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IO SONO IL NON NATO- Shri Nisargadatta Maharaj

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Io sono il non-nato

29 gennaio 1980

Maharaj: Qualunque cosa è piantata qui non andrà sprecata, così come diverse donne maturano in età

differenti, alcune prima alcune dopo, come l’acqua che scorre via dai campi. Il seme di un magnifico

albero è piccolo, ma contiene il futuro magnifico albero, il principio del Sé manifesto è nel seme

dell’essenza. Un buon giardiniere sa distinguere i vari semi, è colui che esamina i semi, è uno di essi o

è distinto da essi? Il mio guru mi ha indicato a parole qual’era la mia eterna posizione, qualunque cosa

tu sei, vai in cima al tetto, l’ “io sono”. Vai e diventi quello, la radice della manifestazione. Per un

progresso ulteriore da ora in poi devi cercare da solo. Lo stato naturale è il luogo da dove ha origine il

seme. Questo principio “io sono” sperimenta se stesso ed il mondo simultaneamente. Il seme è dei

genitori, quindi pensiamo che proveniamo da loro. Ma un buon giardiniere sa che lui non è il seme,

colui che conosce l’ “io sono” non è il seme. Vai alla radice e concluderai “io sono”…si…si… e stai nell’

“io sono” senza parole. L’indagine ti rivelerà che è il risultato del gioco dei cinque elementi. Vi è un

altro principio che osserva l’ “io sono” ed il gioco degli elementi.

V: Questo “io sono” è il principio d’origine?

M: Sostenuto da chi? Non è forse sostenuto dalla qualità dell’essenza-cibo?

V: Si.

M: La forma dell’essenza-cibo significa la forma del corpo. Nel cibo questa qualità è là, non il senso di

essere di qualcuno. Poiché è un prodotto del cibo, l’Jnani dice: – Non sono quello -, mentre l’ignorante

parla del “suo” corpo. L’essenza del cibo è l’ “io sono” quindi non è forse il cibo la forma del senso di

essere? (corpo-cibo)

V: Lo è.

M: Da dove sei stato emanato e dove ti stai dirigendo? La conoscenza attraverso le parole, non

significa che ti sei liberato dai desideri e dalle passioni. L’ “io sono” significa tutto lo spettacolo che stai

osservando, in seguito vedrai molteplici universi che hanno una parte nel teatro dell’ “io sono”. Se

capisci tutto questo verbalmente, diventerai uno pseudo-guru, il che non è la realizzazione. Devi

realizzare che tu osservi soltanto e non sei quello, non sei quell’ “io sono” in cui gli universi si

muovono.

V: Qual è lo stato dell’Jnani che si tiene distante dal seme e dall’albero?

M:Nirvana, Nirguna (senza qualità) Parabrahman (Assoluto), egli è il Sadguru (altro termine per

Assoluto) e non ha bisogno di intrattenimenti, egli è l’osservatore e l’osservato. L’Jnani compie la

stabilizzazione nel vero stato eterno; non viene mai meno né è interrotto da questo stato. Lo stato di

Sadguru è l’unità con lo stato eterno e il fatto di non esserne mai interrotto.

V.: Può elaborare la questione dell’Jnani che vede gli universi muoversi nell’ “io sono”?

M: Realizza la natura della spontaneità; non puoi fare nulla; quel principio era assopito, poi si formò il

corpo, ha fatto forse qualcosa tu? Tutto è spontaneità; lo stato di P arabrahman non è mai manifesto,

t utte le manifestazioni provengono dallo stato di P arabrahman. S aggi ed incarnazioni sono pannelli

p ubblicitari dello stato di P arabrahman , dove sono adesso? Si sono immersi nel P arabrahman ,

l’Assoluto. Apparentemente sembro dedicarmi a varie attività, in realtà sono solo avvenimenti, ed il

mio stato è aldilà dell’entusiasmo e dei desideri. L’ “io sono” ha otto facciate (cinque elementi e tre

gunas o qualità), eppure ha il gusto dell’”io sono”, questo gusto, “io” è fragranza del Brahmanda

(universo) per me, “per me” significa l’Assoluto. Al momento del concepimento non sapevi di essere e

ora pensi alla morte. Il primo momento nel grembo materno, la madre può ricordarsene? La

conoscenza “io sono” è infinitamente piccola, ma in lei appaiono i Brahmananda (universi).

V: Con che cosa si sperimenta il cielo e l’inferno, quando il corpo- mente sono distrutti?

M: Come ci può essere un’esperienza dopo la morte quando entrambi sono dissolti? Chi procede

ulteriormente?

V: Perché non ci sono esperienze dell’ “io sono” fino a due anni, quando il corpo ed il soffio vitale

sono presenti? È allora la pura coscienza?

M: È come un mango acerbo, la dolcezza è ancora assopita in esso. Nel bambino l’ “io sono” è

addormentato per cui non si può manifestare. Nel frutto acerbo vi è già il gusto finale, ma è ancora

inespresso.

V: Qual è il significato di Brahman?

M: In Brahman tutto è illusione, il testimoniare di questo succede a Parabrahman. In questo Brahman

vi è il cambiamento manifestato, come bambino “sono bambino”, nell’adolescenza “sono adolescente”,

ma qual è la tua identità? Questo è il principio di Brahman, quindi tutto in esso è illusione.

V: Non vi è nascita, ma ad alcuni lei dice che c’è.

M: All’ignorante che è ossessionato dalla morte, gli dico, si, ci sono nascite. Solo a chi è capace

d’intendere darò la conoscenza. Che ne sai tu di questa nascita? Loro (ignoranti) non sanno della loro

n ascita e parlano di future nascite di altri. A l momento della nascita sapevi che avevi dei genitori?

Arriva alla conclusione: non sono nato, non sono mai nato e rimarrò non nato.

L’età di un bambino non-nato

23 gennaio 1980

Maharaj: Qual è la tua comprensione del fatto di essere totalmente illuminato?

Visitatore: Colui che non ha consapevolezza del proprio ego o dell’ “io”.

M: Rispondi in due parole.

V: Non posso rispondere.

M: Tutto ciò che è completo o intero è l’Jnani e questa è l’età di un bambino. L’età di un bambino nonnato

è completa, totale, intera.

V: L’età è un concetto.

M: Che cosa puoi fare di più a parte quello di usare delle parole?

V. Le persone sono parole.

M: Qualunque sapere avessero i saggi e qualunque sapere hai acquisito ora, è dovuto alla tua

familiarità con esso. Ogni volta che c’è un flusso, esso s’innalza sempre di più. Ma cos’è questo

principio che non cambia mai?

V: Qualunque cosa io sperimenti.

M: Quale esperienza?

V: Quella che ho proprio adesso.

M: In questa esperienza proprio ora, tu stai avendo molte esperienze, ma qual è la base? Tu non hai

denaro per comprare viveri e poi dici di essere un re.

V: Chiunque dice questo.

M: Chi è tutto? Se “tu sei” solo allora tutto può essere.

V: Tutti sono nel mio universo soggettivo, osservo solo quanto succede.

M: Nel regno del tocco (dell’ “io sono”) trovi dei saggi, non ti vergogni? Tu sei iniziato da quelli che

sono nel regno dell’”io sono”. Invece, se sono (poorna) completo, è come indicare l’età di un bambino

non-nato, le parole ammutoliscono. Perciò non faccio visita agli Jnani, se ne incontro uno, gli offro il

mio saluto. Ti ho detto che ho raggiunto lo stadio in cui si può giudicare gli Jnani, tutto il resto

significa solo scambiare le parole pronunciate da altre persone.

V: Io non voglio far questo.

M: Ora, la meditazione: qual è il contenuto della meditazione e dove ti fa immergere?

V: Nella meditazione zen, uno medita su quello che era la sua faccia prima di essere concepito.

M: Chi sta meditando?

V: Lavorano anche su questo.

M: Per l’ignorante la conoscenza è preziosa, ma per chi è stabilito nell’Assoluto, questa conoscenza è

come l’acqua del bucato mensile, tuttavia (i sapienti) hanno dei sacchi pieni di siddhi (poteri).

V: Quelli sono personaggi ovvi, ma quelli che insegnano coi libri che hanno scritto, sono un gran

pericolo.

M: Prendi l’esempio di Janardana, che non parlava, ma aveva una gran voglia di avere un successore,

a un Jnani importerebbe una cosa simile?

V: Se pensassi che potesse fare una cosa simile, lo rifiuterei. Se ho un problema all’occhio perché

dovrei andare da un pedologo?

M: Qual è il punto di riferimento? E mira a che cosa?

V: Maharaj ha commentato sul fatto che ho visto qualcosa sul libro di Rajneesh; sento che non ne ho

bisogno.

M: Non sono interessato a questo; qual’è il tuo stato eterno?

V: O.k.

M: Qual è il tuo stato più profondo? In quello stato vero e completo, non vi è spazio né per spazio né

per parole. Nel processo di comprensione, le parole del mio guru in relazione all’ ”io sono”, mi ha fatto

realizzare che “io non sono” . In quello stato non vi è nemmeno un suono che non sia prodotto.

Succede nel processo di neti neti (non questo non quello), nello stato dell’ “io sono” finalmente tutto

sparisce e ti stabilizzi. Se tu realizzi e ti stabilizzi, allora anche se sei una persona silenziosa la gente

cadrà ai tuoi piedi.

V: Il cadere non è importante.

M: È uno stadio che stordisce e che cos’è? Per loro però chiedo la meditazione (per quelli comuni, non

come Paul). Questo è lo stadio dove sradico la meditazione, qualora la meditazione iniziasse, la

sradico con questo discorso. Ora, se hai ingoiato tanti saggi e stai provando ancora a trovare un

appiglio, non sei stabilizzato.

V. Voglio appendere le esperienze a un piolo.

M: Sono tangibili per poter essere appese? Per tenere la luce che appiglio sceglierai?

V: Secondo la mia esperienza, imparando a cantare, non dico” faccio questo o quello”, apro solo la

bocca. Mi attengo a quello che il guru mi prospetta e sto con quello, il maestro spirituale lavora così,

questo il mio concetto.

M: Hai un’intelligenza acuta e attiva.

V: È bello saperlo.

Qualunque cosa pensi, non lo sono

24 gennaio 1980

Maharaj: Il “soggetto” è astratto ma diventa concreto con la nascita del corpo e con la sua morte. In

origine nessuna coscienza è concreta nel corpo per un certo periodo di tempo, alla fine diventerà di

novo astratta e lo stato originale è astratto. Se uno ne parla soltanto, può uno saperne qualcosa? Ogni

pensiero, soggetto o concetto sorge finché c’è coscienza. Quello che era “senza soggetto” diventa un

“soggetto” con l’arrivo della coscienza, poi alla fine il “soggetto “ ridiventa “senza soggetto”. Se

proprio vuoi piacere a Dio, fai piacere a quel Dio che è la coscienza: quello è l’unico Dio, l’ “io sono” è

l’unico Dio a cui far piacere. Qualunque cosa tu sappia su Dio, è solo un accordo. La tua stessa

esistenza o senso di essere è una prova che Dio esiste. Se non ci sono, Dio non c’è. L’esistenza di Dio

è dovuta alla coscienza, l’ “io sono” accontentalo e ti porterà alla sorgente. La coscienza se agisce nel

mondo, agisce attraverso il respiro vitale e la mente. È una manifestazione totale; l’attività della mente

è in realtà l’attività della coscienza. Il movimento è inerente alla coscienza: è la sua stessa natura.

Ogni sasso o gemma ha il proprio valore in sé, ci può essere argento in esso.

Visitatore: Come si crea la coscienza?

M: Quando sei in unità con la coscienza, allora saprai, non dall’esterno. Sii una cosa sola con essa a

lungo ed essa te lo mostrerà.

V: Come arriva?

M: Il catalogo delle risposte è all’interno della coscienza; nessun agente esterno può dare risposte.

V: La religione cristiana ha risposte, qual è la tua opinione?

M: Se me lo dici, te lo dirò, non lo so.

V :Dio prese una decisione: – Che avvenga la creazione!-.

M: Questo è solo un concetto, quello che fece o non fece ti sarà noto solo se diventi Dio. La tua

associazione è con il corpo, il mondo materiale e l’essenza chimica (senso di essere), ma tu non sei

nessuno di questi.

V: Questo sentimento”io sono” dev’essere al di là delle parole. È un sentimento nel corpo o è al di là

delle parole?

M: Sapere che esisti è arrivato spontaneamente o qualcuno ha dovuto dirtelo?

V: Spontaneamente.

M: Su questa base qual è la tua domanda?

V: È una sensazione o al di là della sensazione?

M: Qualunque nome per qualsiasi oggetto è lo stesso nome, coscienza.

V: È al di là della sensazione? Il sentimento è concreto.

M: Prima di ogni sentimento, non ci sei tu?

V: Così è prima dei sentimenti, prima delle parole.

M: Qualcuno ti ha dato uno scossone e ti ha detto che esisti?

V: Ma chi sono?

M: Tu credi che questa forma è te stesso; una volta che sai che non sei il corpo e ne sei convinto,

qualunque cosa tu sia, ti sarà rivelato.

V: Difficile da definire, se non è il corpo, è all’esterno o all’interno?

M: Qualunque cosa tu dica, il senso è all’interno delle parole.

V: Si.

M: Il significato è all’interno delle parole, non separato. Così in questo corpo fatto dai cinque elementi,

è l’essenza, Sattva. La coscienza stessa è all’interno del corpo, senza esserne stata richiesta o

chiamata. Da quanto tempo ti occupi di spiritualità?

V: Sei anni.

M: Cosa fai riguardo al manifesto, all’interno o all’esterno? Oppure quando rifletti su questi argomenti,

che identità consideri di avere? Chi dice che è difficile o cose del genere?

V: Sembra facile, ma difficile quando ci si riflette.

M: Qualunque cosa a cui io pensi, non è me stesso.

V: Ho detto al di là…

M: Al di là di che cosa?

V: Dei concetti.

M: Rinuncia ai concetti ed eccoti là.

V: Quando faccio ricerche su che cosa è questo “io sono” non posso vederlo, anche se me ne sto

quieto.

M: Colui che sa e va nella quiete, è quello, perché devi dargli un nome? Rinuncia soltanto alle parole.

V: La moglie di un tale parte e se ne va altrove, non scredita forse suo marito? Uno non va altrove se

è convinto del potenziale del suo guru, solo se ha un dubbio, se ne andrà.

M: Credi forse all’assoluta necessità di un guru? Se puoi, fanne a meno. Se hai bisogno di una guida,

allora vai da qualcuno e digli “sei il mio guru”.

V: I libri possono rimpiazzare un guru?

M: Si, i libri possono rimpiazzare un guru. Ad un certo stadio diventi tu il guru; allora ti rendi conto

che i libri non hanno più utilità. Il guru è colui che conosce l’inizio, il fluire ed il termine della propria

vita e comprende la mente che ha tanta influenza sull’ambiente circostante.

V: Questo sentimento alla destra del proprio petto, di cui parla Ramana, com’è in rapporto con l’ “io

sono”? Il cuore spirituale è sulla parte destra.

Interprete: Maharaj considera il centro del cervello quale centro di coscienza, è l’ “apertura di

Brahma” (Brahma Randhra), dove un yoghi prende la sua essenza vitale, si concentra e poi fa

respirare le parole in tutto il suo corpo. Per lui, il centro è” l’apertura di Brahma”, quando sparisce, il

dottore dice: – È finita. –

M: Che mezzi hai riguardo alla spiritualità?

V: Aurobindo, Gurdjeff…

M: Raccogli e leggi, ma poi getta tutto e vieni qui. L’importante è con che identità leggi? Lo fai come

persona?

V: Con l’intelletto.

M: Mentre cammini, non hai il concetto, voglio dire che sai di essere un europeo?

V: Non posso dimenticarlo.

M: Leggi con l’intelletto o con chi usa l’intelletto?

V: Si usa l’intelletto.

M: L’intelletto è il mezzo per capire, ma tu non sei l’intelletto.

V: Lo so.

M: Non sei il corpo, l’intelletto o la mente, allora cosa sei?

V: Se lo penso sarebbe un concetto.

M: Che cosa precede un concetto? È il pensiero?

V: È solo un sentimento.

M: Chi capisce e sente che è solo un sentimento? Come chiami ciò che esiste prima del processo del

pensiero?

V : Uno non può spiegarlo .

M : Quello al quale non puoi dare spiegazioni, sei tu. T utto ciò che puoi spiegare non lo sei.

V: (nessuna risposta)

M: Non si può avere una risposta riguardo a quello che siamo. Ciò che è prima, c’è soltanto, non può

aver risposta su se stesso. Tu impari e poi dimentichi, quello che dimentichi non è quello che impari,

tu sei prima di tutto questo.

Tu sei, dunque sii!

25 gennaio 1980

Visitatore: La relazione tra maestro e discepolo è simile alla telepatia?

Maharaj: Si, la telepatia può funzionare se la ricettività è buona. Alcuni hanno un cranio come quello

di un bufalo; nessuna quantità di sferzate tocca quell’animale ottuso.

V: Maharaj potrebbe parlare della relazione tra guru e discepolo?

M: Il guru mette in relazione il discepolo con la conoscenza di Sé ed il discepolo la nutre. Il guru ti

connette con la conoscenza di Sé, quella è il tuo guru, e devi nutrirla. La conoscenza “io sono” è il

guru, una volta che sei collegato, non disturbare la relazione, identificandoti con il corpo. Una volta

che una donna è sposata ad un uomo, è fatta, ognuno deve comportarsi di conseguenza. Una volta in

relazione con il guru, non devi più identificarti con il corpo. La conoscenza “io sono”, sii con essa con

piena devozione, la conoscenza “io sono” non è il corpo.

V: Questo è il miracolo.

M: Effettivamente lo è, ma lo stai proclamando.

V: È naturale.

M: Non serve andare in cerca di una causa per qualcosa che è naturale, il naturale non è essere, il

naturale significa solo che “tu sei”. In realtà nel mio vero stato, non avevo esperienza di me stesso e

di altri; sentire l’esperienza di me stesso e degli altri, appare con l’arrivo dell’ “io sono”, questo è il

miracolo. Fa quello che vuoi, comportati come vuoi, ma se non hai l’esperienza dell’ “io sono” allora

non puoi avere esperienza del mondo.

V: Come si fa a conoscere l’ “io sono”?

M: È già presente, lo sai che tu sei, masticalo soltanto.

V: Come fare a disidentificarsi col corpo?

M: Non lo so, questa è la mia mano, ma non sono la mano.

V: Dovremmo focalizzare l’attenzione sulle qualità sattviche o tamasiche?

M: Non c’è questione di Sattva guna, rimani solo lì, non ripetendolo o esprimendolo a parole, ma

stando dentro alla conoscenza “io sono”. Tu stai seduto qui senza nominarlo o stai pronunciando “io

sono qui seduto”?

V: Si deve usare la meditazione come strumento?

M: Chi riconosce l’intelligenza?

V: La mente.

M: Chi dice : – Questa è la mia mente? –

V: Io, la mente si identifica all’intelligenza.

M: L’Ego significa “ho una forma”, la forma capisce forse che è la mente? “Io sono la forma” è l’ego.

Non c’è conoscenza nella forma; il corpo viene bruciato dopo la morte, il corpo grida forse?

V: No.

M: Come può sapere il corpo in assenza dell’ “io sono”? Se il Sé non è presente, la mente può sapere

che stanno incinerando il corpo?

V: Non certo senza la conoscenza di sé?

M: La conoscenza vi è già prima di pronunciare qualunque parola che provoca la parola “io sono”. Stai

seduto tranquillo, quando una scintilla colpisce il tuo corpo, gridi, ma prima di gridare, “tu sei”. In quel

momento al risveglio, dopo il sonno profondo e prima di dire qualcosa, tu ci sei già.

V: Da dove viene il desiderio ardente?

M: Al momento in cui ti svegli, nel sonno profondo non c’è desiderio o bramosia.

V: Come posso arrestare il desiderio?

M: Dov’è la necessità di arrestare? Una volta rifiutata l’identità del tuo corpo, non ci sono desideri o

non dai loro attenzione o valore. Se non ti svegli dove sono i desideri? Quando ti svegli ti identifichi col

corpo, di qui i desideri.

V: Nei sogni ci sono desideri?

M: Finché c’è il sogno, ci saranno desideri.

V: Maharaj sogna?

M: Non ho sogni, il senso di essere si manifesta da sé. Questa è l’illuminazione dell’ “io sono”, la mia

luce, la mia illuminazione è illuminazione universale. Finché avrai un’identità, non capirai, una volta

giunto alla conclusione che non sei il corpo, la tua statura raggiungerà il cielo. Come ottieni il sonno e

poi la veglia? Cosa fai per svegliarti? La mia conoscenza è come questa spontaneità, non c’è posto per

la tua erudizione.

V: Vi è un parallelo con l’auto-suggestione di andare a dormire, decidendo quando ti sveglierai? La

pratica di non identificarti col corpo assomiglia a quello?

M: Non c’è parallelo: tu sai che “tu sei”, rimani li. Hai bisogno di farne una pratica? Allo stesso modo

non sei il corpo, allora che senso ha l’autosuggestione?

V: Recitiamo il japa, è un’autosuggestione come “io sono Brahman”.

M: Tu lo sei già Brahman, quel japa sta già andando avanti all’interno di te, allora dov’è la questione

di recitare il japa? Alla fine tutto è ignoranza. Il sole nasce dall’oscurità, non è forse un fatto? Ma c’è

una nascita dell’oscurità? Non ti permetto di rimaner su nessuna parola. In nome della spiritualità si

danno tanti nomi, ma nessun concetto è permanente.

V: Le vicende umane sono il riflesso delle interazioni dei cinque elementi?

M: Si, qualunque interazione esista nel cosmo, si sparge attraverso la vegetazione nell’uomo e negli

animali ed infine in tutta la manifestazione. Nel cosmo la pioggia ammorza il fango che determina la

vegetazione e con questo abbiamo del cibo delizioso. Tutto questo è una rivoluzione a causa di quello

che succede nel cosmo. Tutti siamo un corpo di riso, di grano (corpo fatto di cibo), e la loro

quintessenza è la qualità dell’ “io sono”. In seno allo zucchero sta la dolcezza, questa qualità “io amo”,

l’ ”io sono”, è nel grembo dell’essenza di cibo, qualunque cosa accada è il risultato di ciò che discende

dallo spazio esterno.

V: Così è tutta attività dell’essenza di cibo?

M: È piantato nel cosmo e quell’essenza di cibo crea datteri e zucchero, oro e ornamenti d’oro. Le

interazioni dei cinque elementi culminano nel corpo umano e per mezzo suo abbiamo intelligenza e

abilità. Una volta inteso questo, quale identità nutrirai?

V: Nessuna.

M: Quel che accade nel cosmo è portato sulla terra, questo corpo contiene i cinque elementi, ed essi

non hanno regole di condotta, né paura della morte. Anche i diavoli, B rahma , V ishnu e gli altri sono

p rodotti dei cinque elementi. L ’Jnani capisce questo gioco, li saluta e se ne sta in disparte. Di chi sono

i nomi del Cristo o di Krishna? Non sono forse nomi del Sattva guna che proviene dai cinque elementi?

Il prodotto di un’interazione positiva è il Buddha, questo individuo che dice “io sono il Brahman” viene

dai cinque elementi e dall’essenza del cibo.

V: Dunque qualcuno come il Buddha e le sue azioni sono il risultato naturale dei cinque elementi? Non

vi è agente?

M: Avere e volere una forma di essenza di cibo è necessario. Da questo appare la qualità “io sono”

che dice “chi sono io?”

V: Maharaj fa qualcosa di più che testimoniare l’esplosione della bomba ad idrogeno, le guerre ecc.?

M: Che ora sono adesso?

V: Le 18 e 20.

M: Le 18 e 20, sono il tempo di che cosa? Che cosa indica? Non è forse una misura di tempo? Stai

come testimone dell’ora del giorno o il testimoniare ti succede?

V: Succede.

M: Questo è tutto.

V: Maharaj riconosce l’intelligenza necessaria all’emissione di una scintilla dovuta ad una frizione?

M: Questa è la scintilla della coscienza.

V: Quando Maharaj parla degli eventi consci, sono come le combinazioni e le coincidenze di elementi

chimici? Nelle condizioni cosmiche Maharaj riconosce l’intelligenza? O sono solo coincidenze?

M: L’intelligenza è intrinseca come il fuoco nel fiammifero. Il culmine dello gioco degli elementi è il

corpo umano, dove il tocco dell “io sono” appare. La nascita à come la scintilla che appare dopo aver

sfregato due sassi, vi è un’attrito di elementi e da lì la scintilla “io sono”. Le qualità di un Bodhi Sattva

sono dovute alla conoscenza “io sono”, ma sono fatti temporanei e così l’Jnani perfetto dice che la

manifestazione intera è irreale, solo il Parabrahman è reale.

L’alito del pitone

22 gennaio 1980

Maharaj: A te, tutto quello che dico è di rimanere nel senso di essere e tutto ti sarà chiaro. Il resto

delle persone è interessato solo ad acquisire conoscenze sul mondo, esse vogliono sempre qualcosa.

La mia direzione è verso Hari (Dio), non volevo nient’altro che Hari e Hari stesso mi ha rivelato che è

maya (illusione).

Visitatore: Tra le divinità e l’Assoluto, c’è qualcosa di indefinito, una mente universale?

M: Che nome ha? È Mahatatva, Moolmaya, Illusione primaria, “io sono”(so hum) o “sono il Brahman

manifesto”. Il Brahman manifesto è l’ “io sono”, qualunque principio sia prima della pronuncia del

suono, quel principio si proclama da sé. Quello su cui insisto è che devi stabilizzarti in quello stato. La

recita del mantra “so hum” devi farlo per lungo tempo, esso precede le parole. Quando il principio ”so

hum” è compiaciuto, quel principio rappresentato da quelle parole, esporrà la sua conoscenza.

V: Ognuno deve ripetere “so hum” perché lei mette l’accento sul japa?

M: Il japa so hum continua incessantemente e si mette in risonanza con il tuo polso, durante la

recitazione. Questa energia di so hum senza parole è la materia grezza dell’incarnazione e le

incarnazioni sono i cartelli pubblicitari del principio d’origine. Il principio primordiale è Parabrahman, la

sua pubblicità è fatta con un movimento, l’agitazione del so hum. Con il suo movimento sta lodando il

principio primordiale, questo materiale di pubblicità è il moola maya (l’illusione primaria).

V: Poiché le incarnazioni lo sanno, non sono imprigionati nel moolamaya.

M: Quel principio di incarnazione – il moolamaya – dà la conoscenza a ciò che s’incarna. Il sole sorge

dall’oscurità ed è la sorgente della luce: è nella luce e non può vedere l’oscurità, non sono a

conoscenza l’uno dell’altra. Dimora nel Sé per rimanere in questa conoscenza. Il principio dinamico,

moolmaya, pervade ogni cosa nel mondo e si agita, ma la crescita non è eterna, è legata al tempo. La

crescita dinamica di un albero di 4’500 anni è fermata; le radici di esso hanno tratto le sostanza dalla

terra, così l’ “io sono” trae il nutrimento attraverso il corpo-cibo. Qualunque conoscenza tu abbia è

ingarbugliata con il corpo. Questo sentire del corpo deve essere consumato e dovresti rimanere nell’

“io sono tutto”. Il tuo amore è basato sullo stato “io amo” e questo è maya. Ci sono molte foreste ed

enormi animali, questo tocco di “io sono” è cresciuto fino a diventare il mondo manifesto. Questo è il

principio di maya. Devi fare penitenza con una forte determinazione e rimanere sullo tocco del senso

di essere e vedere che “io sono” è tutto.

V: Una donna assieme a Paul ha avuto problemi di parcheggio. Lei ha detto: – Lo racchiudo

(visualizzandolo) – e allora ha trovato un posto per parcheggiare.

M: Il posto per parcheggiare viene dalla determinazione ”io sono tutto”. La devozione dell’uomo

comune è quella di volere A, B, C, e così via, è come un mercanteggiamento, non fanno attenzione

all’eterno. Quelli che praticano lo hatha yoga, durante il processo di apprendimento acquistano s iddhi

(poteri) così sono un’attrazione per le masse, ma stagnano lì e non vi è realizzazione eterna. In

qualunque cosa la tua mente trovi diletto, è un modo per cadere in un pozzo. L’alito del pitone

raggiunge luoghi lontani e molti animali ne sono attratti. Così si sveglia la kundalini e molte persone

ne sono preda. Un uomo stava andando a Benares e in un villaggio sul suo cammino incontrò una

ricca vedova. La sposò e fondò una famiglia, non raggiunse mai Benares. In qualunque cosa la mente

trovi piacere, là si trova il pozzo. Tu non provi mai a trascendere la mente per tentar di raggiungere

l’eternità. Perciò devi avere una forte discriminazione; gli aborigeni conoscono il pitone e portano con

sé una roncola e se sono sorpresi dal pitone, lo accoltellano e fuggono. Quindi cerca di riconoscere gli

agguati delle tentazioni. Gli yoghi che possiedono le siddhi (poteri) non li usano per farne un mestiere.

V: Anche l’attrazione intellettuale è così?

M: La conoscenza del Sé non è utile se proviene dallo studio accumulato altrui. Studia, comprendi e

realizza la conoscenza del Sé per conto tuo. Quando sei totalmente imbevuto nella conoscenza “io

sono”, allora la conoscenza germoglia in te. Anche se sembro simile a te, non lo sono. Una persona

che dorme nel mondo degli attributi, sogna a causa dell’ “io sono” e accetta il corpo di sogno. Allo

stesso modo credi che questo corpo è reale in questo mondo. Io sono nello stato degli attributi, a

causa dell’ordine datomi dal mio guru. Molti cosiddetti saggi parlano di incarnazioni, ma io sono nello

stato Assoluto, qualunque necessità abbia, ordino all’ “io sono” di prendersi cura dell’incarnazione;

non sono afflitto dal mondo. Nel mondo che vedo, qualunque cosa capiti non tocca questo principio,

Parabrahman, solo il corpo. Il principio continua ad esistere e ha sopportato la dissoluzione degli

universi. Uno su un milione ascolterà, capirà e dimorerà nel consiglio del guru, che sei tutto e

accetterà con convinzione, diventando le parole del guru. Nella maggior parte dei casi, il senso di

essere presume di essere un corpo, e così crede che è nato e che morirà. Quando non c’è né morte

né nascita, non si può né nascere né morire. L’identificazione con il corpo è così forte, come la presa

di un serpente, che non è facile liberarsene. Ma noi siamo l’eterno principio e non l’apparenza che

abbiamo, colui che conosce il seme di questo mondo, realizza che è un’illusione, siede tranquillo e non

suona la tromba su questo fatto. In questo mondo se cominci ad investigare tutto, sarà sbalorditivo!

U na volta compreso che tutto è m aya , si rimane senza parole.

Il corvo mangia il seme e dai suoi escrementi cresce l’albero banyano, anche in una fortezza le sue radici la romperebbero. Ti parlo del tuo seme, considera come sei stato creato, attraverso quali secrezioni sei venuto alla luce e quindi non puoi mostrarti orgoglioso della tua individualità.

NAMASTE

OM NAMAH SHIVAYA!

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TRASCENDI L’IO SONO – Shri Nisargadatta Maharaj

Standard

Come hai incontrato i tuoi genitori?

12 gennaio 1980

Maharaj: Finche il respiro continua, il flusso mentale continua. Se ti consideri un corpo, la mente avrà

effetto su di te. La conoscenza significa liberarsi da tutti i concetti come la nascita. Anche di questa

nascita, non ne hai esperienza. Non accettare qualunque cosa ti abbiano detto, non hai bisogno di

consultare saggi, tu sai che “sei”, e così appare il mondo. Avendo questa conoscenza, rivolgile

attenzione, ed essa ti rivelerà quello che sei. Quando iniziasti a sapere che “tu sei”, lo hai saputo da

solo, come il cibo che è assunto automaticamente nel grembo materno. I genitori non lo sanno, ma la

nascita avviene prima dei nove mesi, prima della cosiddetta nascita. Solo verso l’età di tre anni il

bambino riconosce la madre e incomincia ad imparare e questo è l’inizio dell’ignoranza.

Visitatore:Vi è una sola coscienza, ma così tante forme, perché?

M: Questa è la qualità della coscienza, quella di apparire nella varietà, l’anima è una sola, dai cinque

elementi sorgono le varie forme. È a causa dell’identificazione erronea con il corpo che è necessaria la

 

conoscenza (“io sono”). Atman significa amore di sé, ti ha condotto sano e salvo qui, adoralo come il

signore Ishwara. Considerati come Ishwara e allora sai quello che sei e una volta che sai quello che

sei, tutti i desideri saranno esauditi. La conoscenza “io sono” è come la dolcezza, non ha forma. Mangi

del pesce, un corpo è nutrimento per un altro, questo corpo è cibo per l’ “io sono”. La gente fa

domande ed io li vedo come bambini di tre anni che stanno per acquisire la cosiddetta conoscenza.

(Nota: Maharaj precede il senso di essere, conosce quello stato, quindi le persone sono per lui come

tutti i bambini) La tua identità è in continuo flusso, quando sei vecchio ti nutrono col cucchiaio, non

hai più memoria, nessuna identità è fedele e onesta. Dopo aver realizzato la tua vera natura, la tua

fede e il tuo egoismo se ne vanno poco alla volta. È perché ti identifichi con il corpo, che dici di

essere un uomo o una donna, se non c’è il corpo, come puoi dire se sei un uomo o una donna? Tu

non hai nascita o esperienza di nascita, ma l’ignorante ha molta paura della morte. Per colui che

trascende il senso di essere, mentre il respiro se ne va, egli non ha paura, né concetti, solo una

grande gioia. Per favore, tutti quelli che sono riuniti qui sono egoisti, sono solo interessati al Sé! Il

vero sapere è quello di non avere nessuna identità.

V: È necessario lo sforzo per realizzare il Sé?

M: Che domande facevi prima di incontrare i tuoi genitori? Silenzio significa niente attività. Perché

andare in un luogo pieno di attività? Quando non c’è bisogno delle parole e del loro significato, allora

vi è silenzio. “Io sono Brahman” (Aham Brahmasmi) significa l’Assoluto. Se non c’è corpo, non c’è

guna (qualità), il mio insegnamento è semplice. Non sono il corpo, non sono il senso di essere, dato

che il senso di essere è il prodotto dell’essenza del cibo. Non ci sono regole per la coscienza;

l’esperienza di un re nel grembo materno non è diversa da quella di una persona comune. Non vi è

senso di essere nell’Assoluto e nessuna regola per il senso di essere. Per la grazia del mio guru, so

com’è apparso il senso di essere.”Io sono com’ero prima del senso di essere.” Non sono nato. Non c’è

testimone alla mia esperienza; se c’è un testimone, non può essere la realtà. Una meditazione

costante è necessaria per afferrare questa conoscenza.

V: I parenti sono mithya?

M: Può il sole vedere i suoi raggi morti? Questo è il luogo di osservazione dell’Jnani. Finché ti consideri

un corpo, sorgeranno problemi. Un Jnani ha trasceso questa illusione. Dimentica pure tutto e rimani in

questo: – Come hai incontrato i tuoi genitori? – Se i dubbi non sono chiariti, vai al momento in cui la

tua conoscenza prese coscienza dei tuoi genitori.

V: Se non vi è nulla in realtà, come può un Jnani far sì che gli altri sentano il bisogno di un Jnani?

M: Tutti, dalle piante alle creature, vogliono e sanno di essere; non appena veniamo alla luce,

vogliamo che continui. La tua esperienza dipende dal senso di essere, il mondo dipende dal senso di

essere, è felice o infelice? Se il tuo senso di essere non c’è, è felice o infelice?

V: Perché Ramana lavorò su sua madre prima che lei morisse?

M: La realtà, che sua madre era, egli la sapeva, ma lo fece per amore.

V: Affetto per cosa?

M: Quando non c’è senso di essere, ti preoccupi di qualcosa? La conoscenza “io sono” è l’universo

intero, non solo il corpo.

V: Così Ramana non ha madre?

M: Lui stesso non esiste, l’Jnani è l’Assoluto. Se qualcuno adora un Jnani egli non lo sa. Nell’adoratore

il senso di essere c’è ancora e l’Jnani anche se non lo conosce, lo aiuta. Il campo della coscienza è un

mistero, sii umile, fatti amico del Sé e ti dirà tutto. Il seme ha la fotografia della pianta intera; il seme

del riso non produrrà il grano, e come? Un grande albero viene da un seme che contiene tutto

l’albero, così il senso di essere contiene tutto l’universo.

L’ “io sono”è l’illusione primaria

13 gennaio 1980

Maharaj: Ho parlato mettendo tutto a soqquadro stamane, ma se non succede questo, la creazione di

Ishwara non si può trovare. Ho parlato di secrezioni, senza le quali Ishwara non può essere creato. Ho

detto sono Rama, Krishna, Mohammed e così via, ma da quando? Finché non dimori nel tuo stato

attuale, queste cose (magia nera) continueranno a succedere. Allo stesso modo in cui spieghi come i

lama morenti indicano la loro futura nascita, è perché amano essere e sono affezionati alla rinascita.

 

Alcuni siddha hanno il potere di incarnarsi o di entrare nel corpo di qualcun altro come fece

Shankaracharya.

Visitatore: Come ci si può reincarnare se non si è incarnati?

M: Si, questo è quello che capisco anch’io. Quando si è venuti a sapere che vi sono o vi sono stati dei

genitori? Solo nel mondo di sogno del sogno di nascita, gati significa movimento e sruti significa

memoria, che sono creati simultaneamente. Tu non sei una persona ordinaria, sei furbo ed intelligente

e fai domande appropriate. Hai visto come funziona il mondo e poi sei venuto qui, mentre altri sono

tipi ordinari. Sei una gran spia, ed estrai i segreti della spiritualità.

V: I segreti sono per lo sviluppo non per essere pubblicati.

M: Pragati significa progresso ed anche movimento verso qualcuno. I movimenti verso qualcun altro ci

servono a capire il Sé?

V: Dipende da chi è il “qualcuno”

M: Il “qualcuno“ è un concetto.

V: No.

M: Diventa libero dai concetti, nessun concetto nemmeno l’ ”io sono”.

V: L’ “io sono “ è Moolmaya?

M: L’ “io sono “ è il concetto primario.

V: Simultaneo alla nascita?

M: Il concetto primario stesso per sostenersi ha creato tante sostanze, come il grano ed i suoi

prodotti. Dal tocco dell’ “io sono” sono nati tanti concetti e vari nomi.

Secondo visitatore: Lui (Maharaj) sta prima di Dio?

V: Si.

M: Il concetto primario sviluppa così tanti talenti, come Chaya Shastra (un esperto chaya predice

futuro, passato e presente a partire dal chaya, o ombra o fotografia): non mi meravigliano quelli.

Secondo visitatore: Non vuole essere seccato lui (Maharaj)?

M: Come potrei seccarmi? Il mio ego è dimenticato, cancellato. Anche se lo sento, in realtà è

cancellato totalmente. Qualunque immagine è concettualizzata, potrebbe essere onesta o

permanente? Chiunque mi fa visita, anche se avrà grande energia e sarà uno sfidante, ma quando

viene qui diventerà prolisso.

V: È un sacrilegio descrivere il proprio insegnante?

M: Il tuo amico insisterà perché tu glielo dica.

V: Condividerò quanto so al livello in cui è. È difficile da dire ora.

M: Vi sono tanti realizzati, ma non usano parole, solo silenzio! Possono essere sdraiati nella sporcizia,

ma in uno stato esaltato.

V: Alcuni individui che vivono sui marciapiedi, possono essere in quello stato.

M: Tu ascolti le conversazioni, ma non ti soffermi sull’essenza dei cinque elementi. Non c’è distruzione

dell’ “io sono”. L’acqua evapora, ma si perde nella molteplicità, così il senso di essere si riversa nella

molteplicità.

La meditazione significa immergersi nel senso di essere

15 gennaio 1980

Maharaj: La nascita dei guna (qualità), il senso dell’essere ed il regno dell’essere si utilizzano, ma io

non sono quello. La gente si inchina in un saluto qui, questa è la qualità del Sattva guna. Dei tre

guna, il Sattva guna è nel cuore della conoscenza di Sé. Il senso di essere non è l’Ultima Conoscenza

di Sé, anche se gli si danno titoli come Brahma, Vishnu e Mahesh il creatore, preservatore e

distruttore. Colui che testimonia l’apparire e la sparizione, osserva senza occhi.

Visitatore: L’Jnani pensa?

M: Per poter comunicare deve usare le parole.

V: In realtà non c’è niente.

M: Si.

V: C’è una differenza tra emozioni e sentimenti?

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M: L’espressione dei sentimenti e delle emozioni è il fluire tradizionale dei tre g unas . Il senso di essere

è un ospite, se ne andrà, è un ospite dell’Assoluto. Tutta la tua conoscenza mondana è futile, eppure il

g ioco della coscienza e dei tre g unas continuerà, ma tu non sei quello. Quando tutto s’immerge nella

meditazione, quello che rimane è ciò che ha prevalso diecimila anni prima, uno stato che prevaleva

nell’assenza della veglia del sonno e del senso di essere.

V: Come evitare di entrare in samadhi quando si medita?

M: Non cercar di impedire il samadhi, esso verrà e poi se ne andrà. Samadhi è il gioco naturale delle

tre gunas.

V: Il mio guru mi disse:” Non entrare in samadhi”.

M: Meditazione significa immergersi nel senso di essere, rimanervi è Dhyana.

V: Il senso di essere è il proprio oggetto?

M: Si, come l’oro è un oggetto dell’oro, l’acqua l’oggetto dell’acqua, così il senso di essere è l’oggetto

del senso di essere. Il tuo guru ti ha detto dove stai incontrando la conoscenza “io sono” o a che

punto hai incontrato il tuo senso di essere?

V: Non c’è una risposta.

M: Solo l’Jnani può dire che cos’è l’ignoranza.

V: Tutto ciò che va e viene è ignoranza.

M: La veglia ed il sonno vanno e vengono ed entrambe formano il senso di essere, senza questi tre

(stati) come potrai sollevare domande?

V: No, usarle.

M: I l processo di realizzazione, appartiene alle g unas , ma il traguardo è al di là di esse. Anche la

meditazione non è reale.

V: È l’ultimo ostacolo.

M: Il traguardo della meditazione è reale. Un libro sarà più utile a chi è il più ignorante. Un altro scrive

in termini altisonanti, ma tutto è sull’ignoranza ed il lettore si lascia avvincere. Hai mai visto la luna e

tutto il resto prima dell’apparizione del senso di essere, Brahma e questa illusione?

Anche se l’ “io sono” è ampio e contiene tante cose, è un’illusione che produce la molteplicità. Questo

mondo manifestato è il gioco dei cinque elementi e non c’è posto per un individuo. Come un diamante

brilla in ogni direzione, allo stesso modo nella meditazione realizzerai che sei l’intera manifestazione.

V: “Lila” un ristorante a Parigi ha una luce che si riflette in mille specchi.

M: Realizzerai che il principio, il senso dell’ ”io sono”, illumina l’intero mondo, il mondo è il suo corpo.

Alla televisione proiettano un dramma che è un gioco di luci. Allo stesso modo il manifesto è il tuo

teatro, il teatro del senso di essere, e avendolo realizzato, vai verso la quiete. Nel senso di essere, vi

sono innumerevoli universi che sono in scena, tutte le genti, inclusi gli europei ed il resto, sono

prodotti dei cinque elementi.

V: È una bella rappresentazione.

M: Le grandi incarnazioni sono venute e se ne sono andate, ma non sono state capaci di fermare

questo gioco dei cinque elementi. Una forma di vita è cibo per un’altra, vi è forse un cambiamento in

questo? Vi è una società che ha compassione per gli animali, ma non fanno che prolungare la vita e

farli soffrire più à a lungo. Qualcuno ha potuto mai arrestare la creazione? C’è mai stato un progresso

nella pianificazione della famiglia, negli umani o negli animali? Nessuno ha l’autorità di fermare il gioco

dei cinque elementi.

Inghiotti il senso di essere

16 gennaio 1980

Maharaj: Nella forma vi è il senso di essere e nel senso di essere vi è l’ “io amo”.

Visitatore: Una volta che sei un testimone e non un pensatore, quanto tempo ci vuole per andare al di

là di questo?

M: Smetti di fare domande stupide. Da quel fluido, da una goccia è derivato l’intero senso di essere,

allora dov’è la questione dell’aldilà? È scaturito spontaneamente da qualcosa di umido, io non l’ho

chiesto. Com’è sorta questa domanda sul testimone? Ti sto parlando a proposito di quello che “tu sei”,

tu sei creato da un’eiaculazione proveniente dal senso di essere e questo senso di essere è proprio

spregevole. Hai capito? È il tuo egoismo che dev’essere gettato via. Quando sei testimone, tu non sei

 

questo o quello, qual è la tua condizione presente? Te lo sto dicendo. Ti indico delle etichette incollate

a ciò che è prima del senso di essere, ma non sono reali, sono solo indicazioni.

V: Il senso di essere è testimone, per questo domando.

M: Testimoniare a livello del senso di essere si riferisce al mondo materiale. Ti sto dicendo com’è

scaturito il senso di essere. La gente si lascia trasportare dai miracoli, ma il più gran miracolo è il

senso di essere e l’intero mondo ne è l’espressione. Ti sto spiegando la mia condizione, che cosa

sono? Simultaneamente, con il mondo, ho ricevuto questa forma e questo è il più gran miracolo. Dopo

aver incontrato il mio guru, ho solo investigato su me stesso. Non prestavo attenzione a nient’altro,

solo a me stesso. La mia presenza è il fattore più importante, prima di me. Non ho bisogno di altri

saggi e di tutto il resto. Il mio guru m’ insegnò quello che “io sono”. Riflettevo solo su quello. La mia

coscienza apparve con la mia forma corporea. Il mio stato originale è di essere dove non c’è l’ “io

sono”, ti sto spiegando lo stato di cose in cui sono, devi realizzarti dal mio punto di osservazione. In

quanto “io sono” di che cosa sei testimone?

V: Tutto è e non è.

M: Per questo è necessario il senso di essere. Allora dov’è la questione di testimoniare? Testimoniare

che cosa? Ho indicato come avviene l’incarnazione. A parte quel fluido che cosa sei? Quindi dov’è la

questione del buono e del cattivo? Posso riservare il mio giudizio alla goccia di fluido, nella quale si

prende contatto con il mondo intero. È un approccio semplice, com’è avvenuto il fatto di osservare il

mondo e di sentire il senso dell’ “io sono”. In una profonda meditazione il mio guru mi ha indicato

come questo senso di essere e la forma si sono incontrate e assieme ad essi, il mondo. Questo mi fu

indicato in una profonda meditazione. Krishnamurti non aprirà mai quella conchiglia di segretezza, lo

rivelerà solo in privato.

V: Il conoscitore conosce se stesso?

M: Si, benché quello che disse il mio guru è, che il più importante è lo stato prima del senso di essere,

quando il senso di essere non c’era. Se non ci fosse il messaggio del senso di essere chi avrebbe

potuto testimoniare questo miracolo?

V: Chi li avrebbe creati?

M: È una creazione spontanea, non vi è creatore del senso di essere. Un seme germoglia e abbiamo

una pianta, diciamo che è stato Dio a crearla, ma è tutto spontaneo. Da un piccolo seme germoglia un

immenso banyano. A causa della paura della morte, gli uomini adorano Dio: è perché hanno accettato

la morte.

V: Ciò che è prima del senso di essere, è l’esperienza cosciente di Maharaj?

M: È lo stato eterno. Ti ho parlato dello stato consapevole, ove il senso di essere è effimero ed io non

sono quello. Qualunque cosa è prima di questo è eterno.

V: Maharaj lo sa per esperienza?

M:Poiché prevalgo prima di ogni cosa, i miei titoli prima della coscienza sono P arabrahman o

P aramatman . In quello stato non ho nessun’associazione.

V:È vero per tutti? Alcuni lo sanno, altri no?

M: Non m’interessano gli altri, chi altro sarebbe se non l’ “io”? Se inghiotti il senso di essere qualunque

cosa rimanga è quello stato. Non ho associazioni in quello stato. Sono solo in quello stato, solo senza

parole, prima delle parole. Vi è una frase: – Sono solo, lascia che diventi molti.- Questa è maya.

V:Non si sente solitario nel Parabrahman?

M: Questa affermazione si presentò quando apparve il senso di essere, quando ci fu la vibrazione

(dell’essere); io rifiuto le Upanishads, hanno insegnamenti profondi, ma non mi toccano: Upanishad

significa “vattene”. Qualunque cosa sia stata scritta in nome della filosofia, il materiale grezzo usato,

non è altro che ignoranza. I tre gunas sono le emozioni e non sono la verità. Questo grande mondo,

questo mondo fraudolento è creato da uno sputo. Le persone si vergognano istintivamente, ecco

perché vogliono nascondere (le parti intime). Considerando questo aspetto come puoi avere un ego? È

uno stato spregevole, da dove proviene e dove procede?

V: Da nessuna parte e verso nessun luogo.

M: Quel fluido si darebbe la pena di mostrarsi in pubblico? Le danzatrici hanno fidanzati in ogni

villaggio. Una di queste ragazze incontrò un grande uomo e perse la sua identità, con quello non

aveva più identità. Grazie a quell’incontro tutti i peccati delle sue vite passate furono messi in cenere.

Kabir disse che recitava il sacro nome milioni di volte, praticò austerità, ma non ci fu realizzazione fino

a che non incontrò un guru perfetto che lo buttò aldilà dei mondi, verso la perfezione. Il senso di

essere non è vero, il mondo anch’esso non è vero, è solo un’espressione del senso di essere, non

voluto. Come può uno raggiungere la pace con la sola esperienza? Tutte le esperienze sono false, c’è

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forse qualcuno che ha condotto l’ “io sono” alla quiete ricorrendo alle esperienze? Puoi giungere alla

quiete solo quando il senso di essere è pienamente soddisfatto e si dimentica, perché la pace è solo

nel non-essere.

 

L’identità del corpo è un’illusione

17 gennaio 1980

 

Maharaj: Krishnamurti parla della manifestazione totale, mentre io parlo di ciò che ha portato il

manifesto all’esistenza. Qualunque cosa si faccia, se credi che sei l’agente, è la vanità che è in te.

Krishnamurti non è una persona; egli è in quello stato che io descrivo. Il Supremo è in ognuno, un

Jnani accetta questo, ma uno su un milione lo realizzerà. A parte le esperienze intellettuali, la maggior

parte delle persone cerca un beneficio tramite il corpo. Invece di cercar benefici tramite il corpo,

stabilizzati in te, se la tua vera natura non è realizzata, morirai con l’identità di un corpo e di un nome.

La conoscenza “io sono” è nel centro stesso. Da dove sperimenti il mondo manifestato ed il corpo?

Non è forse a causa del centro? Se il centro “io sono” non esistesse, sperimenteresti il corpo?

Abbandona l’identità di donna; l’attaccamento alla forma maschile o femminile è di per sé un’illusione.

Visitatore: Intellettualmente so che la femminilità è un’illusione, ma l’imbroglio è che sono separata

eppure…

M: Una volta compreso, non sei più presa nell’imbroglio, sei liberata.

 

L’ “io sono” è temporaneo nell’Infinito

16 gennaio 1980

 

Visitatore: Ramana Maharshi ha parlato della grazia del guru, che cosa direbbe Maharaj di questo?

Maharaj: In India, la grazia del guru è assai importante. La grazia è sempre presente, dipende dal

discepolo, che ne trae beneficio a seconda di quello che crede. Nelle scritture il guru è descritto come

la suprema realtà, così il discepolo adora il guru. Krishnamurti dice che il guru non è necessario,

anch’egli ha ragione. (Nota: vi sono i cosiddetti guru, ma Maharaj è l’Assoluto. Ci sono guru che sono

ciarlatani e tra essi vi è una gara per i discepoli. Ma puoi capire: su dieci milioni vi è una rara

possibilità di un guru e di quelli, la maggior parte è inaccessibile, non sono interessati a divulgare la

conoscenza).

La mia proprietà eterna è il mio guru, il Sadguru, tutto il resto è perituro nel regno dei cinque

elementi. Quante dissoluzioni e caos sono avvenuti, ma il mio guru non ne è toccato. Qualunque cosa

il discepolo comprenda che è il suo guru, egli lo diventerà: la differenza svanisce e diventano una cosa

sola. Durante il primo incontro, il guru dice: – Non sei il corpo o il nome. – Finché sei senza di essi, sei

la realtà. La mia esistenza non mi è di nessuna utilità, dal mio punto di vista sono inutile e sono aldilà

dei concetti ora. La gente riceve i concetti che ama e ne trae il beneficio in conformità. (Nota: non gli

piace parlare, se c’è una domanda egli risponderà. Tempo fa soleva creare problemi e risolverli. Ora

non ha interesse, ora parla dal punto di vista di quello che intuisce che la domanda sarà. Ogni

domanda basata sull’idea “io sono il corpo” non avrà risposta. L’identificazione col corpo è morte,

identificati con la conoscenza (“io sono”) e non ci sarà morte. Ma la gente si aggrappa ancora al

corpo.)

V: Considera egli l’ “io sono” simile alla realizzazione?

M: La coscienza “io sono” fa pubblicità all’Assoluto. L’Assoluto è sconosciuto, ciò che chiami I shwara ,

B rahma e così via, sono cartelli pubblicitari dell’Assoluto.

V: Colui che è libero dall’ “io sono” è un Jnani?

M: Non è necessario essere libero dal tocco dell’ “io sono” per l’Jnani. Lo stato di auto-realizzazione è

più sottile dello spazio, l’Jnani ha trasceso la coscienza. Uno che non ha né veglia, né sonno, né senso

di essere è un Jnani. Così come Paul Brunton ha fatto pubblicità per Ramana Maharshi, allo stesso

modo Ishwara o Brahma è il settore di pubblicità dell’Assoluto.

V: Due uomini passeggiano per strada; uno è libero dall’ “io sono”, l’altro realizzato…

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M: Essere “realizzati” significa avere una ferma convinzione della conoscenza ultima del Sé, allora non

c’è più deviazione dall’Assoluto.

V: Qual’è il processo di auto-realizzazione?

M: Il primo è un ricercatore; una volta che vi è la convinzione (sul Sé), allora sei dall’altra parte. Ti

suicidi con un concetto o spontaneamente?

V: Il suicidio uno se lo infligge, si commette spontaneamente un suicidio?

M: Nel vero eterno stato non si cerca la prova dell’irrealtà, nell’irrealtà esigi una prova, questo è il caos

dell’irrealtà.

V: La realizzazione la si può avere solo avendo un corpo, quello che è senza corpo e fluttua nei cieli

non può avere la realizzazione.

M: Assolutamente si, nella realizzazione non c’è colore, disegno, forma, questa convinzione deve

stabilizzarsi.

V: Che cosa succede se uno muore con dei concetti?

M: A seconda dei concetti, essi prenderanno forma concreta, quel concetto particolare assumerà una

forma tangibile.

V: Quando il corpo di cibo si dissolve, la concettualizzazione se ne va con esso?

M: I concetti di chi, si dissolvono?

V: Quelli del corpo.

M: Quando l’Jnani lascia cadere il suo corpo, ha trasceso il senso di essere.

V: Se una persona è coinvolta nel concetto di essere, allora il tocco dell’ “io sono” non è dissolto?

M: L’eterno messaggio “io sono”, qualunque esso sia, quello sarà cucinato al momento. Il messaggio

“io sono” è un composto chimico, si identifica col corpo e dice “io sono”. Il bambino che nasce non ha

nome, tu gli dai un nome.

V: A John Smith prima di morire viene l’idea che sarà un neutrone; l’ “io sono “ si dissolve, ora, dove

si attaccherà quel concetto?

M: Si attaccherà intorno al regno dei cinque elementi. È un tuo concetto che John Smith entrerà in un

utero; è solo il gioco dei cinque elementi

V: Ma lei ha detto…

M: È un gioco di parole.

V: Ma io sto presentando Nisargadatta al mondo, il concetto di John Smith è nei cinque elementi.

M: Colui che ha il prurito di un concetto gioirà o soffrirà di quell’immagine. Che cosa, a proposito di

te? Colui che non ha prurito non soffrirà, tu non ti allontani dal Sé, non entrare in tutto questo. Fai

un’inchiesta su te stesso, hai le risposte, dimori già nell’ Ultimo, eppure fai ancora domande? Dà

risposte ai tuoi lettori dal tuo vero punto di osservazione; altrimenti tieni la bocca chiusa. Te l’ho già

detto, non sei il composto chimico e le sue qualità, allora perché crucciarti? Ma a te piace danzare al

ritmo delle domande; tu sei la verità, questo “io sono” è apparso solo temporaneamente. So che

questo Brahman o Cosmo è irreale, legato al tempo ed instabile. Il messaggio “io sono” è arrivato

spontaneamente ed è la radice del mondo manifesto. Il messaggio “io sono” ha fatto prigioniero il

corpo incastrandolo in un’identità e così è iniziata la sofferenza. L’ “io sono” è avvenuto ed il mondo è

stato inventato. Anche l’informazione che hai avuto in seguito, quando l’ “io sono” si è messo in

frizione, ha riconosciuto il corpo, la madre e così via; prima di questo non avevi avuto il messaggio “io

sono”, esistevi, ma non lo sapevi. In questo stato non soggettivo, ebbe inizio il soggetto. Nello stato

infinito, l’ “io sono” è temporaneo; non rinunciare al tuo reale punto di vista, altrimenti sarai

imbrogliato. Qualunque siano le estensioni di questa ricerca, sarebbero sempre nel regno dell’ “io

sono”. Non tenerlo a mente (“io sono”), allora sarai felice. So come è avvenuto il congiungimento tra il

mio vero stato e l’ “io sono”, allora adesso, in che modo devo essere interessato a Krishna e Arjuna ?

Una volta che sono riuscito a conoscere il messaggio “io sono”, il dramma è finito. Shiva adorava

Rama anche se non era incarnato, egli diceva che Rama era Parabrahman. Rama non lo sapeva

quando nacque, il suo guru glielo disse. Nello stato Parabrahman non c’è conoscenza; Rama, il

Parabrahman, sapeva che Shiva lo adorava?

 

Trascendi l’“io sono”

21 gennaio 1980

 

Visitatore: Chi dice “io sono la coscienza”? Ed è la coscienza che rintraccia le domande nella memoria?

Maharaj: Non disidentificarti solo dal corpo e dal nome, ma vedi di focalizzare l’attenzione sull’ “io

sono” e tutte le questioni avranno una risposta.

V: Che cosa ci impedisce di ricevere la grazia?

M: La qualità della tua fede dev’essere intensa, solida e durevole.

V: Il desiderio di essere libero viene dal corpo-mente?

M: No, non è nella sensazione del corpo. Quando sei identificato all’ “io sono”, senza il corpo, devi solo

dimorare nel Sé.

V: Anche questo è un desiderio?

M: No, è una forte convinzione che non sei il corpo-mente.

V: Krishnamurti diceva che il desiderio fa nascere il disordine. Questa vita quotidiana, il duro lavoro,

può essere un impedimento alla conoscenza di sé?

M: Chi chiede questo?

V: Io sono.

M: Acchiappa quell’ “io sono” soltanto e tutti gli ostacoli evaporeranno. Se mi capisci correttamene,

sarai aldilà del corpo-mente. Molto spesso capita che l’insegnamento è inteso male. Poiché vi è l’ “io

sono”, le domande sorgono. Se no c’è l’ ”io sono”, non possono sorgere le domande. Nel regno dell’

“io sono “ tutto è possibile, ma se io fossi stato abbastanza accorto, pensi che mi sarei cacciato in

questo corpo? L’Jnani è colui che sa che questo senso di essere, il mondo e Brahman sono irreali.

Avendo compreso l’ ”io sono” l’ho trasceso e sono arrivato alla conclusone che tutte tre le entità sono

irreali, e allora cosa rimane da liquidare?

Il Parabrahman è senza attributi ed io sono il Parabrahman,

non sono il senso di essere, il mondo o Brahman.

 

NAMASTE

 

Shri Nisargadatta Maharaj

TU SEI SENZA LIMITI- Shri Nisargadatta Maharaj

Standard

La falsità comincia con i tuoi genitori

 

30 dicembre 1979

 

Maharaj: Alla fine sei responsabile per la tua forma, a causa del tuo senso di essere sei colui che

soffre. Nello stato di ignoranza ti dicono adora Dio e così via. Nello stato di conoscenza, conosci te

stesso e così non ce n’è bisogno. Non ti piacciono i miei discorsi, tu ti consideri un uomo, o questo o

quello, così ti giustifichi. Finché c’è il concetto “io sono il corpo” non ci può essere realizzazione.

Trascendi, diventa un ricercatore, ma anche quelli che seguono idee spirituali ma credono che il loro

corpo sia reale, dovranno rinascere. Il primo passo è di convincerti che non sei il corpo. A causa di

Sattva, il sonno, la veglia e il senso di essere appaiono, ma quando ti rendi conto che non ci sei, allora

cosa? Se non prendi in considerazione i tuoi genitori, sarai capace di trovare te stesso. I nostri genitori

sono il capitale attraverso il quale troviamo noi stessi. Devi realizzare che i tre stati di veglia, sonno e

senso di essere iniziano coi genitori. Per far apparire la tua forma, come hanno contribuito i tuoi

genitori? Non deve essere solo detto, deve essere saputo. I tuoi genitori hanno contribuito perché la

tua forma apparisse, hanno contribuito con una parte del corpo, così la forma è apparsa. Noi tutti

siamo la foto dell’estasi di cui goderono i genitori. Fa comodo alla nostra conoscenza, facciamo tutto

questo per quella ragione. Tutte le attività si svolgono grazie all’ “io sono”. Il Gange sgorga dal capo

del signor Shankara. Gange è la conoscenza attraverso i cinque organi dei sensi. Brahma è dipinto con

quattro teste; queste rappresentano i quattro tipi di linguaggio, Para (parola-sorgente), Pashyasanti

(parola intangibile), Madhyama (parola, pensiero tangibile) e Vaikhari (parola pronunciata). Per

esempio se componi poemi a partire dal Para o Pashyanti, essi si innalzano verso la mente

(Madhyama) e allora li reciti (Vikhari). Non ti posso dare la conoscenza che ti permette di guadagnarti

da vivere, ma ti può servire a farti strada nel mondo. Persone la cui mente è quieta, senza parole, per

loro la conoscenza di sé sarà più facile. Se dopo aver ascoltato le mie parole la tua mente è ancora

attiva, allora la conoscenza di sé è lontana. Puoi startene seduto tranquillo, ma se la tua mente se ne

 

va girovagando qui e là, questo significa che non sei pronto per la conoscenza di sé. La mente deve

essere assolutamente tranquilla, senza alcun pensiero.

 

L’ “io sono” è Dio

 

2 gennaio 1980

 

Visitatore: Che cos’è il soffio vitale?

Maharaj: Il soffio vitale è movimento, pulsazione del sapere “io sono” che testimonia tutte le attività, il

soffio vitale significa anche mente, il soffio vitale e la mente sono una cosa sola.

Visitatore: La coscienza contiene la mente?

M: La coscienza e la mente sono indipendenti?

V: Sono un movimento nella coscienza.

M: La coscienza è testimone delle attività e del movimento, mente inclusa. Tutto appare

simultaneamente – coscienza, soffio vitale ed essenza del cibo. C’è energia anche nell’acqua come nel

corpo e nel calore, se la temperatura svanisce, il soffio vitale se ne va.

V: Qual è il confine tra coscienza e fede? La fede è forse una via alla coscienza?

M: Per vivere cosa fai? Sai che l’ “io sono” è amore, è per amore della vita che mangi, il tuo senso di

essere è amore, il tuo sapere che “sei” è la fede, e per questo tu lavori.

V: Se è così semplice, allora non ci sono più domande.

M: È a causa del tuo concetto di corpo che sorgono tutti i problemi. Considerati solo la conoscenza

(“io sono”).

V: Dopo qualche tempo (il concetto di corpo) torna, allora ogni volta devo ricordarmi che sono l’ “io

sono”?

M: Strano, devi ricordarti che sei una donna?

V: No.

M: La realtà non ha bisogno di ripetizioni, sappilo soltanto. Se non prendi in considerazione il tuo

corpo, puoi dire che sei una donna?

V: No.

M: Che sviluppo nella conoscenza ci è stato negli ultimi cinque anni, o da quando sei arrivata qui?

V: Ora non penso molto a ciò che mi capita, le cose accadono. Che ruolo ha una guida nelle faccende

spirituali?

27

M:L’utilità di una guida è di sapere “le notizie” e “il dopo la morte”. La guida ti serve finché c’è un

corpo, quando il corpo non c’è più, che cosa sarai?

V: La guida è potere.

M: Si, è potere.

V: Lei può lavorare con questo?

M: Quel potere sta lavorando, solo tu non lo capisci. Il tuo dispendio (di energia) e quello del mondo è

dovuto a questo, non te ne accorgi. Per vivere mangi, se non mangi il corpo cade, in quel caso cosa

succede? Trovalo ora, cadi anche tu? Se non mangi, non puoi durare, se hai disordini nel corpo, hai

anche disordini nel mangiare: che cos’è che muore? Tutte le preghiere ci sono per far piacere a Dio e

con la sua grazia essa (Madre Teresa) può lavorare.

V: Che cos’è Dio?

M: Dipende dal suo concetto.

V: Lei credeva in Dio, ma ora che siedo qui non so cosa sento.

M: Ogni persona ne ha un sentimento diverso, quello che sente lei non lo senti tu. Tutti i santi e saggi

hanno una vita diversa.

V: Il concetto di Dio è lo stesso della pura coscienza?

M: Uno ha delle esperienze a seconda delle proprie tendenze, credenze e concetti. La pura coscienza è

senza corpo. (Nota: Maharaj la considera uguale a Dio, che non ha corpo) È la conoscenza “io sono”

grazie alla quale tu vieni a sapere che “sei”, è amore, lo consideri amore verso te stesso e mediti su di

lui. Ma non mescolarlo col corpo: non è il corpo, quella conoscenza è pura, è Coscienza o Dio, ma se

confonderai le cose, avrai problemi. La conoscenza “io sono” è Dio, non devi dimenticare che tu e Dio

non siete separati. Quando mediterai a fondo ti sarà chiaro e otterrai tutto. Madre Teresa ha successo

perché ha fiducia che Dio è in lei, allora per questo lavora. Senza la grazia del Sé, non c’è successo.

Se hai fede in te stesso, lo otterrai. Potrai adorare dio, ma non considerarlo separato da te. La

conoscenza “io sono” è dentro di te e con questa convinzione puoi adorarlo. Colui che medita sulla

conoscenza ”io sono”, qualunque cosa sia nel campo della coscienza, gli diventerà chiaro. Lo vive

senza parole, poiché da questo luogo, porta la convinzione che Dio è la conoscenza”io sono”, non vi è

altro guadagno. Vi sono alcuni che senza ancora conoscere se stessi cominciano a predicare.

V: La mia domanda è sulla diminuizione del sapere.

M: Di giorno in giorno la tua convinzione che l’ “io sono” è Dio, deve crescere. Non ti preoccupare del

corpo, con la costante meditazione, quando Dio è compiaciuto avrai una completa conoscenza nel

regno della Coscienza. A questo proposito racconta (ad altri) solo parzialmente quanto ti espongo.

Questa conoscenza di sé può essere trasmessa in poche parole, ma gli altri ne vogliono sapere ancora

di più. Senza il tuo senso di essere che cos’è importante?

Dio può essere grande, ma senza il senso di essere chi potrà dire questo? Pertanto quando espongo

questo sapere, vi racconto del Sé (Atman) e della sua storia. Puoi andare ovunque, ma non

dimenticare che la conoscenza ”io sono” è Dio. Vieni qui per la convinzione che Maharaj è Dio. Senza

la conoscenza di sé tutte le attività sono senza senso. Anche dopo aver realizzato la conoscenza di sé,

tutte le attività non hanno significato e dopo aver realizzato il Sé , anche la conoscenza di sé diventa

inutile. Prima di conoscerti soffri, con la conoscenza di sé la sofferenza ha una fine. L’Jnana è al di là

degli attributi, senza tempo; una volta che ti conosci tutto diventa senza senso, incluso le esperienze

perché sono un’illusione senza senso.

V: Stanotte le domande avranno origine nel sonno: quello che ha origine nel sonno è reale?

M: Tutto appare e svanisce, incluso migliaia di soli, nel Parabrahman. Tu conoscevi te stesso prima

della nascita, ma il mondo e le sue esperienze te l’hanno fatto dimenticare. Come un re che sogna di

essere un mendicante, tu hai dimenticato te stesso.

 

Tu sei senza limiti

 

4 gennaio 1980

 

Maharaj: Questa forma è sopraggiunta soltanto, finché sono diventato cosciente, non ho partecipato e

non ho fatto nulla. Finché non arrivò questa forma, cosa ho fatto per me?

Visitatore: Una domanda sulla terminologia. Atma Jnana (conoscenza di sé) e Brahman Vidya

(conoscenza di Brahman) sono la stessa cosa?

M: Non vi è differenza, la conoscenza è Brahman e Brahman è conoscenza. Tutte le creature vi sono

contenute: è come una parola che parla ad un’altra parola, tutto ciò non ha senso, e la conoscenza è

senza limiti. È perché ci identifichiamo a questa maledetta individualità che abbiamo ereditato

problemi. Ma se accettiamo la conoscenza come totale e senza limiti non ci saranno problemi. A causa

dei nostri concetti, siamo limitati. Io sono senza limiti, la conoscenza è senza limiti.

V: I concetti sono chiodi.

M: Non ti crucciare su quel che devi o non devi fare. Pensa che sei senza limiti, non nato e che non

morirai. Questa identificazione col corpo ti fa pensare che sei nato. Prima di avere una forma non

avevo preoccupazioni, non sapevo nemmeno di avere una forma. Soffrivo forse prima

dell’identificazione con il corpo? No, cominciò tutto con l’identificazione a questa forma. Ora sei venuto

a sapere la verità, sei certo adesso che ogni esperienza è falsa? Non ti accorgi che ciò che possiedi è

legato al tempo? Una falsità? La vita è limitata: qualunque cosa sia limitata, è una falsità. Sai che la

vita è limitata e chi sa questo detiene la verità. Il solo capitale che hai è la conoscenza ”io sono”, sii

con questo senso di essere ed esso risolverà tutti gli enigmi.

V: Il fatto di esistere è una convinzione? Bisogna rimanere con essa e non guardare altrove?

M: Che idea hai di te stesso?

V: Non sono il corpo; sono qualcos’altro che i sensi non possono percepire.

M: Questa conclusione, che cosa rende possibile questa comprensione?

V: (Una signora francese che pratica Zen) Mi piace essere in relazione con tutti, sento le relazioni.

Relazioni che sono individuali ed universali. Sento l’unità con la gente.

M: In sostanza, non sei a conoscenza di questo, grazie al senso di essere che ti dice di esistere? È

quello che ti dà la possibilità di capire tutto, la conoscenza “io sono”. Qualcosa ti dice che “tu sei”;

lascia tutto e attaccati a quello. Prima di avere questa conoscenza, avevi delle necessità? Prima della

coscienza c’erano bisogni?

V: Non ne so nulla.

M: Anche se dici così (“non ne so nulla”), è solo grazie alla conoscenza “tu sei”: tutto qui; sii in unità

con quello che ti dice che esisti.

V: Non abbiamo forse bisogno di relazioni con gli altri?

M: Non c’è bisogno di parlare di unità, tutto ti sarà chiaro, sii soltanto con esso. Vai dove vuoi, ma

tienti stretta a questa conoscenza “io sono”, dimentica il resto. Ti dice che esisti e risolverà tutti gli

enigmi.

V:L “io sono” potrà disfare l’egoismo?

M: Prima che arrivasse quella voce (“io sono”) non avevo preoccupazioni. Non appena se ne andò, me

ne andai anch’io; così sii con la coscienza (“io sono”): tutto l’insegnamento è basato su questo. Questa

preoccupazione per il mondo esiste a causa della coscienza, e ci sarà finché c’è la coscienza.

Annùllati per mezzo della tua stessa identità

 

Annùllati per mezzo della tua stessa identità

 

5 gennaio 1979

 

Maharaj: Presta solo attenzione a te stesso e tutto sarà a posto.

Visitatore: Lavoriamo sodo in sostanza per ricordarci di questo e con grande intensità, piuttosto che

usare il Japamala(recitare il rosario); anch’esso suona facile, ma apprezzerei di più il suo discorso con

parole sue.

M: L’ “io sono” è Dio, sappi solo che l’ “io sono “ è Dio, questo è il primo passo, la conoscenza “io

sono” è te stesso. Tutte le altre attività seguiranno, ma devi solo stabilirti nel senso di essere. L’ “io

sono” è il sole e tutte le altre attività sono i suoi raggi.

V: Tutto si dirama dall’ “io sono”?

M: La conoscenza “io sono”, senza concetti o memorie é tutto. L’idea “sono il corpo-mente” non è

vero sapere. Non c’è bisogno di sforzi, la cosa principale è che “tu sei” (o “io sono”), se rimani da me

capirai che la conoscenza “io sono” è indipendente dal corpo-mente. (Maurice Friedman) ha descritto

la conoscenza di sé in modo assai efficace. Dipendo forse da te per quel che riguarda ciò che so?

Ricorda questo: ci sono migliaia di esperienze, ma che cosa precede queste esperienze? Tu sei Quello.

V:È sufficiente rimanere coscienti dell’ “io sono”?

M: Quando eri un bambino piccolo, sapevi che esistevi? Che cosa hai fatto?

V: Niente.

M: Hai capito che le esperienze del mondo e di te stesso avvengono senza che tu faccia nulla?

V: Si.

M: Vai alla sorgente e rimani lì, dove non c’è cambiamento. Puoi aver letto la Gita, chi può giudicarne

la validità? Stabilisciti nel Sé, qualunque cosa tu sia prima dell’ “io sono”, stabilisciti lì. Quando il tuo

dimorare nel Sé si sarà stabilito, tutte queste conversazioni ti sembreranno gergo incomprensibile. Ho

perso qualunque timidezza nel parlare e tutto ciò che dicevo era profondo. La conoscenza, nel parlar

comune è usata dall’ignoranza, come un bambino ignorante. So quindi che la conoscenza terrena è un

prodotto dell’ignoranza e ogni vera conoscenza è prima dell’Jnana – l’Assoluto. Abbandonati al guru e

medita sul Sé. La memoria che hai avuto dei genitori è la memoria che “tu sei”. Il ricordo che avevi

dei genitori è il materiale di base, la sorgente primaria materiale. Gli ingredienti primari della coscienza

sono gli stessi. Liberati dall’orgoglio che sei un Jnani. Benché cerchi di afferrare quello stato, il limite

tra l’Assoluto ed il senso di essere, è effimero. Di solito anche i saggi non sanno il vero stato delle

cose. Come si è originata dall’Assoluto l’unione dell’ “io sono” e dei cinque elementi? I tuoi genitori te

l’hanno raccontato, ma hai realmente la conoscenza che quelli erano i tuoi genitori? Devi dirigerti

verso questo:- Sono un principio così insignificante che è solo il prodotto dei miei genitori? – Quale

attitudine, posizione o parola è veritiera? Anche i quattro Veda dichiarano: “Neti neti” (Non questo non

quello), ma i Veda dicevano questo, basandosi su quali attività quotidiane del mondo? È oltre di noi.

Perciò con me pure, non rimane nessuna onestà, qualunque sia l’esperienza, anche gli dèi sono

limitati alle parole soltanto. Non vi è storia di dèi al di là delle parole. Se Krishna mi ascoltasse,

direbbe :- Sono stato benedetto dalle sue parole (di Maharaj) -. La verità non ha forma e non ha

nome, mentre le religioni vivono di regole e di rituali. Le parole non possono essere vere,

ciononostante devi trovarle tu, con quali parole vuoi identificarti? Con quali identità vorresti annullarti?

In cerca del Sé il profeta Mohammed e altri saggi non poterono giungere ad una conclusione riguardo

alla loro identità e affermare: – Sono il Parabrahman. – e come avrebbero potuto, o no? Cristo, il

profeta Mohammed e altri saggi hanno detto forse qualcosa sulla verità? Dov’è la prova del

Parabrahman o della verità? In tutte le attività mondane, sei costretto a gioire e soffrire, puoi

mostrare una prova del Parabrahman? Chi può accettare la prova fornita da quale autorità? Il nome e

la forma mi sono state imposte, il concetto primario è il senso di essere. Io non ho né nome né forma,

solo comprensione emozionale. Annulla te stesso con la tua stessa identità. Non sguazzare in quello

che altri dicono, qual è la tua identità più onesta? Senza coscienza non vi è mondo. Fai ricerche sulla

tua identità; chi ha realizzato la sua identità non considererà null’altro come più onesto di quella,

poiché questa identità del senso di essere è una frode.

V: Non dovremmo investigare sulle nostre esperienze spirituali? Abbiamo esperienze, ma non verità.

M: Abbi pure delle esperienze, ma fai un’inchiesta su quanto sperimenti: sono oneste quelle? Nella

prima stagione delle piogge c’era la nascita, nella seconda c’era la morte, chi era nato?

Era la stagione delle piogge o la persona? Solo il realizzato può dirtelo, dato che egli non è nulla, un

vuoto. Qualunque cosa esiste, se ne va, ciò che non c’è, non c’è (mai stato), entrambi sono

abbandonati, solo la verità rimane. Dopo la sparizione di entrambe, qualunque cosa rimanga è la

verità, prima dell’arrivo di questa forma – corpo, chiunque la conosce (la verità). Solo colui che sa che

non vi è nulla, può dire che vi è l’infinito e la pienezza. Tutti i nostri pensieri sono a proposito di altri,

ma non ti preoccupare di cosa dicono gli altri. È solo a causa di questo incidente della nascita che io

soffro, ma in realtà io non sono mai nato.

 

Shri Nisargadatta Maharaj

 

NAMASTE

OM SURYA GANESHA NAMAH! POSSA TU CHE LEGGI STABILIRTI NEL TUO DIVINO SE IMMORTALE.

SII SOLTANTO, PER REALIZZARE IL NON ESSERE..Shri Nisargadatta Maharaj

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Sii soltanto, per realizzare il non–essere

 

8 gennaio 1980

 

Visitatore: Come avvengono le cose attorno ad un Jnani? Nel caso di un bambino lo sviluppo avviene

per mezzo dei genitori.

Maharaj: A causa del senso di essere la formazione del corpo nel mondo è spontaneo, mentre l’Jnani è

la natura stessa, così fa parte del problema della natura di occuparsene. Il senso di essere dipende da

che cosa? Tu cerchi di prolungare la tua vita, ma se qualcosa va male, avviene la morte. La fiducia e

la conoscenza che “tu sei” dipende da cosa? Il senso di essere diventa non-essere ed il non-essere

spontaneamente diventa senso di essere, allora a chi dobbiamo porre la domanda? Devi investigare

per conto tuo; che cosa è il sostegno dell’ “io sono”? Da che cosa dipende la fede che “tu sei”? Perché

esiste il senso di essere? Perché “io sono”? Come sono io? La gente pensa solo in termini di mente e

di corpo, poi avviene la morte e la fede nell’ “io sono” sparisce.

V: Alcuni vogliono prolungare la vita, provano amore per se stessi, sono intrappolati nella maya?

M: Una volta trascesa l’idea di “io sono il corpo” non ha importanza la longevità, per la loro esistenza

non dipendono da nessuno. Senza dipendere da nessuno, devi scoprirlo da te. In qualunque momento

tu pensi, tu pensi a qualcosa che non sei, come pensare a te stesso? Non puoi, devi solo essere

senza pensieri. Puoi pensare che non vi è Ishwara, ma non puoi pensare a te stesso. Cosa facevi otto

giorni prima del tuo concepimento? Lo sai tu o lo so io? Otto giorni prima di entrare nel grembo

materno, puoi raccontarlo solo tu di quello stato. Che dire del senso di essere prima del

concepimento? Se fossi stato consapevole del senso di essere, saresti entrato nel grembo materno?

V: Non me ne ricordo.

M:Non è possibile perché è uno stato di non-attenzione. Con il senso di essere inizia l’attenzione, nel

grembo materno è assopito. Il confine tra il senso di essere ed il non-essere, quel punto, è uno stato

glorioso, lo stato di non-attenzione. Che nome aveva questo accendino (Maharaj mostra l’accendino)

prima di essere fabbricato? Quando uno è malato prende una medicina, c’è il senso di essere, perciò

meditiamo e ci sforziamo di ottenere la conoscenza, altrimenti che bisogno ne avremmo? Non c’è

bisogno di conoscenza prima del senso di essere. Anche Vishnu chiuse gli occhi nel samadhi e sparì.

V: E non fare niente?

M: Cosa si può fare? Al momento senti l’“io sono” a causa dell’associazione con il respiro. Quando

l’associazione non c’è più, puoi forse fare qualcosa?

V: Posso far qualcosa per ottenere la conoscenza?

M: Non far nulla eccetto aggrapparti a te stesso, sii nel senso di Essere. Sii soltanto e realizzerai che si

trasformerà in non-essere. Afferra, risiedi e contempla il senso di essere. Sii soltanto.

V: Tutto il giorno?

M: Chi dice tutto il giorno? Chi può dirlo se non il senso di essere? Il senso di essere può catturare

tutto nella sua contemplazione, ma il senso di essere non può catturare se stesso.

Traduttore: Il suono può penetrare tutto tranne se stesso.

V: È a causa del karma che sono ritornato?

M: Non vi è karma nello stato di Parabrahman.

V: Perché è necessario ritornare in una forma corporea?

M: In questa stanza c’è lo spazio, perché si è esteso? Perché e come? Lo spazio e solo lo spazio esiste.

Dov’è la questione del come e del perché?

V: Perché torniamo in una forma corporea?

M: Questo è importante per te solo finché “tu sei”. Finché il corpo ha energia, ci sono le esperienze

del corpo. Otto giorni prima del concepimento, qualunque cosa ci fosse, prevale anche adesso. Di che

cosa soffri al momento? È il nome della forma, l’associazione con il corpo ed il senso di essere.

Riflettici sopra (cos’eri prima del concepimento) e troverai una soluzione istantanea.

V: Che relazione vi è tra lo stato di “Quello” e il karma? Karma è ciò che creiamo?

M: Chi crea cosa? Chiunque ti abbia creato crea anche il karma. Karma significa movimento o attività.

(A Elaine una discepola) Sto cercando di mantenerti in trappola come se fossi in un grembo materno.

Ascolta solo con attenzione e tutto germoglierà.

V: (Elaine) Non sopporto una domanda sbagliata.

M: È un errore se ci identifichiamo con la forma del corpo il primo ed ultimo errore. Ricorda il seme

che ha creato il corpo, la sua vita. Per via di questo sperimenti il mondo; il seme se ne va ed eccoti

nello stato eterno. Proprio come un albero proviene da un seme, così il senso di essere ed l’intero

mondo manifestato.

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V: Il mio ego, altri ego, qualunque cosa io oda, tutto ciò è nel senso di essere?

M: Si, i tuoi sogni. Le domande sorgono a seconda del nostro livello e sono giuste. Al momento, se

mai devi essere interessato a qualcosa, è l’ottavo giorno prima del concepimento, lo stato di

P arabrahman . Oggi fai uso dell’ego, ma a che cosa hai attaccato questa etichetta e quando? Tutto è

sacro e tutto non è sacro. Tutto questo c’è, finché c’è il senso di essere, l’amore di sé è ancora

un’illusione. Tutti vogliono il senso di essere, “io amo” è un’illusione, pure altri saggi lo lodano. Otto

giorni prima (del concepimento) com’eri? Un’intellettuale direbbe: – Ero in una condizione di sopore

nell’essenza dei miei genitori -, questa è una risposta convenzionale. Cerca di rintracciare il tuo

genitore, vai verso l’eternità, questo principio nella forma assopita va verso l’eternità. Vi sono due

approcci: sia ti stabilisci nello stato che precede il senso di essere, oppure ti lasci intrappolare in vari

concetti e non riesci ad investigare la tua vera natura. Come tale la conoscenza convenzionale non è

distrutta e non c’è ragione per distruggerla dal momento che è falsa.

Un altro concetto base è quello di Purna Purusha, l’uomo perfetto (completo). Il principio perfetto è

quello che esisteva prima della nascita di ognuno. C’è una certa somiglianza tra l’infante nella culla e l’

Jnani, il bambino non fa differenza tra l’urina e le feci, soltanto il bambino si conosce per quello che è,

e così si conosce l’Jnani.

V: Allora dovremmo rinunciare a tutto e ridiventare un bambino?

M: Che cosa c’entra il fatto di nominare ogni cosa? È avvenuta spontaneamente, ma sappi solo che

soffri a causa del senso di essere. Sei andato tu ad impadronirtene? No, è arrivata da sola

spontaneamente. I l bambino non ha concetti, idee ed ego. L ’Jnani , avendo capito come stanno le

cose, le trascende tutte e dimora eternamente nello stato prima del senso di essere, senza curarsi se il

senso di essere sta bene o meno. Con quali identità te ne andrai in giro ora?

V: Nessuna.

M: Sei sicuro? Se è così allora vi è una necessità o un senso per le ricerche spirituali?

V: In realtà no, nessuna ragione.

M: Che cos’è l’ignoranza? Dal risveglio al sonno e al senso di essere, tutto ciò significa ignoranza.

L’ignoranza chiamata nascita, è lo stato di veglia, sonno e senso di essere, una volta che sai questo e

ne sei convinto, sei libero. Solo vedi il falso come falso. Allora il senso di essere l’agente se ne va; se

fai questo o trovi quello, sono cose che non ti toccheranno. Prima dell’apparizione del senso di essere,

p er secoli, sei stato perfetto e completo in quanto P arabrahman . Un J nani non dà importanza agli stati

di veglia, del sonno e del senso di essere. Se non c’è corda non c’è serpente. Per dire che tutto questo

è falso, hai bisogno di fare uno sforzo, Paul? Una volta che lo sai, non c’è bisogno di nessuno sforzo,

lo respingi in quanto ignoranza e non vi è più una registrazione.

 

Qualunque cosa tu sperimenti, non lo sei

 

10 gennaio 1980

 

Maharaj: L’Jnani, che non si identifica col corpo, non è afflitto dai dispiaceri che il corpo- mente

arreca. Joseph, da che punto di vista mi scriverai?

Visitatore: (Joseph) Dall’ “io sono”.

M. Ha scritto per circa un mese qui. Da che punto di vista scriverà?

V: Devo rispondere?

M:Scriverai a partire dallo stesso stato? Colui che cerca di rimanere nel Sé perde l’identità del suo ego.

La stessa identità dell’ “io sono” è dissolta. La tua vera identità l’Assoluto – precede l’ “io sono”. Come

puoi procurarti un uniforme(la veste arancione) per Quello?

V: Accettiamo la visione di tutte le persone sulla vita, tempo fa era più intollerabile di adesso. Ora

tollero così tante cose, costui guarda attraverso il telescopio.

M:Si, ma giocare con i concetti non è dimorare nel vero Sé.

 

V:Per trovare il Sé, uno deve andare in posti solitari, mi piace questo. Ma se uno ne ha l’intuizione,

non è necessario.

M: Chi ti dice di cercare il silenzio? Prima supponevo di essere stato creato, dopo aver ascoltato il mio

guru, ho capito che si era creata o era apparsa un’esperienza, ma non (il vero)me. La creazione di

questo senso di essere, questa esperienza, è il risultato dei cinque elementi e delle loro interazioni.

Con l’idea “io sono stato creato”, viene la paura della vita e della morte. Io ho avuto la meglio, come

risultato dei cinque elementi e questa esperienza di essere non è stata creata per nessuna ragione. Io,

l’Assoluto, non sono il creato, che esclude l’Assoluto. L’osservatore (quello dietro il telescopio) non è il

creato, è l’oggetto che è stato creato. Tu vuoi stare in silenzio senza meditazione, e questo non lo stai

facendo. Che cosa stai facendo? Da che cosa sei informato che “tu sei”? Nel “sapere” sta tutto. Tu

supponevi di essere dietro il telescopio, ma non hai capito, qualunque cosa tu abbia capito, è

qualcos’altro, non è quello che sei. Tu non puoi capire quello che sei.

V:Dice che non posso capire.

M:Qualunque cosa tu capisca tu non puoi esserlo. Tu stai facendo una domanda come questa: un

asino cammina sulla strada e tu ti informi da lui, come ti può concernere questo? Sai che non sei

l’asino. Qualunque cosa sperimenti non lo sei. In questa faccenda non puoi soddisfare il tuo prurito,

parlando. Altrove puoi parlare ed essere soddisfatto. Che cos’è la meditazione? Meditazione significa

rifiutare tutte le esperienze ed essere in uno stato senza esperienza. Per realizzare questo devi stare

in meditazione. Che esperienza hai? L’esperienza di essere, sopprimi anche quella. Quello che osserva

entrambi, lo stato di essere e non essere, è nello stato reale. Tu puoi avere esperienze solo di quello

che non sei, il senso di essere è ancora un’esperienza, immergilo nel non-essere. Il senso di essere va

verso il non essere. L’Assoluto non sa di essere, predomina soltanto. Per trasformare il senso di essere

nel non essere, segui assiduamente la meditazione, sennò sarai come un vitello che sgambetta.

Rimani in meditazione e ti stabilizzerai e poi smettila, sennò ti comporterai come un vitello che ha le

orecchie piene d’aria.

V: Meditare significa realizzare che non sperimentiamo.

Traduttore: L’esperienza primaria “io sono” dovrebbe essere negata anch’essa.

M: L’esperienza deve diventare invisibile assieme al senso di essere-amore.

V: Che dire del rumore durante la meditazione?

M: I tuoi sensi ed i tuoi arti sono ancora attivi, non sono sotto il tuo controllo. La meditazione serve a

sconfiggere la debolezza mentale. Con quanta intensità uno dovrebbe meditare? Mentre Kabir

meditava un cane lo morsicò; qualcuno venne e gli disse: – Kabir, un cane ti ha morsicato! – Kabir

rispose: – Il cane sa e la pelle lo sa.-

Ci dev’essere un desiderio ardente, come quando sei preoccupato per qualcosa e continui a pensarci:

– Domattina devo far qualcosa per aver quei soldi.- Allora non dormi nemmeno e vai subito ad

occuparti dei soldi, ne hai un bisogno urgente e quindi ci pensi continuamente. In campo spirituale ci

dev’essere la stessa intensità per progredire, tanto da pensarci costantemente(alla tua vera identità);

con la costanza la trovi, ma devi volerlo disperatamente.

 

L’ “io sono”è l’illusione primaria

 

13 gennaio 1980

 

Maharaj: Ho parlato mettendo tutto a soqquadro stamane, ma se non succede questo, la creazione di

Ishwara non si può trovare. Ho parlato di secrezioni, senza le quali Ishwara non può essere creato. Ho

detto sono Rama, Krishna, Mohammed e così via, ma da quando? Finché non dimori nel tuo stato

attuale, queste cose (magia nera) continueranno a succedere. Allo stesso modo in cui spieghi come i

lama morenti indicano la loro futura nascita, è perché amano essere e sono affezionati alla rinascita.

37

Alcuni siddha hanno il potere di incarnarsi o di entrare nel corpo di qualcun altro come fece

Shankaracharya.

Visitatore: Come ci si può reincarnare se non si è incarnati?

M: Si, questo è quello che capisco anch’io. Quando si è venuti a sapere che vi sono o vi sono stati dei

genitori? Solo nel mondo di sogno del sogno di nascita, gati significa movimento e sruti significa

memoria, che sono creati simultaneamente. Tu non sei una persona ordinaria, sei furbo ed intelligente

e fai domande appropriate. Hai visto come funziona il mondo e poi sei venuto qui, mentre altri sono

tipi ordinari. Sei una gran spia, ed estrai i segreti della spiritualità.

V: I segreti sono per lo sviluppo non per essere pubblicati.

M: Pragati significa progresso ed anche movimento verso qualcuno. I movimenti verso qualcun altro ci

servono a capire il Sé?

V: Dipende da chi è il “qualcuno”

M: Il “qualcuno“ è un concetto.

V: No.

M: Diventa libero dai concetti, nessun concetto nemmeno l’ ”io sono”.

V: L’ “io sono “ è Moolmaya?

M: L’ “io sono “ è il concetto primario.

V: Simultaneo alla nascita?

M: Il concetto primario stesso per sostenersi ha creato tante sostanze, come il grano ed i suoi

prodotti. Dal tocco dell’ “io sono” sono nati tanti concetti e vari nomi.

Secondo visitatore: Lui (Maharaj) sta prima di Dio?

V: Si.

M: Il concetto primario sviluppa così tanti talenti, come Chaya Shastra (un esperto chaya predice

futuro, passato e presente a partire dal chaya, o ombra o fotografia): non mi meravigliano quelli.

Secondo visitatore: Non vuole essere seccato lui (Maharaj)?

M: Come potrei seccarmi? Il mio ego è dimenticato, cancellato. Anche se lo sento, in realtà è

cancellato totalmente. Qualunque immagine è concettualizzata, potrebbe essere onesta o

permanente? Chiunque mi fa visita, anche se avrà grande energia e sarà uno sfidante, ma quando

viene qui diventerà prolisso.

V: È un sacrilegio descrivere il proprio insegnante?

M: Il tuo amico insisterà perché tu glielo dica.

V: Condividerò quanto so al livello in cui è. È difficile da dire ora.

M: Vi sono tanti realizzati, ma non usano parole, solo silenzio! Possono essere sdraiati nella sporcizia,

ma in uno stato esaltato.

V: Alcuni individui che vivono sui marciapiedi, possono essere in quello stato.

M: Tu ascolti le conversazioni, ma non ti soffermi sull’essenza dei cinque elementi. Non c’è distruzione

dell’ “io sono”. L’acqua evapora, ma si perde nella molteplicità, così il senso di essere si riversa nella

molteplicità.

 

La meditazione significa immergersi nel senso di essere

 

15 gennaio 1980

 

Maharaj: La nascita dei guna (qualità), il senso dell’essere ed il regno dell’essere si utilizzano, ma io

non sono quello. La gente si inchina in un saluto qui, questa è la qualità del Sattva guna. Dei tre

guna, il Sattva guna è nel cuore della conoscenza di Sé. Il senso di essere non è l’Ultima Conoscenza

di Sé, anche se gli si danno titoli come Brahma, Vishnu e Mahesh il creatore, preservatore e

distruttore. Colui che testimonia l’apparire e la sparizione, osserva senza occhi.

Visitatore: L’Jnani pensa?

M: Per poter comunicare deve usare le parole.

V: In realtà non c’è niente.

M: Si.

V: C’è una differenza tra emozioni e sentimenti?

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M: L’espressione dei sentimenti e delle emozioni è il fluire tradizionale dei tre g unas . Il senso di essere

è un ospite, se ne andrà, è un ospite dell’Assoluto. Tutta la tua conoscenza mondana è futile, eppure il

g ioco della coscienza e dei tre g unas continuerà, ma tu non sei quello. Quando tutto s’immerge nella

meditazione, quello che rimane è ciò che ha prevalso diecimila anni prima, uno stato che prevaleva

nell’assenza della veglia del sonno e del senso di essere.

V: Come evitare di entrare in samadhi quando si medita?

M: Non cercar di impedire il samadhi, esso verrà e poi se ne andrà. Samadhi è il gioco naturale delle

tre gunas.

V: Il mio guru mi disse:” Non entrare in samadhi”.

M: Meditazione significa immergersi nel senso di essere, rimanervi è Dhyana.

V: Il senso di essere è il proprio oggetto?

M: Si, come l’oro è un oggetto dell’oro, l’acqua l’oggetto dell’acqua, così il senso di essere è l’oggetto

del senso di essere. Il tuo guru ti ha detto dove stai incontrando la conoscenza “io sono” o a che

punto hai incontrato il tuo senso di essere?

V: Non c’è una risposta.

M: Solo l’Jnani può dire che cos’è l’ignoranza.

V: Tutto ciò che va e viene è ignoranza.

M: La veglia ed il sonno vanno e vengono ed entrambe formano il senso di essere, senza questi tre

(stati) come potrai sollevare domande?

V: No, usarle.

M: I l processo di realizzazione, appartiene alle g unas , ma il traguardo è al di là di esse. Anche la

meditazione non è reale.

V: È l’ultimo ostacolo.

M: Il traguardo della meditazione è reale. Un libro sarà più utile a chi è il più ignorante. Un altro scrive

in termini altisonanti, ma tutto è sull’ignoranza ed il lettore si lascia avvincere. Hai mai visto la luna e

tutto il resto prima dell’apparizione del senso di essere, Brahma e questa illusione?

Anche se l’ “io sono” è ampio e contiene tante cose, è un’illusione che produce la molteplicità. Questo

mondo manifestato è il gioco dei cinque elementi e non c’è posto per un individuo. Come un diamante

brilla in ogni direzione, allo stesso modo nella meditazione realizzerai che sei l’intera manifestazione.

V: “Lila” un ristorante a Parigi ha una luce che si riflette in mille specchi.

M: Realizzerai che il principio, il senso dell’ ”io sono”, illumina l’intero mondo, il mondo è il suo corpo.

Alla televisione proiettano un dramma che è un gioco di luci. Allo stesso modo il manifesto è il tuo

teatro, il teatro del senso di essere, e avendolo realizzato, vai verso la quiete. Nel senso di essere, vi

sono innumerevoli universi che sono in scena, tutte le genti, inclusi gli europei ed il resto, sono

prodotti dei cinque elementi.

V: È una bella rappresentazione.

M: Le grandi incarnazioni sono venute e se ne sono andate, ma non sono state capaci di fermare

questo gioco dei cinque elementi. Una forma di vita è cibo per un’altra, vi è forse un cambiamento in

questo? Vi è una società che ha compassione per gli animali, ma non fanno che prolungare la vita e

farli soffrire più à a lungo. Qualcuno ha potuto mai arrestare la creazione? C’è mai stato un progresso

nella pianificazione della famiglia, negli umani o negli animali? Nessuno ha l’autorità di fermare il gioco

dei cinque elementi.

 

NAMASTE

 

 

 

OM NAMAH SHIVAYA! THANK YOU!

ADORA L’IO SONO -Shri Nisargadatta Maharaj

Standard

Adora l’ “io sono”

 

17 dicembre 1979

 

Maharaj: Mi sono separato dal corpo-cibo. I fiori appaiono con colori diversi, ma sono fatti con gli

stessi cinque elementi. Perché dovrei preoccuparmi delle differenze? Dagli stessi cinque elementi

sorgono tutte le forme, con diversi limiti di durata, ma nessuno può controllare questi limiti di tempo.

Forme diverse a seconda dei pensieri svolgono diverse attività. Quanto a voi tutti, avete

un’inclinazione alla verità; è sorta dalla vostra individualità e per questo le correte dietro.

Visitatore: Maharaj ha adorato Ishwara.

M: Che cos’è Ishwara? Il mo guru mi disse che colui che ascolta è lo stesso Ishwara. L’ “io sono” è

Ishwara, vi sono vari nomi che si danno all’ “io sono”, ma l’ “io sono” non è il tuo corpo. La tua

conoscenza “io sono” contiene tutto l’universo, per il momento hai difficoltà a crederlo, per cui

adoralo. Il senso di essere contiene tutto, venera quello, e tutte le tue richieste saranno esaudite. Alla

fine la conoscenza è tua.

(Nota:la venerazione per Maharaj è nello stato di ignoranza, ora il suo stato è diverso. Al momento ti

vede come se stesso, egli contiene tutto. Non c’è più individualità, tutto quello che vedi è lui steso e tu

sei contenuto in lui. Non è un individuo con un forma, egli pervade tutto. Non c’è coinvolgimento in lui

quando svolge i bhajans; il suo guru gli chiese di eseguire i bhajans e così lui li canta.)

Tutte le forme comprendono i cinque elementi e l’acqua si trova in tutte le forme. L’ignoranza è in te

perché credi di essere un individuo, ma non è così per me. Quanto a me non vi è nascita, non vi è

morte: la creazione e la distruzione e la sofferenza continueranno.

(Nota: Maharaj pervade ogni cosa, egli è totalmente e questa è la sua Nisarga (natura). I cinque

elementi, i tre gunas, Purusha e Prakriti continuano a creare la natura; tutte le forme sorgono e si

immergono di nuovo in essa, come il Buddha. Non c’è individuo né manifestazione senza gli elementi,

Purusha e Prakriti che sono gli aspetti maschile e femminile. Tu pensi in termini di maschile e

femminile, ma per Maharaj, Purusha e Prakriti non hanno forma.)

A causa del tuo corpo-mente non puoi comprendere Purusha e Prakriti. Grazie alla loro attività, la

creazione continua, ma in realtà non c’è ne maschio né femmina. Vi è l’acciaio e da esso provengono

così tanti manufatti, a seconda dell’uso che vogliamo farne. La coscienza è al momento stesso della

nascita e le differenze rimangono finché la forma è manifesta. Le forme si disintegrano, ma non fa

alcuna differenza al mio stato. Non c’è differenza tra la qualità di un bambino nato o non nato, ecco la

grande novità dell’illuminazione. Uno nasce o non nasce, la differenza sta nella nascita o non nascita,

ma in realtà non c’è nessuna differenza. Il nato svanisce e diventa identico al non nato. La differenza

è temporanea, il mio corpo è simile al non-nato e così sono felice. Questa esistenza è momentanea,

p erché darle importanza? N oi crediamo che è per un periodo lungo, ma in realtà è

momentaneo come un sogno. Un sogno di cinque minuti, o una vita di cento anni sono

c ontenuti in esso. U n film rappresenta la storia di una vita, dipende dall’ abilità dello scrittore, ma è

r eale? La vita è come quella storia. Tutte le creature, il mondo e B rahman sono il risultato del tuo

senso di essere. Anche se è difficile da credere, credilo. Solo Krishna ha reso nota questa conoscenza:

tutto è me stesso ed io sono tutto. Quando ti parlo Joseph, ti sto dando informazioni su te stesso. Tu

puoi pensare che sto parlando di qualcun altro. Il mio guru mi disse che stava parlando di me, e così

ho potuto capire: Joseph, tu hai questa conoscenza in te. Prima di morire potrai dire con convinzione

che tutti gli esseri, il mondo e Brahman sono te stesso? Puoi dirlo con convinzione? Questo mondo è

un sogno, ma è me stesso, qualunque informazione è un informazione su me stesso, chi può dirlo con

assoluta fiducia? È difficile trovare questa fiducia in qualche luogo. Ci consideriamo uomo o donna. E’

un errore madornale che commettiamo perché siamo identificati al nostro corpo. Brahman non è né

uomo né donna. Avendo ricevuto questa conoscenza, nella tua stessa esperienza diventerai

totalmente espanso e penetrerai tutto. Questo corpo o esperienza di uomo o donna è una malattia.

Non parlare alla gente di altre persone, ma tieni stretta la presa su te stesso. Stabilisciti nella

Conoscenza, non parlarne, ma abbine una convinzione assoluta. Quando l’avrai capita ti stabilirai in

essa e non avrai bisogno di parole, le parole saranno superflue. Solo raramente una persona potrà

dire questo. Krishna diceva: – Vedo me stesso, non il mondo, qualunque cosa vedo è me stesso.- Una

volta stabilito in questa conoscenza, potrai morire in qualunque momento tu desidererai. Anche il

profeta Maometto ed il Cristo erano così e questa è anche la mia natura. Essi si comportavano così, la

loro natura è la mia natura. Serviti di questa conoscenza, assimilala, e perderai l’abitudine di criticare

gli altri. Krishna diceva :- Se sei Quello, chi criticherà chi o che cosa?-

Nisarga (natura) non conosce regole di condotta, la natura è quella che è, la morte è inevitabile,

quindi segui il tuo guru e muori; il guru ti dice che sei tutto, dunque sii Quello. Qualunque conoscenza

io esprima, la elargisco spontaneamente, non cito nessuno. Qualunque cosa io non conosca

direttamente, non la credo. La mia conoscenza non è la conoscenza di Brahman o Ishwara, ma

Brahman e Maya nascono dalla mia natura. In qualunque momento non avevo necessità, quello stato

era perfetto. Quando avevo bisogno di qualcosa le richieste aumentavano ed ero imperfetto. La morte

è inevitabile, quindi perché non morire risiedendo nelle parole del guru “Io sono Brahman”. Questo

Brahman che è coscienza individuale, non dà invece nessun affidamento!

È contenuto nel palmo della mano

 

18 dicembre 1979

 

Maharaj: Stai urlando nel deserto che non puoi produrre individualmente cambiamenti. Osserva, vivi,

godi, ma non cercare di voler cambiare la manifestazione da com’è ora. Il miglior stato è quello di

essere senza desideri. Tu stai parlando come un individuo, prendendo in considerazione i frammenti:

di qui la tua miseria. Puoi forse cambiare la natura dell’acqua e via dicendo? Come individui ignoranti

temete la morte e ne sarete distrutti. Non vi è morte se andrai alla sorgente da cui provieni.

Accumulando conoscenza vuoi possederla, e di qui la sofferenza. Se abbandoni tutto la gente cadrà ai

tuoi piedi, osserva soltanto. Dall’inizio dell’essere, all’inizio di ogni cosa, incluso quello che sei oggi,

tutto avviene spontaneamente. Hai indossato questo travestimento (la veste arancione) sulla tua vera

natura, ma non appartieni ad esso. Quando realizzerai questo stato tutto si compirà, non cercare di

far parte, ma solo osserva ciò che succede. Rajneesh, Muktananda e gli altri non fanno nulla, tutto

avviene senza sforzo. Te lo dico dalla prospettiva della mia stessa comprensione. È la logica della

spiritualità che offre soddisfazione; la discriminazione spirituale ti aiuta a non essere infelice. Come

individuo, tendi a comparare e per questo diventi infelice.

Colui che si è fuso col suo Guru non ha paura di nessuna calamità. I mondi sono stati creati e distrutti,

come ho potuto sopravvivere e osservare tutto questo? Solo colui che ha trasceso tutto può usare una

simile discriminazione. Sono apparso spontaneamente senza esserne informato e tutto avviene

spontaneamente. Avendo realizzato questo fai quello che ti pare, anche se stai seduto nel deserto,

diventerà un luogo di pellegrinaggio. Il mio guru mi ha detto: – La sorgente del mondo intero è

contenuta nel palmo della tua mano, eccolo, ma tu non sei quel senso di essere.- Grazie alla

provvidenza o alla buona fortuna qualcuno è portato a comprendere tutto questo; in questo processo

il suo stesso essere ne rimane compiaciuto e gli procura tutta la conoscenza. La malattia della

coscienza è il risultato del caos dei cinque elementi. I tuoi stessi concetti ti fanno soffrire, il senso di

essere ti fa del male. La gente mi chiama Jnani, semplicemente osservalo. San Tukaram diceva:-

Osserva e apprezza, ammira ma senza esserne coinvolto.-

Tu mantieni dei concetti che ti fanno soffrire internamente ed esternamente. Puoi tu coi tuoi mezzi

limitare la natura manifesta? I Rama ed i Krishna sono venuti e poi se ne sono andati, ma la natura

gioca da sola senza preoccuparsene. Se muori, muori con la totalità, muori con essa. Come

comprendi te stesso? È meglio dire “non ho capito”- piuttosto che dire “ho capito tutto.”

 

Nisargadatta

 

20 dicembre 1979

 

Maharaj: Nisarga significa naturale, la natura, senza nascita, senza morte, solo ciò che è. In questo

universo le speci nascono e poi ritornano alla natura, non vanno da nessuna parte. Sattva, rajas e

tamas (i tre gunas) sono le membra della natura, i cinque elementi ed i tre gunas sono inerenti alla

natura. Questo corpo (deha) è nato nella natura e soltanto nella natura senza nient’altro ed è senza

identità. Il mondo è creato dalla sporcizia, emissioni fisiche naturali diventano meravigliose forme

umane. Sto per firmare – NISARGADATTA – la natura stessa. Ogni posizione ha dei limiti, ma io sono

oltre quello, solo natura, vasta natura senza forma e senza limiti. Se vuoi essere Nisargadatta fai solo

una cosa, sii in quello stato di armonia che è la coscienza e stando nella naturale armonia, tutti gli

indovinelli saranno risolti. Dopo che uno ha accettato questo stato (la conoscenza del proprio essere)

molti generi di avvenimenti possono succedere. Alcuni avranno una vita lunga, altri un barlume di

quello che nominano cielo, quello stato (coscienza) creerà esso stesso quel cielo. Il senso di essere è

la causa di ogni manifestazione – Vishnu, Ishwara. Quando questo corpo-cibo sparisce, anche il senso

di essere sparirà. Nella natura – Nisargadatta – vi sono milioni di anni e di vite, che cosa è capitato

loro? Cosa stanno facendo? La reincarnazione ed il resto sono solo concetti per ammazzare il tempo:

vi sono milioni di pesci, puoi creare la kundalini per loro? È per la nostra identificazione che abbiamo

creato dei problemi. I pesci non hanno problemi dal momento che non hanno identità; i concetti

servono solo a passare il tempo. Tutti vogliono qualcosa quando sono vivi, facciamo questo, facciamo

quello, ma dopo esser morti quando il respiro se ne va e la coscienza pure, che cosa rimane di noi

stessi? La natura non conosce inizio e non conosce fine, tutti i concetti sono solo momenti nella

coscienza, uno si considera un individuo e soffre. Qual è il processo nella meditazione? Io e l’universo

siamo una cosa sola, questo concetto è lo stesso, come la mente ed il respiro, se non c’è respiro non

c’è mente. Posso allora dire che voglio qualcosa? Allora dimmi esattamente quello che fai nella

meditazione?

Visitatore: Non attendo nulla o cerco di essere unito a Ramana. Cos’è l’efficienza nella meditazione?

M: Dopo aver letto dei libri, che cosa hai trovato su di te, come te stesso per te stesso? Puoi fare

qualunque cosa, quello che sei al momento è la coscienza, l’ “io sono “ è il tuo unico capitale. Ora ho

bevuto del latte, ho la forza che mi deriva dal latte ingerito, sono qui seduto a parlare, il latte sostiene

il senso di essere. Non dipendo forse dall’essenza del cibo? Se la conoscenza non è nutrita dal cibo, il

respiro se ne va e così se ne andrà la coscienza. Se il sostentamento è tolto, dov’è il ‘tu’? Non è forse

effimero il senso di essere? Allo stesso tempo, il senso di essere è il signore dell’universo. Perciò tutto

il tempo, sii con il signore della manifestazione e tutti i tuoi problemi ed indovinelli saranno chiariti.

Questa conoscenza che “io sono” rende la percezione possibile, falla tua. Qualunque cosa tu voglia,

fai solo questo ed avrai tutto. In questa conoscenza “io sono” c’è l’universo intero. La coscienza è il

signore della manifestazione, solo a causa del corpo noi consideriamo questa coscienza come un

principio corporale. Questo mio corpo è morto, ma io non conoscerò mai la morte o che sono stato.

Tutta questa conoscenza ha un’importanza estrema, ma una volta acquistata diventa inutile. Accetta

questo, sii con il tuo senso di essere, non hai bisogno di rinunciare a nulla, continua a fare quello che

stai facendo, ma tieni in mente sono questo senso di essere. Una bambina diventa maggiorenne, si

sposa e le sue vecchie amicizie perdono importanza, ma questo succede da quando diventa adulta.

Essa è il risultato dei suoi genitori, la dualità (dvaita) è nata, l’ “io sono “ va in cerca di un marito, cioè

la dualità (dvaita). Qualunque cosa ti faccia godere, sarà insoddisfacente finché c’è il senso di essere.

Qual è il nocciolo? Per quanto tempo hai bisogno dell’altro? Siamo d’accordo su una cosa, che il senso

di essere, il prodotto della dualità è divino (perché ti riporta alla non-dualità, advaita). Sii devoto a te

stesso, – io sono Quello (Atman), sii una cosa sola con il senso di essere, solo allora la conoscenza

potrà germogliare. Il maschio e la femmina si fondono per qualche momento e tutte le sofferenze

cominciano, perché? Solo per mantenere il loro senso di essere. La materia (sperma) è piccola, ma il

problema è grande; è solo una goccia di liquido seminale che sta alla radice di tutto il misfatto.

V: Non crede che qualcosa di buono può uscirne dal nostro incontro, Maharaj?

M:La realizzazione non ha colore né forma; la tua identità non ha forma né bisogni. Questo principio

non è capito dalla mente. A causa dei cinque elementi tutta la creazione soffre. Senza l’ingestione di

alimenti, non vi è opportunità di dire “io sono”, dall’essenza della terra germoglia la vegetazione, e da

questa l’ “io sono” che realizza questo, senza il senso della vista e dell’intelletto. Questo principio ama

piangere, ridere, godere, ma tu non sei quello, realizza solo questo. Diventa una cosa sola con l’ “io

sono”, allora puoi trascenderlo, allora “io l’Assoluto” non sono l’ “io sono”.

 

NAMASTE

 

Shri Nisargadatta Maharaj

 

 

JAI JAI JAI KRISHNA JAI!

TUTTI ASCOLTANO POCHI PRATICANO-Shri Nisargadatta Maharaj

Standard

La dinastia del senso di essere

25 dicembre 1979

 

Maharaj: Quando hai la conoscenza, la tua identità, la casta, il credo e tutto il resto deve andarsene.

Questa realtà, il tuo senso di essere dà origine al mondo.

Visitatore: Conosci quello che non sei e quello che sei rimane.

M: Che vuoi dire con negazione?

V: Credo che se vedo chi sono, ne vedo la falsità. È una negazione per vedere il falso come falso.

M: Devi capire le parole del guru. Comprendi il senso di essere, sappi che il mondo è il risultato del

tuo senso di essere. Così per capire devi diventare Ishwara, medita per diventare Ishwara.

V: Qual è la direttiva generale?

M: Ma te l’ho già detto, tu sei Ishwara. Tu devi avere la convinzione ferma che ”io sono Quello”, una

determinazione mentale. Con l’apparire della conoscenza “io sono”, appare lo spazio ed i quattro altri

elementi, il tuo senso di essere li fa sorgere, prima la coscienza poi il resto. La spiritualità che vedi in

giro è semplice attività, semplice passatempo. Sapere che il senso di essere è parente del mondo dei

cinque elementi è spiritualità. La relazione del senso di essere ed il mondo è quello dei genitori e della

famiglia. Qualcuno muore con la convinzione che il mondo è il mio senso di essere, che succederà? Il

concetto di uomo e di donna rimarrà e tu morirai con esso. Alla fine non sei nemmeno il senso di

essere. Se tu ti identifichi con esso e ti stabilizzi nel senso di essere, tu non sei più nemmeno quello.

Nella conoscenza dell’Jnani (l’Assoluto), il mondo è solo uno spettacolo, l’Jnani è distaccato dalla

conoscenza “io sono”.

V: Qualunque cosa io osservi non è reale, qualunque cosa io pensi di essere non lo sono, ciò che sono

deve essere pura coscienza.

M: Con l’aiuto del senso di essere – uno spioncino – puoi vede dal filo d’erba fino a Brahman. Ma il

senso di essere non può comprendere l’Assoluto perché l’Assoluto è al di là dell’essere e del nonessere.

Il senso di essere e l’Assoluto non fanno parte della stessa cosa in quanto ad essi stessi, sono

intoccabili. L’attenzione è il processo di scaricare il contenitore e di caricarlo con la conoscenza, ma

non con l’ignoto (l’Assoluto), l’Assoluto non conosce se stesso; liberati solo da tutti i concetti! Fin

dall’infanzia ricevi informazioni o sviluppi attitudini, qual’è la base della memoria? Comprendi il senso

di essere, senza rimaner intrappolato da concetti e memorie. Quello soltanto che precede (concetti e

memorie) è l’ “io sono”, se indietreggi ancora vi è l’Assoluto. Ma la maggior parte della gente muore

 

con memorie e concetti. Chi capisce che oggi la memoria non è operante? La conoscenza “io sono”.

Abbandonati al senso di essere, da cui sorge ogni movimento; va alla sorgente del movimento che è il

senso di essere. Martellalo dentro te stesso: il tuo senso di essere è il genitore di tutta la

manifestazione. Il senso di essere ti aiuterà a dimorare in se stesso, il senso di essere è osservato

dall’Ultimo (Assoluto) che non ha sensi, non ha occhi, ma accade solo il testimoniare. Ti sto

introducendo al tuo proprio senso di essere, il primo stadio è di meditare sul senso di essere, rimani in

esso.

(Nota: Lo stato di Maharaj è quello di testimone del senso di essere, dal punto di vista dell’Assoluto.

Questo è lo stato di colui che ha realizzato il senso di essere e l’ha trasceso.)

V: Ricordarmelo costantemente?

M: Tienilo a mente soltanto: non è di utilità a meno che tu sia in quello stato.

V: Sono distratto da mille attività, devo ricordarmelo.

M: Hai dovuto avanzare (nelle attività) per retrocedere? Come stanno le cose, tu sei già il tuo vero Sé,

allora dov’è la questione di retrocedere? Che utilità ha il cibo? Per sostenere il corpo, così un mantra

serve a sostenere te stesso. Che cosa significa questo? Quando andrai in quella provincia capirai, non

ora. In un paese straniero ti dicono che la costa della città di Bombay è contorta, come puoi

comprendere questo?

 

Tutti ascoltano, pochi praticano

26 dicembre 1979

 

M:Usa il pensiero per liberarti dal pensiero.

V: Prendo distanza e osservo se si presentano e noto che io non sono quelli?

M: Proprio come le persone che vengono qui: ad alcune dico “andatevene”, così per i pensieri. Alcuni

non sono di nessuna utilità così mandali via e trattieni quelli utili. Anche quando ricevi una telefonata

per errore, fai lo stesso, metti giù il telefono. Allo stesso modo non trattenere pensieri non desiderati,

non trattenerli, pur prestando loro attenzione. Fanne un’abitudine; rifiuta i pensieri non voluti dando

loro attenzione, allora diventa naturale. Fin dall’infanzia il corpo-mente si gonfia di pensieri non voluti.

V: Formare una buona abitudine?

M: Quest’informazione non è data da altri Jnani, essi confondono dicendo che la mente è questo o

quello.

V:Uno deve rimpiazzare i pensieri negativi con quelli positivi?

M: Si, per esempio se hai il pensiero “non sono una persona” rimpiazzalo con “io sono senza forma”.

Quando arriva un pensiero comincia subito la chiacchierata.

V: Si.

M: Così, spedisci via il pensiero.

V: I pensieri implicano il corpo.

M: Invece di dire questo, dì piuttosto che ha un effetto su Sattva. Il meglio è di essere senza pensieri,

e se questo non è possibile, recita un mantra: si irradierà nel corpo attraverso i cinque respiri. Un

sadhu non ha tendenze o inclinazioni, la sua individualità è dissolta. La fede nel guru è fede in se

stessi, automaticamente ti cambia. Puoi identificarti al guru quando la forma si dissolve. La mente non

ha forma, l’intelletto non ha forma. E tu sei il conoscitore di questi. Come puoi avere una forma? Che

tu non abbia forma deve essere una convinzione. Non identificarti con niente, identificarti è schiavitù.

In sostanza non vi è differenza tra discepolo e guru, se il guru non è liberato, anche il discepolo non lo

sarà. Se uno contempla in termini della propria identità vi è progresso, uno arriva dove sta il guru.

Con qualunque concetto tu vada verso un guru se egli è un Jnani ti libera da tutti i tuoi concetti. Ma

qual è”il concetto principale da cui tutti gli altri dipendono? È l’ “io sono”, l’ “io sono” è esso stesso un

concetto. È la sorgente di base da cui sgorgano tutti gli altri concetti. Avendo una ferma convinzione

su te stesso, significa diventare un Satguru (colui che è oltre l’ “io sono”) . Qualunque cosa sia

chiamato Parabrahman – l’Assoluto – è il tuo vero Sé.

V: Finché uno vede il guru come avente una forma, il guru gli darà concetti su cui aggrapparsi. Per

esempio il guru dirà : – Tu sei il Parabrahman – questo è un concetto.

M: Si, ma è un concetto che aiuta a liberarsi da tutti gli altri concetti; lo usa quando (il discepolo) si

sta liberando da tutti gli altri concetti, poi anche questo concetto si dissolverà. Per il discepolo, quello

che dice il guru è un concetto, ma con la meditazione se ne andrà. Quando uno osserva dei fiori e poi

se stesso, che differenza c’è? A causa dell’Assoluto inizi a vedere che tu sei, è la verità che conosce, in

quella conoscenza c’è l’universo intero, quella conoscenza pervade ogni cosa. Normalmente ci

crediamo individui, questa (opinione) non cambia a volte, ma ciò che non cambia mai sa questo. Molta

gente non subisce mutamenti, ma avviene la trasformazione in qualcuno che assimila questa

conoscenza. La tendenza normale è di considerarsi un corpo, così si formano associazioni e relazioni e

tu come individuo vuoi prosperare e non si è pronti a cambiare. Uno deve comprendere (assimilare)

da sé la realtà, non si può solo esserne informato. Io so che non sono il corpo, questa è la mia

realizzazione, così ci deve essere un’assoluta convinzione.

V: La convinzione deriva dalla realizzazione.

M:Tutti ascoltano, pochi praticano. È molto semplice e terribilmente complicato. Ho visto che per molti

è assai difficile tagliar via i concetti, è più facile tagliare lo spazio! Qui, qualunque cosa tu ascolti,

costituirà un modo di effettuare un cambiamento.

V: Uno deve essere aperto e senza concetti.

M: Si. Se non hai fede in qualcuno che espone la conoscenza, allora non guadagni nulla.

Manda via a calci i pensieri!

 

Consideralo (l’ “io sono”) come destino

22 dicembre 1979

 

Maharaj: L’ “io sono” ti fa allontanare dalla realtà. Per realizzarlo non considerare il corpo come te

stesso: niente corpo, niente nome. Cerca solo di essere; questo è il tuo vero Sé. In questo momento

se non ti consideri un corpo con un nome, puoi descriverti? Questo corpo sussiste grazie ai cinque

elementi, le parole scorrono e tu dici: “la mia mente”; tu non sei questo corpo-mente. Succede a

causa dei cinque elementi, i tre gunas, Prakriti e Purusha. In tutto sono dieci e con l’avvento di questi

dieci accade il tuo senso di essere, ma tu non sei questi dieci elementi. I cinque elementi

costituiscono il corpo e i tre gunas rendono l’attività possibile. Quando sai che essi esistono e che tu

ne sei distinto, allora perdi il tuo corpo-mente.

V: Se non c’è corpo-mente, si è tutto allora?

M: Se ti consideri in quanto a senso di essere (un’entità individuale), soffri, quando questa credenza

se ne va, sei dappertutto e non più confinato ad un corpo.

V: Non c’è bisogno di sforzo per comprendere?

M: Nessuno sforzo, ma a causa delle tue tendenze, non puoi rimanervi senza uno sforzo, ma dov’è lo

sforzo? Sai che “tu sei”. Ingerisci cibo per sostenere il corpo e le sue attività – il fatto di sapere che “tu

sei” è sofferenza – ma il ciclo del cibo continua, così inconsciamente lo sforzo continua, anche se non

lo vuoi. Il senso di essere deriva dai cinque elementi, non puoi controllarlo nonostante tu ingerisca il

cibo per “essere”, Il senso di essere arriva spontaneamente e se ne andrà spontaneamente. Ma tu lo

proteggi e così continua. Come apparve questo senso di essere? Apparve senza che tu lo sapessi, hai

fatto forse uno sforzo (per farlo apparire)? Che cosa sei dunque? A causa dei cinque elementi sai che

“tu sei”, senza di loro non ci sei, allora che cosa sei tu? In questo momento ti consideri il senso di

essere, ma non separarlo dal resto del mondo. Tu, l’essere e il mondo siete una sola cosa, ma tu non

sei il corpo, tu sei a causa del tuo senso di essere (Sattva), se questo se ne va, il mondo se ne va.

V: Ho creato io il mondo?

M: Si, inconsapevolmente l’hai creato, e inconsapevolmente e senza sforzo se ne andrà; le due cose

sono simultanee – con il senso di essere appare il mondo. Il senso di essere è, esso stesso,

Bhagwan, Dio. Che bisogno hai di fare uno sforzo? Perché? È a causa di maya, l’illusione primaria.

L ’amore per te stesso è m aya , da qui tutte le tue attività. Tutte le attività si producono perché sai di

e ssere; questa è m aya , l’amore verso se stessi.

V: Qual è la differenza tra le attività di un ignorante e quelle di un saggio?

M: L ’amore verso se stessi é la motivazione dell’ignorante, nel caso invece d ell’Jnani , in assenza

d ell’amore verso se stesso, m aya o la conoscenza “io sono”, non c’è mondo. L ’Jnani che conosce

questa realtà, vede il mondo come un’inutile illusione, questo è tutto. P er un J nani la conoscenza non

ha forma né nome, mentre l’ignorante si considera reale. Per via di questa conoscenza accadono

attività e tutte le sofferenze connesse. Tutta la sofferenza deriva dall’amore di sé, tu ami te stesso, e

così ti metti a fare il hatha-yoga.

V: Soffre l’Jnani?

M:L’Jnani non ha forma né nome, allora chi c’è che possa soffrire? L’amore di sé è spontaneo, non

puoi controllarlo, eppure fai qualunque cosa per quello. Come sei venuto al mondo? Per amore di te

stesso, non puoi evitarlo. Tu puoi pensare che sei l’agente, ma non lo sei.

V: In realtà non soffro, quindi sarà forse che io ‘penso’ soltanto di soffrire?

M: Si, tu non stai soffrendo, ma pensi soltanto che lo fai. Finché c’è questa illusione primaria, amore di

s é o m aya non puoi evitarlo. Il dolore ed il piacere li provi a causa del senso di essere, se quello non

c’è, li puoi provare? Ogni esperienza è a causa del senso di essere che farà tutto quello che gli piace;

viene spontaneamente e spontaneamente se ne andrà.

V: Non c’è possibilità di controllo sulla sofferenza?

M: No, finché ti considererai un corpo.

V: Ma non ho controllo su di esso.

M: Quando sai che non sei il corpo, allora non soffrirai più.

V: Non soffrirò, ma le attività continueranno?

M: Le attività non sono tue, ma dei cinque elementi. Anche la manifestazione dell’ “io sono” deriva da

esse.

V: L’ignoranza deriva dai cinque elementi, allora che controllo posso avere? Come mi libero

d all’ignoranza ?

M: Non provare a liberartene, comprendila e se ne andrà. Tutto è spontaneo, una volta che hai

l’urgenza di essere con te stesso. Anche l’urgenza di comprendere l’ignoranza potrà venire

spontaneamente. Anche il fatto di venire qui è spontaneo, anche se pensi di averlo fatto

volontariamente. Spontaneamente capirai che sei l’Assoluto, non c’è dubbio su questo.

V: Tutto questo è ignoranza e tutto è spontaneo, ma per capire c’è bisogno di un po’ di sforzo?

M: Il fatto di venire qui è spontaneo, ti ha spinto qui, anche se pensi di averlo deciso tu. Allora cosa

succede qui? Tutta questa chiacchierata clicca su di te e dici: :Ho capito.-

V: Non ho da fare sforzi per liberarmi dall’ignoranza?

M:Eppure hai il senso di essere, non sei quello che credi di essere, tu sei dappertutto.

V: Ho una parte da recitare, qual è?

M: Sii soltanto convinto che non puoi fare nulla, ma la tua natura è tale che anche se non hai scelta,

continuerai l’attività.

V: I saggi posseggono il senso di essere?

M: No.

V:Allora se non sanno che ‘sono’, cosa possono fare per gli altri?

M: Puoi ‘tu’ fare qualcosa?

V: Allora il mio senso di essere è la mia sofferenza.

M: Si. Allora adora il tuo senso di essere che non è altro che sofferenza. Adora la sofferenza ed essa

diminuirà sempre più. Ti aiuterà a liberarti dalla sofferenza. Questo “io sono” è esso stesso sofferenza,

fanne l’uso che ti fa piacere. Se vuoi puoi prenderlo come Prarabdha (destino).

V: Maharaj possiede il senso di “io amo”?

M: Non ne ho bisogno. L’amore pervade tutto, il mondo intero è un’espressione di “io amo” (io sono)

ma chi ama? Se non c’è “io” non c’è nemmeno “io amo”. Chi possiede ancora una personalità può

esserne ingannato, ma io pervado tutto come puoi acchiapparmi? L’entità che è nata deve insistere

per avere la conoscenza, altrimenti non puoi averla.

Tu fai domande, qualunque cosa io sappia, tu lo sai altrettanto. Da quando è apparso il senso di

essere? Per avere questa conoscenza la gente non va alla sorgente da dove proviene. Dovrebbe

tornare indietro da dove ha cominciato. Dovrebbe tornare indietro e vedere come è avvenuto, andare

all’inizio per capire la fine. Che esempio mi dai del tuo sapere?

V: La conoscenza del mondo.

M: La mia esperienza è che il mio corpo è in fiamme, non sta bene, quindi ecco il dottore. Il dottore

capirà che cosa? Meglio sperimentarlo, in che modo sta succedendo? È una qualità? È forse per la

conoscenza di sé? Puoi dire quello che vuoi, pure non sento sofferenza. Non ho abbastanza forza per

star seduto eretto, ma quando sto seduto, parlo, non ho nessun desiderio. Solo Krishna diceva:- Io

sono tutto.- Il mio senso di essere significa tutto, Krishna diceva che quel che vedete è lui stesso:

adora questo, poiché ogni forma è me stesso. Gli yoghi che hanno vissuto a lungo hanno sofferto a

causa dei concetti. Cosa potevano fare della creazione e della distruzione? Tutte le attività esistono a

causa dei cinque elementi, che controllo si può avere su di loro? Alcuni dicono che torneranno alla

prossima nascita, io no. Tutto quello che vedete è me stesso, io ci sono sempre. Il senso di essere c’è

a causa dei cinque elementi, il senso di essere è sofferenza in sé. Nel regno della coscienza, non ci

sono regole, i poveri diventano ricchi i ricchi diventano poveri, non puoi farci niente.

 

Shri Nisargadatta Maharaj

 

 

OM NAMAH SHIVAYA!

IL GRIDO DELL’ANNIENTAMENTO DEL SE’ – HARE HARE MAHADEV- Shri Nisargadatta Maharaj

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Il grido dell’annientamento di sé – (‘Har Har Mahadev’)

 

3 gennaio 1980

 

Visitatore: Ogni attività è senza senso, allora dobbiamo solo star seduti?

Maharaj: Una volta realizzato che non sei un individuo, fa qualunque cosa; tutto è il tuo lavoro. Nel

campo dei cinque elementi, tutto è te stesso. Fino a quel momento (finché non lo realizzi) continua il

tuo lavoro; ma non pensare che sei il corpo.

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V: Allora il corpo non potrà gustare un buon gelato? Il cibo non ha nessun valore?

M: Chi mangia? Le piante qui consumano acqua, la fiamma (Maharaj accende il suo accendino)

mangia gas, assorbe aria e così le cose succedono. Il mangiare è effettuato dai cinque elementi,

quando mangi il cibo e l’hai inghiottito, chi lo digerisce? Il senso di essere deriva dai cinque elementi.

Chi mangia dunque? Chi muore? Chi vive?

V: Lo vedo!

M: Anche l’attenzione è nel senso di essere; anch’essa si dissolverà. Se ti penti delle azioni, allora

cambi, altrimenti no. Il gran peccatore Valmiki si è pentito e ha meditato in seguito, allora qualunque

cosa scrivesse diventava verità. (Valmiki scrisse il Ramayana)

V: Allora deve prevalere la qualità Sattva.

M: Si, nella meditazione deve prevalere la qualità Sattva: adora Dio, l’attrazione per le pratiche

spirituali seguirà. Le abitudini cambiano col tempo e uno dovrebbe capire la vita individuale ed

universale e questo è possibile solo attraverso la conoscenza di sé. (Nota: dal 1922 Maharaj vive a

Bombay, da circa 60 anni. Prima del 1921, viveva in un villaggio di poche case, tutti si conoscevano,

ora il villaggio è cambiato.) Nel processo della devozione e di associazione con Sattva, cominci a

pensare da te stesso. Lasci perdere molte cose, abbandoni le associazioni: queste sono le

remunerazioni. Questo lo comprendi con la meditazione. Il villaggio in cui abitavo si è sviluppato, sono

stati eliminati alberi, il mare è cambiato e nessuno mi riconosce ora. Così nel processo del satsang o

meditazione, avviene uno sviluppo, cominci a cambiare. Ora mi parli attraverso i sensi corporali, ma

non ti accetto in quanto qualcosa di definibile a parole. In realtà tu non hai né forma, né identità, né

colore. Tu stai creando la tua propria trappola con i tuoi concetti e parole. Una volta realizzata la

causa del senso di essere, della nascita, sei liberato. Da che punto di vista ti consideri?

V: L’ “io sono”.

M: Da quando?

V: Da quando me lo dissero i miei genitori.

M: Finché dipendi dal sentito dire, non sarai liberato.

V: Qual è la causa della nascita?

M: I tuoi genitori ti hanno detto molte cose, ma ti hanno insegnato il segreto della tua nascita?

Poiché “tu sei” c’è il Signore, e a causa del Signore (Ishwara) vi è l’ “io sono”; il “tu sei” è la prova che

vi erano dei genitori. Sanatana Dharma, da tempi immemori esistevano genitori e c’eri anche tu.

Questo senso di essere è la prova dell’eternità, il Sanatana Dharma, l’Infinito. Quando mi chiami

Jnani o quando usi la parola Jnani?

V: Perché le nostre domande derivano dall’ignoranza?

M: Hai riconosciuto l’ignoranza?

V: Si.

M:Allora come ci può essere paura, ansietà o preoccupazioni per te? È semplice, prima vi è la fase di

Ajnani (ignorante) quando credi che non sei la conoscenza, o “io non sono il senso di essere”. Poi

viene la fase di mumukshu dove vi è solo una tendenza ad imparare. Poi incontri un guru e diventi un

sadhak (un ricercatore serio), il sadhak si incolla come una sanguisuga alle profonde parole del guru:

questa è la fase di frontiera. Finché sei nella fase d’identificazione al corpo, sei un mumukshu, non

ancora completamente spirituale. Poi diventi un siddha, uno che detiene poteri spirituali e diventa

libero. La politica è l’ultimo espediente del farabutto; chi è spirituale non ha espedienti. Infine ti liberi

anche di Harihar, il più insigne dio degli indù. Il grido di annullamento di sé ”Har Har Mahadev”

significa uccidi e sii ucciso, e così anche “Har Har Mahadev” se ne va alla fine.

 

Shri Nisargadatta Maharaj

 

HARE HARE MAHADEVA COLUI CHE SI LIBERA DALL’ATTACCAMENTO DI ESSERE CORPO, MENTE E REALIZZA CHE E’ NULLA…E’ PRONTO PER L’ILLUMINAZIONE…MA PER ARRIVARE A QUESTO DEVI ESSERE PRONTO A MORIRE A TUTTO CIO’ CHE CREDI O NON CREDI DI ESSERE…OM NAMAH SHIVAYA!