Archivi categoria: Ramaskrishna

GLORY TU THE DIVINE INDIA MOTHER…

Standard

Conservate l’amata ,meravigliosa Madre
nel cuore dei vostri cuori con ogni cura,
gettate tutto,salvo la lingua
serbatela solo per dire; MADRE….MADRE…
Non lasciate entrare cattivi consiglieri:
lascia,che tu e io ,cuore mio ,vediamo da soli la MADRE.
Tu sei al di la di tutto cio’ che e’ vita!
Luna della mia vita,Anima della mia anima.

Swami Ramakrishna Mission Vivekananda Youth Forum, Indore

JAI INDIA JAI!

http://youtu.be/vNZudxP29vg

La Madre Divina e’ uguale all’Assoluto

Standard

THANK YOU MY ETERNAL GURUDEVA!

OM NAMAH SHIVAYA!

La Madre Divina e’ uguale all’Assoluto.
Quando viene pensato inattivo, Egli e’ chiamato Assoluto ( Brahman o Purusha)
Quando invece e’ pensato attivo, che crea, preserva e distrugge , allora l’Essere e’ chiamato ”Energia Divina o Madre Divina” ( Shakti o Prakriti)
L’Assoluto espresso nei termini del relativo e’ uguale alla ”Madre Divina”, uguale a Dio Padre.
Il Padre lascia la direzione della casa alla Madre.
La Madre riceve Tutto il Suo Potere e autorita’ del Padre.

Non potete pensare all’Assoluto al di la dell’universo senza pensare al Dio dell’Universo…
LA MADRE DIVINA.
Il pensiero dell’UNO deve chiamarvi al pensiero dell’Altro .
Il pensiero del Principio Maschile dell’universo deve suggerirvi il pensiero del
Principio Femminile; e il pensiero del Principio Femminile deve suggerirvi il pensiero di quello Maschile.,
Chi comprende cos’e’ il Padre , comprende cos’e’ la Madre .

Chi ha il senso delle tenebre ,ha pure il senso della Luce ,il suo correlativo.
Chi capisce il significato della notte ,capisce il significato del giorno, suo correlativo.
Chi ha sentimenti di gioia ha pure sentimenti di dolore, suo correlativo.

Capisci questo?

Bhagavan Sri Ramakrishna.

1554612_661437403900258_1611665355_n

NAMASTE AMATI MIEI SE’…

Standard

Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!
La Madre appare
A chi ha il coraggio d’amare il dolore
E abbracciare la forma della morte,
Danzando nella danza della Distruzione.

Vivekananada

Kali è forse la Dea più nota del pantheon induista, è la Dea dell’energia femminile attiva e dirompente, dalla potenza inarrestabile, erede dell’antica Dea della morte e della trasformazione.
Fra i suoi nomi abbiamo: Bhairavi – la spaventosa – Chamunda – il killer – Chandi – l’aggressiva – Jari-Mari – La calda-fredda

Kali è innanzitutto una Dea attiva, un femminile che è forza, uno degli aspetti di Shakti, la Dea dell’energia e del mutamento.
E’ importatnte sottolineare che nel pensiero religioso e filosofico induista gli archetipi del maschile e del femminile si presentano in modo per molti versi opposto rispetto alla nostra cultura: al maschile e agli Dei maschi appartiene la passività, mentre la funzione attiva, espressiva, appartiene al femminile e alle Dee.

L’India è uno di quei rari luoghi in cui nella nostra epoca la Dea è ancora presente e oggetto di culto: Ella si mostra nell’induismo con volti e figure diverse, pur essendo in qualche modo sempre una, l’antica Dea, Devi(1).
Volti e figure che si intrecciano fra loro, mai statici, spesso mescolati, tanto che chi li studia fatica a trovare, guardando da vicino, i confini tra l’una e l’altra Dea, tanto spesso le forme di una comprendono gli attributi di un’altra e variando da regione a regione si confondono.
Ma non è così che accade, da sempre, per la Dea, cangiante e molteplice, una e inesauribile?

Con il nome Shakti, governa l’energia materiale, attiva, creativa, perennemente in mutamento.
Come Parvati, rappresenta il principio primo che si manifesta nel mondo.
Come Durga, Dea guerriera, ci viene incontro con impeto e potenza.
Con il nome di Lakshmi, porta con sé dolcezza e infinita abbondanza.
Come Radha, è l’amore divino, essenza di ogni relazione, potenza di piacere.
Saraswati, Ella canta il suono creativo della vibrazione eterna.

E ancora si manifesta con mille altri nomi e forme: Sita, Tara, Gayatri, Sati, Uma, Aditi….

E infine Kali, la più nota, come abbiamo detto, la più misteriosa, la più intensa, la più adorata.

Kali dall’impatto indiscutibile, di fronte a cui anche la più razionale, la più fredda delle persone si trova coinvolta, ingaggiata nel profondo.
Basta essere entrate anche una sola volta in un tempio di Kali, magari a Khaligat di Calcutta, o a Katmandu, da cui proviene l’immagine qui accanto, uno di quelli che ospita una Kali in forma irata – come vedremo ve ne sono anche forme pacificate – per non scordarsene mai più.

Se il tempio è affollato, è tutto un pigia-pigia di gente, donne, uomini, bambini; come spesso accade, lì; bisogna farsi largo, trovare uno spazio, aspettare e lasciarsi portare dal flusso lungo i corridoi, così che, quando ci si trova improvvisamente di fronte Lei, la sorpresa si mescola all’impatto. Altrimenti, se è un tempio minore, o un momento più tranquillo, ci si arriva subito, anche troppo presto, di fronte alla Murti(2), alla Dea che è davvero lì, non solo nella sua immagine, bensì nella sua Presenza.

In entrambi i casi ti assale un mondo di odori e spezie e fiori e sopra tutti, intenso, il sentore acre della cuccuma rossa e quello nauseante del sangue animale. Fiumi di rosso versati sulla Dea Nera, ai suoi piedi, che scorrono sui basamenti, sulle sue membra, sulla sua lingua. La potenza delle Sue braccia, il profilo dei teschi in collana, la bocca spalancata. Ella è nera, imponente, impressionante.

Per chi le sta di fronte, nessuno scampo. Un incontro senza sconti, senza mediazioni. Con se stesse e con Lei, come fosse una cosa sola.
E, insieme, l’incontro con quanto vi è di più alieno e oscuro. Con l’orrore e con la paura senza nome.

Kali ti costringe ad una nudità assoluta, ad un incontro allo specchio, e anche per questa sua caratteristica è al centro della via spirituale tantrica. Ella è la rottura di ogni schema, di ogni forma precostutuita; non a caso nel culto tantrico il devoto è invitato a rompere ad uno ad uno tutti i divieti e i tabù sociali in vigore, fino a cibarsi di cadaveri.

A differenza della più parte delle Murti, infatti, Kali, quando appare nella sua in forma irata, ugra, non ti guarda, non entra in relazione con te; non ha infatti la possibilità di vedere l’individuo, è energia pura, almeno fino a che non arriva al suo punto di rottura, finché non entra nella forma ‘pacificata’.

E da quello che ho chiamato il ‘punto di rottura’ si affaccia l’altro volto di Kali che è possibile incontrare nei templi, anzi che è il più comune ne panorama attuale: la Kali benedicente, la Kali protettrice, Kali-ma, la Madre, cui furono dedicati meravigliosi canti di lode e offerta dai mistici bhakta ottocenteschi.
Rovesciando quelli che vedremo essere i suoi attributi principali, Ella appare qui sorridente, benevola, giovane, talvolta perfino di carnagione chiara.

Può essere invocata come protezione contro le calamità naturali, uragani, cataclismi.
E’ la forma di Kali che può fare ingresso nelle case – La Kali ugra sarebbe troppo potente, pericolosa -. Ha il volto della protettrice delle mura domestiche, della famiglia.

In quanto Dea, in quanto Madre, Ella distrugge per trasformare, per purificare, per accogliere, infine, il devoto della sua luminosa energia di Sposa di Shiva.

Alcuni aspetti di KALI 50/50
Una caratteristica importante delle dee del mondo induista è il loro avere sempre una duplice valenza: rappresentano sia il mondo spirituale che quello materiale nella forma femminile.
Così Kali, come le altre, è al contempo la Dea e una dea, La Grande Dea e il suo volto di guerriera distruttrice e l’energia del tamo guna, il principio materiale che sottende ogni trasformazione.

In riferimento alle enegie della materia, Kali fa parte di una trinità di dee che ricorda molto la triplice dea in alcune sue forme dell’area europea e mediterranea.
Ci sono numerosi templi dedicati a tale triplice dea: Lakshmi, Saraswati, Kali, corrispondenti alle tre energie (guna) primarie: l’energia della creazione, rajas (Saraswati, la luna crescente), quella della conservazione, sattva, (Lakshmi, la luna piena) e quella della dissoluzione, tamas, (Kali, la luna nera)(3).
Kali è dunque il volto ‘oscuro’ della triplice, corrispondente alla luna nera, all’energia della morte, del sonno, dell’illusione e della coppia ignoranza-conoscenza misterica. Kali è la figura che rappresenta anche il potere della trasformazione, che è sempre potere di morte, per cui è associata a serpenti.
Sempre quale ‘volto oscuro’; Kali appartiene al mondo della Dea doppia: quella adorata in moltissimi villaggi nella semplice forma di una pietra rotondeggiante dipinta di rosso-ocra, come la coppia Parvati-Durga/Kali: Esse ci mostrano il volto luminoso, chiaro, attraente della dea con Parvati e in quello oscuro, nero e inquietante della stessa con Durga-Kali.

In India, le divinità si possono dividere in ‘calde’ e ‘fredde’.
Le prime esprimono i caratteri della fierezza, della rabbia, della guerra: sono divinità furiose e terrificanti che richiedono sacrifici – di sangue – per essere placate. Le altre sono dee familiari e gentili, che nutrono le comunità con amore e tenerezza.
Il femminismo radicale ha interpretato Kali come la manifestazione dell’inconscio collettivo femminile nella sua rabbia contro i regimi dominati dagli uomini. E’ una spiegazione coerente e consistente, ma ha il difetto di ‘depotenziare’ Kali rendendola un transitorio momento storico, come a dire che essa scomparirà – guarirà – quando le parti saranno equilibrate e le donne torneranno brave e buone come nelle leggende gilaniche. Come dire che, alla fine, rimarrà solo la dolce Parvati.
E dell’energia primordiale dell’antica Dea della Morte, che ne sarà stato? No, mi sembra che impoverire la sua natura ci allontani dalla comprensione di cosa è, nella sua totalità, il divino femminile.

Un aspetto che rende Kali particolarmente interessante è il suo essere una Dea ‘vivente’ adorata ancora oggi, con la quale abbiamo la possibilità di un incontro ‘vivo’ nella dinamica dei suoi miti, dei suoi templi, delle sue feste, dei riti e della relazione con noi (per l’induismo, in tutte le sue varianti, la relazione è un aspetto essenziale – se non l’essenziale – del e nel divino).
Iniziamo dunque il viaggio nel ‘mondo di Kali’, della sua iconografia.

Kali è descritta e raffigurata come:

Nera (kali, con la a breve significa “nera”, in sanscrito, e viene spesso confusa con la parola kala, con la a lunga, che significa “tempo”) Sia la pelle che i capelli sono neri, i suoi sacerdoti sono vestiti di nero, talvolta viene raffigurata insieme a gatti neri e viene adorata particolarmente durante le notti di luna nera.
Ci sono delle forma di Kali blu e porpora, forme ‘gentili’ o ‘pacificate’ della Dea con due delle mani in posizione benedicente che vengono adorate nelle case – anche se comunque all’esterno della casa vera e propria, forme che ricordano quelle di Narasimha (incarnazione di Krishna-Vishnu) pacificato.

Nuda: la nudità di Kali è stata a tal punto ‘difficile’ da creare un’iconografia in cui ella porta una cintura di braccia mozzate e nei templi spesso è ‘vestita’ con un sari rosso. All’origine, comunque, era nuda, con la vulva visibile, seni cadenti e il ventre gonfio, selvaggia, brutta.

Con i Capelli sciolti e scompigliati. I capelli sono simbolo della sessualità sia da un punto di vista archetipico che dal punto di vista concreto dell’organizzazione sociale in India, dove è possibile sapere se una donna è vergine, sposata o vedova a seconda di come tiene i capelli. La sua è una sessualità libera, sfrenata e selvaggia. Nella letteratura la Grande Dea, Devi, si scioglie i capelli ogni volta che è adirata o chiamata alla battaglia. Nel Mahabaratha, il venire sciolto dei capelli di Draupadi, la moglie dei Pandava – uno dei volti di Draupadi è infatti Kali, in cui ella si trasforma nel periodo trascorso in esilio nella foresta – fu la causa del collasso della civiltà e l’origine del caos e della guerra, che ebbe fine solo quando Draupadi potè lavare i suoi capelli nel sangue dei Kaurava e tornò a legarli nella tradizionale treccia.

Con indosso una ghirlanda di teste tagliate, maschili, con i baffi e un’aria virile. Sull’identità delle teste i miti raccontano storie diverse: demoni, uomini che si sono sacrificati a lei, simboli del falso io che la vita spirituale chiede di abbandonare, lettere dell’alfabeto sanscrito, perché Kali ‘taglia la testa alla parola’, riportandoci a quanto la precede, liberandoci dal suo legarci. Ha corpi di neonati come orecchini.

La lingua fuori, grondante sangue (nella maggior parte dei templi, il sangue degli animali sacrificati viene fatto scorrere sulla Sua lingua. Dove i sacrifici animali sono vietati, viene fatta scorrere una miscela a base di kukkuma rossa). Kali è, essenzialmente, assetata di sangue.
Sul significato della lingua sporgente è da notare che essa accomuna molte raffigurazioni di dee ‘oscure’, fra cui le greche Gorgoni, e Medusa in particolare, e ha una provenienza iconografica molto antica: essa può anche evocare il flusso del sangue mestruale nell’associazione bocca-vulva (e più sotto trovate la raffigurazione di una Kali mestruata). La lingua di Kali è centrale nella sua iconografia, tanto che il più antico cenno a lei nei Veda la nomina come una delle lingue di Agni, Dio del fuoco.

Con nelle mani (in genere 4, ma in alcune raffigurazioni sono più numerose):
un’ascia insanguinata e altre armi
una testa – maschile – tagliata da cui gocciola sangue
un piatto per raccogliere il sangue

Kali inoltre sta sul corpo di Shiva (nel tantrismo raffigurata in attività sessuale – sopra, come avrebbe voluto la prima moglie di Adamo, Lilith)
E’ generalmente in posa ‘danzante’ o in movimento, una gamba alzata e l’altra a terra. Energia mobilizzata, interamente.
E’ attorniata da cani e sciacalli, abita nei campi di battaglia e nei crematori (dove si trovano per lo più i templi di Kali), i luoghi tradizionalmente considerati ‘impuri’.
Talvolta cavalca una tigre come Durga ed è accompagnata da gatte, notoriamente battagliere.
Il suo impatto è sempre forte, senza dubbio, e la componente olfattiva si associa a quella visiva: nero, rosso, sangue . Come ho detto, entrare in un tempio di Kali, incontrare la sua murti, non è un’esperienza che si dimentica.

Kali è associata a Shakti e Durga, entrambe controparti di Shiva, da lui inseparabili.

Shakti, abbiamo detto, è energia e azione, è una forza dinamica, che non ha inizio né fine, che si trasforma continuamente restando sempre la stessa – è l’eterna danza degli elementi, il movimento degli atomi e dell’universo. Nella maggior parte delle raffigurazioni, è rappresentata fusa con Shiva in una figura unica di cui Shakti è il lato sinistro. Il nome Shakti viene dalla radice shak, potenzialita, potere di produrre, per cui Ella è anche la Madre cosmica, l’energia generatrice pura.

Durga, che è vestita come una fanciulla, ma agisce come un killer, è una Dea guerriera che cavalca una tigre, combatte i demoni e ha numerose braccia armate. Rappresenta i principi del sesso e della violenza che fanno girare la grande ruota della vita.

Kali contiene qualcosa di Shakti e di Durga, ma i suoi simboili sono chiaramente tali da evocare bhaya e vibhitsa, cioè paura e repulsione, portandoci in contatto con gli aspetti oscuri e ripugnanti del cosmo – e quindi del divino – aspetti che in genere si tende a negare, reprimere o sopprimere

Kali delle origini, erede dell’Antica Dea

E’ difficile rintracciare la storia di Kali così come è difficile tracciare i contorni del suo culto oggi, anche se le sue origini sono con ogni probabilità pre-ariane, dravidiche. Vi sono infatti fra i reperti dell’epoca figurine di dee la cui energia ricorda quella delle shakti e di Kali in particolare..

Il nome Kali compare per la prima volta nei Veda ariani (VIII/V a.C.) , cioé in epoca già patriarcale, nel Mundaka Upanishad come la nera tra le sette lingue fiammeggianti di Agni, il dio del fuoco.
Un antecedente della figura di Kali appare invece nel Rig Veda, con il nome di Raatri, che è considerata anche una figura antica di Durga.
Kali è nominata nel Mahabaratha, sul campo di battaglia.
Nel periodo a cavallo dell’inizio dell’era cristiana, una dea sanguinaria simile a Kali di nome Kottravai fa la sua comparsa nella letteratura del periodo. Come Kali ha i capelli sciolti, ispira terrore in chi la avvicina e festeggia sui campi di battaglia disseminati di morti. È probabile che la fusione della sanscrita dea Raatri con la indigena Kottravai abbia prodotto le terrifiche dee dell’induismo medievale.
A quell’epoca risale la maggior parte delle caratteristiche della figura di Kali come è conosciuta ai giorni nostri.

Fu con l’epoca dei Purana nella tarda antichità che venne dato a Kali un posto nel pantheon induista. Kali, o Kalika, è descritta nella Devi Mahatmya (nota anche come Chandi o Durgasaptasati) dal Markandeya Purana, databile tra il 300 ed il 600 d.C., dove si afferma che sia un’emanazione della dea Durga, una distruttrice di demoni o avidya (parola sanscrita che significa anche ignoranza, assenza di saggezza), comparsa durante una battaglia tra le forze divine ed anti-divine. In questo contesto Kali è considerata la forma “potente”, o piuttosto irata, della grande dea Durga.

Come altrove, anche in India si ritiene come già detto che vi sia stato un mutamento nel pantheon divino in corrispondenza con le invasioni ariane, portatrici di Dei maschi, celesti e guerrieri, che soppiantarono le precedenti culture dravidiche o pre-ariane dominate dalla religione della Dea, legata alla terra e alle qualità del femminile.

Nel mondo indu, la stratificazione mitologica delle ere pre-patriarcale e patriarcale è ancora leggibile nel pantheon divino, dal momento che il culto della Dea, a differenza che altrove, riemerse nelle epoche seguenti tali cambiamenti sociali e divenne in alcuni secoli addirittura predominante. Come risultato, ogni Dio ha una controparte femminile e vi sono alcune scuole – l’induismo è in realtà un insieme di centinaia di scuole anche molto diverse teologicamente – in cui il divino è percepito come innanzitutto femminile e i cui maestri sono devoti di una Dea.

In una versione dell’origine di ogni cosa Kali ci si presenta come la Grande Dea Madre – nella forma che ricorda la Dea nelle culture pre-patriarcali – a generare ogni cosa: prima che fossero creati il sole, la luna, la terra e gli altri pianeti, quando vi era solo ed ancora l’oscurità, la Madre, la Senza Forma Maha Kali, divenne tutt’uno con l’Assoluto, Maha Kala. Dalla loro unione ebbe origine la manifestazione.

STORIE E MITI

Chi è Kali? Mito dell’origine di Kali
Fra i molti, il più diffuso mito è quello in cui Kali appare durante la battaglia che infuria fra i deva e i demoni e in particolare fra Durga e i demoni, allorché Durga incontra un demone che neppure lei riesce a sconfiggere, perché ad ogni goccia del suo sangue che cade a terra sorge un’altro demone – o più demoni – subito pronti a combattere. In quel momento, dal sopraciglio aggrottato di Durga, o- in altre versioni – dall’energia congiunta dei deva, appare Kali, La Dea in grado di sconfiggere tale nemico, in grado di bere immediatamente il suo sangue prima che esso cada a terra.
Questo è un elemento importante: quando tutto è perduto, quando le forze, sia pure divine, non sono sufficienti e la sconfitta si profila inevitabile, a quel punto appare Kali, il volto della Grande Dea che combatte e vince anche quel demone, anche quel pericolo.
Kali però è la guerriera che entra nella battaglia senza più distinguere fra buoni e cattivi, fra deva e demoni. La sua forza distruttrice è lanciata al di fuori di ogni legge e regola. Più combatte, più diventa forte e più ‘si ubriaca’ del sangue dei nemici uccisi, tanto che anche quando la battaglia è finita, Kali continua la sua danza di morte uccidendo chiunque le capiti a tiro e sembra inarrestabile. I deva, impauriti, chiedono aiuto a Shiva, consorte della Grande Dea e dunque anche di Kali. E Shiva, vedremo poi come, riesce a placarla.

Kali ha in sé esplicitamente il doppio volto della rabbbia estrema: è l’unica energia che può proteggere quando ogni altra protezione si rivela inutile e nello stesso tempo non può più prendere la mira, è completamente cieca al mondo.
Come spesso accade con le dee del pantheon induista, un lato importante di Kali è il suo essere energia e azione; senza di lei anche il Dio è inerte e privo di vita.

Miti e racconti su Kali
Nei miti e nelle leggende, in qualche modo Shiva riesce a ‘placare’ Kali. Fatto interessante, esistono sono numerosissime versioni di come ciò accada, al contrario del mito della sua origine, che ha in genere poche varianti. Molti dei racconti ci mostrano i ‘legami’ e i ruoli del femminile in india, quei ruoli a cui Kali viene richiamata da Shiva. Altri invece ci mostrano le forze creative che possono trasformare l’energia furiosa in energia trasformativa e positiva.
Alcune delle leggende che riguardano il suo riapparire ci mostrano invece le situazioni in cui Ella è chiamata a manifestarsi.

Shiva si reca sul campo di battaglia dove Klai imperversa inarrestabile e si trasforma in un bambino piccolo, nascondendosi fra i morti e i feriti. Kali, avanzando, si trova davanti a lui e si ferma, viene pervasa dall’istinto materno universale femminile che la trasforma nella Dea chiara, dai cui seni scorre il latte per il bimbo. Ella è la Madre.

Nel mito più diffuso, Shiva, sempre con l’obiettivo di fermarla, si sdraia sul campo di battaglia, ai suoi piedi e Lei si trova su di Lui, si accorge di Lui, lo riconosce. Ci sono due varianti di questa versione.
Nella prima, Kali si rende conto improvvisamente che stava per calpestare suo marito, si spaventa e ‘rientra’. Viene sottolineato il suo ruolo di moglie ed enfatizzata la sottomissione – sociale e culturale – della moglie al marito, tipica della società indiana.
In una seconda versione, tantrica, Kali riconosce Shiva posto ai suoi piedi e, nel salire su di lui, è presa da desiderio sessuale per Lui e e comincia a fare l’amore con Lui. L’energia guerriera si trasforma in energia erotica. In alcune versioni del culto tantrico è la sacerdotessa – significativamente meglio se mestruata – a unirsi con il devoto e trasformarlo in questa unione risvegliando la sua kundalini e guidandolo nella conquista spirituale.

In altri racconti, Shiva trova il modo di distogliere Kali dalla sua danza distruttiva mettendola a confronto.
In uno si pone di fronte a Lei e ride e la prende in giro per come è brutta. Lei si specchia in Lui, riconosce il suo stato, si bagna e ne esce splendente.
In un’altro La invita ad una gara di movimenti e danza sfrenata, e Lei ad un certo punto si ‘vergogna’ di mostrare le parti intime e la sorpresa le fa tirare fuori la lingua (quest’ultima versione, pare, ottocentesca)

Ma non tutti racconti su Kali parlano del campo di battaglia: in una storia, Ella litiga con Shiva, suo marito, e si allontana da lui, furibonda.
Convinta dal saggio Narada a tornare da Lui, ella si avvicina a Lui e vede in un raggio di chiara luce una Dea nel suo cuore.
E’ lei stessa, ma Kali non sa di aver già abbandonato la su forma ‘oscura’ e di primo acchito pensa si tratti di un’altra Dea, e ne è gelosa. Chiarito l’equivoco, a Kali viene attibuito il nome di Tripura-Sundari, la bellissima dei tre mondi.

Di molte dee stile Kali nei villaggi si narra che si trattasse di fanciulle a cui accadde qualche tragedia in seguito alla quale si trasformarono nella Dea furiosa. Spesso si tratta di violenze e soprusi, che Kali viene per vendicare.
Molte storie di Kali ci dicono come Ella appaia quando una legge viene violata. Ho già citato il caso del Mahabaratha, quando a Draupadi, moglie dei pandava viene inflitta dai kourava la vergogna di essere trascinata al centro della sala, i capelli sciolti, e subire il tentativo di spogliarla delle sue vesti – evento che viene scongiurato dal magico allungarsi all’infinito del suo sari. Da quel momento in poi, Draupadi si trasforma in Kali, fino al compimento della vendetta.

CULTI E RITI

Culti e riti di Kali in India

Ben lungi da una ricerca minimamente esaustiva in questo campo, vi presento qui alcuni spunti e aspetti del vasto culto di Kali, spunti che mi hanno fatto riflettere o che mi hanno insegnato qualcosa.

Nel tantrismo, d’altro canto, il principio è la capacità di riconoscere, attraverso Kali, il proprio lato oscuro. Ognuno di noi ha in sé Kali, e il devoto è aperto a riconoscere in lei l’oscurità che appartiene anche a lui. Facendo ciò, il devoto esce dall’ordine sociale e culturale, dalla superficie, per entrare nelle profondità dell’essere. L’azione ‘pura’, il comportamento retto, non possono assolvere la funzione di salvezza dal samsara materiale, non garantiscono la protezione dello spirito. La via tantrica attraversa tutte le azioni impure, degradanti – quelle azioni che i bramhana vaishnava non farebbero mai. Tutti i tabu vengono infranti, e la via porta a contatto con la morte, il sangue, la putrefazione. Invita a riconoscerle dentro di sé per poter stare davanti a Kali in piedi, a testa alta, sapendo forse infine di essere scintilla di quella stessa energia.

Nella bhakti, il devoto si pone di fronte a Kali come un bambino indifeso, alla sua totale mercè. Si rivolge a Lei come alla Madre, che riconosce tale in ogni suo volto, anche quello terribile. Canta le sue lodi e rivolge a Lei la sua adorazione. Scorre amore, fiducia, anche nella possibilità di una distruzione, che il bhakta accoglie come un tornare a Lei. La disponibilità al sacrificio, la totale accettazione della Sua potenza di morte hanno come risultato che le polarità Dea della Vita – Dea della Morte siano in equilibrio, ed esse vengano comprese come una.
Alla corrente bhakti, che talvolta assorbe in sé alcuni aspetti del tantrismo, sono appartenuti molti maestri degli ultimi due secoli, fra cui Ramprasad, Ramakrishna e Vivekananda.

Può la misericordia essere trovata nel cuore di Colei che è nata dalla pietra?
Non fu Lei che senza pietà calpestò il petto del suo signore?
Gli uomini ti chiamano Misericordiosa, ma non v’è traccia di misericordia in Te, Madre.
Hai tagliato le teste ai figli degli altri, e ne hai fatto la collana che porti al collo.
Non importa quanto io ti chiami “Madre, Madre”. Mi senti, ma non mi ascolterai.

Ramakrishna

Le stelle sono oscurate,
Le nuvole coprono altre nuvole,
E’ oscurità vibrante, risuonante;
Nel vento ruggente che soffia turbinante
Vi sono le anime di un milione di folli,
Appena fuggiti dalla casa-prigione,
Alberi divelti alle radici,
Spazzati via dalla strada.
Il mare si è unito alla mischia
E fa turbinare onde gigantesche
Per raggiungere il cielo nero come la pece.
Il luccichio di una tenue luce
Rivela da ogni parte
Migliaia e migliaia di ombre
Di morte, luride e nere.
Spargendo calamità e dolori,
Danzando folle di gioia,
Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!
La Madre appare
A chi ha il coraggio d’amare il dolore
E abbracciare la forma della morte,
Danzando nella danza della Distruzione.

Vivekananada

In molte aree dell’India, Kali o una delle dee di ‘tipo Kali’, che con Kali condividono alcuni degli aspetti iconografici, è come abbiamo detto all’inizio, l’altro volto, quello oscuro, della duplice Dea.
La Dea doppia viene adorata nei villaggi di tutta l’india: In genere è un semplice pietra arancio o rossa o giallo intenso, cui vengono posti due occhi di metallo dipinto. L’idea probabilmente è che essa sia semplicemente il volto della Dea, il cui corpo è il villaggio intero. Una volta all’anno, in autunno, la Dea si mostra come Kali, assetata di sangue, e le viene in genere sacrificato un bufalo – maschio. Durante la cerimonia, le donne si lasciano andare a modalità isteriche e all’espressione delle emozioni na-scoste, mentre gli uomini camminano nel fuoco, il sangue scorre e il dolore viene sperimentato. Il lato selvatico prende il sopravvento. La rabbia viene espressa.
Nei villaggi indiani, nelle campagne, l’adorazione della Dea come Kali una volta all’anno rappresenta il tempo (e il luogo) del selvaggio.
Il tempo e il luogo del pianto, del dolore, della possessione, della danza sfrenata, del sacrificio di sangue.
A Kali si offre un tempo limitato e ripetitivo – quell’una volta ogni anno – e si delimita lo spazio interno al villaggio, entro il quale è regina la sola Devi. Le murti di Kali vengono installate all’esterno. la Dea abita il selvaggio fuori.
Nel culto di Kali, trova spazio l’espressione senza freni del dolore, specialmente da parte delle donne, e un tributo di sangue viene pagato con il sacrificio di un animale – precedentemente si trattava di sacrifici umani, poi banditi dagli inglesi. Limiti precisi aprono e chiudono il rito. All’interno, i confini si perdono, le energie erompono, ciò che deve essere compiuto si compie. L’azione che ha luogo nel rito, al di fuori dell’ordine, è esente da karma. L’ordine e ciò che sta fuori si definiscono a vicenda. Entrambi appartengono alla Dea, che tutto include.

JAI KALI MA!

THANK YOU!

(tratto da http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_dee_kali.htm)

http://youtu.be/w8ClDGp3WvA

SHAKTI

Standard

SHAKTI

 

Shakti significa forza, potenza, energia femminile, è la manifestazione femminile del divino. La venerazione delle varie forme di Shakti è largamente diffusa in India.

Verso la metà del primo millennio si afferma nel subcontinente asiatico una nuova corrente spirituale e religiosa: lo shaktismo. Una miriade di forme della grande madre si andarono ad affiancare alle  preesistenti divinità maschili induiste formando così delle coppie divine. Questa corrente influenzò notevolmente anche il buddismo così che alle varie figure dei Buddha si affiancarono una figura femminile. Alla divinità maschile che rappresenta l’immutabile si affianca la divinità femminile rappresentante la forza, la potenza e quindi l’energia divina. Una vera e propria rivoluzione religiosa che corrisponde anche ad una nuova veduta spirituale. Nel VII secolo d.C. lo shaktismo produsse i suoi testi sacri: i Tantra.

Le radici più profonde dello shaktismo e del tantrismo si possono individuare nel culto della grande madre dei popoli prevedici. Culti che hanno analogie in tutto il resto del mondo e ci riportano alle origini della spiritualità. Kali o Durga, Madri nere nelle più antiche culture, dee nere nell’antica Grecia o Madonne nere cristiane provengono da un unico prototipo. Una divinità arcaica che ha resistito alle tradizioni maschiliste, come quella vedica, e che è riaffiorata con nuova vitalità con il culto a Durga e Kali in tutte le loro forme.

avdurga (le nove Durga)

Durga, la grande madre, è nata dall’unione di tutte le energie delle divinità maschili logorate dall’interminabile lotta con gli Asura (demoni). Nelle sue molte braccia porta gli emblemi di tutte le divinità. La sua forza è spaventosa. La dea sconfigge Mahishasura, un demone così potente da compromettere l’equilibrio dell’intero universo. Lo uccide svariate volte ma ogni volta il demone si erge ancora più forte assumendo forme sempre più terribili. Infine, grazie all’energia ottenuta bevendo una coppa di vino sacro, Durga tronca la testa di Mahishasura uccidendo definitivamente il demone. Finalmente i Deva (dei) possono tirare un sospiro di sollievo e onorarono solennemente Durga che da allora si chiama anche Mahishasuramardini (colei che uccise Mahisha il grande demone)

Durga è una dea indù, il cui nome significa ‘difficile da raggiungere,’ o ‘lontano. ‘ Lei è noto come sia la madre che nutre, guerriero e vendicativo. Anche se il pantheon indù prevede una serie di dee, Durga è particolarmente popolare, ed ha una particolare importanza per molti indù. Nel discutere Durga, è necessario menzionare la natura delle dee all’interno della teologia indù.

teologia dea indù non è mai monistica. Dee sono tutti sulla dualità. La natura della dea indù è al tempo stesso uno e molti. Vale a dire, ogni dea ha la sua propria identità iconografica, eppure sono tutti contemporaneamente considerata una dea, Maha Devi, che significa semplicemente Grande Dea. Detto questo, ogni dea indù Durga compresi, può essere citato per nome, o come Maha Devi. Questo può certamente essere fonte di confusione, ma un modo per capire questo concetto è quello di considerare ogni individuo dea come una manifestazione della Grande Dea, Maha Devi. Ogni manifestazione di Maha Devi ha il suo proprio nome, forma, funzione e identità aneddotiche all’interno della letteratura religiosa induista. Un altro esempio della natura dualistica della divinità indù sono gli aspetti apparentemente contrastanti del loro carattere. Tutte le dee indù sono materna, eppure molti di loro, tra cui Durga, impegnati in battaglie come guerrieri, e quindi provocare dolore. La dea è al tempo stesso intimo e trascendente. è una dea Durga particolarmente importante. Lei è la stella di un testo importante religioso di lode chiamato Devi Mahatmya, , che risale al 5 ° secolo. Devi Mahatmya è molto importante perché è il primo testo cristallizzato dedicato ad una dea. Devi Mahatmya è anche conosciuta come la Durgasaptasati , o ‘Durga 700,’ dato che ci sono 700 versi del testo, la maggior parte delle quali si riferiscono a lei con il nome, Durga. Devi Mahatmya è parte di un testo più ampio chiamato Murkandeya Purana . Purana sono un gruppo di testi che raccontano Dei indù. Sebbene culto della dea era praticata in India molto tempo prima che la cristallizzazione dei Purana, il Devi Mahatmya è la prima menzione di dee in sanscrito, la lingua della élite. Sanskritization, noto anche come Brahminization, è il riconoscimento di un’idea o un concetto dai bramini, il gruppo più d’elite all’interno del tradizionale sistema delle caste indiane. Bramini erano sacerdoti, i custodi di conoscenze e di santità religiosa. Sanscrito era la loro lingua sacra. Così, l’idea della Grande Dea Maha Devi non fu canonizzato fino alla Devi Mahatmya . La Devi Mahatmya , racconta la storia di un momento in cui il mondo era invaso da Asura, o demoni. In grado di combattere gli Asura male da soli, tutte le divinità maschili concentrato le loro energie e competenze in una palla di luce, da cui nacque Maha Devi. Idee su Maha Devi, Durga, e dee in generale, si esplica attraverso una serie di storie di battaglia in cui la dea sconfitte uno Asura male. Ad esempio, nella prima sezione del Mahatmya Devi, Maha Devi assume la forma di Yoganidra, o yoga del sonno. La dea come Yoganidra è la forza di mantenere Vishnu addormentato, come Brahma si sta preparando a creare l’universo. Due asura nome Madhu e Kaitabha nascono dal cerume dormire di Vishnu, e il tentativo di attaccare Brahma. Brahma canta Yoganidra, chiedendole di consentire Vishnu a svegliarsi, e sconfiggere i demoni. Questa storia dimostra il potere della dea ‘di Maya, o l’illusione, perché è la forza che controlla la mente di Vishnu. Nella seconda sezione del Devi Mahatmya , il demone bufalo Mahishasura si impegna in una battaglia con Durga. Come Durga è sconfiggendolo, Mahishasura continua a cambiare forma, in rappresentanza di tutti i suoi personaggi il male. La sua forma vera e definitiva è quella di un essere umano. Quando Durga vede questo, si taglia la testa, il suo senso di auto-importanza e l’ego. In questo modo, Durga è al tempo stesso temibile e gentile perché libera il demone del male uccidendo lui. Ciò dimostra sia la Shakti, o il potere, della Dea e anche la sua natura duslistic come madre /guerriero.

Nella terza sezione del Devi Mahatmya , Durga sta avendo difficoltà a sconfiggere il demone Raktabija. Ogni volta che Durga fette Raktabija con la sua spada, le sue gocce di sangue toccare il suolo e si trasformano in un altro Raktabija. Durga quindi invita un’altra delle manifestazioni Maha Devi, Kali. Kali è una dea terribile con una lingua lunga e un corpo emaciato. Con la lingua lunga, gli affamati Kali catture tutto il sangue versato dalla spada di Durga. Questa sezione del Devi Mahatmya mostra l’aspetto della dea conosciuta come Prakriti, o forma /natura, dal momento che la forma assunta dalla dea le permette di svolgere la funzione di sconfiggere Raktabija.

 

Vieni, Madre, vieni!

Perché terrore è il Tuo nome,

La morte è nel Tuo respiro,

E la vibrazione di ogni Tuo passo

Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!

La Madre appare

A chi ha il coraggio d’amare il dolore

E abbracciare la forma della morte,

Danzando nella danza della Distruzione.

 

Vivekananada Kali è forse la Dea più nota del pantheon induista, è la Dea dell’energia femminile attiva e dirompente, dalla potenza inarrestabile, erede dell’antica Dea della morte e della trasformazione.

Fra i suoi nomi abbiamo: Bhairavi – la spaventosa – Chamunda – il killer – Chandi – l’aggressiva – Jari-Mari – La calda-fredda

 

Kali è innanzitutto una Dea attiva, un femminile che è forza, uno degli aspetti di Shakti, la Dea dell’energia e del mutamento.

E’ importatnte sottolineare che nel pensiero religioso e filosofico induista gli archetipi del maschile e del femminile si presentano in modo per molti versi opposto rispetto alla nostra cultura: al maschile e agli Dei maschi appartiene la passività, mentre la funzione attiva, espressiva, appartiene al femminile e alle Dee.

 

L’India è uno di quei rari luoghi in cui nella nostra epoca la Dea è ancora presente e oggetto di culto: Ella si mostra nell’induismo con volti e figure diverse, pur essendo in qualche modo sempre una, l’antica Dea, Devi(1).

Volti e figure che si intrecciano fra loro, mai statici, spesso mescolati, tanto che chi li studia fatica a trovare, guardando da vicino, i confini tra l’una e l’altra Dea, tanto spesso le forme di una comprendono gli attributi di un’altra e variando da regione a regione si confondono.

Ma non è così che accade, da sempre, per la Dea, cangiante e molteplice, una e inesauribile?

 

Con il nome Shakti, governa l’energia materiale, attiva, creativa, perennemente in mutamento.

Come Parvati, rappresenta il principio primo che si manifesta nel mondo.

Come Durga, Dea guerriera, ci viene incontro con impeto e potenza.

Con il nome di Lakshmi, porta con sé dolcezza e infinita abbondanza.

Come Radha, è l’amore divino, essenza di ogni relazione, potenza di piacere.

Saraswati, Ella canta il suono creativo della vibrazione eterna.

 

E ancora si manifesta con mille altri nomi e forme: Sita, Tara, Gayatri, Sati, Uma, Aditi….

 

E infine Kali, la più nota, come abbiamo detto, la più misteriosa, la più intensa, la più adorata.

 

Volti di Kali

 

Kali dall’impatto indiscutibile, di fronte a cui anche la più razionale, la più fredda delle persone si trova coinvolta, ingaggiata nel profondo.

Basta essere entrate anche una sola volta in un tempio di Kali, magari a Khaligat di Calcutta, o a Katmandu, da cui proviene l’immagine qui accanto, uno di quelli che ospita una Kali in forma irata – come vedremo ve ne sono anche forme pacificate – per non scordarsene mai più.

 

Se il tempio è affollato, è tutto un pigia-pigia di gente, donne, uomini, bambini; come spesso accade, lì; bisogna farsi largo, trovare uno spazio, aspettare e lasciarsi portare dal flusso lungo i corridoi, così che, quando ci si trova improvvisamente di fronte Lei, la sorpresa si mescola all’impatto. Altrimenti, se è un tempio minore, o un momento più tranquillo, ci si arriva subito, anche troppo presto, di fronte alla Murti(2), alla Dea che è davvero lì, non solo nella sua immagine, bensì nella sua Presenza.

 

In entrambi i casi ti assale un mondo di odori e spezie e fiori e sopra tutti, intenso, il sentore acre della cuccuma rossa e quello nauseante del sangue animale. Fiumi di rosso versati sulla Dea Nera, ai suoi piedi, che scorrono sui basamenti, sulle sue membra, sulla sua lingua. La potenza delle Sue braccia, il profilo dei teschi in collana, la bocca spalancata. Ella è nera, imponente, impressionante.

 

Per chi le sta di fronte, nessuno scampo. Un incontro senza sconti, senza mediazioni. Con se stesse e con Lei, come fosse una cosa sola.

E, insieme, l’incontro con quanto vi è di più alieno e oscuro. Con l’orrore e con la paura senza nome.

Kali ti costringe ad una nudità assoluta, ad un incontro allo specchio, e anche per questa sua caratteristica è al centro della via spirituale tantrica. Ella è la rottura di ogni schema, di ogni forma precostutuita; non a caso nel culto tantrico il devoto è invitato a rompere ad uno ad uno tutti i divieti e i tabù sociali in vigore, fino a cibarsi di cadaveri.

 

A differenza della più parte delle Murti, infatti, Kali, quando appare nella sua in forma irata, ugra, non ti guarda, non entra in relazione con te; non ha infatti la possibilità di vedere l’individuo, è energia pura, almeno fino a che non arriva al suo punto di rottura, finché non entra nella forma ‘pacificata’.

 

E da quello che ho chiamato il ‘punto di rottura’ si affaccia l’altro volto di Kali che è possibile incontrare nei templi, anzi che è il più comune ne panorama attuale: la Kali benedicente, la Kali protettrice, Kali-ma, la Madre, cui furono dedicati meravigliosi canti di lode e offerta dai mistici bhakta ottocenteschi.

Rovesciando quelli che vedremo essere i suoi attributi principali, Ella appare qui sorridente, benevola, giovane, talvolta perfino di carnagione chiara.

Può essere invocata come protezione contro le calamità naturali, uragani, cataclismi.

E’ la forma di Kali che può fare ingresso nelle case – La Kali ugra sarebbe troppo potente, pericolosa -. Ha il volto della protettrice delle mura domestiche, della famiglia.

 

In quanto Dea, in quanto Madre, Ella distrugge per trasformare, per purificare, per accogliere, infine, il devoto della sua luminosa energia di Sposa di Shiva.

 

 

Alcuni aspetti di Kali

 

Una caratteristica importante delle dee del mondo induista è il loro avere sempre una duplice valenza: rappresentano sia il mondo spirituale che quello materiale nella forma femminile.

Così Kali, come le altre, è al contempo la Dea e una dea, La Grande Dea e il suo volto di guerriera distruttrice e l’energia del tamo guna, il principio materiale che sottende ogni trasformazione.

In riferimento alle enegie della materia, Kali fa parte di una trinità di dee che ricorda molto la triplice dea in alcune sue forme dell’area europea e mediterranea.

Ci sono numerosi templi dedicati a tale triplice dea: Lakshmi, Saraswati, Kali, corrispondenti alle tre energie (guna) primarie: l’energia della creazione, rajas (Saraswati, la luna crescente), quella della conservazione, sattva, (Lakshmi, la luna piena) e quella della dissoluzione, tamas, (Kali, la luna nera)(3).

Kali è dunque il volto ‘oscuro’ della triplice, corrispondente alla luna nera, all’energia della morte, del sonno, dell’illusione e della coppia ignoranza-conoscenza misterica. Kali è la figura che rappresenta anche il potere della trasformazione, che è sempre potere di morte, per cui è associata a serpenti.

Sempre quale ‘volto oscuro’; Kali appartiene al mondo della Dea doppia: quella adorata in moltissimi villaggi nella semplice forma di una pietra rotondeggiante dipinta di rosso-ocra, come la coppia Parvati-Durga/Kali: Esse ci mostrano il volto luminoso, chiaro, attraente della dea con Parvati e in quello oscuro, nero e inquietante della stessa con Durga-Kali.

In India, le divinità si possono dividere in ‘calde’ e ‘fredde’.

Le prime esprimono i caratteri della fierezza, della rabbia, della guerra: sono divinità furiose e terrificanti che richiedono sacrifici – di sangue – per essere placate. Le altre sono dee familiari e gentili, che nutrono le comunità con amore e tenerezza.

Il femminismo radicale ha interpretato Kali come la manifestazione dell’inconscio collettivo femminile nella sua rabbia contro i regimi dominati dagli uomini. E’ una spiegazione coerente e consistente, ma ha il difetto di ‘depotenziare’ Kali rendendola un transitorio momento storico, come a dire che essa scomparirà – guarirà – quando le parti saranno equilibrate e le donne torneranno brave e buone come nelle leggende gilaniche. Come dire che, alla fine, rimarrà solo la dolce Parvati.

E dell’energia primordiale dell’antica Dea della Morte, che ne sarà stato? No, mi sembra che impoverire la sua natura ci allontani dalla comprensione di cosa è, nella sua totalità, il divino femminile.

 

Un aspetto che rende Kali particolarmente interessante è il suo essere una Dea ‘vivente’ adorata ancora oggi, con la quale abbiamo la possibilità di un incontro ‘vivo’ nella dinamica dei suoi miti, dei suoi templi, delle sue feste, dei riti e della relazione con noi (per l’induismo, in tutte le sue varianti, la relazione è un aspetto essenziale – se non l’essenziale – del e nel divino).

Iniziamo dunque il viaggio nel ‘mondo di Kali’, della sua iconografia.

Kali è descritta e raffigurata come:

 

Nera (kali, con la a breve significa “nera”, in sanscrito, e viene spesso confusa con la parola kala, con la a lunga, che significa “tempo”) Sia la pelle che i capelli sono neri, i suoi sacerdoti sono vestiti di nero, talvolta viene raffigurata insieme a gatti neri e viene adorata particolarmente durante le notti di luna nera.

Ci sono delle forma di Kali blu e porpora, forme ‘gentili’ o ‘pacificate’ della Dea con due delle mani in posizione benedicente che vengono adorate nelle case – anche se comunque all’esterno della casa vera e propria, forme che ricordano quelle di Narasimha (incarnazione di Krishna-Vishnu) pacificato.

 

Nuda: la nudità di Kali è stata a tal punto ‘difficile’ da creare un’iconografia in cui ella porta una cintura di braccia mozzate e nei templi spesso è ‘vestita’ con un sari rosso. All’origine, comunque, era nuda, con la vulva visibile, seni cadenti e il ventre gonfio, selvaggia, brutta.

 

Con i Capelli sciolti e scompigliati. I capelli sono simbolo della sessualità sia da un punto di vista archetipico che dal punto di vista concreto dell’organizzazione sociale in India, dove è possibile sapere se una donna è vergine, sposata o vedova a seconda di come tiene i capelli. La sua è una sessualità libera, sfrenata e selvaggia. Nella letteratura la Grande Dea, Devi, si scioglie i capelli ogni volta che è adirata o chiamata alla battaglia. Nel Mahabaratha, il venire sciolto dei capelli di Draupadi, la moglie dei Pandava – uno dei volti di Draupadi è infatti Kali, in cui ella si trasforma nel periodo trascorso in esilio nella foresta – fu la causa del collasso della civiltà e l’origine del caos e della guerra, che ebbe fine solo quando Draupadi potè lavare i suoi capelli nel sangue dei Kaurava e tornò a legarli nella tradizionale treccia.

 

Con indosso una ghirlanda di teste tagliate, maschili, con i baffi e un’aria virile. Sull’identità delle teste i miti raccontano storie diverse: demoni, uomini che si sono sacrificati a lei, simboli del falso io che la vita spirituale chiede di abbandonare, lettere dell’alfabeto sanscrito, perché Kali ‘taglia la testa alla parola’, riportandoci a quanto la precede, liberandoci dal suo legarci. Ha corpi di neonati come orecchini.

 

La lingua fuori, grondante sangue (nella maggior parte dei templi, il sangue degli animali sacrificati viene fatto scorrere sulla Sua lingua. Dove i sacrifici animali sono vietati, viene fatta scorrere una miscela a base di kukkuma rossa). Kali è, essenzialmente, assetata di sangue.

Sul significato della lingua sporgente è da notare che essa accomuna molte raffigurazioni di dee ‘oscure’, fra cui le greche Gorgoni, e Medusa in particolare, e ha una provenienza iconografica molto antica: essa può anche evocare il flusso del sangue mestruale nell’associazione bocca-vulva (e più sotto trovate la raffigurazione di una Kali mestruata). La lingua di Kali è centrale nella sua iconografia, tanto che il più antico cenno a lei nei Veda la nomina come una delle lingue di Agni, Dio del fuoco.

 

Con nelle mani (in genere 4, ma in alcune raffigurazioni sono più numerose):

un’ascia insanguinata e altre armi

una testa – maschile – tagliata da cui gocciola sangue

un piatto per raccogliere il sangue

Kali inoltre sta sul corpo di Shiva (nel tantrismo raffigurata in attività sessuale – sopra, come avrebbe voluto la prima moglie di Adamo, Lilith)

E’ generalmente in posa ‘danzante’ o in movimento, una gamba alzata e l’altra a terra. Energia mobilizzata, interamente.

E’ attorniata da cani e sciacalli, abita nei campi di battaglia e nei crematori (dove si trovano per lo più i templi di Kali), i luoghi tradizionalmente considerati ‘impuri’.

Talvolta cavalca una tigre come Durga ed è accompagnata da gatte, notoriamente battagliere.

Il suo impatto è sempre forte, senza dubbio, e la componente olfattiva si associa a quella visiva: nero, rosso, sangue . Come ho detto, entrare in un tempio di Kali, incontrare la sua murti, non è un’esperienza che si dimentica.

Kali, Shakti e Durga

 

Kali è associata a Shakti e Durga, entrambe controparti di Shiva, da lui inseparabili.

 

Shakti, abbiamo detto, è energia e azione, è una forza dinamica, che non ha inizio né fine, che si trasforma continuamente restando sempre la stessa – è l’eterna danza degli elementi, il movimento degli atomi e dell’universo. Nella maggior parte delle raffigurazioni, è rappresentata fusa con Shiva in una figura unica di cui Shakti è il lato sinistro. Il nome Shakti viene dalla radice shak, potenzialita, potere di produrre, per cui Ella è anche la Madre cosmica, l’energia generatrice pura.

 

Durga, che è vestita come una fanciulla, ma agisce come un killer, è una Dea guerriera che cavalca una tigre, combatte i demoni e ha numerose braccia armate. Rappresenta i principi del sesso e della violenza che fanno girare la grande ruota della vita.

 

Kali contiene qualcosa di Shakti e di Durga, ma i suoi simboili sono chiaramente tali da evocare bhaya e vibhitsa, cioè paura e repulsione, portandoci in contatto con gli aspetti oscuri e ripugnanti del cosmo – e quindi del divino – aspetti che in genere si tende a negare, reprimere o sopprimere

 

 

Kali delle origini, erede dell’Antica Dea

 

E’ difficile rintracciare la storia di Kali così come è difficile tracciare i contorni del suo culto oggi, anche se le sue origini sono con ogni probabilità pre-ariane, dravidiche. Vi sono infatti fra i reperti dell’epoca figurine di dee la cui energia ricorda quella delle shakti e di Kali in particolare..

 

Il nome Kali compare per la prima volta nei Veda ariani (VIII/V a.C.) , cioé in epoca già patriarcale, nel Mundaka Upanishad come la nera tra le sette lingue fiammeggianti di Agni, il dio del fuoco.

Un antecedente della figura di Kali appare invece nel Rig Veda, con il nome di Raatri, che è considerata anche una figura antica di Durga.

Kali è nominata nel Mahabaratha, sul campo di battaglia.

Nel periodo a cavallo dell’inizio dell’era cristiana, una dea sanguinaria simile a Kali di nome Kottravai fa la sua comparsa nella letteratura del periodo. Come Kali ha i capelli sciolti, ispira terrore in chi la avvicina e festeggia sui campi di battaglia disseminati di morti. È probabile che la fusione della sanscrita dea Raatri con la indigena Kottravai abbia prodotto le terrifiche dee dell’induismo medievale.

A quell’epoca risale la maggior parte delle caratteristiche della figura di Kali come è conosciuta ai giorni nostri.

 

Fu con l’epoca dei Purana nella tarda antichità che venne dato a Kali un posto nel pantheon induista. Kali, o Kalika, è descritta nella Devi Mahatmya (nota anche come Chandi o Durgasaptasati) dal Markandeya Purana, databile tra il 300 ed il 600 d.C., dove si afferma che sia un’emanazione della dea Durga, una distruttrice di demoni o avidya (parola sanscrita che significa anche ignoranza, assenza di saggezza), comparsa durante una battaglia tra le forze divine ed anti-divine. In questo contesto Kali è considerata la forma “potente”, o piuttosto irata, della grande dea Durga.

 

Come altrove, anche in India si ritiene come già detto che vi sia stato un mutamento nel pantheon divino in corrispondenza con le invasioni ariane, portatrici di Dei maschi, celesti e guerrieri, che soppiantarono le precedenti culture dravidiche o pre-ariane dominate dalla religione della Dea, legata alla terra e alle qualità del femminile.

 

Nel mondo indu, la stratificazione mitologica delle ere pre-patriarcale e patriarcale è ancora leggibile nel pantheon divino, dal momento che il culto della Dea, a differenza che altrove, riemerse nelle epoche seguenti tali cambiamenti sociali e divenne in alcuni secoli addirittura predominante. Come risultato, ogni Dio ha una controparte femminile e vi sono alcune scuole – l’induismo è in realtà un insieme di centinaia di scuole anche molto diverse teologicamente – in cui il divino è percepito come innanzitutto femminile e i cui maestri sono devoti di una Dea.

 

In una versione dell’origine di ogni cosa Kali ci si presenta come la Grande Dea Madre – nella forma che ricorda la Dea nelle culture pre-patriarcali – a generare ogni cosa: prima che fossero creati il sole, la luna, la terra e gli altri pianeti, quando vi era solo ed ancora l’oscurità, la Madre, la Senza Forma Maha Kali, divenne tutt’uno con l’Assoluto, Maha Kala. Dalla loro unione ebbe origine la manifestazione.

 

 

STORIE E MITI

 

Chi è Kali? Mito dell’origine di Kali

 

Fra i molti, il più diffuso mito è quello in cui Kali appare durante la battaglia che infuria fra i deva e i demoni e in particolare fra Durga e i demoni, allorché Durga incontra un demone che neppure lei riesce a sconfiggere, perché ad ogni goccia del suo sangue che cade a terra sorge un’altro demone – o più demoni – subito pronti a combattere. In quel momento, dal sopraciglio aggrottato di Durga, o- in altre versioni – dall’energia congiunta dei deva, appare Kali, La Dea in grado di sconfiggere tale nemico, in grado di bere immediatamente il suo sangue prima che esso cada a terra.

Questo è un elemento importante: quando tutto è perduto, quando le forze, sia pure divine, non sono sufficienti e la sconfitta si profila inevitabile, a quel punto appare Kali, il volto della Grande Dea che combatte e vince anche quel demone, anche quel pericolo.

Kali però è la guerriera che entra nella battaglia senza più distinguere fra buoni e cattivi, fra deva e demoni. La sua forza distruttrice è lanciata al di fuori di ogni legge e regola. Più combatte, più diventa forte e più ‘si ubriaca’ del sangue dei nemici uccisi, tanto che anche quando la battaglia è finita, Kali continua la sua danza di morte uccidendo chiunque le capiti a tiro e sembra inarrestabile. I deva, impauriti, chiedono aiuto a Shiva, consorte della Grande Dea e dunque anche di Kali. E Shiva, vedremo poi come, riesce a placarla.

Kali ha in sé esplicitamente il doppio volto della rabbbia estrema: è l’unica energia che può proteggere quando ogni altra protezione si rivela inutile e nello stesso tempo non può più prendere la mira, è completamente cieca al mondo.

Come spesso accade con le dee del pantheon induista, un lato importante di Kali è il suo essere energia e azione; senza di lei anche il Dio è inerte e privo di vita.

 

Miti e racconti su Kali

Nei miti e nelle leggende, in qualche modo Shiva riesce a ‘placare’ Kali. Fatto interessante, esistono sono numerosissime versioni di come ciò accada, al contrario del mito della sua origine, che ha in genere poche varianti. Molti dei racconti ci mostrano i ‘legami’ e i ruoli del femminile in india, quei ruoli a cui Kali viene richiamata da Shiva. Altri invece ci mostrano le forze creative che possono trasformare l’energia furiosa in energia trasformativa e positiva.

Alcune delle leggende che riguardano il suo riapparire ci mostrano invece le situazioni in cui Ella è chiamata a manifestarsi.

 

Shiva si reca sul campo di battaglia dove Klai imperversa inarrestabile e si trasforma in un bambino piccolo, nascondendosi fra i morti e i feriti. Kali, avanzando, si trova davanti a lui e si ferma, viene pervasa dall’istinto materno universale femminile che la trasforma nella Dea chiara, dai cui seni scorre il latte per il bimbo. Ella è la Madre.

 

Nel mito più diffuso, Shiva, sempre con l’obiettivo di fermarla, si sdraia sul campo di battaglia, ai suoi piedi e Lei si trova su di Lui, si accorge di Lui, lo riconosce. Ci sono due varianti di questa versione.

Nella prima, Kali si rende conto improvvisamente che stava per calpestare suo marito, si spaventa e ‘rientra’. Viene sottolineato il suo ruolo di moglie ed enfatizzata la sottomissione – sociale e culturale – della moglie al marito, tipica della società indiana.

In una seconda versione, tantrica, Kali riconosce Shiva posto ai suoi piedi e, nel salire su di lui, è presa da desiderio sessuale per Lui e e comincia a fare l’amore con Lui. L’energia guerriera si trasforma in energia erotica. In alcune versioni del culto tantrico è la sacerdotessa – significativamente meglio se mestruata – a unirsi con il devoto e trasformarlo in questa unione risvegliando la sua kundalini e guidandolo nella conquista spirituale.

 

In altri racconti, Shiva trova il modo di distogliere Kali dalla sua danza distruttiva mettendola a confronto.

In uno si pone di fronte a Lei e ride e la prende in giro per come è brutta. Lei si specchia in Lui, riconosce il suo stato, si bagna e ne esce splendente.

In un’altro La invita ad una gara di movimenti e danza sfrenata, e Lei ad un certo punto si ‘vergogna’ di mostrare le parti intime e la sorpresa le fa tirare fuori la lingua (quest’ultima versione, pare, ottocentesca)

Ma non tutti racconti su Kali parlano del campo di battaglia: in una storia, Ella litiga con Shiva, suo marito, e si allontana da lui, furibonda.

Convinta dal saggio Narada a tornare da Lui, ella si avvicina a Lui e vede in un raggio di chiara luce una Dea nel suo cuore.

E’ lei stessa, ma Kali non sa di aver già abbandonato la su forma ‘oscura’ e di primo acchito pensa si tratti di un’altra Dea, e ne è gelosa. Chiarito l’equivoco, a Kali viene attibuito il nome di Tripura-Sundari, la bellissima dei tre mondi.

 

Di molte dee stile Kali nei villaggi si narra che si trattasse di fanciulle a cui accadde qualche tragedia in seguito alla quale si trasformarono nella Dea furiosa. Spesso si tratta di violenze e soprusi, che Kali viene per vendicare.

Molte storie di Kali ci dicono come Ella appaia quando una legge viene violata. Ho già citato il caso del Mahabaratha, quando a Draupadi, moglie dei pandava viene inflitta dai kourava la vergogna di essere trascinata al centro della sala, i capelli sciolti, e subire il tentativo di spogliarla delle sue vesti – evento che viene scongiurato dal magico allungarsi all’infinito del suo sari. Da quel momento in poi, Draupadi si trasforma in Kali, fino al compimento della vendetta.

 

 

CULTI E RITI

 

Culti e riti di Kali in India

Ben lungi da una ricerca minimamente esaustiva in questo campo, vi presento qui alcuni spunti e aspetti del vasto culto di Kali, spunti che mi hanno fatto riflettere o che mi hanno insegnato qualcosa.

Nel tantrismo, d’altro canto, il principio è la capacità di riconoscere, attraverso Kali, il proprio lato oscuro. Ognuno di noi ha in sé Kali, e il devoto è aperto a riconoscere in lei l’oscurità che appartiene anche a lui. Facendo ciò, il devoto esce dall’ordine sociale e culturale, dalla superficie, per entrare nelle profondità dell’essere. L’azione ‘pura’, il comportamento retto, non possono assolvere la funzione di salvezza dal samsara materiale, non garantiscono la protezione dello spirito. La via tantrica attraversa tutte le azioni impure, degradanti – quelle azioni che i bramhana vaishnava non farebbero mai. Tutti i tabu vengono infranti, e la via porta a contatto con la morte, il sangue, la putrefazione. Invita a riconoscerle dentro di sé per poter stare davanti a Kali in piedi, a testa alta, sapendo forse infine di essere scintilla di quella stessa energia.

 

Nella bhakti, il devoto si pone di fronte a Kali come un bambino indifeso, alla sua totale mercè. Si rivolge a Lei come alla Madre, che riconosce tale in ogni suo volto, anche quello terribile. Canta le sue lodi e rivolge a Lei la sua adorazione. Scorre amore, fiducia, anche nella possibilità di una distruzione, che il bhakta accoglie come un tornare a Lei. La disponibilità al sacrificio, la totale accettazione della Sua potenza di morte hanno come risultato che le polarità Dea della Vita – Dea della Morte siano in equilibrio, ed esse vengano comprese come una.

Alla corrente bhakti, che talvolta assorbe in sé alcuni aspetti del tantrismo, sono appartenuti molti maestri degli ultimi due secoli, fra cui Ramprasad, Ramakrishna e Vivekananda.

 

Può la misericordia essere trovata nel cuore di Colei che è nata dalla pietra?

Non fu Lei che senza pietà calpestò il petto del suo signore?

Gli uomini ti chiamano Misericordiosa, ma non v’è traccia di misericordia in Te, Madre.

Hai tagliato le teste ai figli degli altri, e ne hai fatto la collana che porti al collo.

Non importa quanto io ti chiami “Madre, Madre”. Mi senti, ma non mi ascolterai.

 

Ramakrishna

 

Le stelle sono oscurate,

Le nuvole coprono altre nuvole,

E’ oscurità vibrante, risuonante;

Nel vento ruggente che soffia turbinante

Vi sono le anime di un milione di folli,

Appena fuggiti dalla casa-prigione,

Alberi divelti alle radici,

Spazzati via dalla strada.

Il mare si è unito alla mischia

E fa turbinare onde gigantesche

Per raggiungere il cielo nero come la pece.

Il luccichio di una tenue luce

Rivela da ogni parte

Migliaia e migliaia di ombre

Di morte, luride e nere.

Spargendo calamità e dolori,

Danzando folle di gioia,

Vieni, Madre, vieni!

Perché terrore è il Tuo nome,

La morte è nel Tuo respiro,

E la vibrazione di ogni Tuo passo

Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!

La Madre appare

A chi ha il coraggio d’amare il dolore

E abbracciare la forma della morte,

Danzando nella danza della Distruzione.

 

Vivekananada ANANDA KALI MA

JAI JAI KALI MA

JAI JAI KALI MA

Trailokya canta degli inni alla Madre divina:AI DIVINI PIEDI DI SRI RAMAKRISHNA

Standard

O Madre affettuosa, il tuo seno è il mio rifugio.

Davanti al tuo volto, mi fugge questo grido: O Ma!

Nel sonno della yoga, celato agli occhi del mondo

Mi sono immerso nell’oceano della felicità.

Il mio sguardo, che non può distogliersi, Si posa, senza batter ciglio, sul tuo viso.

O Madre, questo mondo mi atterrisce.

Il mio cuore trema ed io lancio grida di terrore.

Cullami, madre tenera, sul tuo amorevole cuore.

Dammi rifugio sotto un lembo della tua veste d’amore

 

O Signore, distruttore della mia vergogna,

Chi, al di fuori di te, salverà l’onore del tuo devoto?

Tu, sovrano che regni sulla mia anima,

Sostegno della mia vita, io sono per sempre tuo schiavo

 

Cercando rifugio ai tuoi piedi,

Ho sempre rinnegato, o Signore,

L’orgoglio della casta e della razza.

Ho girato la schiena alla paura ed alla vergogna.

Solitario pellegrino, lungo il cammino della vita,

Dove mai busserò, per venire soccorso?

A causa di questo amore, incorro ai biasimi degli uomini.

Mi riempiono di ingiurie e mi odiano.

Amici e sconosciuti mi trattano male.

Signore! Tu, guardiano del mio nome,

A tuo piacere, salvami, o fammi perire.

Sull’onore del tuo umile servitore,,

Signore, è riposta la gloria del tuo nome.

Sei il maestro assoluto della mia anima,

E del mio cuore arso d’amore.

Fa di me quello che tu vuoi.

 

Signore, mi hai guidato lontano da casa mia,

E mi hai imprigionato nel tuo amore.

Possa tu proteggermi sempre e custodirmi ai tuoi piedi!

Nutriscimi giorno e notte del nettare del tuo amore,

E salva Premdas, il tuo schiavo, o mio Beneamato!

 

Gloria ed onta, amarezza e dolore, non vengono che da te.

Questo mondo non è altro che il tuo gioco. Allora, perchè

Vi semini la confusione, o mio unico amore e gioia?

 

L’uomo ha peccato perchè, nel suo sogno, egli si crede libero.

Tu sei la radice di ogni cosa, l’anima della mia anima, il maestro del mio cuore.

La tua infinita grazia rende santo il più miserevole dei peccatori.

 

Sull’oceano della felice coscienza

S’ innalzano le onde dell’estasi amorosa.

Divino trasporto! Gioco della felicità divina!

Incanto dell’animo!

Meravigliose onde della dolcezza divina,

Sempre nuove, sempre struggenti,

Esse si sollevano sulla superficie

Assumendo senza posa dei rivestimenti diversi.

Poi, ancora una volta, le dighe del tempo e dello spazio

Svaniscono, ed ogni cosa si fonde nella grande unione.

Danza, dunque, o mentale, danza nell’estasi,

Con le braccia sollevate, cantando il nome di Hari!

 

O Madre, rendimi folle d’amore per te!

Che bisogno ho mai io di sapere o di ragionare?

Tu che rapini il cuore dei tuoi bhaktas,

Inebriami con il vino del tuo amore

Immergendomi nel tuo oceano d’amore.

In questo mondo, verace asilo di pazzi,

Gli uni ridono, gli altri piangono, o danzano di gioia.

Il tuo elisir di amore li ha tutti ubriacati.

Come Gesù, Budda, Mosè, o Gauranga.

O Madre, quando otterrò la benedizione

Di riunirmi alla loro gioiosa compagnia?

 

canto Ramprasad:

 

Il dio che ha forma e il Dio che non ha forma non sono due esseri differenti. Colui che ha forma è dunque anche Colui che non ha forma alcuna. All’adoratore Dio si manifesta sotto forme diverse. Immaginate un oceano senza riva, una distesa infinita d’acqua, dalla quale non si scorge alcuna terra visibile in nessuna direzione; tutto ciò che si vede sono, quà e là, dei blocchi di ghiaccio formati dal freddo penetrante. Così, sotto l’influenza rinfescatrice della profonda devozione del Suo adoratore, l’Infinito Si condensa nel finito e appare dinanzi a lui come essere che ha forma. Poi, come al sopraggiungere del sole il ghiaccio fonde, così, quando appare il sole della conoscenza, il Dio che ha forma Si trasforma in Colui che non ha forma”.

 

“Dio risiede in tutti gli uomini, ma essi non sono tutti in Lui e da ciò provengono le loro sofferenze”.

Sri Ramakrishna

“Vi sono due specie di ego : il maturo e l’immaturo. ‘Questa è casa mia, questa è la mia camera, questo è mio figlio’ : l’io che pensa così non è giunto a maturità; l’ego veramente maturo dice invece : ‘Io sono il servitore di Dio, sono Suo figlio, sono l’essenza della conoscenza eterna e libera”. Sri Ramakrishna

Sri Ramakrishna

Standard

 Sri Ramakrishna –

“E’ nato invano colui che, avendo il raro privilegio di essere nato uomo, è incapace di realizzare Dio in questa vita.”

“Supponete di gettare una rete in uno stagno. Certi pesci sono troppo furbi per il pescatore e non si lasciano mai prendere. Ma si possono contare sulle dita; sono paragonabili ai nitya-siddha. La maggior parte dei pesci resta infatti nella rete. Alcuni di essi fanno grandi sforzi per uscirne : come le anime che lottano per liberarsi. Ma soltanto due o tre di loro riescono a saltar fuori dalla rete e a ricadere nell’acqua libera. Fanno così un tonfo; e i pescatori, insieme con i curiosi intorno a loro, gridano : “Guardate, guardate, un pesce che scappa!”. Il grosso tuttavia non riesce a scappare. E del resto, i più fra essi neanche lo desiderano. Preferiscono precipitarsi, testa in avanti, nella fanghiglia in fondo allo stagno. Impigliati nella rete restano immobili, e credono di essere al sicuro e di non avere più nulla da temere. Non sanno che invece i pescatori li trarranno presto a riva. A questi pesci possono paragonarsi i ‘mondani’. Essi si sentono al sicuro nelle loro case di fango, ma sono già presi nella rete del mondo. Presto saranno privati dell’Acqua di Vita, tratti a terra e scannati”.

 

“Vi sono tre specie di fantocci, con cui si possono raprresentare persone diverse : quelli di una prima specie sono fatti di sale, i secondi di stoffa e i terzi di pietra. Se immergete questi fantocci nell’acqua, i primi si dissolvono e perdono completamente la loro forma; i secondi si impregnano d’acqua, ma conservano la forma; quelli della terza specie sono invece completamente impermeabili. I fantocci di sale rappresentano l’uomo che si immerge nel Sè universale e che, penetrando tutto, è divenuto uno con Lui : è l’uomo liberato, un Mukta. I fantocci di stoffa rappresentano il vero adoratore o Bhakta, pieno della beatitudine divina e della conoscenza. I fantocci di pietra sono simili agli uomini frivoli, il cui spirito non riesce ad assorbire neanche una minima particella della Saggezza Suprema”.

 

“Sei fortunato se sei solo. Dio viene, Lui stesso, in aiuto alle persone che non hanno più nessuno al mondo”.

 

“Il sole riversa la sua luce ed il suo calore sul mondo intero, ma non può impedire che una nube intercetti i suoi raggi. Parimenti, fintanto che l’egoismo avviluppa il vostro cuore, Dio non può farvi splendere la Sua luce”.

 

“L’acqua piovana non resta su un terreno elevato, ma defluisce lungo il pendio fino al punto più basso. Allo stesso modo la grazia di Dio dimora nel cuore degli umili e cola via dai vanitosi e dagli orgogliosi”.

 

“Vi sono due specie di ego : il maturo e l’immaturo. ‘Questa è casa mia, questa è la mia camera, questo è mio figlio’ : l’io che pensa così non è giunto a maturità; l’ego veramente maturo dice invece : ‘Io sono il servitore di Dio, sono Suo figlio, sono l’essenza della conoscenza eterna e libera”.

 

“Se un uomo non passa attraverso un risveglio spirituale, non può conoscere Dio”.

 

“Un fiammifero umido non si accende, anche se lo strofinate molte volte : tutt’al più si romperà. Ma un fiammifero asciutto si infiamma al più leggero sfregamento. Un cuore ingenuo, onesto e puro, non contaminato dai desideri materiali, è come il fiammifero asciutto. La semplice menzione del Nome del Signore fa scaturire in lui la fiamma dell’Amore. Ma lo spirito dell’uomo mondano, immerso nella lussuria e nella cupidigia, è come il fiammifero umido. Dio potrà venirgli predicato cento volte, ma la fiamma dell’amore in lui non si accenderà mai”.

 

“Il sole è grande molte volte la terra, ma a causa della sua distanza non ci sembra che un piccolo disco. Allo stesso modo Dio è infinitamente grande, ma noi siamo così lontani da Lui che non possiamo renderci conto della Sua reale grandezza”.

 

“Nello stagno ricoperto di canne e di schiuma i pesci che si inseguono giocando non possono essere visti dalla riva. Allo stesso modo Dio, nascosto da Maya agli occhi degli uomini, gioca invisibile con sè stesso al fondo del cuore di ogni essere”.

 

“Sapete come Dio abita dentro l’uomo? Allo stesso modo in cui le dame di alta nascita si tengono dietro ad un paravento tralicciato. Esse possono vedere tutti, ma nessuno le vede. Esattamente nello stesso modo Dio risiede dentro di noi”.

 

“Più ci si avvicina al’Essere universale e più la rivelazione della sua natura infinita è grande e nuova e finalmente ci si perde in Lui ottenendo universale saggezza”.

 

“Il Signore può fare tutto ciò che vuole. Può anche far passare un elefante per la cruna di un ago”.

 

“Le stelle che abbiamo visto brillare nel cielo notturno non le vediamo più quando si leva il sole. Diremo per questo che esse non esistono nel cielo? Così, se nell’ombra della vostra ignoranza non vedete Dio, penserete per questo che Egli non esiste?”.

 

“Il dio che ha forma e il Dio che non ha forma non sono due esseri differenti. Colui che ha forma è dunque anche Colui che non ha forma alcuna. All’adoratore Dio si manifesta sotto forme diverse. Immaginate un oceano senza riva, una distesa infinita d’acqua, dalla quale non si scorge alcuna terra visibile in nessuna direzione; tutto ciò che si vede sono, quà e là, dei blocchi di ghiaccio formati dal freddo penetrante. Così, sotto l’influenza rinfescatrice della profonda devozione del Suo adoratore, l’Infinito Si condensa nel finito e appare dinanzi a lui come essere che ha forma. Poi, come al sopraggiungere del sole il ghiaccio fonde, così, quando appare il sole della conoscenza, il Dio che ha forma Si trasforma in Colui che non ha forma”.

 

“Dio risiede in tutti gli uomini, ma essi non sono tutti in Lui e da ciò provengono le loro sofferenze”.

Dio è la sola cosa che puoi dire di essere tua.

“‘io” che afferma: sono il servitore del Signore, appartiene al vero devoto. È l”‘io” della vidyá (conoscenza), e viene chiamato un “io” maturo.

Da dove viene la forza dei devoto? Egli è un figlio di Dio e le lacrime che versa in devozione sono la sua arma più possente.

Guarda l’incudine di un fabbro; egli la martella e la batte, eppure non si muove dal suo posto. Gli uomini dovrebbero imparare da lei la pazienza e la sopportazione.

Non cercare i venditori di miracoli e coloro che esibiscono poteri occulti; essi sono lontani dal sentiero della Verità.

Evita di cercare difetti in ogni essere, fosse anche un insetto. Se preghi il Signore per conseguire la devozione pregalo anche perché tu possa evitare di cercare difetti negli esseri.

Lucida le lenti della tua mente e vedrai che il mondo è Divino.

L’alba annuncia il sole nascente come la sincerità, l’altruismo, la purezza e la rettitudine annunciano l’avvento del Signore.

Ogni persona dovrebbe seguire la propria religione. Un Cristiano dovrebbe seguire il Cristianesimo, un Maomettano l’Islamismo. Per l’Indù, l’antico sentiero dei Rsi vedici è il migliore.

Evita le discussioni. Rimani fermo nella tua fede e nelle tue opinioni ma concedi agli altri la stessa libertà.

La sofferenza dell’uomo è tanta solo perché manca la devozione verso Dio. Si dovrebbe perciò adottare quel mezzo che permette il sorgere del pensiero di Dio negli ultimi istanti della vita. Tale mezzo è la pratica della devozione verso Dio.

Che io possa rinascere più e più volte, perfino nella forma di un cane, se in questo modo io posso essere di aiuto anche a un solo uomo.

Sono disposto a offrire ventimila corpi come questo per aiutare un solo uomo. È meraviglioso poter aiutare anche un solo uomo.

Se dici: “sono per sempre un peccatore” resterai un peccatore per l’eternità. Dovresti invece ripetere: “non sono schiavo, non sono schiavo. Chi mi può vincolare? Sono il figlio di Dio, il re dei re.”

NAMASTE

Sei in cerca di Dio? Cercalo allora nell’uomo! La sua divinità è più evidente nell’uomo che in qualsiasi altro oggetto. L’uomo è la più grande manifestazione di Dio.

BUON COMPLEANNO AMATO SRI PREMANANDA – RAMAKRISHNA!!

Standard

17 – 11 – 2010

Oggi 17 e’ il giorno del Darshan di Mere, la Madre Divina ed il compleanno

Di Sri Premananda

Om Namah Shivaya!!!!!

 

Buon compleanno Amato!

Oggi tutte le stelle, tutte le lune , tutti pianeti, degli’universi cantano d’amore per Te che sei il sole che accende I mondi .

Buon Compleanno Amato figlio mio…

La tua Mamma si inchina ai Tuoi divini piedi di loto e si arrende a Te eternamente.

Sia fatta la tua volonta Amato figlio….

Tutti I tuoi sogni sono  miei

Tutti I tuoi desideri sono miei

Tutte le tue parole sono mie

Tutte le tue emozioni sono mie

Tutte le tuoi progetti sono miei

Tutti I tuoi pensieri sono miei

Tutti I tuoi miracoli sono miei

Tutti I tuoi colori sono miei

Tutti I tuoi lila  sono miei

Tu  sei me…me sei tu…

 

Dice Vijay, questa e’ l’infinita Estasi di cui parla La Nuvola della Non-Conoscenza:

 

“Voi tutti che leggete questo: su tale pensiero meditate:

 

l’ Estasi degli Atomi: immaginate del vostro corpo

ogni atomo al momento dell’orgasmo e visualizzate

che con ogni altro atomo sono tutti connessi

da un filamento di beatitudine.”

 

 “All who read this: meditate on this thought: the Ecstasy of the Atoms: imagine

each atom in your body as a point of orgasm; Imagine that each atom in your body Is connected to every other atom

by a filament of bliss…” The Cloud of Unknowing

 

Amato Sole..lascia che lavi I Tuoi divini piedi di loto con le mie lacrime d’Ananda, lascia che la Tua volonta sia una totalmente con la Tua.

Lascia che ogni mio gesto, azione, parola, emozione, pensiero, sogni, SIA  UNA CON TE …

Permettimi di sentire perfettamente la Tua Volonta e di agire in armonia con essa.

Amato non sono qui per chiedere ma per donarmi totalmente a TE.

Per favore fa che non ci sia un solo pensiero in me che non sia il Tuo…cosi’ come il silenzio sia pieno di TE!!

Amato non mandarmi in giro per il mondo se questa Prema non sia totalmente la Tua suprema volonta…

Signore di tutti I mondi ..lascia che oggi giorno glorioso d’ascensione globale tutte le grazie che ti sono state fatte con cuore sincero siano donati ai miei figli e figlie.

Signore del Sole centrale , Signore supremo di tutti gli Universi a te che sei me te stessa….mi inchino , rendimi degna del tuo Amore…

Lascia che questa Madre possa vederti ,sentirti, percepirti, ascoltarti, ovunque si trovi .

Lascia che I Tuoi devoti possano vederti e sentirti attraverso questo corpo di Tua madre.

Prendi totalmente questa mente, questo cuore e fanne la tua eterna dimora.

Guidami compleatamente per favore, lascia che l’Ananda tua vibri in ogni atomo dell’intero mio essere, in tutti i corpi, fisico, emozionale, astrale, spirituale, fa che questo mio corpo sia tua pura luce d’amore Divino d’Ananda.

 

Dice Vijay, questo e’ lo stato yogico perfetto di cui parla Vivekananda:

È davvero uno yogi chi vede se stesso nell’intero universo

e l’intero universo in se stesso.

 

Nemmeno un atomo nell’universo si può muovere senza trascinare l’intero mondo con sé. Non ci può essere nessun progresso senza che l’intero mondo lo segua nella sua scia; e sta diventando più chiaro ogni giorno che la soluzione di qualsiasi problema non può mai essere ottenuta su basi razziali o nazionali o settarie di qualsiasi genere. Io sono assolutamente convinto che nessun individuo o nazione possa vivere tenendosi separato dalla comunità degli altri; ogni volta che un tale tentativo è stato fatto, sotto la falsa nozione di grandezza, politica o santità, il risultato è sempre stato disastroso per chi si è escluso in questo modo.

 

Qundi la mia adorata Shakty and mogliettina dice:

 

Permettimi di essere la tua eterna serva, per adorarti Amarti, e riempirti di profumi d’amore divino.

Lascia che senta ogni albero, pianta, fiore,roccia, pietra, lascia che possa ritrovare la formula completa per rigenerare le cellule del sangue e non esserci piu’ bisogno delle trasfusione del sangue, lascia che questo elisir guarisca anche l’aids, e il diabete, e tutte le malattie causate da disarmonia .

Permettimi di manifestare una scuola per genitori affinche non nascano piu’ figli e figlie concepiti e cresciuti nell’ignoranza madre.

Lascia che Madri e Padri diventino genitori coscienti .

Signore con gentilezza e umilta ti chiedo tutti i miracoli per i tuoi fratelli e sorelle, per favore lascia che sia la TUA volonta suprema in azione che agisce attraverso questo essere che molti chiamano Prema ….lascia che l’umilta sia la mia prima qualita’ che la compassone sia il mio canto d’amore costante.

Signore il tempo di unire e venuto, il tempo in cui tutte le profezie si avverino, che tutte le promesse siano manifestate e mantenute.

Il tempo dell’eta dell’oro e’ qui….apri  per favore la porta del Sole Supermentale e che oggi l’ascensione inizi con i canti d’amore dell’Anima mia.

Amato grazie…grazie per Amarmi, grazie per ascoltare le mie umili preghiere, grazie per donarmi la suprema iniziazione…..kalki sei tu che vivi in ogni anima di luce illuminata.

Tu sei il cavallo bianco e l’aquila bianca che mi portano oltre tutti i mondi conosciuti per portare qui ora la vita DIVINA SU QUESTA MADRE TERRA.

l’Ora di Dio di cui parla Sri Aurobindo e’ suonata!

 

L’ORA DI DIO 

Vi sono momenti in cui lo Spirito dimora tra gli uomini ed il Respiro del Signore aleggia sulle acque del nostro essere; ve ne sono altri nei quali si ritira e gli uomini vengono lasciati agire con la forza o la debolezza del loro egoismo. I primi sono periodi nei quali anche un piccolo sforzo produce grandi risultati e cambia il destino; i secondi quelli in cui anche un grande lavoro porta scarsi risultati. E’ vero forse che gli ultimi sono preludio per i primi; forse il soffio del sacrificio che sale fino al cielo fa scendere la pioggia della bontà di Dio. Infelice è l’uomo o la nazione che al giungere del momento divino è addormentato o impreparato a riceverlo, perché la lucerna non è stata alimentata per accogliere l’ospite e le orecchie sono sorde al suo richiamo. Ma guai a coloro che pur essendo forti e pronti sprecano la loro forza o fanno cattivo uso del momento; vanno incontro ad una perdita irreparabile o ad una grande distruzione. 

Nell’ora di Dio monda la tua anima da ogni autoinganno, da ogni ipocrisia e da ogni vano autocompiacimento per poter vedere chiaramente nel tuo spirito e udire la sua chiamata. Tutta la falsità della tua natura, una volta protezione dallo sguardo del Maestro e dalla luce dell’ideale, diviene ora uno squarcio nella tua armatura e ti espone ai fendenti. Se anche vinci per un momento è peggio per te, perché il colpo può giungere in seguito ed abbatterti nel mezzo del trionfo. Piuttosto, restando puro, scaccia ogni paura, perché l’ora è spesso terribile, come un incendio, un turbine e una tempesta, come l’azione del torchio del furore divino; ma colui che resiste fermamente, fedele al suo scopo, non sarà scosso; anche se cadrà si alzerà di nuovo; anche se sembrerà svanire sulle ali del vento, ritornerà. Non lasciare che la prudenza del mondo mormori al tuo orecchio, poiché è giunta l’ora dell’inatteso, dell’incalcolabile, dell’incommensurabile. Non misurare il potere dello Spirito con i tuoi strumenti insignificanti, ma abbi fiducia e prosegui nel cammino. Soprattutto mantieni libera la tua anima, anche solo per un po’, dal clamore dell’ego. Allora un fuoco illuminerà per te la notte, la tempesta ti sarà

amica e il tuo stendardo sventolerà sulle altezze sublimi della grandezza finalmente conquistata.

 

Svegliatevi Amori miei…Svegliatevi dal sonno di Maya.

 

Om namah Shivaya!!!!!

Om Namah shivaya!!!!

Om namah Shivaya!!!!

 

Gratitudine e amore su ogni essere senziente, uomo, donna, bambino ,pianta, animale, roccia, acqua, fuoco, aria, terra, etere, pioggia, vento, tempesta, sole, India, italia, America, europa, Cina, Tibet, Nepal, Afganistan, Pakistan, Sri lanka, Bangladesh, Birmania, Tahilandia, Giappone, Tahiwan, Australia, America del sud, Africa, Russia, Su tutta l’umanita intera, su Sirio B…..Egitto, Inghilterra, Dubai e paesi Arabi, sulla Mecca, su tutti Cristiani, Musulmani, Tibetani, induisti, protestanti, atei ecc…ecc….

Gratitudine e Amore su ogni chiesa, moschea, tempio, prigione, ospedale, su ogni religione, su ogni politico, su ogni Re, Regina, principe, principessa, su Ogni Presidente di ogni Stato di questa Divina terra.

 

Gratitudine e Amore su tutti I figlie e figlie di altri mondi venuti a sostenerci, amarci, aiutarci, condividere, ….Grazie Amori miei…

Gratitudine e Amore su ogni pianeta, sole, stella, luna, galassia, universo, su ogni essere che si arrende ai piedi di DIO….

Tutto il mio eterno Amore profumato di gratitudine ai Divini piedi di loto..di tutti i Maestri Spirituali Ascesi, di tutti i Santi e Angeli. IN PARTICOLARE…

BABAJI e l’Himalaya company!!!!!

SRI RAMASKRISNA – PREMANAMDA – GESU CRISTO- CAGLIOSTRO  –

SHIRDI BABA – SATYA SAI BABA – RUMI –

SRI AUROBINDO – DURGA ANANDA – PADRE DEL FARAONE AKENATON –

SRI YUKETESWARI –GILGAMESH – 

SRI YOGANANDA – VISHWANANDA

SRI LAHIRI MAHASA – VISWAJIT

SRI MAHATMA GHANDI – RAHUL GHANDI

SRI ABRAMO LINCON – OBAMA

SRI OSHO

SRI NISIRGADATTA MAARAJI

SRI JIDDU KRISNAMURTI

DALAI LAMA

RAMANA MAHARSHI

OM NAMAH SHIVAYA!

 

Possa questo Tuo compleanno essere l’ultimo che festeggi nella prigione di Cuddalore….

 

 

If the suns collapse, the moon crumbles into dust, and whole universe are annihilated, what is that to you? Stand firm as a rock, for you are indestructible: you are the Self, the God of the universe. Say: “I am Absolute Existence, Bliss and Knowledge; I am He.” And like a lion breaking out of its cage tear off your chains and be free for ever. What frightens you or holds you down? Only ignorance and delusion; nothing else can ever bind you.”

 

There is no help for you outside of yourself; you are the creator of the universe. Like the silkworm you have built a cocoon around yourself…. Burst your own cocoon and come out aw the beautiful butterfly, as the free soul. Then alone you will see Truth.

 

 

 

 

Vivekananda

 

 

 

Feel IMMORTAL

Because in truth YOU ARE!

OM NAMAH SHIVAYA

OM LOVE…ONE LOVE…OM LOVE..

THANK YOU

 

May I be born again and again, and suffer thousands of miseries so that I may worship the only God that exists, the only God I believe in, the sum total of all souls–and, above all, my God the wicked, my God the miserable, my God the poor of all races, of all species, is the special object of my worship.

 

Vivekananda

 

 

 

RAMA – DI VIJAY

 

1)

A wound unto my mind abides and does not heal:

it all began so long, so long ago

as of a tiny grain of darkness in the void

such a strange dream I dreamt

the Abyss of the Universe 

and into its depths a divine spearhead cast

to all My Love and Light awaken it.

 

But then, alas, Time began as well,

ever so strange a thing, and in the Abyss

of tiny selves a multitude surged

by manifold reflections fragmented

not only from each other as if separated

but from Myself as well:

in the ephemeral, shifting sands of Time

countless minds in bodies of flesh

a standpoint of sorts acquired each

and called themselves…men!

 

So that into the forms of their choice

their own dreams might they cast

My own creative power I granted them,

so that into a wide open Gate their world

would they finally transmute and go beyond

unto infinite ever expanding horizons;

I wished to set them free…

otherwise but a stillborn, useless paradise

 my Kingdom would remain, perfect in itself

but to evolve unable and all My Love and Light

never into the Void spread forth –

I wished to set them free…

 

2)

What happened then, how gradually things

went so horribly wrong inconceivable seems still:

as each man of their cherished little earth

a handful picked up and to play with it began

like children do, so obsessed became they with it

that my Love and Light they forgot, and then gradually

into their hearts such a deep darkness surged

something which did not want to see, to feel, to know

and ultimately just did not want to be

 

I did warn them into such darkness’ core never to look,

what fatal attraction ever induced them to?

For then this darkness into them gazed as well

and I in his heart each man began saying,

against all else my power, mine very own –

into the madness, loneliness, chaos and fear

of their conflicting, inane desires utterly lost

into a weapon My creative power turned

and tore each other apart with it!

 

3)

An even deeper darkness descended then

my high Dream into a nightmare turning

from whose gestalt a monstrous shape

something like a demon’s mask emerged:

in the forgetfulness of their true Dharma

wars soon broke out, injustices and betrayals,

famines and murders, slavery and harsh laws

the strong oppressing the weaker

the gradual extinguishing of the Light..

 (“Oh ye my people, what have I done unto thee…”)

 

4)

Into a prison my Kingdom you turned in the end

where the impossible mystery of death lords over all:

each of your lonely days lovelessly lived

one of its chains and locked doors really is,

until utterly stifled was My own voice calling out to you…

(“Oh ye my people, what have I done unto thee…”)

 

5)

Into a human body of flesh descended I then

amongst you to be, ever closer to you,

to your high destiny reawaken you…

This name you gave me then, Rama;

all My love into Sita’s image was cast,

as invincible Lakhsman My inner strength,

while My faith that saved you could still be

into dear Hanuman’s primal eidolon gathered;

but, alas, in your slumber so deep My words of Light

so few could ever hear, even fewer fully comprehend: 

to blindly worship us instead most choose

into mere religions and childish dogmas trapped,  

all part of your own nightmare still; and in My very name

even further wars and persecutions dared make!

 

That terrible demon’s mask then

of every human mind’s darkness the sum

even deeper roots into your human hearts set

and acquired a name as well, Ravana…

Then in darkwoods, obscure labyrinths of the psyche

was Sita lost, Lakhsman uncertain grew

and even Hanuman as if in a deep coma –

“Oh ye my people, what have I done unto thee….”)

 

6)

Some old pedants of the Reich creed dared claim

that but my own alter-ego Ravana really was

and Sita abandoned I when the Asuras

with Thanatos energies my chakras filled

all My Love into mere electricity to channel

for the rapidly descending Kali Yuga –

 

-dumb bookworms, senile fools!

Never could they recognise Rama

even if they met Me in the street!

How wonderful My kingdom was meant to be

and what you made of it! This my wound is

which never will heal, until…

 

In flashes of harsh, almost unbearable vision

the fatal instant once more I live again

when at the forest’s edge the magic Deer

to Sita appeared, enthralling Her –

(unless the darkness’ very core dared She enter,

and all that deep within it lay festering bring forth,

all masks tear off, never redeemed your world could be);

but as the magic Deer into the darkwoods withdrew,

as Her very first step following him took She

the Kali Yuga took over the world.

 

PART TWO

(As seen from the world of men)

 

1)

One instant only He hesitated

by the confused tracks confronted

Sita’s golden sandals had left behind

and the magic Deer’s swift hooves;

far too many tracks going round and round

and then diverging, again and again

together the mandala drawing

of the Abyss which is the Universe –

 

– already running was He, along by-paths

where naked nymphs ever so swiftly fled

(perhaps following the magic deer as well)

leaping over moss covered rocks and ferns

their long dark manes of hair in the wind

like waves of some obscure night sea;

the green canopy of leaves above like a magic roof

the late sunset’s twilight into ambiguous reflections filtered

raising fascinating, distracting mirages; birds called out to Him,

indications or warnings perhaps; noisy, prancing monkeys

from branch to branch closely followed as if mocking Him

until even more uncertain every direction grew;

from a lone stone altar on the way of sacrificial soma

a cup He drank, but his deep thirst assuage could not

and even such a  brief delay He regretted;

 

still running, faster and faster now

splashing through shallow emerald pools

by a madly erotic look transfixed

one of the nymphs slyly threw back at Him;

crushing rainbows of flowers under His holy feet

the primal blossoms whose irresistible scent

in cyclic, drowsy spirals through the aeons

such a deep slumber brought about in men;

 

until a quiet meadow entered at last

of peace a place and calm repose

in an immense silence drenched

but where in the dense, tall grass 

utterly lost were all tracks – Sita!…

 

2)

Against a majestic tree trunk leaned He then

for a time which seemed to have no end

for some indication awaiting, or a Sign

until Orpheus’ lyre in the distance heard

calling out to Him…Such a strange, hieratic sound

through the now pathless forest following

into a world emerged then He had never made

and made no sense to Him at all

what could it possibly mean, Kali Yuga?

 

In the slow, gradual process of recognition

everything into the familiar known turned

and like in a distorting carnival mirror

His own image right back at Him reflected

as the hologram of a man…

 

3)

Just as if he had always been a man

his own voice even heard saying such things as:

“…oh, no milk and just one spoonful sugar please…”

 “ Yes, indeed it looks like rain, lousy weather again…”

A grey suit wearing and a quiet tie five days a week

at a desk in a busy office sat he by grey suits crowded

just like his own; on rainy winter Sundays a dull leaden sky

through misty windowpanes he desultorily watched

in the grey asphalt of the street below reflected

and in his desolate heart. A lonely stray dog

amongst garbage cans searching for something

perhaps in another life irremediably lost

such a poignant anguish raised in him

but what he really hankered for no longer knew:

 

one holiday a year, always at the same beach

faithful to one brand of gin and smokes

solving chess problems as a hobby

women he embraced who his deepest nature

never could understand, but by now of Sita

no memory had he left: Ravana relaxed then,

let sleeping dogs…sleep.

 

4)

In the meantime, that to an audience of drunks

in a cabaret or another nowadays danced Sita

cynics began to hint; of his own true Dharma

uncertain had Lakhsman grown as well;

Hanuman’s whereabouts nobody knew….

 

Yet aromatic camphor and incense for his beloved Rama

Hanuman’s unshakeable deep faith still lit

while the Ramayana old Brahmins kept chanting out

and other ancient Sanskrit texts whose deep meaning

they could no longer comprehend, like parrots mindlessly

repeating again and again: “Om Sri Ram, jay Ram jay jay Rama Om!

…Om Sri Ram…” as mere wealth devotees kept demanding, 

for their countless ills relief, for their dowryless daughters

suitable marriages, abundant rains and bringing garlands,

betel leaves, coconut halves, sweets and fruits

to the immense temple at Rameswaram

Rama had since so long forgotten…)

 

PART THREE

(Rama speaks out)

 

1)

I can hardly even remember nowadays

what my Divinity was truly like:

in the street, who can recognise me?

of my true nature such a poignant nostalgia

overwhelms me now within the body I wear,

a yearning only Sita’s smile could assuage!

In night bars sleazy barmaids and showgirls

that I was once a great God sometimes I tell –

even laugh dare they, make gross jokes about it;

with Ravana I play cards most evenings now

he even wins…

                        …the most terrible things is,

on some levels of my being aware remain I

none of this can possibly be true

and yet I keep living it, day after weary day….

 

 

2)

(Ontology of a wound)

 

Then the Spiral turns, and I forget:

in front of me is this familiar room

a typewriter and a lamp, next to my elbow

an empty cup of tea; it is almost dawn

and birds begin to sing.

 

Like a precious amulet

this unhealed wound I guard

against of swift time the betrayal

the Sirens’ song into the void

and all which makes us forget…

 

Too gentle and subtle intimations I ignored,

generous heart I did not obey, too long waited I

the demon Ravana to kill!

 

For in the meantime into a mighty legion

has the demon grown into the hearts of men

(in some African country just the other day

yet another bloody ethnic war broke out)

and no longer so clear-cut now

our battle will ever be….

                                  ….oh you travelling with me

in our common journey through the twilight

look at me now, at what have I become

my human face naked to the world

all the uncertainty within me revealing

anguish and guilt, and tell me now, tell me truly,

haven’t I not always been a man?

 

3)

“No, Rama,..” the calm voice replies

of Hanuman, his wise ancient eyes

contemplating the still wandering Deer

drinking visions from shallow emerald pools

grazing along the lonely by-paths

of all forever unfulfilled destinies

by Sita’s smile only lit in darkness without end;

 

Hanuman, the inchoate dreams dreaming

of a beast or a tree, kept alive by naught else

but his immense love of Rama:

“…No, Rama, never only a man…”

 

And then the Truth I have denied

I accept at last: my very soul Sita is,

has always been; Lakhsman the inner strength

into the inane I squandered, elusive Maya the Deer,

Hanuman pure faith, and Ravana the Enemy

which in the end is always us:

“We have met the Enemy, and he is us….”

 

3)

The Future of Light speaks Out)

 

Ravana?…Why such a phantom

by your unruly imagination engendered

in your mind harbour still?

 

I the true nemesis am, always will be

of all you could not yet transcend,

and in that sense I am your wound,

Sita’s smile is the Door which always open was,

of Conscious Immortality the crown:

 

in the real world, My true kingdom

never was any wound….

 

VIJAY

 

OM NAMAH SHIVAYA!

 

LA MIA ANIMA MANIFESTA LA TUA ANIMA IL MIO AMORE MANIFESTA IL TUO AMORE NEGLI SPAZI INFINITI DELLA COSCIENZA CAMMINO CON LA MIA MANO NELLA TUA E LA DIVINA LUCE ANANADA D’AMORE SORGE DAGLI OCEANI DEI NOSTRI SACRI CUORI IMMORTALI . ED E’ QUI IN QUESTA ETERNA COSCIENZA ANANDA D’AMORE ETERNO SI FONDONO LA MIA LUCE CON LA TUA LUCE IN AMORE DIVINO, IMMUTABILE DI GIOIA D’ESTASI SUBLIME….

SHIVOHAM SHIVOHAM SHIVOHAM

 

KALKI SAVITRI SURYA ANANDA PREMA AMRITA.

 

 

 

 

OM NAMAH SHIVAYA!

OM NAMAH SHIVAYA!

OM NAMAH SHIVAYA!

OM NAMAH SHIVAYA!

OM NAMAH SHIVAYA!

OM NAMAH SHIVAYA!