sottostà a tutte le sensazioni, cerca di esprimersi e in tal modo ottenere soddisfazione nel mondo esterno. La terza testa rappresenta le buone intenzioni non realizzate. Abbiamo dunque il desiderio nel centro, la sensazione che caratterizza tutti gli impatti in un lato, la terza testa delle buone intenzioni non considerate a fondo e mai realizzate sull’altro lato, per cui fin dagli antichi tempi si diceva che: “l’inferno è lastricato di buone intenzioni”.
La coda fatta di serpenti rappresenta tutte le illusioni che impediscono il progresso della vita spirituale; la materialità che ci mantiene ancorati nei livelli inferiori; la natura psichica inferiore che provoca un gran numero di disastri; la paura incondizionata e irrazionale; la paura dell’insuccesso e del fallimento che trattiene tante persone dall’essere attive, fomentando solo l’inerzia che, ci viene detto, è la grande colpa degli aspiranti e dei discepoli.
Ercole afferrò Cerbero per la testa di mezzo e lo neutralizzò poiché tutti gli dèi solari si occupano dei problemi dell’umanità e scendono solitari nell’inferno per salvare l’umanità; tutti gli dèi solari sono nati nel segno del Capricorno.
(Testo redatto da una conferenza di A.A.B., condensata)

Epilogo

La grande oscillazione in Capricorno è riassunta nelle parole chiave. Sulla ruota ordinaria
esse sono: “E la Parola disse: Che l’ambizione governi e la porta sia spalancata”. Questa è la chiave per la spinta evolutiva e per il segreto della rinascita (il Tibetano). Quando un autentico senso della realtà sostituisce le ambizioni sia terrene che spirituali, allora l’uomo può in verità dire: “Mi perdo nella luce superna, ma a quella luce volgo le spalle”. È così che il discepolo mondiale, iniziato in Capricorno, va per la sua via per servire l’umanità in Acquario. In questo segno egli ripulisce le stalle d’Augia (dal karma della trascorsa ignoranza e dei passati errori; il Guardiano della Soglia) per poi diventare, in Pesci, un salvatore del mondo. Si ricorderà come l’ultimo atto del Cristo, sulla via del Getsemani e del Calvario, fu di lavare i piedi ai suoi discepoli.
È stato detto: “Il Cristianesimo non ha fallito, non è mai stato sperimentato”. E noi, dopo
duemila anni, vogliamo veramente iniziare a provare, individualmente e in gruppo? Questo è il lavoro che renderà possibile il ritorno del Cristo e che preparerà l’umanità a riconoscerLo e a renderla capace di sopportare la qualità delle vibrazioni che accompagneranno la Sua venuta.
(da “Astrologia Esoterica”, pp. 153-174.)
“Ogni uomo deve ricordare che il destino dell’umanità è incomparabile e che dipende, in
gran parte, dalla sua volontà di collaborare nel compito trascendente. Deve ricordare che la legge è, ed è sempre stata, la lotta; e che nulla ha perso della sua violenza per il fatto di essere stata trasportata dal piano materiale al piano spirituale. Deve ricordare che la sua propria dignità e la sua nobiltà di essere umano devono emergere dai suoi sforzi di liberare se stesso dalla schiavitù e di obbedire alle sue più profonde aspirazioni. Soprattutto non deve mai dimenticare che la scintilla divina è in lui, in lui soltanto, e che è libero sia di disprezzarla, di ucciderla, sia di avvicinarsi sempre più a Dio, mostrando il suo ardente desiderio di lavorare con Lui e per Lui.” Le Comte du Noüy.

Il Progetto del Sole in CAPRICORNO

I simboli che si legano a questo segno sono tutti improntati sulla sofferenza e sulla costrizione. Il Capricorno porta con sé qualcosa di privativo, un senso di rinuncia che deriva dal suo pianeta Saturno, che rappresenta tutti i limiti che pone la realtà materiale a cui il segno deve sottostare; quelli che l’individuo sperimenta nel tentativo di farsi un’esperienza personale appoggiandosi sulle sue sole forze.
Nel Capricorno non esiste uno spirito missionario e caritatevole, per cui non è per bontà o per pietà che avviene la rinuncia, ma parte dal senso del dovere e dell’obbligo morale con cui deve necessariamente fare i conti.
Questo segno ha il difficilissimo compito di fronteggiare il morbido ed avvolgente Cancro (che rappresenta l’Es, quanto di più gratificante l’individuo possa sperimentare in termini di dolcezza e di protezione materna), per andare ad occupare il suo posto nel mondo del logos, simbolo del padre e del principio maschile, che giunge solo dopo aver operato una frattura con il mondo dell’Eros.
Per svolgere il suo compito, che consiste nel raggiungere un’indipendenza ed una autonomia personale, il Capricorno si serve della sua struttura forte e distaccata ed opera una rinuncia potente prima alla protezione, poi all’emotività ed infine all’affettività, costringendosi gradualmente a quello che la psicologia chiama “il tradimento”, ovvero il voltare le spalle a tutto ciò che ci è stato dato come valori, leggi e regole collettive, per coltivare la propria individualità unica condizione per non “tradire se stessi”.
Il glifo stesso del segno è una capra con una coda di pesce, simbolo di una natura istintiva e potente che non può affiorare, ma che tuttavia crea impaccio ad un animale che deve arrampicarsi sulle montagne.
La psicologia più comune ai nativi è quello del capro espiatorio: molti associano questo segno alla figura di Cristo (del resto anche la sua presunta nascita va sotto questo segno); il Cristo è l’immagine di colui che deve sacrificarsi per la gloria del proprio Padre e per la redenzione del mondo.
Il tema del padre a cui il figlio deve umiliarsi è molto presente in questo segno, in cui Saturno pone l’accento sui concetti di autorità, di disciplina e di merito.
Sicuramente al Capricorno non spetta la parte migliore dello Zodiaco, ed infatti sono rari i nativi che riescono a realizzarsi nella prima parte della vita, proprio perché troppo spesso hanno dovuto difendersi dalle circostanze esterne, da dover poi impiegare anni a smontare i meccanismi difensivi nei quali restano a lungo intrappolati.
E’ il classico tema della Croce, in cui la materia imprigiona lo spirito, e del Cristo, che deve lasciar morire la sua parte umana per poter far nascere la sua parte spirituale.
Il compito più difficile del Capricorno sta nel liberarsi da una struttura imprigionante, affinché possa iniziare il suo cammino di liberazione della natura interiore.
Il mito che più rappresenta questo segno è quello di Azazel, un Dio ebraico che si affianca originariamente a Jahweh. Azazel impersona il capro espiatorio ed è costretto ad addossarsi tutte le colpe che il popolo di Israele ha commesso nel trasgredire alle leggi di Jahweh, dopo di che deve andare ramingo per il deserto con il suo carico di disperazione.
Il simbolismo del deserto è sempre presente in questi miti capricorniani; esiste anche nel Crono greco, costretto a scendere nel Tartaro; entrambi questi luoghi rappresentano una sorta di errare vagabondo prima che si riesca a contattare la vita, gli scopi e l’essenza.
Solo quando si sono attraversati questi luoghi, che rappresentano l’ombra personale, si riuscirà a smantellare la struttura tirannica e giudicante su cui si è forgiata l’identità.
Sarà proprio questa esperienza a renderlo duttile, ad insegnargli a valorizzare la vita ed a fargli credere che il sole al mattino sorge anche per lui.
Psicologicamente il Capricorno diventerà forte, ma questa forza dovrà cercarla e coltivarla a lungo, poiché la sua natura lo ha portato a doversi difendere da situazioni difficili nell’infanzia, attraverso l’erigere muri e barriere per poter nascondere ciò che non poteva sopportare. Questo fa sì che l’IO non riesca a strutturarsi con naturalezza, ma al suo posto si struttura la maschera esterna, che diventa rigida ed intollerante, e finisce con l’imprigionare l’Io che diventa vittima di un Super Io tirannico ed inflessibile, che nulla concede a sé ed agli altri.
Il Capricorno è un segno che, contrariamente a quanto si pensa comunemente, matura tardi, proprio perché fa molta fatica a contattare la sua debolezza; il simbolo delle ginocchia rappresenta proprio il fatto che prima deve inginocchiarsi per potersi ergere in piedi, proprio come il bambino, prima di poter camminare con due gambe, deve camminare con quattro.
La ferita originaria che ogni Capricorno chiude gelosamente all’interno dovrà riaprirsi, permettendo al dolore di riemergere e di lasciar crescere l’IO bambino a suo tempo mortificato e bloccato.

CAPRICORNO:
(22 dicembre-20 gennaio)

Segno: cardinale
Genere: femminile
Elemento corrispondente: terra
Caratteristiche: ambizione, costruttività, diplomazia
Giorno della settimana: sabato
Numero fortunato: 10
Colori: giallo scuro, marrone, nero, verde
Profumi ed essenze: lillà, narciso, vetiver
Fiori e piante: caprifoglio, castagno, felce, gardenia, margherita, narciso, pino, quercia, rovere, violetta
Animali: capra, coccodrillo, pipistrello, seppia, serpente
Pietre preziose e minerali: ambra, granato, onice, opale, quarzo rosa, zaffiro
Metalli: piombo
Professioni: imprenditori, politici

Sono responsabile.

La Nona Fatica di Ercole, SAGITTARIO

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LA NONA FATICA

L’uccisione degli uccelli di Stinfalo
(Sagittario, 23 Novembre – 22 Dicembre)
Il Mito

All’interno del luogo di pace, il Maestro così parlò ad Ercole: “O figlio di Dio, che sei anche
figlio dell’uomo, è giunto il tempo di prendere un’altra via. Sei davanti alla nona Porta.
Oltrepassala e va a cercare la palude di Stinfalo, ove vi sono gli uccelli devastatori. Trova il
modo di scacciarli da quella loro dimora troppo a lungo sicura.”
Dopo una pausa aggiunse: “La fiamma che brilla oltre la mente rivela la giusta direzione.
Questo è il compito che ti aspetta. Ora devi passare per la nona porta”.
Allora Ercole, figlio dell’uomo, ma anche figlio di Dio, si mise in cammino.
Per lungo tempo egli cercò il luogo ma finalmente giunse a Stinfalo. Innanzi a lui si stendeva un fetido pantano e man mano che avanzava, una moltitudine d’uccelli gracchiava orribilmente in un coro dissonante e minaccioso.
Avvicinandosi ancora vide i grossi uccelli dall’aspetto orripilante e feroce. Ognuno di loro
aveva un becco di ferro, affilato come una spada. Anche le penne sembravano delle aste
d’acciaio che, cadendo, potevano spaccare in due la testa dello stanco viandante. I loro artigli, come il becco, erano affilati e forti.
Tre uccelli, scorgendo Ercole, si precipitarono su di lui. Egli rimase fermo e respinse
l’attacco con la sua pesante clava. Un uccello, colpito cadde sulla schiena con suono metallico, lasciando cadere due piume che tremolando si conficcarono perpendicolarmente nel terreno cedevole. Infine gli uccelli si allontanarono.
Ercole rimase a guardare il pantano, riflettendo su come avrebbe potuto espletare il compito assegnatogli, sul modo di liberare quel posto da quegli uccelli predatori.
Cercò di riuscirvi escogitando vari sistemi. Inizialmente tentò di colpirli con una pioggia di
frecce, ma i pochi che rimasero uccisi erano soltanto una frazione di quell’enorme massa, che si sollevò in nuvole così fitte da oscurare il sole.
Pensò di sistemare delle trappole nel pantano. Fatto ciò, nessuna barca e nessun piede umano avrebbero potuto attraversare lo stagno.
Ercole fece una pausa. Gli vennero allora in mente le parole udite nel consiglio che gli era
stato dato. “La fiamma che brilla al di là della mente, rivela la sicura direzione.” Riflettendo a lungo, ebbe una geniale intuizione.
Aveva due grossi piatti d’ottone che, battendoli assieme, davano un suono stridente e intollerabile, un suono così aspro e penetrante che avrebbe spaventato anche i morti. Ercole stesso, non potendovi resistere, si tamponò le orecchie.
Al crepuscolo, quando la palude si riempì di un’enorme quantità di uccelli, Ercole ritornò e
batté fortemente i piatti tra loro più e più volte. Il fracasso così prodotto fu tale che egli stesso vi resistette a stento. Mai prima di allora si era sentita a Stinfalo una simile lacerante dissonanza.
Disorientati e disturbati da un rumore così mostruoso gli uccelli predatori si sollevarono
in aria sbattendo selvaggiamente le loro ali metalliche e lanciando rauche strida di spavento.
La vasta nube d’uccelli se ne fuggì in frenetica fretta, in una condizione d’estrema confusione, per non fare mai più ritorno. Il silenzio cadde allora su tutta la palude.
Gli orridi uccelli erano scomparsi. La tenue luce del sole vespertino pareva tremolasse sul
paesaggio che s’andava oscurando.
Quando Ercole fu di ritorno, l’Istruttore lo salutò dicendo:
“Gli uccelli assassini sono stati cacciati via. La fatica è compiuta.”

Interpretazione della Fatica

Il Sagittario è, a parer mio, uno dei segni più interessanti, perché offre delle peculiari applicazioni a tutti coloro che rispondono al nome di “aspirante”.
Ci sono due parole che bisognerebbe escludere dal vocabolario dell’occultista, e che sono:
“iniziato” e “maestro”. “Iniziato” è un termine deliziosamente separativo, è una parola che
pone su un piedistallo. “Maestro” è un termine che fa nascere nella coscienza delle persone
l’impressione che esistano uomini superiori che assumono, nei riguardi dei loro discepoli, la
posa di direttori o maestri, che dicano loro ciò che si deve o non si deve fare. Ma nessun vero adepto si è mai comportato in questo modo.
Le parole “aspirante” e “discepolo” sono decisamente migliori. La parola “aspirante” è
come un mantello che ricopre ogni stadio del nostro sviluppo. Se volete una parola più tecnica, usate “discepolo”. Questa è una parola che vela e nasconde, poiché, sia l’aspirante del più basso grado, sia il Cristo stesso, sono dei discepoli. È una parola che elimina classi, gradi e differenziazioni nei vari livelli di evoluzione. Il punto in cui ci veniamo a trovare, sulla scala evolutiva, è un nostro affare privato. Il mondo saprà chi siamo, quando avremo compiuto il lavoro che è delineato per noi nella Fatica del Sagittario.
Abbiamo già trattato lo straordinario segno dello Scorpione, in cui Ercole dimostra a se
stesso il fatto che non poteva più essere preda del serpente dell’illusione, in quanto s’era ormai liberato dalla paura, dall’annebbiamento emotivo e da tutto ciò che avrebbe potuto ingannarlo o sedurlo. In tal modo la visione fu realizzata.
Poiché il Sagittario è un segno tremendamente importante, è bene fare un breve riassunto
di ciò che è stato fin qui e che nasconde ciò che è dietro di noi. Do per scontato il fatto che
ognuno di noi sia un aspirante ben determinato, l’arciere a cavallo che va dritto alla meta, come una freccia verso il bersaglio.
È interessante rimarcare che lo stendardo degli Stati Uniti d’America mostra le freccie del
Sagittario negli artigli di un’aquila, perché l’Aquila è, astrologicamente, intercambiabile con il Sagittario ed è il simbolo dello spirito che si manifesta attraverso l’anima, a cui l’aspirante sul piano fisico è rivolto con ferma determinazione. Nello stendardo degli Stati Uniti d’America vi è dunque la profezia della meta di questa razza, allorché essa sarà cresciuta. È dal suo interno che emergerà quel gruppo di aspiranti i quali, unendosi a loro volta ad un gruppo di discepoli, dimostreranno al pianeta la realtà del mondo soggettivo. Questo è il destino di questa razza e sarà anche il conseguimento di tutte le razze che sono state riunite negli Stati Uniti d’America.
Riassumiamo la storia di Ercole, l’aspirante e di ciò che ha compiuto in ogni segno.
In Ariete, Ercole iniziò sul piano della mente il tentativo di catturare le giumente antropofaghe, ma fallì. Egli interagì con loro in modo personalistico, usò il pensiero dal punto di vista della personalità e non dell’anima. In Sagittario, uccise gli uccelli antropofagi e si trovò ancora una volta di fronte al medesimo problema sul piano della mente. Questa volta però dimostrò un completo controllo e una perfetta padronanza di ciò che è la prima cosa che un aspirante all’iniziazione deve fare: controllare i propri pensieri e di conseguenza le proprie parole, altrimenti non può esserci iniziazione.
In Ariete, Ercole cominciò a controllare il pensiero.
In Toro, si trovò a lavorare sul piano astrale dove lottò e prevalse sul problema del sesso,
dimostrazione della gran legge d’attrazione nell’universo nel suo aspetto inferiore. Ebbe un
gran bel successo: dominò il toro e lo condusse nella città dei Ciclopi.
In Gemelli cominciò a divenire cosciente della propria dualità; fu assillato dal problema
dell’anima e del corpo e di come coordinarli. Questa è la ragione per cui in Gemelli vi sono,
nei primi stadi, continue fluttuazioni.
In Cancro sperimentò un certo grado di coscienza di massa: prese una forma. Questo è lo
stadio dell’incarnazione umana. Molti non sono coscienti del fatto che essi sono esseri umani in rapporto con altri esseri umani. Nel Cancro, Ercole cominciò a far suo questo punto di vista.
Nel momento in cui lo viviamo anche noi, catturiamo la timida cerbiatta dell’intuizione e
cominciamo ad esseri intuitivi e non più psichici.
Ercole passò quindi nel difficile segno del Leone in cui molti ora si trovano e cominciò a
diventare un individuo molto potente. Era sicuro di poter fare qualsiasi cosa; era solo: una
condizione di potere. In questo stadio si vuole dirigere gli uomini e si comincia col dirigerli
erroneamente. Si afferma troppo fortemente la propria supremazia e si pensa di essere più importanti di quello che si è in realtà. Bisogna liberarsi dal senso dell’“io sono”. Questa è
l’intera storia della vita dell’aspirante, il quale deve divenire così identificato con la realtà spirituale che sta dietro a tutte le forme, da non occuparsi più della propria forma, delle proprie reazioni mentali ed emozionali o della propria utilità.
Nella Vergine, Ercole divenne cosciente non dell’anima e del corpo in reciproca relazione,
ma del fatto che entro di lui dimorava, latente, il Cristo infinito e che la personalità, il lato
forma, nutriva qualcosa di bello in lui celato. Allora i suoi occhi si aprirono.
In Bilancia si trovò nel difficile stadio di dover raggiungere l’equilibrio, un segno molto astruso sotto diversi aspetti, poiché l’uomo in quello stadio non è né anima né corpo. Sul piano fisico la bilancia equilibra la coppia degli opposti. Egli la equilibrò tanto bene da non percepire dove stesse andando.
In Scorpione, sul piano astrale, Ercole riprese il lavoro iniziato in Toro, lo completò e lo
ripulì di tutto il fango della grande illusione e restò libero, con la chiara visione della meta che lo attendeva.
Il segno dei Gemelli è l’opposto del Sagittario. Gemelli rappresenta la dualità, Sagittario
l’unità, la concentrazione su un unica direzione, la personalità unificata, cosciente della anima, determinata ad entrare nel segno del Capricorno, in cui avviene la gran transizione dal quarto regno al quinto: il regno spirituale.
Il Sagittario è l’arciere sul bianco cavallo, talvolta raffigurato come un centauro con arco e
frecce. In questa doppia raffigurazione, il centauro metà uomo e metà animale e l’arciere sul cavallo bianco, metà umano e metà divino, viene condensata l’intera storia. Il cavallo bianco è sempre il simbolo della divinità. Cristo appare cavalcando un cavallo bianco. Così è rappresentato il Sagittario nell’Apocalisse. È un segno duplice e ogni qualvolta il segno è duplice esiste un problema.
Così come in Scorpione Ercole riprese e completò il lavoro iniziato in Toro, in Sagittario
riprese e completò il lavoro iniziato nell’Ariete. In Ariete aveva dovuto occuparsi del pensiero alla sua fonte. In questo segno egli dimostrerà un completo controllo del pensiero e della parola.
Sagittario è stato talvolta definito “il segno dell’effetto dello Scorpione”. Nel momento in
cui ci liberiamo dall’illusione, in quel preciso momento, noi entriamo in Sagittario e vediamo la meta. Non l’avevamo mai veduta prima, veramente, perché fra noi e la meta vi è sempre una nube di forme-pensiero che ci impedisce di scorgerla.
Noi parliamo d’amore spirituale, di devozione al Cristo, di devozione ai fratelli maggiori
dell’umanità, di devozione all’anima. Occupandoci di questi pensieri noi costruiamo nuvole di forme-pensiero perché pensiamo e, pensando, costruiamo. Con queste nostre aspirazioni abbiamo perciò costruito intorno a noi una tale nuvola di forme-pensiero, che non vediamo la meta. Con quanto detto non si vuole certamente togliere il terreno sotto i piedi, ma consigliare di smettere di pensare eccessivamente a quello che si deve fare e imparare più semplicemente ad “essere”.

Il Silenzio

Il Sagittario è il segno preparatorio al Capricorno ed è chiamato, in alcuni vecchi libri, “il
segno del silenzio”. Negli antichi misteri il neofita doveva sedere in silenzio, non gli era permesso di camminare o parlare; doveva “essere”, lavorare ed osservare, perché non è possibile entrare nel quinto regno di natura, quello spirituale, o salire la montagna del Capricorno, fino a che non si sia imparato a parlare poco e a controllare il pensiero. Questa è la lezione del Sagittario: controllo della parola mediante il controllo del pensiero. Questo ci terrà molto impegnati poiché, dopo aver rinunciato alle forme ordinarie del discorrere, alle chiacchiere inutili, dobbiamo imparare ad evitare di parlare di cose spirituali. Dobbiamo imparare cosa non dire riguardo la vita dell’anima, a non tenere lunghi discorsi su cose per le quali le persone possono non essere ancora pronte.
Il giusto uso del pensiero, il controllo della parola e la conseguente innocuità sul piano fisico, conducono alla liberazione, poiché noi siamo tenuti all’interno dell’unità umana, siamo imprigionati sul pianeta, non da forze esterne che qui ci trattengono, ma da quello che noi stessi abbiamo detto e fatto. Dal momento in cui smettiamo di stabilire rapporti errati con le persone a causa di quello che diciamo e che non avrebbe dovuto essere detto, non appena cessiamo di pensare cose che non dovremmo pensare riguardo a delle persone, a poco a poco questi legami che ci mantengono nell’esistenza planetaria vengono recisi; allora siamo liberi e possiamo scalare la montagna, come il capro in Capricorno.
È stato chiesto: “Non dobbiamo mai creare karma per noi stessi o fare nulla che ci leghi ad
altri esseri umani poiché, finché noi abbiamo questi legami, siamo costretti a reincarnarci”?
Ebbene, noi possiamo legare noi stessi all’umanità con il servizio, con l’amore, coi pensieri
disinteressati. Ciò significa qualcosa. Ma non dobbiamo legarci con pensieri di critica, con
l’autocommiserazione, con pettegolezzi e con parole che non vorremmo mai aver detto, né
essere spinti, per la nostra liberazione, da moventi egoistici.
Un ammonimento: non siate buoni, né inoffensivi, non servite, semplicemente per rendervi
liberi da tutto, come molti uomini fanno. Rimanete con l’umanità come fa il Cristo, o come
quei grandi Esseri che, ci viene detto, rimarranno nel loro posto designato fino a che l’ultimo pellegrino non avrà trovato la via verso la sua dimora.

Due Porte, tre Costellazioni

Sagittario è la piccola porta per Capricorno. Ci sono due porte cosmiche: Cancro, la porta
per l’incarnazione; Capricorno, la porta per il regno spirituale. Prima del Capricorno vi è il Sagittario, che viene detto “la porta minore”. Si può pensarla come una piccola porta, ai piedi della collina, attraverso cui passiamo prima di scalare la montagna. Attraversandola, noi dimostriamo la nostra abilità nel corretto uso delle frecce del pensiero. Questa è la grande prova.
Vi sono due uccelli da considerare nel cielo di Sagittario. Uno è l’Aquila che vola dritta
verso il sole, uccello fuori dello spazio e del tempo, simbolo dell’immortalità, simbolo di
quella cosa segreta e celata che dimora ancora più in alto della nostra anima, poiché c’è stato detto che la materia o forma è il veicolo per la manifestazione dell’anima e l’anima, a sua volta, è il veicolo per la manifestazione dello spirito su di una voluta più alta della spirale e tutti e tre sono una trinità unificata dalla vita, che tutto pervade.
L’altra costellazione è quella del Cigno, simbolo dell’anima.
Il Sagittario, l’aspirante, guarda a destra e a sinistra. Sulla destra vede l’Aquila e dice a se
stesso: “Io sono lo spirito che vola dritto alla sua dimora”; guarda sull’altro lato e vede il Cigno con le sue quattro stelle a forma di croce, e dice: “Io sono l’anima crocifissa nella materia dalla quale mi libererò”.

Ricordiamoci, verrà il giorno in cui parleremo dell’anima come noi ora parliamo della personalità, come qualcosa da cui dobbiamo alfine liberarci. Questo è il problema, se così si può dire, dell’uomo che ha conseguito la terza iniziazione: liberare se stesso dalla propria anima.
Volete dunque prendere queste tre costellazioni, Cigno, Aquila e Sagittario, come vostro
simbolo? L’Aquila, nello stendardo degli Stati Uniti; le frecce del Sagittario. E avete mai pensato che ovunque andiate vedrete la croce del Cigno, la Croce Rossa? Questo è ciò che gli Stati Uniti rappresentano. Lo si legge nel cielo.
Sagittario è il nono segno. Pensate a questa sequenza di pensiero. Nella Vergine, sesto
segno, abbiamo l’indicazione della vita; nel Sagittario, nono segno, il compimento del periodo prenatale, prima della nascita del Cristo in Capricorno in dicembre. È sorprendente notare come calzano queste corrispondenze ed analogie. Questo è il motivo per cui ci viene detto di studiare l’essere umano. È attraverso il simbolismo dell’essere umano che giungiamo infatti alla comprensione della grande Vita che include tutti noi nella Sua esistenza.

Il Simbolo della Crisalide

Il Sagittario, in modo alquanto strano, è stato definito lo stadio della crisalide e così è
l’uomo, non essendo né una cosa né l’altra. Nella crisalide abbiamo la sorprendente triplicità del bruco, della crisalide e della farfalla. Ci viene detto che il bruco si reincarna cinque volte; cambia di pelle per ben cinque volte, e cinque è il numero dell’uomo. Nella vita del bruco sopraggiunge poi quel curioso evento dove vi è un cambiamento radicale; quella cosa che strisciava sospinta dal desiderio, che mangiava continuamente, diviene una crisalide. Quello che succede in questo stadio è uno degli avvenimenti più misteriosi. All’interno del duro guscio della crisalide che il bruco ha costruito, c’è soltanto del liquido. Ogni singola parte è stata distrutta e in quel liquido vi sono i tre centri della vita, come noi li chiamiamo. Nell’interazione di questi tre punti focali di energia, avviene un mutamento, una ristrutturazione, fino a che, dopo un periodo di silenzio, emerge una meravigliosa farfalla. È quasi come se nella crisalide fossero simboleggiati i tre aspetti della divinità che lavorano secondo un modello, il modello del Cristo.
Consideriamo cosa avviene nella vita dell’aspirante in Sagittario. In Scorpione c’è stata la
distruzione d’ogni cosa. Tutto è stato ridotto ad un fluido, in quanto lo Scorpione è un segno astrale e l’acqua è il suo simbolo. Nella vita dell’aspirante attuale (e non è necessario soffermarsi troppo su questo), c’è stata la distruzione completa d’ogni cosa, non è rimasto più nulla per cui valga la pena vivere, non c’è più nulla di abbastanza interessante da attirarlo verso la vita. Perché? Appunto perché è un aspirante, un discepolo; questa è la migliore indicazione che si possa avere riguardo al proprio posto sulla scala evolutiva. Ogni cosa è stata distrutta e voi lo sapete. Ma i tre aspetti della divinità sono ancora là, nel fluido, ed essi operano secondo il modello prestabilito. Lo stadio della crisalide è il Sagittario. È interessante trasportare la sequenza del pensiero o del conseguimento dallo Scorpione al potere e al successo sviluppato in Sagittario, essendo questo un segno di potere.
L’autentico uomo del Sagittario è una persona molto potente; potente perché questo è il
segno del silenzio e perché è anche il segno della concentrazione in un’unica direzione, essendo stata vista per la prima volta chiaramente la meta; potente perché è il periodo che precede immediatamente la nascita del Cristo.

Lo Spirito di Verità

Ci viene detto che il Sagittario è lo spirito di verità; è la somma di tutta la Verità risultante
dalla rivelazione individuale. Solitamente, quando vi è una rivelazione individuale, questa di
viene settaria. Nel caso di cattivo uso delle energie del Sagittario l’individuo proclama: “Ho
avuto una rivelazione, Dio ha rivelato questo, quello ed altro ancora a me. Impongo immediatamente ai miei fratelli la mia personale interpretazione della verità. Io non vedo altra verità che la mia verità. Io sono un aspirante, ma tutti gli aspiranti devono interpretare la verità come la vedo io, altrimenti non sono degli aspiranti. Dovete credere nella reincarnazione perché questa è la verità; dovete credere nei Maestri di Saggezza perché Essi esistono; dovete credere questo, quello e quest’altro ancora.
Egli è certamente concentrato, ha afferrato un po’ di verità, quella che il suo povero piccolo
cervello può afferrare, una verità per lui così straordinaria da indurlo a pensare di possedere tutta la verità.
In Sagittario, il primo dei grandi segni universali, noi vedremo la verità nella sua interezza,
quando useremo le frecce del pensiero in modo corretto. Allora diremo: questa verità è per
me, è la mia formulazione, poiché essa mi aiuta a vivere. Altri gruppi usano altre terminologie e soltanto se potrò capire il modo di concepire la verità dei miei fratelli, mi sarà possibile ottenere la visione.
Tutte le varie verità formano una sola Verità. Ciò è quanto si realizza in Sagittario e non
sarà possibile attraversare la porta che conduce ai piedi della montagna finché non si comprenda che il nostro piccolo frammento di verità è solo una parte dell’intero mosaico. Questo è tutto.

Lo Spirito di Giustizia

Il Sagittario è stato chiamato il segno dello spirito di giustizia che si sviluppa attraverso le
contese degli otto segni precedenti. Per funzionare correttamente in Sagittario, occorre aver imparato a discriminare tra giusto sbagliato. Si deve conoscere ciò che è giusto per noi stessi, ma dobbiamo aver anche imparato che ciò che è giusto per noi stessi, può essere sbagliato per il nostro fratello e viceversa. È impossibile sapere ciò che è giusto per un’altra persona perché ognuno di noi è equipaggiato diversamente, con differenti eredità, con un vissuto diverso, diverse tradizioni e tendenze razziali. Siamo tutti così diversi e, per di più, veniamo da raggi differenti.
Abbiamo differenti raggi egoici e differenti raggi della personalità e più conosciamo
nei riguardi di queste cose, meno ne possiamo parlare. Conosco cosa è giusto per me e mi
sforzerò di vivere secondo questa mia idea di ciò che è giusto. Non so ciò che sia giusto per
gli altri, ma dò loro credito che agiscano secondo il loro meglio. Se soltanto riuscissimo ad
assumere questo reciproco atteggiamento, emergerebbe nel mondo lo spirito di innocuità, il
controllo del pensiero e il ritegno nel parlare; molti problemi mondiali sarebbero risolti. La
giustizia nel mondo non potrà mai stabilirsi con la lotta, ma con il retto pensiero, frutto di
un’anima risvegliata. Qualcuno ha detto che nello Scorpione abbiamo la convinzione di ciò
che è errato, in Sagittario la convinzione di ciò che è giusto.

Tre doni

In alcuni libri d’astrologia si dice che nello Zodiaco vi sono tre segni molto benefici. Uno è
Ariete, da cui ci proviene il dono dell’esistenza. In un’antica scrittura indù viene detto che ci sono tre cose che per grazia di Dio noi possediamo: il dono di esistere come essere umano, il desiderio di libertà, e l’opportunità di avere la guida di un Maestro, nel proprio cuore.
Il dono dell’esistenza in Ariete è la meraviglia di appartenere al regno umano.
Immaginiamoci di essere un minerale, con tutte le limitazioni che questo stadio comporta,
possiamo allora comprendere la meraviglia della nostra condizione umana che, dal punto di vista del minerale, gode di una completa libertà.

In Leone abbiamo il dono dell’opportunità. Sono un individuo. Dunque userò la mia vita
per me stesso, se sono un piccolo Leone; oppure potrò usare l’opportunità di aprire le porte
per gli altri.
In Sagittario abbiamo il dono del potere.
Ci sentiamo capaci di gestire il potere? Dal punto di vista dell’occultismo l’essere umano è
immerso in un mondo d’energie e di forze e, per quanto mi riguarda, non conosco ancora nessuno in grado di manipolare in maniera sicura questi poteri. Perché? La risposta è che il Sagittario non ha ancora svolto completamente il suo lavoro. Non è stato ancora appreso il corretto uso della parola; il controllo del pensiero è ancora lontano dall’essere raggiunto e l’anima non è abbastanza potente. Soltanto amando sufficientemente possiamo ottenere il potere. Quando ameremo abbastanza e saremo inoffensivi, allora potremo varcare le porte del cielo e dell’inferno, ma non prima.
Cominciamo dunque ad amare, non sentimentalmente, ma iniziando a comprendere realmente gli esseri umani, ad identificarci con essi ed ad amarli. È possibile conoscere un essere umano con tutte le sue colpe ed amarlo, non dicendo con un’aria di superiorità: “poveretto, un giorno riuscirà ad arrivare dove io sono ora”, ma semplicemente dicendo: “io sono stato simile a lui”, o: “io sono proprio come lui”. Il dono dell’esistenza, il dono dell’opportunità e il dono del potere sono dunque i tre grandi doni dello zodiaco.

Tre costellazioni

Vi sono tre costellazioni connesse con questo segno, le tre più belle.
Lira, l’arpa dalle sette corde. L’aspirante impara a suonare l’arpa e fa della sua vita una
musica.
Ara, l’altare. L’aspirante pone se stesso e tutto ciò che ha sull’altare, non in uno spirito di
amara rinuncia, che lo renderebbe un perfetto miserabile, ma nello spirito del “non si può fare altrimenti. Mi sto distaccando da queste cose affinché io possa servire in modo più perfetto e completo.”
Drago, il serpente. Abbiamo incontrato l’idra, il serpente, in Gemelli; ora incontriamo il
Drago, il serpente della saggezza.
Musica in una vita armoniosa, sacrificio nelle reazioni e nei desideri della personalità e
saggezza.
Infine, plananti al di sopra di esse, due altre costellazioni:
l’Aquila, lo spirito e il Cigno, l’anima.
Vi rendete conto del perché reputo il Sagittario un segno così importante? È un segno molto bello e vi sarebbe ancora molto da dire al riguardo.

Dettagli della Storia

Leggiamo che le paludi dell’Arcadia erano piene di uccelli antropofagi, raffigurati nei libri
antichi come feroci cicogne, gli uccelli di Stinfalo. Ve ne erano tre più grandi e molti altri più piccoli. Devastavano il paese, ma non si facevano vedere; si nascondevano nella boscaglia, nei cespugli, facevano danni senza che si potesse mai individuarli.
Ercole, come al solito, corse in Arcadia, deciso a liberare il paese da questi uccelli antropofagi.
Si dice che fu molto astuto nel modo di farlo. Egli si era liberato dall’illusione ed Atena
gli aveva dato dei cembali d’ottone. Nello sbatterli l’uno contro l’altro produsse un fragore
tale che gli uccelli si sollevarono in alto sulla palude e si dispersero nell’aria. Il mito aggiunge poi che egli montò sul suo cavallo alato e li colpì con le sue frecce. È una storia meravigliosa.
Le paludi sono il simbolo della mente sommate alle emozioni. Ercole scopre che, pur es89
sendo un aspirante ed avendo trionfato nello Scorpione, possiede ancora una natura emozionale e trova che gli uccelli di Stinfalo, specialmente tre di essi, sono di genere antropofago e che deve quindi fare qualcosa a riguardo. Valutando le sue reazioni, il conquistatore scopre che egli stesso è una forza devastatrice, che le sue parole e i suoi pensieri arrecano danno. È da ricordare che più si avanza sul sentiero del ritorno, più si funziona come entità spirituale, più si diventa potenti e in grado di arrecare danni maggiori. Se si è aspiranti o discepoli, si è pieni di forza, si usa il potere, si diviene, molto probabilmente, l’unità centrale di un gruppo; le attività principali divengono il pensare e il parlare. In tal caso occorre soppesare i pensieri perché questi sono molto potenti. Quando si pensa in maniera errata, il male che ne deriva è molto più grande di quello che potrebbe causare una persona meno evoluta.
Dobbiamo scovare ed allontanare gli uccelli dai pantani, farli risalire nell’aria pura dove
possiamo vederli e sopraffarli. Gli uccelli che danneggiavano maggiormente erano tre di numero.
In un libro essi sono presentati come: pettegolezzi crudeli, parlare continuamente di se
stessi in modo egoistico, gettare le perle dinanzi ai porci. Che cosa significa tutto questo?
Il pettegolezzo è stato definito “assassinio spirituale”. È inutile discuterlo: si sa quante vite
sono state distrutte in tal modo. Vi è una legge irremovibile per la quale chi fa del pettegolezzo ne resta a sua volta vittima. Si riceve quello che si dà. Se diamo servizio, riceveremo servizio, se diamo gentilezza, amore, avremo di ritorno gentilezza e amore. Se l’umanità ci maltratta, cerchiamo in noi stessi la causa dell’errore. Un’antica scrittura dice che colui che è innocuo non ha nemici. Quando si giunge ad essere innocui nel pensiero, nella parola e nell’azione, allora non si hanno più problemi. Il fatto di avere dei problemi presuppone che non siamo innocui.
Nel parlare di noi stessi siamo sempre occupati a pensare ai nostri problemi, ai nostri affari.
Quando gettiamo le perle davanti ai porci parliamo di argomenti occulti con coloro che non
sono in grado di comprenderli. Se si è discepoli si comprende benissimo la realtà di questi fatti.
Il problema è evidente: io sono un Sagittario come d’altronde lo siete voi. Tutti noi viviamo
con l’emblema del Sagittario sempre presente davanti ai nostri occhi. Cerchiamo di apportare armonia nelle nostre vite, portando la vita “all’altare” e di prendere contatto col serpente della saggezza. Iniziamo con il pensiero e con la parola e iniziamo oggi stesso.

Sole in SAGITTARIO:
(23 novembre-21 dicembre)

Segno:- mobile
Genere: -maschile
Elemento corrispondente:- fuoco
Caratteristiche: – aspirazioni, idealismo
Giorno della settimana: – giovedì
Numero fortunato: – 9
Colori: -blu, giallo, porpora, viola violaceo, verde elettrico.
Profumi ed essenze: – muschio, viola
Fiori e piante: -fico, frassino, garofano, gelsomino, iris, margherita, pesco, quercia, rabarbaro
Animali: -cavallo, cervo, gufo, pavone, unicorno
Pietre preziose e minerali: -ametista, brillante, granata, lapislazzuli, turchese, zaffiro
Metalli: – stagno
Professioni: – magistrati, membri della Chiesa, scienziati, sportivi

Il Progetto del Sole in SAGITARIO
Il Sagittario è un segno portato all’allargamento dei confini sia individuali che collettivi. E’ l’immagine di colui che vuole esplorare ciò che è al di là, sia in senso psicologico che filosofico e geografico.
E’ un segno che appartiene all’elemento Fuoco, quindi è dinamico e attivo ed esalta al massimo sia i pregi che i difetti di questo elemento.
E’ generoso, impulsivo ed ottimista come solo il Fuoco sa essere ma, per contrapposizione, è ingenuo e tendente a credere ciecamente in ciò che lo entusiasma, poiché difetta in senso assoluto di senso critico.
Queste qualità possono definirsi grandezza e limiti del Segno, poiché mentre da un lato ingenuità ed ottimismo spingono verso l’avventura, oltre i territori conosciuti – esaltando quindi una potenzialità che appartiene esclusivamente all’uomo – nel mondo terrestre; dall’altro, il fervore e l’energia del Fuoco solleticano il bisogno di fare proseliti, nel presuntuoso tentativo di trasmettere la propria verità agli altri.
Sommando queste attitudini si può ben comprendere come il Sagittario sia ritenuto il segno degli esploratori, dei filosofi, dei missionari e degli insegnanti.
Sommando queste attitudini si può ben comprendere come il Sagittario sia ritenuto il segno degli esploratori, dei filosofi, dei missionari e degli insegnanti.
Queste persone infatti, in nome della loro fede in qualcosa, partono verso una meta – il più delle volte ignota a loro stessi – alla ricerca di qualcosa di più di quanto hanno, pronti ad imporre la loro verità a chiunque si trovi sulla loro strada.
Questi problemi sono dovuti alla mente estremamente dilatata, piena di intuizioni e di voglia di conoscere, limitata però da una realtà ordinaria e materiale nonché da un corpo fisico che viene sentito come un qualcosa che imprigiona e che tiene ancorati ad una struttura.
Del resto questa è l’essenza stessa della storia dell’uomo e della sua potenzialità psichica, che lo avvicina a Dio attraverso il potere dell’immaginazione e della capacità di pensare e progettare cose ben al di là di ciò che ha e che è, ma che resta poi vincolato dalla sua realtà corporea che lo relega alla mortalità ed all’imperfezione.
Probabilmente il concetto stesso di religiosità, inteso come proiezione di qualità illimitate, appartiene a questo segno, che ha cercato di superare i limiti materiali attraverso la formulazione di immagini di Dei che possedessero tutte le qualità precluse alla condizione umana: immortalità – onniscienza – onnipotenza – onnipresenza.
Questo simbolismo è molto ben rappresentato dal mito dei centauri, creature metà cavallo e metà uomo, che vengono raffigurate nell’atto di scoccare una freccia verso l’alto, ovvero verso un punto in cui non vi sono bersagli reali.
CHIRONE è il più famoso dei centauri; è un saggio, un maestro ed un guaritore, che può risanare gli altri ma non può guarire la ferita che Eracle gli ha incautamente procurato.
Chirone è un essere immortale per regalo divino, quindi non può né guarire né morire .Possiede qualità divine, ma non può cauterizzare la ferita della sua carne.
Questo è il vero dilemma del Sagittario racchiuso nel simbolismo dei suoi due pianeti (Giove e Nettuno) che sono il contrasto evidente tra la carnalità e la spiritualità.
Per poter guarire il Sagittario deve integrare le sue intuizioni estremamente profonde, che lo avvicinano alla spiritualità – rappresentata dalla parte umana del centauro – , e la sua passionalità ed istintività quasi animalesca – rappresentata dalla parte cavallo che lo àncora alla realtà terrena.
Giove e Nettuno offrono al Sagittario l’illuminazione attraverso la mente, la luce e la spiritualità, proprio in contrapposizione con l’esistenza del corpo (rappresentato dall’esaltazione di Proserpina, che è mortale e quindi predestinato al ciclo di nascita – crescita – morte).
Nel Sagittario esiste una continua ricerca di spiritualità che gli consenta di trascendere il senso di mortalità della vita.
Zeus riesce a diventare un Dio dei cieli solo attraverso l’aiuto delle Dee di Terra Gea e Rea, incorporando poi a sé la Dea Meti, che gli fornirà la saggezza.
Questo tema è ribadito in ogni mito: la conoscenza a cui aspira questo segno ha il suo prezzo da pagare sulla terra. Nel mito ebraico Adamo ed Eva pagano la scelta della conoscenza con la caduta dal Paradiso; nel mito greco Prometeo paga il suo voler portare la conoscenza agli uomini (sotto forma di fuoco) con il rimanere incatenato a vita ad una roccia del Caucaso; Zeus paga la sua parte Spirito (Cielo) dovendo restare vincolato a doppio filo con Era (Dea di Terra) che limiterà le sue mosse.
Il dramma del Sagittario è tutto racchiuso nel tema corpo/spirito e nella sua sublimazione.

io credo.

L’Ottava Fatica di Ercole, SCORPIONE

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L’OTTAVA FATICA

La Distruzione dell’Idra di Lerna
(Scorpione, 23 Ottobre – 22 Novembre)

Il Mito

Colui che presiedeva il Concilio, avvolto nella sua calma radiosa, pronunciò una sola parola.
Il Maestro udì l’aureo comando e convocò Ercole, il figlio di Dio che era anche figlio dell’uomo. “La luce brilla ora sull’ottava Porta”, disse il Maestro. “Vi fu nell’antica Argo una grande siccità. La ninfa Amimone supplicò l’aiuto di Nettuno che le comandò di colpire una roccia. Così facendo, zampillarono tre ruscelli cristallini, ma subito un’idra vi stabilì la propria dimora.
“Presso il fiume Amimone si trova la pestifera palude di Lerna. In quel malsano pantano vive l’idra mostruosa, una piaga per tutta la campagna circostante. Ben nove teste ha quella orribile creatura ed una di esse è immortale. Preparati a combattere contro questa bestia ripugnante.
Non pensare che i mezzi comuni possano servirti: distruggendo una testa ne appariranno subito altre due.”
Ercole ascoltava pazientemente in silenzio.
“Un solo consiglio posso darti”, aggiunse il Maestro, “ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.” Ercole passò allora per l’ottava Porta.
La palude stagnante di Lerna sgomentava tutti coloro che vi si avvicinavano. Il fetore ammorbava l’atmosfera per uno spazio di sette miglia. Quando Ercole si approssimò, dovette arrestarsi, perché il solo cattivo odore l’aveva quasi sopraffatto. Le fangose sabbie mobili rappresentavano
un rischio e più di una volta Ercole dovette ritirare subito i piedi per non essere risucchiato da quel terreno cedevole.
Finalmente trovò la tana abitata dalla mostruosa bestia. Una caverna completamente buia in cui l’idra si nascondeva. Ercole spiava giorno e notte la palude traditrice, ma attendeva invano.
Il mostro se ne stava nella sua fetida tana.
Ercole ricorse allora ad uno stratagemma: immerse le sue frecce nella pece infuocata e le fece piovere direttamente nell’apertura della caverna dov’era la schifosa bestia. Ne segui confusion ed agitazione.
L’idra si sollevò minacciosa con le sue nove teste sbuffanti fiamme. La coda squamosa sbatteva furiosamente l’acqua limacciosa schizzandola su Ercole. Il mostro si ergeva dall’alto dei suoi tre metri, cosa orrenda a vedersi, sembrava fosse costituita di tutti i pensieri più ripugnanti ed osceni concepiti fin dall’inizio dei tempi.
L’idra si slanciò contro Ercole, cercando di avvolgerne i piedi. Egli si fece da parte e assestò un colpo così potente su una delle teste che la staccò nettamente. Ma non appena quell’orrida testa cadde nel pantano, subito ne crebbero altre due al suo posto. Ripetutamente, Ercole attaccò il mostro inferocito che ad ogni assalto, invece di indebolirsi, diveniva sempre
più forte. Allora Ercole si ricordò quello che l’istruttore gli aveva detto: “Noi ci eleviamo inginocchiandoci”.
Gettando da parte la sua clava, s’inginocchiò, afferrò l’idra con le sue nude mani e la sollevò in alto. Sospesa a mezz’aria la sua forza diminuiva. Rimanendo in ginocchio Ercole tenne l’idra al disopra della sua testa affinché l’aria purificatrice e la luce potessero avere il loro effetto.
Il mostro, forte nell’oscurità e nel fango del pantano, perse subito il suo potere non appena fu investito dai raggi del sole e dal contatto del vento. Si scuoteva convulsamente e tutto lo schifoso corpo era attraversato da fremiti. Ma il suo dimenarsi divenne sempre più debole finché, infine, la vittoria fu completa. Le nove teste avvizzirono, poi con occhi vitrei e con un ultimo rantolo si accasciarono riversandosi in avanti. Ma solo quando furono completamente prive di vita, Ercole si accorse della testa mistica che era immortale. Mozzò allora quest’immortale testa dell’idra e la seppellì sotto una roccia, mentre essa continuava a sibilare ferocemente.
Al suo ritorno Ercole si presentò davanti al Maestro che disse: “La vittoria è stata completa.
La luce che risplende all’ottava Porta si è fusa ora con la tua.”
Francis Merchant

Introduzione

Ancora una volta troviamo delle variazioni nelle versioni del mito e non abbiamo quella del Tibetano, che sarebbe stata un sicuro riferimento. La storia che la nona testa fosse in realtà la testa immortale sembra essere scartata dal Tibetano, che affermava l’esistenza di tre volte
tre, cioè nove prove. La versione del mito seguita da Francis Merchant sembra più accurate quando afferma che la testa mistica apparve quando le nove teste furono distrutte. Inoltre, l’affermazione che questa grande testa fu seppellita sotto una roccia offre molti elementi di riflessione. Forse l’uso della frase “nascosta sotto la roccia della volontà” è rivelatrice. Tutte le versioni affermano che la testa fu seppellita in questo modo. In alcune si afferma che Ercole bruciò le teste e che sia stato necessario per tale distruzione il fuoco divino.
In ogni caso, in questa prova suprema è impossibile negare la potente rappresentazione del discepolo mondiale che si pone in ginocchio in tutta umiltà e solleva il mostro (tutto il male accumulato, gli errori e i fallimenti del suo lungo passato) nelle altezze dello spirito dove, a causa della propria natura, l’idra non può sopravvivere e quindi collassa e muore. L’uso del fuoco, nella prima fase mantiene ancora quel simbolo all’interno del quadro.
Anche se il sesso, nelle prove di armonizzazione degli opposti e con la doppia reggenza di Marte, ha un suo ruolo speciale, questo aspetto non è però sufficientemente evidenziato. Tutte le paia degli opposti devono essere armonizzate in questo segno che è quello del discepolo cosciente ed integrato e non certamente quello sordido di un uomo non evoluto, come si è spesso pensato. Occorre inoltre distinguere in modo accurato tra le persone comuni che si trovano sulla ruota ordinaria dello zodiaco e i discepoli che si trovano invece sulla ruota zodiacale inversa. Tutto ciò è ovviamente presentato al lettore come materiale di riflessione e senza la minima pretesa di autorità…

Analisi psicologica del mito

Ad Ercole fu detto di trovare l’idra dalle nove teste che viveva in un putrido e fetido pantano.
Questo mostro ha la sua controparte soggettiva. Essa dimora all’interno delle caverne della mente e si sviluppa nei suoi tenebrosi e fangosi recessi non illuminati. Alloggiata nelle profondità delle sotterranee e oscure regioni del subcosciente, talvolta silenziosa e talaltra dirompente in una tumultuosa frenesia, la bestia vi stabilisce la propria dimora permanente. Non è facile scoprirne l’esistenza. Lungo tempo passa prima che l’individuo comprenda che egli sta nutrendo e sostenendo una così feroce creatura. Le frecce infuocate di un’aspirazione infiammata devono essere tutte scoccate, prima che la sua presenza sia rivelata.
Combattere un avversario così formidabile è davvero un compito eroico per un figlio dell’uomo, quantunque sia anche un figlio di Dio. Eliminata una testa, ne sorge subito un’altra al suo posto. Ogni qualvolta un desiderio od un pensiero di bassa natura è estirpato, subito degli altri lo sostituiscono.
Ercole fa tre cose: si accorge dell’esistenza dell’idra, si pone pazientemente a trovarla e infine la distrugge. La discriminazione è necessaria per riconoscerne l’esistenza; la pazienza per scoprirne la tana; l’umiltà per portare alla superficie i melmosi frammenti del subconscio ed esporli alla luce della saggezza.
Fino a che Ercole combatté nel pantano, fra il fango e le sabbie mobili, fu incapace di vincere l’idra. Dovette sollevare il mostro nell’aria, ossia trasferire i suoi problemi in un’altra dimensione per poterli risolvere. In tutta umiltà, inginocchiato nel fango, dovette esaminare il suo problema alla luce della saggezza e nell’atmosfera elevata dell’indagine del pensiero. Da tali considerazioni possiamo dedurre che le risposte a molti nostri problemi ci arrivano soltanto quando si raggiunge un nuovo punto focale d’attenzione e una nuova prospettiva.
Si dice che una delle teste dell’idra fosse immortale. Ciò vorrebbe significare che ogni
difficoltà, per quanto terribile possa apparire, contiene un gioiello di gran valore. Nessun tentative di dominare la natura inferiore e scoprire questo gioiello è futile.
La testa immortale, staccata dal corpo dell’idra, è seppellita sotto una roccia. Ciò implica il concetto che l’energia concentrata che ha creato il problema rimane ancora, ma purificata, riorientata e incrementata dopo che la vittoria è stata conseguita. Questo potere deve allora essere giustamente controllato e incanalato. Sotto la roccia della volontà persistente, la testa immortale
diviene una fonte di potere.

Le Nove teste dell’Idra

Il compito assegnato ad Ercole aveva nove facce. Ogni testa dell’idra rappresenta uno dei problemi che assilla la persona coraggiosa che cerca di raggiungere l’autodominio. Tre di queste teste simboleggiano gli appetiti associati al sesso, al benessere e al denaro. La seconda triade si riferisce alle passioni della paura, dell’odio e del desiderio di potere. Le ultime tre teste rappresentano i vizi di una mente non illuminata: orgoglio, separatività e crudeltà.
(Astrologia Esoterica, pag. 205 e seg.)
Le dimensioni del compito intrapreso da Ercole sono dunque facilmente e chiaramente individuabili.
Deve imparare l’arte di trasmutare le energie che così frequentemente precipitano gli esseri umani in catastrofiche tragedie. Le nove forze che hanno provocato indicibili carneficine tra i figli degli uomini fin dall’inizio dei tempi, devono essere orientate in altro modo e trasmutate.
Gli uomini, oggi, stanno ancora lottando per conseguire ciò che fu compiuto da Ercole. I problemi che sorgono dal cattivo uso di quell’energia conosciuta come sesso, catturano la nostra attenzione in infiniti modi. L’amore per gli agi, per il lusso e per il possesso material aumenta rapidamente. Perseguire il danaro come un fine, invece che come un mezzo, condiziona le vite di un’infinità di uomini e di donne. Il compito di distruggere le prime tre teste continua dunque a sfidare i poteri dell’umanità migliaia di anni dopo che Ercole compì la sua straordinaria impresa.
Le tre qualità che Ercole dovette esprimere furono l’umiltà, il coraggio e la discriminazione: l’umiltà per vedere obiettivamente il suo impegno e riconoscere le sue carenze; il coraggio per attaccare il mostro che giaceva avvolto alle radici stesse della sua natura; la discriminazione per scoprire la tecnica da usare nel trattare il suo mortale nemico.
Scoprire la fogna ove ristagnano i desideri abbietti e gli impulsi egoistici che infestano la natura del subcosciente è stato il lavoro della moderna psicoanalisi. Questa recente tecnica conduce in superficie gli elementi nauseanti di impulsi repressi, ma molto spesso non va oltre.
L’individuo realizza che nelle aree sotterranee della coscienza è celato un mostro, ma si sente frustato e disorientato nel trattare quel formidabile nemico.
Ercole invoca una luce ancora più luminosa e potente di quella della mente analitica. Egli, invece di agitarsi continuamente nel pantano del subcosciente, cerca di elevare il suo problema ad una dimensione superiore. Sforzandosi di vedere il suo dilemma nella luce di quella saggezza che noi chiamiamo anima, egli l’affronta in una nuova prospettiva. Così facendo, spezza la presa dell’idra e sottomette finalmente quella bestia.

La lotta contro l’idra, versione moderna.

Nel considerare i nove problemi che oggi e in quest’epoca si presentano a colui che cerca di uccidere l’idra, si getterà un po’ di luce sulle strane forze che stanno operando in quel barile d’esplosivo che è la mente umana.
. Sesso. L’eccessivo pudore dell’epoca vittoriana e la morbosa indagine psicoanalitica sono entrambi deprecabili. Il sesso è un’energia. Esso può essere inibito, esercitato incondizionatamente o sublimato. La repressione e l’inibizione non sono delle vere soluzioni; la promiscuità volgarizza la vita e rende l’uomo schiavo di una passione che lo domina. La sublimazione implica l’uso dell’energia sessuale nello sforzo creativo.
La trasmutazione delle energie umane dischiude un campo di speculazione e di sperimentazione.
Nella scienza fisica, l’energia del moto può essere trasformata in elettricità e quella del calore in movimento.
In quale misura, dunque, le energie umane possono essere reindirizzate? Innanzitutto, l’energia della materia, rappresentata dal cibo, è ovviamente usata per produrre movimento.
Può l’impellente energia delle emozioni essere analogamente reincanalata nelle attività del pensiero? Può l’energia delle tumultuose passioni trovare espressione nelle aspirazioni? Possono gli sfoghi e le costrizioni della natura umana essere trasmutati in poteri benefici? Può l’energia che produce il pensiero essere utilizzata come potere di sintesi in modo che ne risulti un senso d’identificazione con tutti gli esseri viventi?
L’esperienza di Ercole indica che queste possibilità esistono e che colui che vuole soggiogare l’idra delle passioni e della mente separativa, deve risolvere problemi di questa natura.
. Benessere. Un eterno senso d’insoddisfazione sprona l’uomo verso altezze di conseguimento sempre maggiori. Il benessere è spesso un freno a tale sforzo. Appesantito e imbarazzato dai possessi, reso ottuso dall’ingannevole senso di benessere, lo spirito langue ed avvizzisce.
Il prigioniero del benessere affonda nell’apatia, dimenticando le lotte e le prove che affilano la tagliente lama della lotta spirituale. La volontà di ricerca, l’impellente impulso a risolvere il mistero sull’origine della vita, sono lungi dall’inclinazione narcisistica di fare del benessere il movente centrale della vita.
. Denaro. L’accumulo di denaro è la passione dominante che sottostà alle attività individuali e nazionali. I valori umani ed etici non sono tenuti in nessun conto nel folle e ossessivo sforzo di ammassare l’oro che conferisce potere. Ogni scelta è inevitabilmente determinata da considerazioni finanziarie, anziché da convincimenti spirituali o da principi etici. L’ansia di accumulare ricchezze è insaziabile: per quanto una persona possa averne, non desiste dal ricercarne avidamente sempre di più.
Un effetto paralizzante di questa forma di distorsione mentale è l’egoismo. L’individuo che soffre di quest’afflizione, troppo spesso desidera ricevere tutto e non dare nulla. L’universo per lui esiste solo per prendere. Si considera come un punto di ricezione e non riconosce alcuna responsabilità nel beneficare gli altri con quello che ha ricevuto.
Le ricchezze intellettuali e i tesori spirituali non meritano forse i nostri sforzi? Tutti posso no condividerli, e chi offre tutto quello che ha viene a trovarsi più ricco di prima. L’ansia di acquisire beni materiali può essere, un giorno, trasmutata nel desiderio di ammassare conoscenza e nella volontà di ottenere i gioielli dello spirito.
. Paura. I fantasmi della paura tormentano i figli degli uomini in infiniti modi. Queste forme illusorie li rendono perplessi e li spaventano, agendo come catene ai loro piedi e come una grossa pietra legata attorno al collo. Molte persone si bloccano codardamente sotto l’influsso delle strazianti paure del ridicolo, del fallimento, dell’incognito, della vecchiaia, del rischio e della morte.
Possono tali paure essere eliminate? L’esperienza di Ercole suggerisce che si possono vincere elevando la coscienza ad un livello d’integrazione più alto. Quando la vita di una persona si focalizza su un proposito più elevato, le minacciose ombre della paura vengono respinte verso la periferia del pensiero. Fino a quando i mostri indeterminati della paura s’aggirano nel crepuscolo del subcosciente, essi avranno il potere di far impallidire le guance ed agghiacciare il cuore.
Un soldato intento a sconfiggere il nemico, rischia la propria vita. Una madre che strappa dal pericolo il suo bambino, dimentica le proprie paure. L’automobilista che si lancia sull’autostrada a velocità vertiginosa, mette a repentaglio la propria vita per amore dell’avventura. Queste persone hanno focalizzato la loro attenzione oltre il punto ove si trova la paura. L’individuo orientato spiritualmente concentra il suo pensiero su un livello così rarefatto,che la paura non vi può giungere.
. Odio. L’odio ha le sue radici nella negazione. È l’opposto del desiderio di unione. Elevato ad una dimensione più alta, l’odio è trasmutato nel ripudio di tutto ciò che è irreale.
Quando l’odio è spoglio d’ogni contenuto emotivo, può diventare un’energia che conduce l’uomo a respinge la forma per amore della vita dell’anima. Sull’arco inferiore l’odio è sicuramente distruttivo; sull’arco superiore, quando completamente purificato, può essere visto come l’altra faccia dell’amore.
. Desiderio di potere. Durante gli ultimi secoli l’uomo ha liberato l’energia del potere molto di più che quella dell’amore. Come risultato si è avuto sbilanciamento e squilibrio.
Il potere, quando non è in correlazione con l’amore, è una forza che corrompe. Il motive di molte tragedie nei rapporti umani deriva dal desiderio incontrollato di dominare la vita degli altri, di prescrivere e regolare la loro condotta. Colui che antepone considerazioni di potere ai principi etici, genera una lotta perpetua. Gli alti ideali che per secoli hanno servito da faro,fratellanza, cooperazione, idealismo, perdono sempre più il loro splendore a mano a mano che il potere diventa il fattore predominante nella società.
Quando però è trasmutata, la volontà di potere diventa la volontà di conseguire e la volontà di sacrificio. La dura ed egocentrica volontà si trasforma in benefico agente distributore di doni.
Allora, in verità, il potere serve l’amore e l’amore glorifica il potere.
. Orgoglio. Le mura costruite dall’orgoglio incarcerano l’uomo in modo più sicuro delle sbarre di una prigione. Legato dalle pesanti catene dell’autoesaltazione, guarda gli altri esseri umani con condiscendenza. In tal modo egli indebolisce il legame che stringe tutti gli uomini in un’indissolubile fratellanza. Ponendosi in disparte, oltrepassa sempre più il cerchio delle simpatie umane.
Ercole lottando con l’idra s’inginocchia, simboleggiando con questa posizione lo spirito di umiltà che deve essere raggiunto. L’esaltazione delle inclinazioni della personalità deve essere sostituita dalla tendenza all’autosacrificio.
. Separatività. La mente analitica divide e suddivide, attribuendo più valore alla parte che non al tutto. Si dà importanza alle indicazioni della diversità, piuttosto che alla soverchiante realtà dell’unità. Questo modo di pensare così frammentato è in contrasto con l’impulso alla sintesi.

L’atteggiamento separativo è più conscio delle differenze tra gli uomini che non delle loro somiglianze; concepisce le religioni come una serie di unità in antagonismo, piuttosto che una singola espressione dell’impulso spirituale; considera l’opposizione delle classi nella società più importante della comune umanità che rende fratelli tutti gli uomini; considera la terra come una serie di nazioni diverse anziché come un mondo unito.
Ercole dovette considerare l’idra come un unico mostro, non come una bestia con nove teste diverse. Fino a che cercò di staccare le teste una ad una non ebbe successo. Quando finalmente la considerò un’unità, ne uscì trionfante.
. Crudeltà. La soddisfazione che gli uomini provano a far del male ad altri è la testimonianza dell’esistenza di tendenze malefiche che corrodono la mente. Il deliziarsi nel provocare sofferenza ai nostri fratelli è una malattia. Quest’orribile testa dell’idra deve essere distrutta una volta per sempre, prima che l’uomo possa dichiararsi umano. La vita moderna offre molti esempi di brutalità e sfrenata crudeltà. In molte famiglie, i bambini sono insultati, ridicolizzati e disprezzati da coloro che rifiutano di comprenderli. Mariti e mogli, con il divorzio, proclamano ogni giorno al mondo di essere vittime di torture mentali. Tribunali e ospedali offrono evidenti dimostrazioni dell’irrazionale piacere che gli esseri umani provano nel tormentarsi a vicenda. “Noi lo facciamo per provare il brivido”, diceva ultimamente un giovane teppista, “non per denaro.”
Questo mostro di crudeltà perde i suoi poteri quando è tenuto sollevato nell’aria, nella luce della ragione e della compassione. Il compito di mutare l’energia della crudeltà in quella della compassione attiva è ancora da effettuarsi. In due prove Ercole “uccise” quando avrebbe dovuto amare, ma nel segno dello Scorpione egli conseguì questa trasformazione, estirpando dalla sua natura una tendenza che lo avrebbe danneggiato in ogni sua futura impresa.
Questo è ciò che Ercole, psicologicamente parlando, ha conseguito in questa fatica. Ha fatto penetrare la luce negli oscuri recessi del subcosciente, preda delle mostruose forze che sguazzano nel fango degli impulsi subliminali e ha vinto i nemici che governano la sua stessa dimora. Un processo di urificazione ha avuto luogo; Ercole è ora pronto ad affrontare la prossima fatica, ove dovrà dimostrare la sua abilità nel controllare le facoltà e i poteri della mente.
F.M.
Applicazioni alla Vita
( Riassunto di una conferenza di A. A. B.)

La fatica nello Scorpione è quella che, da un certo punto di vista, ha monopolizzato le nostre risorse e continuerà ad essere così per un lungo tempo ancora poiché, diversamente da Ercole, non abbiamo ancora sconfitto l’idra. La maggior parte di noi è ancora impegnata con i futile metodi che Ercole impiegò all’inizio di questa prova.
Questo è, fondamentalmente, il problema dell’intera umanità ma, individualmente, noi siamo così profondamente impegnati con la nostra propria evoluzione che dimentichiamo la veduta più vasta. Se stiamo scalando la cima del monte in Capricorno, dobbiamo perdere di vista la personalità e cominciare a funzionare come anime.
Nei nostri momenti più elevati sappiamo, teoricamente, quali dovrebbero essere il nostro atteggiamento e le nostre azioni, eppure continuiamo a sguazzare nel fango. Perché? Per una legge fondamentale, per la quale ogni cosa in natura evolve in maniera sequenziale, un passo dopo l’altro, linea su linea, regola su regola. Se la nostra personalità si purificasse di colpo e tutta la forza dell’anima si precipitasse in essa, ne potrebbe derivare un’esperienza devastante.
I nostri piedi vacillerebbero e verremmo spazzati via dal potere e dalla luce, dall’onniscienza e dall’onnipotenza della nostra anima. Non sapremmo come utilizzare tutto quello che avremmo avuto. Ciò non vuol dire però che tutto quello che dobbiamo fare è di starcene comodamente seduti e lasciare che la legge agisca, abbandonare i remi ed aspettare che l’evoluzione ci conduca, un giorno, a destinazione. Significa che, al momento, siamo sul campo di battaglia del Kurukshetra e che abbiamo a che fare con l’idra nello Scorpione, poiché questo è il lavoro che oggi incombe sull’umanità.
La vera prova dello Scorpione non ha mai luogo finché non siamo coordinati, fino a che la mente, la natura emotiva e quella fisica non funzionino come un’unità. Allora l’uomo passa nel segno dello Scorpione dove il suo equilibrio è sconvolto, dove i desideri appaiono indomabili proprio quando egli pensa di essersene liberato, dove è oscillante e crede invece di essere equilibrato. Era quasi sicuro che la sua mente stesse cominciando a controllare la sua personalità, ma scopre invece che non è così. Studiando Ercole, scorgiamo noi stessi.
Ricordiamoci che ci sono tre cose che il discepolo deve fare nel segno dello Scorpione.
Deve dimostrare, non alla Gerarchia, né ad altri, ma a se stesso, di aver superato la grande illusione; che la materia e la forma, non possono più avere presa su di lui. Ercole deve dimostrare a se stesso che la forma è semplicemente un canale d’espressione tramite cui prendere contatto col grande campo della manifestazione divina. Leggendo alcuni libri d’argomento religioso si potrebbe concludere che la forma, l’emozione e la mente siano il male, cose indesiderabili di cui disfarsi. Ma riflettendo sull’argomento è fondamentale capire il concetto che senza forma fisica non avremmo più il mezzo per prendere contatto con quella divina espressione che è il mondo materiale. Dio è in tutti gli esseri umani, in questo fisico, tangibile mondo in cui viviamo, e se noi non avessimo una forma né alcuno dei cinque sensi, non avremmo più i mezzi per percepire la divinità che dimora nella forma.
La personalità non deve essere né uccisa, né calpestata, ma deve essere riconosciuta come il triplice canale d’espressione dei tre aspetti divini. Tutto dipende da come noi utilizziamo questa triplice personalità, se per fini egoistici o divini. La grande illusione è l’utilizzazione della personalità per fini egoistici.
Per riassumere l’intero argomento, nel segno dello Scorpione, il Sé è determinato ad uccidere il piccolo sé per fargli apprendere il significato della resurrezione.

Che cos’è la morte?

Vi sono tre segni di morte nello zodiaco; tre grandi morti hanno luogo man mano che progrediamo intorno al campo della vita. Nel Cancro abbiamo la morte dell’essere elementare (l’uomo), affinché l’essere umano possa venire in esistenza. Attraversando lo Zodiaco si può sempre dire: “Qui avviene la morte allo scopo di …”
La morte è sempre un entrare in una vita più “completa”, in una più piena esperienza, in una più ampia realizzazione e libertà d’azione. E’ la morte della personalità affinché l’anima possa dominarla ed esprimere la vita attraverso di essa. Nei Pesci abbiamo la crocifissione, la morte di un salvatore del mondo che ha adempiuto al suo compito in modo perfetto.
La morte, in astrologia, può significare diverse cose. Può forse significare che si sta per morire. Questa è solo una delle interpretazioni. Forse si tratta di un’antica emozione, ormai superata, che sta morendo; forse sono alcune idee ormai cristallizzate, dei dogmi, che hanno governato per lungo tempo le nostre attività e che ora devono semplicemente aver fine e a noi pare strano come abbiamo potuto ragionare in tal modo. Quella linea di pensiero è dunque morta. È cosa buona avere una visione più ampia ed imparare ad nterpretarla nei vari aspetti della personalità.

Scorpione, Segno della Magia.

Fare magia non significa fare cose strane e insolite: vera magia è che l’anima si esprima tramite la forma. La magia nera è l’uso della forma al fine di ottenere ciò che noi vogliamo per la forma. La magia nera è puro egoismo. La magia bianca è l’uso dell’anima allo scopo di elevare la condizione umana, utilizzando la personalità. Perché lo Scorpione è il segno della magia?
Un antico libro dice: “La Vergine è la strega che prepara gli ingredienti che devono essere pesati nella Bilancia e nello Scorpione il lavoro magico viene continuato.” Dal punto di vista dell’aspirante ciò significa che nella Vergine si scopre il Cristo in se stessi, nella propria interiorità, nutrito dalla forma attraverso le età. Nella Bilancia, si fluttua fra le paia di opposti, la forma o la natura Cristica, finché non si raggiunge l’equilibrio tra spirito e materia. In Scorpione, siamo messi alla prova per vedere chi trionferà: la forma o la natura Cristica, il Sé superior o il sé inferiore, il reale o l’irreale, la verità o l’illusione. Questa è la fondamentale qualità dello Scorpione.
Costellazioni e Stelle Il Toro, che è opposto allo Scorpione, è il segno del desiderio espresso in maniera predominante sul piano fisico come sesso. Nel cuore dello Scorpione troviamo Antares, una delle quattro stelle regali, una stella rossa. Il rosso è il colore del desiderio e questa è la stella più rossa che vi sia in cielo, simboleggia il rosso del desiderio che sottostà ad ogni manifestazione della vita divina.
In Gemelli, dove si raccolgono i pomi aurei, Ercole lottò anche con Antares. Qui, nello Scorpione, ci troviamo ancora a fronteggiare una stella rossa. Perché? Perché il problema dell’umanità in questo nostro grande sistema solare è quello dell’attrazione fra gli opposti (che è il desiderio). Vi è sempre una dualità tra ciò che è desiderato e colui che desidera. L’Aquila è permutabile con lo Scorpione. L’Aquila ha molto a che fare con gli Stati Uniti e la freccia del Sagittario, il segno successivo, è anche dominante nell’emblema degli Stati Uniti. L’aquila è l’uccello che sta oltre il tempo e lo spazio, e mentre Ercole lotta con l’idra, guarda in alto, vede l’aquila e ricorda che egli è venuto in incarnazione e che dovrà volare indietro per tornare nel luogo da dove venne.
Vi sono tre costellazioni connesse con questo segno che sono straordinariamente interessanti.
La prima è il Serpente, il serpente dell’illusione, il serpente che incontriamo nella Genesi e che ingannò Eva. La seconda è Ofiuco, l’uomo che lotta contro il serpente. Nello Zodiaco antico il serpente è rappresentato nelle sue mani. Egli lo afferra con entrambe le mani e pone il piede sul suo cuore, che è la stella rossa del desiderio. Nel far questo, egli guarda verso la costellazione che noi vedemmo nella Bilancia, la Corona. In tal modo abbiamo la personalità simboleggiata da Ofiuco che lotta con il serpente dell’illusione, con la Corona tenuta dinanzi a lui e verso cui aspira. La terza costellazione Si chiama Ercole e raffigura l’aspirante che non guarda la Corona, ma l’Aquila. La personalità guarda la Corona e dice: “Sto attraversando molte difficoltà, l’ambiente mi è ostile, le mie condizioni familiari sono difficili, ma un giorno io otterrò la Corona”. Ercole, il discepolo, non si interessa della corona, ma guarda l’aquila, l’aspetto spirito. E’ occupato con quel meraviglioso simbolo di luce emergente che rende possible ogni vittoria. Manteniamo dunque i nostri occhi fissi sull’aquila; facciamo scendere il fuoco; non guardiamo in terra; centriamoci nella divinità. A.A.B.

SCORPIONE:
(23 ottobre-22 novembre)

Segno: fisso
Genere: femminile
Elemento corrispondente: acqua
Caratteristiche: pienezza di risorse, rinnovo
Giorno della settimana: martedì
Numero fortunato: 8
Colori : nero, ocra, rosso cupo, viola
Profumi ed essenze: cannella, garofano, patchouli
Fiori e piante: aloe, dalia, gardenia, gladiolo, orchidea
Animale: scorpione, serpente, talpa
Pietre preziose e minerali: corallo rosso, granata, rubino, topazio
Metalli: ferro, platino
Professioni: antiquari, chimici, guaritori,occultisti,investigatori,shimano, mago ecc..

Il Progetto del Sole in SCORPIONE

Lo Scorpione è un segno che è in rapporto molto stretto con le pulsioni inconsce, legato a doppio filo alla dinamica vita/morte. Appartiene ad un elemento ricettivo-reattivo femminile (l’acqua), però ospita i due pianeti più rappresentativi dell’energia maschile (Plutone e Marte).
Questa apparente contraddizione indica una natura di base informe, compulsiva e sempre in movimento, capace di scuotersi al più piccolo turbamento per salire in superficie con una serie di azioni imprevedibili, viscerali ed irrazionali. Lo Scorpione è mosso dal suo “sentire”, pero’ comincia a porsi la problematica di riuscire a controllare e infine a padroneggiare ciòche arriva da dentro, in modo da non essere succubi delle proprie pulsioni e della propria emotività.
Le energie maschili di forza, fecondità, creatività ed azione devono trovare una via di uscita attraverso un canale che, in questo segno, non può ancora essere diretto, ma sempre indiretto.
Questa è la ragione per cui uno Scorpione non attacca mai per primo; è il giocatore di scacchi che lascia la prima mossa all’avversario, pronto a rispondere nel modo meno previsto.
Si sente spesso dire che gli Scorpioni sono infidi, falsi, viscidi e violenti e questo può anche essere vero, però tutto ciò non è gratuito ma è dovuto quasi sempre alle difese che hanno dovuto costruire in un’età particolare della vita, per proteggere la loro esasperata sensibilità emotiva che metteva in discussione la loro stessa sopravvivenza. Hanno quasi sempre captato atmosfere strane, torbide, miste a sensazione di morte ed hanno sviluppato un controllo assoluto sulle loro emozioni, avendo precocemente percepito che queste potevano essere pericolose a causa della loro stessa vulnerabilità. Spesso hanno anche dovuto “falsare” le loro percezioni o addirittura la loro identità vera per guadagnarsi quelle attenzioni di cui hanno bisogno , soprattutto per ottenere una tranquillità di tipo emotivo, che serva a superare la paura della distruzione.
Il simbolo più eclatante di questo segno è proprio lo scorpione, il piccolo animaletto dotato di un pungiglione velenoso, capace di dare la morte. Le strategie che mette in atto questo animale possono rendere più semplice la comprensione del comportamento dei nativi.
Lo scorpione non attacca mai per primo, però se viene provocato sa reagire in modo determinato e sicuro; si tratta quindi di REAZIONE e non di AZIONE.
Se viene imprigionato e non ha possibilità di scampo, preferisce trafiggersi e darsi la morte piuttosto che cadere in mano del nemico; possiede qualità materne che rasentano l’abnegazione di sé, poiché nel caso in cui non riesca ad alimentare i suoi piccoli permette loro di divorarlo perché possano salvarsi la vita.
Queste tre peculiarità, peraltro molto insolite, permettono di riabilitare questo piccolo essere, che gli uomini temono e non apprezzano più per la sua forma che non per quanto in realtà sia.
Lo scorpione è quindi un essere estremamente coraggioso, non violento ma preparato alla difesa; capace di autodeterminarsi piuttosto che essere vittima di qualcun altro; legato in modo indissolubile al concetto vita/morte, al punto da operare la morte per garantire la vita.
L’altra peculiarità è quella del veleno, che rappresenta anche la sua linfa vitale, visto che quando è costretto ad usarlo annienta anche se stesso.
Il problema è quello della presa di coscienza del potere che possiedono: gli Scorpioni, infatti, quando usano il loro veleno coltivando strategie di vendetta e di distruzione, covano odio e risentimento nel loro cuore e questo pian piano distrugge anche la loro vita. Devono a lungo lottare con questa strana dinamica, condannati come sono al crudele gioco della difesa, che però risulta distruttiva anche per se stessi.
Solo quando avrà cauterizzato le sue ferite interne, fatto luce sui suoi risentimenti e sull’odio viscerale che lo muove, lo Scorpione potrà usare il suo immenso potere per guarire prima se stesso e poi coloro che ha vicino.
Il simbolo di questo segno è ben rappresentato dal mito di Ereshkigal “Dea degli Inferi” e della sorella Inanna “Dea dei Cieli”.

Inanna decide di scendere negli Inferi a trovare la sorella Ereshkigal nel giorno in cui questa sta seppellendo il marito, quindi è piena di rabbia, di dolore, di rancore e di odio per la perdita subita. Inanna è assolutamente inconsapevole di cosa l’attenderà laggiù, anzi lei si aspetta gratitudine ed onore per il suo gesto. Ereshkigal invece la fa spogliare completamente, la umilia e quindi la appende letteralmente ad un gancio piantato nella parete e la lascia lì, affinché muoia lentamente per dissanguamento.
In questa lunga agonia Inanna è obbligata a vedere tutto ciò che accade nel mondo degli Inferi, a prendere coscienza ed a capire la desolazione e la morte che regnano laggiù.
Inanna viene poi salvata dalla sua governante, che non vedendola ritornare dopo tre giorni chiede aiuto ad una Dea del mare, la quale invia nel regno degli Inferi delle creature orrende e luttuose che sono disposte a scendere e ad affrontare Ereshkigal. Questi esseri si prestano ad intraprendere il viaggio carichi di doni da consegnare alla regina degli Inferi che, venendo accettata ed onorata, decide di ricompensarli concedendo la grazia ad Inanna.
Questo mito termina con due momenti salienti:
quando le due sorelle si salutano, Ereshkigal si accorge di essere incinta, a conferma del fatto che ogni lutto racchiude in sé i semi di una nuova vita;
infine Ereshkigal dice ad Inanna di fermarsi durante il ritorno a raccogliere ciò che lei ha messo vicino alle 7 porte che delimitano il suo regno, poiché questo sarà il suo personale regalo da portare nel regno dei Cieli.
Ad ogni porta Inanna trova una pietra, ma quando sarà risalita alla luce del Sole si accorgerà che si tratta invece di 7 gioielli purissimi.
In questo mito c’è tutto il simbolismo dello Scorpione diviso in sei fasi:

La discesa agli Inferi, un percorso obbligato per uno Scorpione affinché possa comprendere quali sono le dinamiche inconsce che determinano i suoi comportamenti e le sue reazioni.
Vedere cosa c’è laggiù simboleggia il percorso di dolore e di morte necessario per poter cauterizzare le ferite rimaste aperte, ancora purulenti e sanguinanti.
Il simbolo della nudità, che psicologicamente rappresenta la necessità di rinunciare a tutte le difese quando si intraprende il viaggio della conoscenza di sé.

Il perdono e la grazia che Ereshkigal concede dopo essere stata onorata, che simboleggia come per guarire dalle qualità negative occorra prima riconoscerle, onorarle e perdonarle in quanto ci appartengono anch’esse.
La gravidanza, che simboleggia i semi che si piantano durante questo percorso e che daranno i loro frutti.
I gioielli regalati ad Inanna stanno ad indicare che i tesori di ognuno di noi sono seppelliti sotto montagne di scorie, di dolori e di rancori, che occorre prima vedere e ripulire.
Questo è uno dei miti più belli in assoluto ed è legato al segno che più mostra contraddizioni, poiché possiede le qualità più infime ma anche le più nobili

io mi trasformo….

La Settima Fatica di Ercole, BILANCIA

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LA SETTIMA FATICA

La Cattura del Cinghiale di Erimanto
(Bilancia 22 Settembre – 21 Ottobre)

Il Mito

Colui Che presiede la Camera del Consiglio del Signore rifletteva sulla natura del figlio dell’uomo, che è anche figlio di Dio. Pensava come poterlo rendere più simile al Padre. “Deve compiere un’altra fatica. Ha bisogno d’equilibrio, di sano giudizio e di una preparazione per una prova maggiore e per il futuro servizio alla razza umana. Si prepari con cura per tutto ciò.” Il Maestro, prendendo nota di tale proposito e della prossima prova, andò da Ercole e gli disse: “Và, figlio mio, cattura il cinghiale selvaggio; salva un paese devastato, ma prendi tempo per mangiare”. Ercole andò.
Ercole, figlio dell’uomo e anche figlio di Dio, passò per la settima Porta. Il potere del settimo segno passò in lui. Non sapeva di dover affrontare una duplice prova, la prova di una eccezionale amicizia e quella di un indomito coraggio. Il Maestro aveva dato istruzione di cercare un cinghiale e Apollo gli aveva dato un arco nuovissimo. Ercole pensò: “Non voglio portarlo con me sulla via, per tema di uccidere. Nella mia ultima fatica, sui lidi del grande mare, ho ucciso. Questa volta non ucciderò. Lascio perciò l’arco”.
Così, disarmato, salvo che per la sua fedele clava, salì per la montagna in cerca del cinghiale, scorgendo da ogni parte scene di paura e terrore. Saliva sempre più in alto, quando sulla via incontrò un amico. Il suo nome era Folo, uno del gruppo dei centauri e conosciuto dagli dèi. Si fermarono a parlare, e, per un pò Ercole dimenticò l’obiettivo della sua ricerca. Folo lo invitò ad andare con lui a spillare una botte di vino che non gli apparteneva. Questa grande botte apparteneva al gruppo dei centauri e gli dèi che l’avevano data loro, avevano ordinato di non aprirla se non quando i Centauri fossero stati tutti presenti. Il barile apparteneva, dunque, al gruppo.
Tuttavia Ercole e Folo l’aprirono in assenza dei loro fratelli e chiamarono Chirone, un altro saggio centauro, a condividere la loro baldoria. Questi accettò e tutti e tre insieme bevvero, banchettarono e fecero baldoria, facendo un gran baccano. Gli altri centauri, da lontano, intesero tutto quel chiasso.
Giunsero tutti incolleriti e quindi avvenne un gran combattimento e, nonostante la sua saggia risoluzione, il figlio dell’uomo, che era anche figlio di Dio, divenne ancora una volta messaggero di morte. Uccise i suoi amici, i due centauri con i quali aveva prima bevuto. E mentre gli altri centauri levavano alti lamenti, Ercole fuggì di nuovo sulle alte montagne e riprese la sua ricerca.
* * *
Salì fino al limitare delle nevi, seguendo le tracce del feroce cinghiale; lo cercò ovunque sulle alture e nel gelo, ma non lo vide. Scendeva la notte, una per una le stelle si affacciavano ed il cinghiale era sempre lontano. Ercole rifletté ed escogitò una sottile astuzia: pose abilmente una trappola, la nascose con cura e attese nell’oscurità la venuta del cinghiale. Le ore trascorsero una dopo l’altra ed egli aspettò fino al sorgere dell’alba.

Finalmente il cinghiale uscì dalla tana in cerca di cibo, spinto da una fame atavica. Il figlio dell’uomo attendeva vicino alla trappola, nell’ombra. Il cinghiale cadde nella trappola, ma Ercole liberò la bestia selvaggia per farla prigioniera con la propria bravura. Combatté con il cinghiale, lo vinse e lo rese docile al suo volere. Dalle alte cime innevate scese Ercole esultante, sospingendo davanti a sé il feroce cinghiale ormai domato. Lo spinse tenendolo per le zampe posteriori giù per la montagna e rise a quella scena. Anche tutti coloro che incontravano il figlio dell’uomo, che è figlio di Dio, che cantava e danzava sulla via, ridevano nel vedere i due avanzare. E nella città tutti risero alla stessa vista: il cinghiale che saltellava e l’uomo che rideva e cantava. Così Ercole compì la settima fatica e ritornò dal Maestro della sua vita.
Colui che presiedeva la Camera del Consiglio del Signore disse: “La lezione del vero equilibrio è stata appresa. Ora rimane ancora una lezione. Alla nona Porta deve incontrare di nuovo il centauro, per conoscerlo e comprenderlo bene.”
E il Maestro disse: “La settima fatica è compiuta, la settima Porta è superata. Rifletti sulle lezioni del passato; rifletti sulle prove, figlio mio. Due volte hai ucciso quelli che dovevi amare.
Impara il perché”. Ercole rimase entro le porte della città e lì si preparò per ciò che più tardi sarebbe avvenuto, per la prova suprema. IL TIBETANO
Prologo

“Il Mito è il pensiero segreto dell’anima.” (Iside Svelata
)
La Bilancia presenta numerosi paradossi e forti estremi a seconda di come si percorre lo zodiaco, seguendo le lancette dell’orologio in senso orario, sul sentiero ordinario; o nel percorso inverso, la ruota del discepolo, coscientemente rivolto verso il sentiero dell’evoluzione, il sentiero del ritorno. La Bilancia è uno dei simboli più difficili da comprendere. È il primo segno senza simboli umani o animali con eccezione della figura della Giustizia che regge la bilancia, una donna dagli occhi bendati, cieca forse alla visione esteriore oggettiva, poiché solo la vista intuitiva interiore può riconoscere dove risiede la giustizia.
È un interludio simile all’ascolto silenzioso nella meditazione, un momento di valutazione del passato. Strano a dirsi, l’uomo comune si avvicina a Bilancia attraverso la drastica prova in Scorpione, mentre l’uomo più evoluto entra nella prova in Bilancia dal segno della Vergine, con la coscienza cristica che muove il suo cuore e la sua mente. Pensate a quanto diverse saranno le esperienze di questi due uomini in Bilancia: in un caso la bilancia oscillerà bruscamente in su e in giù; nell’altro, vi sarà equilibrio tra materia e spirito e fra tutti gli altri opposti minori.
A questo punto cominciamo a vedere perché, in questo segno di calma, ci troviamo di fronte ai problemi del sesso e del denaro, buoni servi e pessimi padroni, a seconda dell’uso che se ne fa. Il sesso è un sacramento di unione fra uomo e donna per la produzione delle forme, per continuare la vita che evolve. Il denaro è un mezzo di scambio, di condivisione a distanza, se non è amato e trattenuto per se stesso; è l’oro dell’avaro, o l’oro del cuore che ama e dà.
L’equilibrio delle paia degli opposti (Astrologia Esoterica, pag. 250) è delimitato con precisione.
La bilancia può oscillare dalla parzialità e dal pregiudizio alla giustizia e al discernimento; dall’ottusa stupidità alla saggezza entusiastica. Bella e inusitata combinazione di parole!
Comunemente la saggezza è simboleggiata da un gufo piuttosto stupido che rotea gli occhi, e coloro che si reputano saggi sono, per lo più, pieni di solennità e di sussiego, mentre la saggezza dovrebbe essere “entusiastica”. Vi è da riflettere su questo. Vi può essere dell’intrigo e le vie tortuose escogitate dalle leggi degli uomini possono incoraggiarlo; o un retto comportamento poiché l’uomo nato nel segno della Bilancia può essere caratterizzato da tendenze materialistiche o spirituali. Girando ripetutamente attorno allo zodiaco, le costellazioni sono tutte armoniose, buone e perseguono un proposito; è la nostra ricettività e l’uso che ne facciamo che determina ciò che manifestiamo. Ciò si correla con dolorosa precisione alle impressioni ottenute dal turista occasionale oppure dal viaggiatore che va a vivere per un po’ di tempo in un paese e ne conosce realmente gli abitanti.
A volte si dovrebbe far fare una prova d’intelligenza prima di apporre un visto sul passaporto. Strane idee, per esempio, sono riportate da chi ha trascorso pochi giorni a Parigi e crede di conoscere la Francia.
In questo solenne segno d’equilibrio e di giustizia, la prova finisce in uno scoppio di risa; l’unica fatica che termini così. Ercole scese dalla montagna spingendo il cinghiale come una carriola, cantando e ridendo e tutti quelli che lo vedevano ridevano con lui. Una scena divertente, nonostante Ercole avesse fatto nuovamente un terribile errore. Il Maestro gli aveva ditto di “prendere tempo per mangiare”, ma Ercole il tempo lo prese per ubriacarsi in un’orgia con due vecchi amici, i saggi centauri. È da notare che essi spillarono una botte di vino che doveva essere aperta solo da e per il gruppo. Si potrebbe fare un’intera lezione su questo punto ed anche sul fatto che, mentre Ercole aveva preso tutte le precauzioni per non uccidere il cinghiale, aveva finito per uccidere due vecchi amici. Così la tentazione ci insegue, quando crediamo di aver liberato il sentiero dai tranelli. Ciononostante il saggio Maestro, valutando la prova, sorvolò sulla rissa, alla quale tutti avevano contribuito e disse semplicemente: “Rifletti sulle lezioni del passato” (Giudizio della Bilancia). “Due volte hai ucciso chi dovevi amare. Comprendine il motivo”. Questo è tutto. Dobbiamo ricordare che la personalità resta al di fuori dell’ashram (il maestro vede soltanto la luce che portiamo). Non ci fu alcun elogio speciale.
Ercole semplicemente passò non a pieni voti; ma la settima fatica fu dichiarata compiuta e la settima Porta attraversata. Giustizia con misericordia. “Se tu, o Dio, dovessi annotare con rigore ciò che è mal fatto, chi potrebbe, o Signore, pagarlo?”

Riflessioni sulla Bilancia

Prima di catturare il cinghiale di Erimanto, Ercole sedette alla tavola di Folo e bevve del vino molto forte. Si trovava allora nell’euforia del convivio, cercando e trovando piacere. Per Ercole, come per tutti coloro che intraprendono il lavoro da effettuarsi nel segno della Bilancia, i fumi del piacere devono essere esauriti, prima che possa essere intrapreso il grande compito del dominio di se stessi, rappresentato dalla cattura del cinghiale.
È da notare che il vino bevuto da Ercole condusse ad una tragedia, la morte di Folo. Il sopraggiungere di un’improvvisa catastrofe nel corso della piacevole esistenza dei nati in Bilancia, per quanto dura quest’esperienza possa essere, è una necessità per lo sviluppo dell’anima.
Senza questo tipo di tragedie, le potenzialità della Bilancia rimangono dormienti. Chi nasce in Bilancia intraprende il suo viaggio in inverno, in un periodo d’oscurità, quando la vita della personalità ha perduto le sue lusinghe.
Ercole non usa la forza bruta per catturare il cinghiale. Egli prepara una trappola e attende che l’animale s’intrappoli da solo. Quando il cinghiale vaga tra la neve ammonticchiata, Ercole vaglia la sua opportunità. Curiosamente è la Bilancia che fa evitare un scontro diretto per non far dissipare più forza del necessario. Ercole cerca di raggiungere i suoi fini gentilmente, senza coercizione.
Si dice che Ercole, afferrate le zampe posteriori del cinghiale, lo obbligasse a camminare con quelle anteriori, giù per la montagna e che questo spettacolo suscitasse le risa di tutti coloro che testimoniavano l’evento. In questo incidente possiamo osservare l’abilità dei nati in Bilancia nel trovare soluzioni insolite e nel percepire il valore dell’incongruo.
Nella storia dell’umanità, grandi conseguenze sono state determinate dal modo insolito con cui sono stati affrontati dei problemi ordinari. Ad esempio, un comandante tartaro accese un grande fuoco dietro alle sue truppe, costringendole ad avanzare con tanto disperato vigore che nessun nemico potette loro resistere. E ancora, quando Annibale mandò i suoi elefanti contro Scipione, questi ordinò ai soldati di dar fiato alle trombe nelle orecchie degli animali che, confuse e spaventati da tanto rumore, si diedero ad una fuga precipitosa, uccidendo molti uomini di Annibale.
La percezione delle incongruità è una delle più grandi armi date all’umanità nella sua perpetua lotta contro l’illusione. È la risata che discredita le false apparenze, ridicolizza le pretese e distrugge le istituzioni sorpassate.
Questa è l’unica fatica che finisce con uno scoppio di risa. Non soltanto Ercole porta a termine il compito assegnatogli, ma rende il feroce cinghiale oggetto di ridicolo. Con una leggera alterazione di prospettiva, molte delle terribili esperienze della vita si possono trasformare tramite un benefico senso di umorismo.
Gran parte di ciò che le persone considerano grave ed estremamente importante ha decisamente i suoi lati ridicoli.
La pittoresca descrizione del modo con cui Ercole trascina il cinghiale, tenendolo per le due zampe posteriori, è una rappresentazione simbolica dell’anima che dirige il corpo ancora maldestro. Questo rapporto, in cui ogni aspetto riceve la debita importanza, è una caratteristica degli individui più altamente organizzati della Bilancia. Il principio dell’equilibrio è così osservato.
L’uomo della Bilancia pesa ed equilibra tutte le cose con cui entra in relazione. Questo atteggiamento lo fa spesso apparire esitante ed indeciso. Sapendo esservi innumerevoli gradazioni fra il bianco e il nero, egli è raramente propenso all’estremismo. Sa che coloro che sono considerati dei pilastri dell’umanità possono essere dei Farisei e che i semplici e gli umili, senza ostentazioni, possono essere il sale della terra; che quelli che affermano la loro superiorità più veementemente possono essere i meno meritevoli; che i più saggi possono agire come pazzi ed i pazzi imbattersi in un tesoro; che i giudizi del mondo possono essere capovolti da una giuria più elevata; che la verità può camminare sulla terra in molte e diverse guise.
La ricerca della verità cambia dunque con lo sviluppo della discriminazione. In un certo senso, la verità non esiste per gli esseri umani, poiché tutte le verità sono soltanto frammenti di unità più grandi. La ricerca di questi concetti più inclusivi ha un’importanza maggiore dell’insistere su un frammento isolato di un segmento ristretto e separativo.
Come un ragno indaffarato, l’individuo della Bilancia è continuamente intento a intessere relazioni, a creare una sensibile rete di significati. Il risultato di quest’attività è la sintesi. Egli sta tra il concreto e l’astratto, cercando di collegarli tra loro. Ma vi è sempre discrepanza, vi è sempre una lacuna tra la visione della finalità e la meta raggiunta; eppure la rete brilla luminosamente ed assume una forma di misteriosa ed intricata bellezza.
A metà cammino fra cielo e terra, l’uomo della Bilancia attende. Guardando in alto ha la visione dell’alba che indora le cime dei monti ricoperte di neve; guardando in basso osserva I pantani e il fango attraverso cui passano i figli degli uomini. Da un lato percepisce alti ideali, dall’altro li vede ripudiati. Egli deve tuttavia stare e lavorare in questo punto di mezzo. Se si eleva verso il mondo ideale, perde contatto con le cose comuni, se scende al livello della attività materiale, perde le preziose percezioni che sono le forze primarie, le cause prime del suo essere.
Egli è posto fra questi due mondi affinché possa guadagnare la comprensione, quella comprensione che include il più alto e il più basso, il bene e il male, l’elevato e l’insignificante.
Questa è compassione. La conoscenza acquisita fa veder chiaro. Scrutando nel cuore degli uomini, percepisce le ombre oscure e i sedimenti d’insolite passioni. Scopre i metodi basilari con i quali le persone costruiscono il loro successo, le macchie oscure nelle vite di uomini famosi, l’abilità con cui essi eludono i richiami della loro coscienza. Osserva idee nascenti che vengono congelate alla prima tentazione. Contempla la lunga marcia evolutiva del genere umano con i suoi successi sporadici e i suoi molteplici fallimenti.
Qual è il risultato di tali riflessioni? Prima di tutto, le illusioni che così spesso incatenano l’uomo sulla terra, sono sostanzialmente ridotte e indebolite. Egli diviene cosciente che l’essere umano vive in una turbinosa nebbia d’illusioni aggrappandosi alla vita quale fine a se stessa e che spesso l’uomo sfugge dalla verità come fosse una catastrofe. Questa descrizione di insuccessi non significa che la bontà umana sia minimizzata poiché, senza una sua sufficient dose, il mondo non potrebbe continuare ad esistere.
Il nativo della bilancia non è sicuro di voler partecipare alla lotta aggressiva per conquistare un posto nella vita, né di battersi per ottenere potere e prestigio.
Se si preoccupasse solo di se stesso, si ritirerebbe probabilmente in una biblioteca e vi passerebbe le sue giornate. Esistono però altri esseri umani che rivendicano i propri diritti su di lui. Il movente del servizio mette così radici nella sua vita, un senso del servizio fondato su una valutazione realistica della natura umana. In verità, è molto difficile servire quell’incredibile specie chiamata uomo. Rendete l’uomo partecipe di una verità che, se accettata, altererebbe tutto il suo stereotipato modo di vita ed egli vi condannerà come radicale; ragionate con lui ed egli insisterà ostinatamente sulla supremazia dei suoi istinti; d’altra parte, se dimostrerete indifferenza per la sua sorte, vi taccerà d’essere insensibile alle sue sofferenze.
Chiunque vuol servire la razza umana deve essere preparato all’incomprensione, ad essere male interpretato e a quel tipo di perversità che fa sostenere l’esatto contrario di quanto gli si dice.
L’individuo della Bilancia non sarà mai né un fanatico bigotto né un tiranno. Cercando di persuadere piuttosto che costringere, egli comprende l’arte del compromesso spirituale; ciò implica la propensione di cedere su tutti i punti non essenziali e la comprensione che la salvezza nel regno dei cieli si raggiunge con una serie di passi successivi piuttosto che con un singolo salto. Servire gli altri richiede un giusto apprezzamento delle loro capacità; aspettarsi da loro ciò che essi non sono in grado di dare, è cosa non saggia e frustrante. L’aiuto che si dà ad una persona deve esprimersi entro il quadro delle sue limitazioni. Se ciò non avviene, l’aiuto può mutarsi in impedimento. Si deve fare un’accurata distinzione fra il troppo aiuto e il troppo poco; se ne viene fornito troppo, l’individuo non è incoraggiato ad usare le sue proprie risorse, mentre se è troppo poco c’è il rischio che anneghi in un mare di disperazione. In alter parole, l’aiuto dato deve soddisfare accuratamente le necessità della persona implicata. In molti casi, l’aiuto può divenire un impedimento; in molti casi è meglio quindi lasciare che l’individuo ottenga le sue certezza spirituali dai suoi propri amari conflitti.
Il costante “soppesare e misurare”, così caratteristico nella Bilancia, ha uno scopo: stabilire l’equilibrio. Il mondo si sostiene con l’equilibrio e l’uomo della Bilancia lo comprende.
Le leggi del karma possono essere considerate come attività equilibranti che impediscono il proseguimento di condizioni di squilibrio. Le catastrofi che succedono ad un uomo non hanno lo scopo di punire, ma di restaurare l’equilibrio nella sua natura. Colui che stabilisce l’equilibrio nella propria vita non sarà costretto a vederselo imporre da circostanze dolorose. I piatti della Bilancia oscillano facilmente da una parte all’altra, ma il punto di mezzo caratterizzato dall’equilibrio rimane immutato. Questo punto d’equilibrio è un sicuro rifugio che le fluttuanti ombre degli sconvolgimenti tellurici e delle catastrofi non possono mai minacciare.
Dovrebbe essere evidente che l’equilibrio com’è qui concepito, è piuttosto una condizione dinamica e che statica. Un bilanciato sistema d’energie sarebbe una definizione più adeguata; detto diversamente, potrebbe essere chiamato un accordo ordinato di energie dirette e controllate da una onnicomprensiva volontà di bene. L’uomo completamente sviluppato, o l’iniziato, potrebbe forse anche essere descritto in tali termini.
In mezzo alle dissonanze, l’individuo della Bilancia accarezza il sogno dell’armonia. Nella terra lontana, egli ricorda la Casa del Padre e memore di ciò cerca di essere un punto di pace in un mare di forze contrastanti. Tale è la meta, ma non sempre il conseguimento. Comunque sia, questa brama di armonia rafforza il lui il desiderio di essere un fautore di pace. Di solito, comprende entrambi i lati di un problema e quest’abilità fa di lui un buon arbitro e un buon mediatore.
Le energie che impiega sono la persuasione, la cortesia e la cooperazione; quando queste falliscono, egli disdegna l’impiego di metodi più duri. È naturalmente incline verso il lavoro di gruppo ed è attratto da tutti i programmi d’azione che promuovono la fratellanza e l’unità.
Vi è un forte elemento femminile nell’uomo della Bilancia e ciò è naturale, poiché è Venere che governa questo segno zodiacale. La dura e travolgente vita moderna è troppo aggressivamente maschile; la più quieta grazia e la bellezza artistica della componente femminile dovrebbero agire come un’influenza complementare. L’individuo della Bilancia comprende questo fatto in modo istintivo. Sa che la dogmaticità maschile deve essere modificata dal più sottile aroma della dolcezza femminile; che la flessibilità dell’acqua dura più a lungo dell’implacabile pietra e del rigido acciaio.
Quando il nativo della Bilancia ha assimilato le delicate armonie di Venere, allora comincia a rispondere ad un’altra vibrazione, quella di Urano. L’affermazione biblica che descrive quest’impulso è espressa nelle parole: “Ecco, io rendo nuove tutte le cose.” Le vecchie forme sono considerate catene ed ostacoli. Devono essere scartate. La “scopa” di Dio deve spazzare via i rifiuti delle età passate, affinché gli alti ideali di fratellanza e di unità possano essere incorporate nella vera struttura delle nostre istituzioni, e gli uomini possano riflettere nella loro vita la divina immagine che è indelebilmente scolpita nell’essenza del loro essere.
Ma questo mutamento rivoluzionario non può essere compiuto col riadattamento di vecchie forme, modelli e istituzioni; deve aver origine nella mente umana, nel silenzio del cuore dell’uomo quando egli si volge verso la luce che brilla su di lui, proveniente dalla immortale scintilla divina che dimora nel suo essere. L’uomo della Bilancia si prepara a rinnovare se stesso, sapendo che questo è il primo passo verso il rinnovamento del mondo.

I reggenti della Bilancia e il suo Segno opposto

Il segno opposto della Bilancia, col quale deve avvenire l’unificazione, è l’Ariete, il cui reggente essoterico è Marte, mentre il reggente della Bilancia è Venere. Exotericamente, quindi, vi deve essere un accordo fra la volontà e la mente superiore e tale accordo si esprime mediante il desiderio o l’amore, secondo il proprio grado evolutivo. Il reggente esoterico della Bilancia è Urano, e Saturno, in questo segno, è il reggente di quella “meravigliosa Gerarchia Creativa” che fa parte del terzo aspetto della Divinità. È per tale ragione che la Bilancia è strettamente connessa col terzo aspetto della divinità e diviene un segno dominante e un fattore altamente determinante laddove sono implicati la legge, il sesso e il denaro.
Il Tibetano afferma ulteriormente che: “ Se tutti gli studenti facessero uno studio accurate di questi tre punti: legge, primo aspetto; relazione fra le paia di opposti (sesso), secondo aspetto; energia concretizzata, chiamata danaro, terzo aspetto, così come oggi si esprimono e si potranno esprimere in futuro, si avrebbe un quadro molto istruttivo e straordinariamente utile del conseguimento fisico umano e della futura espressione spirituale. L’intero processo dipende dall’attività dei tre reggenti della Bilancia: Venere, Urano e Saturno” (Astrologia Esoterica pag. 243 e seg.).
Una peculiare bellezza emerge dalle note-chiave dell’Ariete e della Bilancia suggerite da Dane Rudhyar nel suo libro I Doni dello Spirito. La nota della Bilancia è “sentirsi a proprio agio”, che si discosta però dall’agiatezza del facile conforto del lusso. L’autore la definisce come “un’espressione del rapporto completamente accettato sia con un oggetto sia con una
situazione o una persona… Gli uomini possono liberarsi dalla natura soltanto esprimendola con tranquillità di spirito ed eleganza. Per eleganza intendiamo quella qualità cui i matematici si riferiscono quando parlano di un’elegante soluzione di un problema matematico, una soluzione che scaturisce con estrema facilità, con la massima semplicità di mezzi, con un minimo di passi intermedi e con inerente logica. Un albero di sequoia è, analogamente, l’elegante soluzione del problema contenuto nel seme, un perfetto, facile e logico sviluppo delle potenzialità inerenti a questo seme. Naturale crescita delle potenzialità inerenti, facile e logico sviluppo, eleganza espressiva; questi sono i gioielli dell’arte di vivere, le prove della maestria.”
Cerchiamo di riflettere sulla bellezza di queste parole. È difficile immaginare un concetto più appropriato della crescita, una crescita che si sviluppa dall’interno, proprio come avviene in un fiore che sboccia, senza stress e sforzo violento. Possiamo qui notare che la Bilancia rappresenta il regno vegetale, il sesso e l’affinità naturale. In questo regno tre raggi, si dice, vibrano all’unisono. Il risultato è: servizio, bellezza, colore e fragranza. Le parole di Rudhyar non sono poesia mistica; esse hanno radici in fatti biologici, dove anche l’energia creativa, Dio immanente, è al lavoro.
Tornando all’Ariete, troviamo che la nota fondamentale è “adattabilità”, indicante un mezzo tramite cui la “tranquillità di spirito” della Bilancia può essere ottenuta. Tutti noi conosciamo uomini e donne, sia nella storia che nell’attualità, capaci di agire con equilibrio e potere nel mezzo di avvenimenti tragici. E quale imponente fonte d’ispirazione troviamo in tutto questo! Noi troviamo l’adattabilità anche nel mimetismo del regno animale, nei colori degli uccelli e delle bestie, che forniscono loro la necessaria protezione. L’essere umano in situazioni di pericolo ha un’analoga necessità di camuffarsi che si manifesta attraverso un increment di adattabilità. Ciò fa nascere l’interrogativo circa i pericoli del compromesso, sul disertare da un principio per salvaguardare la propria integrità. Ma, proprio come ci dice il Maestro Tibetano: “il compromesso spirituale” può essere il riconoscimento del proprio tempo e della propria evoluzione e può non implicare alcun tradimento della meta, nello stesso modo scrive Dane Rudhyar:
“Questo tipo di adattamento sociale non deve comportare un divergere o un ostacolare il libero afflusso del potere. Non deve alterare la qualità delle immagini proiettate od oscurare la visione che esse apportano… Questo è un difficile esercizio di discriminazione. Essere adattabili pur mantenendo la purezza e la totale integrità della propria visione e del proprio ideale; accettare ripieghi senza perdere la direzione della meta; rendersi comprensibili ed accettabili da coloro che abbiano bisogno di un risveglio spirituale, senza distorcere od abbassare la qualità del messaggio; usare i valori del passato senza far dipendere il futuro dall’incertezza del presente; essere gentili con gli uomini e rimanere fedeli allo spirito: questi sono i problemi che la persona dell’Ariete incontra costantemente,
in una forma o nell’altra. L’individuo consacrato e fedele allo spirito agisce come spirito in termini di bisogni umani”
(Facilità ed adattabilità: Bilancia unita con il suo segno opposto, 1’Ariete).

Le Costellazioni e le Stelle

Vi sono tre costellazioni in Bilancia, tutte particolarmente interessanti. La prima è la Croce del Sud, che non è stata mai vista in occidente dall’epoca della Crocifissione, quando si vedeva a Gerusalemme. Ora sta retrocedendo. Cerchiamo di cogliere il significato di questo grande simbolo attraverso la sua drammatica rappresentazione.
La croce è formata da quattro stelle e quattro è il numero dell’aspetto material dell’essere umano; il quaternario. La croce del sud, il quaternario, si sta allontanando. Lo stesso simbolismo si può vedere nei Gemelli con Castore e Polluce. Castore, che simboleggia l’immortalità, cresce in splendore, mentre Polluce, la mortalità, diviene sempre più oscuro. La Croce recede e tale è la promessa della Bilancia, chiamata la porta aperta su Shamballa, il segno in cui si trova “il Sentiero stretto come la lama di un rasoio” che conduce l’uomo nel re gno dell’anima.
La seconda costellazione è quella del Lupo. Lungo le età, la testa del lupo è stata il simbolo dell’iniziato. Ma questo lupo è un lupo morente. La sua natura, che fino ad ora ha divorato la natura dell’anima, è simbolicamente morente perché quando l’uomo raggiunge l’equilibrio, l’attività e il potere del lupo vanno incontro alla morte.
La terza è la Corona, la corona tenuta innanzi all’uomo che lavora nella Bilancia. Il simbolo fa riferimento alla storia di Arianna, l’aspetto materno, a cui fu data la corona di sette stele da Bacco, simbolo del secondo aspetto della divinità, che glorifica la materia facendola divenire espressione della mente divina.
Come per tutto ciò che riguarda la Bilancia, le interpretazioni e la comprensione delle costellazioni sono difficili, ma inducono alla riflessione. Anche se questi dati appaiono scarsi e vaghi, essi sono comunque rappresentazioni dell’interludio in Bilancia, che uno dei Maestri di Saggezza ha chiamato “il dominio della terra di nessuno”. Inoltre non possiamo fare a meno di riflettere sul fatto che la lupa fu l’animale che nutrì Romolo e Remo e che fu anche il feroce animale che S. Francesco d’Assisi rese docile col suo amore e con il suo senso di unione con esso.
Alcuni punti salienti di una conferenza di A. A. B.
Nella Bilancia troviamo l’uomo che non parla, simbolo dell’interludio di silenzio nella vita del Maestro Gesù. Nell’età compresa dai dodici ai trenta anni, noi non conosciamo niente di Lui. Furono anni di silenzio trascorsi o tra gli Esseni in Egitto, o nella bottega di falegname; anni in cui il grande figlio di Dio equilibrava il suo spirito con la materia e si preparava al suo ministero, che era quello di dimostrare la sua doppia natura di figlio dell’uomo e di figlio di Dio.
La grande rivelazione per la nostra mente non è quella che noi siamo spirito, ma che tutto è Dio in manifestazione. Tutto è energia in diverse categorie. Il Cristo fu la perfetta espressione della divinità nella forma. Egli equilibrò perfettamente lo spirito e la materia. E questo è il lavoro che noi tutti dobbiamo svolgere… I due buoni centauri uccisi da Ercole, sono conosciuti con i nomi di Chirone (buon pensiero) e Folo (forza corporale). Questa prova servì a dimostrare il controllo sulla natura emotiva, astrale, del desiderio, in qualsiasi forma avesse potuto manifestarsi e che è tanto più potente
quanto più l’essere umano è evoluto. Non è possibile controllare o guidare la natura del desiderio con la forza fisica o solo con il pensiero. Si può vincere per un certo tempo ma poi essa risorge ancora nella nostra interiorità. La sola risposta valida e risolutiva è quella di condurre il cinghiale del desiderio fin sulle vette dei monti. Tutte le grandi rivelazioni si producono su queste cime, è lì che le nebbie della valle spariscono e sopraggiunge l’illuminazione…
La Bilancia è un segno d’aria situato sulla Croce Cardinale, che governerà il prossimo sistema solare e che sta attualmente governando il sentiero dell’iniziazione, calcato dal fiore
dell’umanità. (Astrologia Esoterica, pag. 279). Anche qui il mistero vela questo segno, per cui è difficile comprenderlo. Le sue “parole chiave” sono però semplici e chiare; vanno diritte al cuore, senza ambiguità.
All’uomo comune, che non ha sviluppato la coscienza spirituale, la “Parola” ripete continuamente lungo gli eoni: “E la Parola disse: Sia fatta la scelta!”.
Infine, quale risultato del processo evolutivo, giunge la risposta dall’anima:
“Scelgo la via che passa fra le due grandi linee di forza”. (Ibid. pp. 251, 261.)

BILANCIA:
(24 settembre – 23 ottobre)

Segno: cardinale
Genere: maschile
Elemento corrispondente: aria
Caratteristiche: armonia, arte, socialità
Giorno della settimana: venerdì
Numero fortunato: 7
Colori: celeste, lilla, marrone chiaro, rosa, verde acqua
Profumi ed essenze: muschio, rosa, tabacco, verbena
Fiori e piante: gardenia, giglio, gladiolo, mandorlo, melo, narciso, rosa
Animali: tortora, usignolo
Pietre preziose e minerali : agata, corallo, diamante, giada, rosa, zaffiro
Metalli: ram
Professioni: artisti, commercio in articoli di lusso, carriere legali

io equilibro…