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il Samadhi

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Il seguente articolo è stato inviato da un caro fratello in Sai da Prasanthi Nilayam:

In India, secondo la tradizione vedica, l Samadhi sono spesso considerati come portali spirituali più potenti di quando il Mahatma/Avatar era vivo.

La ragione sarebbe che quando Essi sono vivi, molta energia viene sempre dispersa.

Per esempio, quando il corpo fisico di Swami era vivo e camminava, mangiava e parlava con la gente, la forza della Sua coscienza fluttuava a seconda del tempo, del luogo e delle circostanze. Solo quando era solo Egli scendeva realmente nella Sua suprema universale coscienza senza riserve. Per esempio, i Suoi watt (=energia) aumentavano quando Egli era da solo tra le Sue quattro mura. Se fosse stato così mentre dava il darshan, la gente sarebbe probabilmente morta a causa della forte energia emessa dal Suo corpo. Molte volte Swami moderava la Sua energia a seconda di quanto avrebbe potuto reggere chi gli stava di fronte.

Al momento della morte, meno energia è dispersa dal camminare, interagire, e dal funzionamento degli organi. Perciò tutta l’energia può essere incanalata e focalizzata notevolmente sulla Suprema Coscienza Universale. Perciò, al momento della morte del Mahatma/Avatar, la struttura delle loro cellule riceve una potente raffica di coscienza per l’ultima volta, senza esclusione di colpi… e questa è l’ultima impressione che rimane sulle cellule del corpo.

La Scienza ha provato che il DNA nei billioni di cellule all’interno del corpo umano agisce come ricettore e trasmettitore per la coscienza e altre energie eteriche.

Le cellule del corpo di Swami sono state esposte a vibrazioni spirituali incredibilmente intense per un periodo di decadi, che hanno portato la Sua struttura cellulare in un’altra dimensione quantica di esistenza in maniera permanente.

I fisici quantistici ci mostrano che quando una particella subatomica è esposta a una frequenza di energia estremamente alta per un certo periodo di tempo, essa viene lanciata in uno stato quantico o in un altro stato dimensionale. I fisici teoretici credono ora che ci siano almeno dieci dimensioni di realtà, e hanno riconosciuto che la coscienza è la forza più potente nell’universo conosciuto.

Conseguentemente le cellule del corpo morto di Swami sono ancora situate in quel potente stato quantico!! e hanno ricevuto una raffica extra al momento del Suo trapasso, che ha reso le cellule del Suo corpo morto perfetti trasmettitori/ricevitori. Ogni cellula del Suo corpo morto è un sublime portale da questa dimensione alla dimensione della suprema coscienza… ora più che mai!

Per questo il corpo è completamente circondato da diverse centinaia di chili di sale, per preservare la struttura cellulare più possibile, e non è stato cremato come viene fatto nella tradizione Vedica. Tumulare il Suo corpo significa che grandi emanazioni continueranno ad essere emesse e purificheranno la Terra, e tutti coloro che pregheranno sinceramente di fronte ad esso.

Inoltre, l’Anima del Mahatma o Avatar resterà sempre vicino al Suo Samadhi, e userà le cellule quantiche del Suo corpo morto per ricevere e trasmettere coscienza divina in maniera potente e senza distrazioni o interruzioni. Per questo in India i Samadhi sono visti in maniera propizia. Persino più di quando erano vivi in certi ambiti.

Per questo molti discepoli attraverso le età dell’India vivono e fanno sadhana vicino ai samdhis di tali grandi anime.

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Il SAMADHI

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Il SAMADHI rappresenta lo stadio glorioso e lo stadio finale di ogni via spirituale autentica. Anche se lo chiamiamo in diversi modi, SATORI nella pratica zen, NIRVANA nel buddismo o stato di divinizzazione nel cristianesimo, esso è di fatto la stessa condizione suprema dell’essere umano.

La realtà dello stato di SAMADHI va vissuta praticamente: non è sufficiente conoscere informazioni su di esso oppure tentare di immaginarselo poichè, comunque, è impossibile. La verità della sua esistenza al di fuori del vissuto effettivo è solo un frammento di verità.

Il SAMADHI, lo stato sovracosciente di estasi divina, rappresenta l’ultima fase nello yoga, la piena fusione tra il conoscitore, l’oggetto conosciuto e la conoscenza propriamente detta.

Così, la meditazione (DHYANA) può essere rappresentata attraverso un triangolo: qui esiste la coscienza del conoscitore (colui che medita), ciò che viene conosciuto (l’oggetto della meditazione) e l’azione di conoscere l’oggetto sottoposto alla meditazione. Questi tre sono distinti. Nel SAMADHI (estasi divina), questi aspetti si fondono totalmente, l’uno con l’altro, diventano una e la stessa realtà.

Nel SAMADHI (estasi divina), l’oggetto della concentrazione mentale e della meditazione profonda arriva a brillare solo esso stesso nel campo allargato della coscienza dello yogi. Allo stesso tempo, la dualità soggetto-oggetto, conoscitore-conosciuto scompare totalmente. In questo stato, la mente prende interamente la forma dell’oggetto e proprio per questo sembra che la sua forma scompaia. In realtà, gli yogi dicono che la mente non scompare, poiché anche se il suo movimento libero incline a indirizzarsi verso diversi oggetti ora è assente, la coscienza molto arricchita dell’atto della conoscenza tuttavia si conserva. Ciò mostra che, ora, la percezione si realizza senza l’intermediazione di altri canali ausiliari (come ad esempio i sensi, la mente, l’intelletto), fatto per cui una simile esperienza è, praticamente, un fenomeno di identificazione. Il SAMADHI rappresenta così uno stato di identificazione indifferenziata con l’oggetto da conoscere, 1’immersione nella sua essenza ultima, in un’attitudine di distacco di se del conoscitore. Lo yogi sperimenta uno stato di coscienza in cui percepisce il substrato unico e indifferenziato di tutte le cose, delle creature e degli universi. Ora, appare la conoscenza diretta di ciò che i saggi affermano da millenni, cioè che “La parte si trova nel Tutto e il Tutto è presente nella parte.”
L’essere che si trova nello stato di SAMADHI ritrae la coscienza dall’oggetto della meditazione, raddoppiandolo/riproducendolo in se stesso. Agendo così, si crea uno stato in cui l’oggetto della conoscenza diventa il conoscitore, il processo stesso della conoscenza. Questo stato viene descritto a volte come “vuoto” (SHUNYA), a causa del contrasto con l’apparente pienezza dell’oggettività che lo ha preceduto.

La beatitudine della penetrazione nello stato di SAMADHI è indescrivibile
La meditazione (DHYANA) finalizzata con lo stato di SAMADHI è un processo progressivo dell’eliminazione dall’oggetto dei suoi attributi esteriori, sino a che l’essere si identifica con l’essenza stessa di questo oggetto. Rimane solo l’esistenza pura, cioè la nostra natura essenziale. Quando l’acqua evapora da un bacino, scompare anche il riflesso del sole in essa. Analogamente, quando la mente si dissolve nella Realtà Assoluta (Dio), quindi quando il lago della mente scompare, la coscienza dell’individualità compare anch’essa. La beatitudine che segna l’entrata nello stato di SAMADHI è indescrivibile.

Questo processo di riscoperta del substrato unico, indifferenziato, di tutto ciò che esiste costituisce la condizione sine qua non per raggiungere l’illuminazione spirituale.
Il SAMADHI non rappresenta una condizione inerte, così come sostengono alcuni scettici. La vita nello spirito non significa annichilimento. Quando lo spirito si copre con il velo dell’illusione, indirizzando la propria attenzione verso le cose comuni e superando i limiti di quest’esistenza effimera, la vita si intensifica.

I livelli di sperimentazione dello stato di SAMADHI
Esistono diversi livelli di sperimentazione dello stato di SAMADHI, in funzione della profondità con cui l’essere umano penetra l’essenza ultima delle cose e dei fenomeni,
identificandosi perfettamente, alla fine, con Dio, il Supremo Assoluto. Così, nel Raja Yoga (lo Yoga Regale), si ottiene NIRODHA SAMADHI – l’estasi divina che appare sospendendo le fluttuazioni mentali. Nel Bhakti Yoga si ottiene BHAVA SAMADHI – lo stato sovracosciente, ottenuto attraverso una manifestazione estremamente intensa dell’Amore Divino. Un praticante di Hatha Yoga ottiene lo stato di SAMADHI attraverso il risveglio dell’energia potenziale essenziale dell’essere, KUNDALINI e la sua ascensione nel centro di forza situato sopra la cima della testa (SAHASRARA), processo accompagnato di solito dall’apparizione di numerose capacità paranormali. Il Vedantico ottiene BHEDA SAMADHI attraverso l’intelletto superiore, e intraprende uno sforzo di presa di coscienza dell’irrealtà di questo mondo fenomenico. Un cristiano vede GESU’ dappertutto e nel suo cuore, e alla fine si identifica estaticamente con Lui e attraverso di Lui con Dio padre. In questo modo il cristiano non elimina le fluttuazioni mentali, ma modifica solo l’attitudine mentale.

In essenza però, tutti gli stati di SAMADHI si possono raggruppare in due categorie: SAVIKALPA SAMADHI e NIRVIKALPA SAMADHI. SAVIKALPA SAMADHI rappresenta lo stato di sovracoscienza in cui esistono ancora modificazioni della mente. In questa fase hanno luogo analisi e sintesi, investigazioni e ragionamenti astratti. Non esistono più però pensieri negativi, poiché la mente è già pienamente purificata. Lo stato di felicità che si ottiene in questa forma di SAMADHI può costituire a volte un ostacolo nell’ottenere l’illuminazione spirituale, poiché l’aspirante, credendo di essere arrivato allo stadio ultimo, è possibile che si fermi. Ora la meditazione va praticata ancora più intensamente, affinché egli entri nella tappa successiva, il NIRVIKALPA SAMADHI, lo stato di sovracoscienza in cui non esistono più modificazioni della mente e che definisce, di fatto, la libertà infinita dello spirito.

Quando questo stato di sovracoscienza (NIRVIKALPA SAMADHI) diventa continuo e naturale, si raggiunge lo stato chiamato SAHAAJAVASTHA, che è la condizione di un deliberato in vita.

Lo stato di SAVIKALPA SAMADHI può essere comparato con una macchina in marcia. La macchina si ferma. Questa cosa può essere comparata con lo stato di NIRVIKALPA SAMADHI, mentre il momento in cui il conducente scende dalla macchina è lo stato di SAHAJAVASTHA.

Lo scopo ultimo di ogni cercatore spirituale è la piena comunione con Dio, caratterizzata dalla mancanza di ogni fluttuazione della mente, dell’immaginazione e di ogni modificazione esteriore. Questo è il momento in cui il gioco della mente cessa, i dubbi scompaiono e le conseguenze delle nostre azioni passate e presenti vengono distrutte.

Metodi per trascendere la personalità effimera
Esistono quattro metodi per trascendere la nostra piccola personalità effimera e per realizzare la comunione con Dio.

1. Primo metodo, chiamato anche metodo non-duale negativo, è il metodo sulla cui base il cercatore nega l’esistenza di tutto ciò che si manifesta intorno, poiché nulla non è la Realtà Assoluta. Ad esempio, egli dice: “Io non sono né il corpo, né la mente. Solo Dio è vero (reale). Il mio Se è identico con l’Assoluto.”

2. Secondo metodo, chiamato metodo non-duale positivo, è il metodo sulla cui base l’aspirante cerca di sperimentare direttamente che “tutto è Dio”, tutto rappresenta solo il Se, non esiste nient’altro al di fuori di Dio.

3. Il terzo metodo mira al Bhakti Yoga, lo yoga della devozione, insistendo sulla devozione totale e sull’assoluto abbandono di se di fronte alla volontà divina, per amore infinito di Dio.
4.Il quarto metodo è quello del totale sacrificio di se, l’aspirante offre incondizionatamente i frutti di tutte le sue azioni a Dio. Questo è il Karma Yoga.

A colui che è liberato spiritualmente non può accadere più nessun male, per lui tutto è divino, beatifico, eterno ed essenziale. Qui cessa per sempre il divenire, la dissoluzione, l’illusione, l’ignoranza, la separazione, la morte. Qui esiste solo l’essere divino nella sua forma originaria, unita con Dio Padre.
Citati celebri che rivelano il vissuto dello stato di SAMADHI

Colui che ha questa comprensione (che l’Universo è identico a se) e vede l’intera manifestazione come un gioco di Dio con Se stesso, è senza dubbio un liberato in vita. (Spanda Karika, V,5)
Allo stesso modo in cui il sale dissolto nell’acqua diventa uno con essa, sempre così, quando ATMAN (il Se individuale) e la mente diventano uno, appare lo stato di SAMADHI (estasi divina). (Hatha Yoga pradipika, II,5)

L’uguaglianza e l’unità tra il Se individuale ATMAN e il Se universale PARAMATMAN è chiamato SAMADHI, per descrivere ciò che si trova al di là delle parole, potendo essere conosciuto solo attraverso sperimentazione diretta.

(Hatha Yoga Pradipika, IV, 4,32)

Fonte: yogaesoteric

Samadhi e’ la realizzazione che siamo UNO col Divino ed e’ stato anticamente definito come” Quanto ti riporta a quello che tu veramente sei.” AMORE. “Come il sale dissolto dell’acqua diventa uno con essa, cosi’ quando il nostro essere interiore e la nostra mente diventano uno, quando non ce’ piu’ il samsara l’unita’ del Se e del Se Superiore e’ chiamata Samadhi” Pancham Singh Samadhi is the realization of one oneness with the Divine and was anciently termed “That which brings you back to what you really are”. “As salt being dissolved in water becomes one with it, so when our inner being and our mind become one, when samsara is no more this equality and oneness of the self and the Higher Self is called Samadhi.” Pancham Singh